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Ancora sull’Helicopter Money: Money Rain o Money in a Bottle? Ovvero, Prince o i Police?

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di Amedeo Di Maio e Ugo Marani – Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università di Napoli L’Orientale

I richiami alla teoria economica al tempo delle crisi paiono talora imprevedibili e fantasiosi; oggi, tanto per fare un esempio, il superamento di una recessione internazionale che si approssima al decennio di vita viene ipotizzato tramite il varo di misure del tutto radicali, così tanto da superare il pensiero keynesiano e approdare, come per incanto, al suo più tenace oppositore, Milton Friedman.

Paradosso di certo: si scava nel pensiero del più ostinato critico delle politiche keynesiane, anche quando il monetarismo sembra caduto in disgrazia, e si arriva, nel massimo del radicalismo corrente, a resuscitare l’immagine dell’elicottero che, volando sopra di noi, elargisce, per conto della banca centrale, moneta legale ai cittadini di un’economia depressa e afflitta da disoccupazione involontaria.

Supponiamo adesso che un giorno un elicottero sorvoli questa comunità e lanci 1000 dollari dal cielo, che, ovviamente, verrebbero frettolosamente raccolti dai membri della comunità. (Friedman, 1969).

L’intento della provocazione di Friedman in questo passo oggigiorno frequentemente ripreso dalla pubblicistica, specializzata e non, era molteplice:

  1. la riaffermazione del primato della politica monetaria che, essa sola può innescare, nel breve periodo, una ripresa dei livelli di attività o, più frequentemente se mal gestita, determinare recessione e deflazione: un elicottero della banca centrale che facesse piovere denaro determinerebbe una immediata spesa aggiuntiva;
  2. l’inefficacia relativa delle politiche di deficit spending che, se finanziate con base monetaria aggiuntiva, sarebbero in tutto assimilabili a una politica monetaria espansiva;
  3. la validità, ma ai fini della nostra argomentazione è qui poco rilevante, della teoria quantitativa poiché inevitabilmente gli effetti-prezzo annullerebbero gli effetti-quantità di breve periodo.

Una visione questa che, storicizzata nel contesto in cui veniva espressa, rappresentava un estremo tentativo di invalidare una teoria mainstream che riconduceva riduttivamente Keynes al primato della politica fiscale e alla gestione anticiclica dell’economia, ma che oggi, paradossalmente, appare come una sorta di ultima spiaggia per contrastare deflazione e recessione.
Nel 2002, Bernanke, quando si trovava alla guida della Federal Reserve, si era meritato l’appellativo di “Helicopter Ben” (Bernanke, 2002) per aver ripreso la provocazione aviatoria di Friedman e apprestarsi a lanciare misure di quantitative easing per 42 miliardi di dollari. Più di recente la locuzione friedmaniana è stata fatta propria dalla Bank of Japan, ammiccata da Mario Draghi per la European Central Bank e introdotta nel novero delle politiche possibili dal Gotha della Monetary Economics: a partire da Buiter (Buiter, 2014), passando per Woodford (Woodford, 2012), per finire a Adair Turner, Barone di Ecchinswell e già presidente della prestigiosa Financial Services Authority britannica (Turner,2015). Insomma, l’helicopter money è divenuto uno standard della discussione corrente, apparentemente eterodossa (Reichlin et al., 2013).

Discussione cui non è rimasto estraneo nemmeno il Presidente della Banca Centrale Europea:

Per centinaia di anni le banche centrali hanno iniettato denaro nell’economia attraverso le banche e / o i mercati. Questo è ciò che sappiamo. E non c’è quindi dubbio che queste idee [denaro dall’elicottero] debbano essere discusse: sono in discussione in tutto il mondo e la BCE fa parte di queste discussioni nelle sedi accademiche e in altre circostanze. (Draghi 2015)

Anzi, ed è quanto più analiticamente scorretto si possa supporre, l’immagine di Friedman è assimilata ai paradossi di Keynes sulle modalità della politica fiscale in periodo di recessione:

L’idea che il finanziamento puramente monetario sia la risposta definitiva ai danni estremi della deflazione è un punto di convergenza del pensiero economico nel quale si ritrova un accordo totale tra Friedman e Keynes . Friedman (1969) ha descritto il potenziale ruolo del “denaro dall’elicottero” raccolto gratis da terra; Keynes , sorprendentemente , visto che non era un puritano, voleva che almeno la gente dissotterrasse le “vecchie bottiglie [riempite] con le banconote”. Ma la prescrizione era la stessa (Turner, 2015).

Sull’invalidità dell’omologazione tra Keynes e Friedman torneremo tra breve; ora è rilevante accennare alle motivazioni di una simile posizione estrema sui possibili interventi della banca centrale. Essi sono riassumibili nell’evidenza che, nonostante i tassi di interessi monetari divenuti pressoché dovunque negativi, l’utilizzo di credito bancario da parte del settore privato (imprese e famiglie) continua ad essere assolutamente trascurabile.

Che un simile fenomeno dipenda dall’indisponibilità delle banche europee a concedere credito a soggetti ritenuti “fragili” e che dunque diversificare il proprio portafoglio in titoli o che esso derivi da una debole richiesta di famiglie e imprese poco importa in questa sede. Di fatto la politica monetaria, dal 2008 in poi, ha manifestato una sostanziale incapacità di invertire ciclo e andamento dei prezzi , pur caratterizzandosi sempre più in “unconventional measures”.

Si è assistito ad una sorta di game changer: “dall’inasprimento della crisi finanziaria la BCE ha introdotto un numero di misure di politica monetaria che non ha precedenti per natura, scopo e grandezza” (Fisher, 2012). Il bilancio delle banche centrali dei paesi occidentali “core” si è espanso significativamente tramite l’acquisizione dell’onere del rischio di titoli privati e pubblici avvenuta con i programmi di quantitative easing (ovvero acquistando titoli del debito pubblico tramite la creazione di base monetaria) e con i collateral swaps (sostituendo titoli a bassa qualità delle banche con titoli pubblici più affidabili). Sino ad arrivare al cosiddetto QQE, il Qualitative and Quantitative Easing, secondo il quale la banca centrale acquista direttamente sul mercato secondario titoli emessi da istituzioni private non bancarie.

Si tratta, senza alcun dubbio, della fine dell’Art of Central Banking à la Bagehot, della discrezionale iniezione di base monetaria all’economia, della distinzione tra istituzioni illiquide e istituzioni insolventi, in una mutazione in cui il duty del banchiere centrale è “costringere” l’economia ad utilizzare liquidità aggiuntiva.

Eppure, anche agli studenti neofiti di macroeconomia, un sistema è noto: la monetizzazione del disavanzo pubblico, anche in forme altrettanto provocatorie del Money Rain:

Se il Tesoro dovesse riempire vecchie bottiglie con banconote, sotterrarle ad opportune profondità nelle miniere di carbone in disuso … e lasciasse all’iniziativa privata, sulla base dei consolidati principi del laissez faire, il compito di dissotterrare le banconote … non dovrebbe esserci più disoccupazione e … il reddito reale della comunità … sarebbe probabilmente di gran lunga più elevato di quanto in effetti è. (J. M. Keynes, 1936, 129)

Ovvero un sistema di Money in a Bottle, con l’intermediazione del settore pubblico, risulterebbe certamente più realistico del Money Rain dell’elicottero: in quest’ultimo caso la banca centrale creerebbe e trasferirebbe moneta agli individui direttamente, eliminando l’intermediazione del Tesoro e originando quel che oggi è etichettato come Quantitative Easing for the People; nel primo, la versione keynesiana, la banca centrale sarebbe disponibile, esplicitamente o in concreto, a concordare una creazione di base monetaria coerente con gli interventi decisi dal Tesoro. I soggetti attuatori dei due interventi, per così dire, sarebbero diversi: nel primo caso banca centrale e singoli soggetti, presumibilmente consumatori, nel secondo caso autorità fiscale e chi fosse interessato dalla manovra di deficit spending.

Realismo, equità e senso della storia della funzione di preferenze della politica economica condurrebbero inevitabilmente a privilegiare la seconda ipotesi, ovvero una politica fiscale espansiva con monetizzazione del nuovo disavanzo pubblico da parte della banca centrale: vi è da chiedersi come mai oggi, né banchieri né economisti paludati riprendano la “soluzione banale” non sia e preferiscano discettare sulle ipotesi fanta-economiche dell’Helicopter Money. Evidentemente l’avversione e i sospetti verso il deficit spending prevalgono sul senso di decenza del solo distribuire moneta a chicchessia senza criteri e fondamenti razionali.

Lo abbiamo già scritto nelle precedenti pagine che non riusciamo del tutto a comprendere il richiamo all’elicottero di Friedman. Non riusciamo a comprendere anche perché Friedman ipotizza un banchiere centrale-pilota, tra l’altro non particolarmente generoso oppure non certo del verificarsi dell’effetto sperato; nell’esempio di Friedman il popolo vedrebbe cadere dal cielo i famigerati 1000 dollari e il singolo cittadino, se fortunato, avrebbe conquistato un solo pasto gratis. Non riusciamo nemmeno a capire perché, come è stato richiamato, quei circa 1000 dollari dovrebbero partecipare al finanziamento dell’indebitamento pubblico, poiché, come è noto, il pareggio del bilancio rappresenta un obiettivo imprescindibile, un principio costituzionale cui policy maker e burocrati europei devono obbedire perinde ac cadaver, riprendendo il motto  dei gesuiti, oggi più consono ai rinati ordoliberisti.

Una possibile risposta forse risiede nel desiderio degli economisti che richiamano quell’elicottero, di costruirsi nobili antenati per le loro deboli tesi; deboli, perché una lettura meno superficiale della proposizione di Friedman che stiamo discutendo, condurrebbe alle conclusioni cui abbiamo già accennato. Da ciò è possibile evincere che siamo in presenza di una interpretazione attualizzante della storia che ha un significato ben diverso dalla inevitabile lettura al presente teorizzata da Benedetto Croce. La lettura attualizzante di un racconto passato dipende dalla posizione del lettore nel dibattito corrente. Forse non a caso, il richiamo alla interpretazione attualizzante è frequente in teologia, ritenuta invece inaccettabile nel metodo della ricerca storica. Per capire il richiamo all’elicottero di Friedman occorre allora capire la posizione nel dibattito attuale di chi questo richiamo ha fatto.

E passiamo, con riferimento esclusivo al deficit spending (il secondo punto indicato nell’elenco all’inizio di questo scritto) il reale contenuto del dibattito al tempo di Friedman. Il dibattito, invero non appassionante, era quello tra monetaristi e fiscalisti e come è stato già riferito, la maggiore efficacia della politica monetaria, non significa, per Friedman, totale assenza della politica fiscale. Oggetto del dibattito era il diverso meccanismo di trasmissione originato da politiche “monetarie” alternative. In altre parole si distingueva l’aumento dell’offerta di moneta causato da una variazione nel tasso di interesse da una variazione della stessa causata dal deficit del bilancio pubblico. Nel primo caso si parlava di politica monetaria espansiva, nella seconda a essere espansiva era da intendersi la politica fiscale, perché la ragione prima dell’espansione stava nella decisione politica del disavanzo. La seconda politica veniva ritenuta più espansionistica della prima, ma solo perché il disavanzo veniva finanziato tramite aumento dell’offerta di moneta. In situazione di recessione si giustifica l’elicottero come “eccezionale, miracoloso evento” (Friedman 1968 p.9) che fa piovere moneta con un suo “aumento costante”. Osserva Kaldor come sia inevitabile assumere l’ipotesi dell’elicottero, se si vuole che un’offerta di moneta generi un aumento dei prezzi e dei redditi (Kaldor 1970, p. 4).

Kaldor deduce ulteriormente che l’assunto metaforico dell’elicottero implicitamente contiene anche la legittimità, per Friedman, del disposto combinato di una politica fiscale espansiva accompagnata da conseguente politica monetaria anch’essa espansiva. D’altro canto, proprio questa combinazione dell’utilizzo degli strumenti di politica economica evita il determinarsi dell’effetto di crowding-out sempre richiamato dai monetaristi per dimostrare l’inefficacia di una politica fiscale pura; quella che copre il deficit con debito pubblico o con incrementi nella tassazione.
L’ipotesi dell’elicottero contempla quindi una offerta di moneta che arriva nell’economia attraverso il deficit del bilancio pubblico. L’elicottero è uno strumento anomalo perché elargisce moneta in modo casuale mentre non è da considerarsi tale l’aumento di moneta che esso necessariamente contiene.

Immaginare il finanziamento con moneta del disavanzo pubblico come politica austera, ci parrebbe eccessivo. Il ricorso all’elicottero è quindi una dichiarazione di finita austerità? Come si concilia l’incremento di offerta di moneta, a fini espansionistici dell’economia, con l’austerità rappresentata dal pareggio dei bilanci pubblici?
Due sono, riteniamo, le uniche possibili logiche ipotesi che rispondono al quesito appena enunciato. La prima è che l’elicottero sorvola i cieli dell’Unione monetaria e disperde moneta indipendentemente dalla politica fiscale e quindi dalle condizioni della finanza pubblica degli stati che compongono l’area dell’euro, perché l’elicottero è solamente preoccupato del basso tasso di inflazione. La seconda è che l’elicottero intende compensare la contemporanea riduzione di spesa pubblica volta al raggiungimento del pareggio dei bilanci pubblici dei medesimi stati.

Nella prima ipotesi, che ci sembra essere quella prevalente nel richiamo attuale all’elicottero spargi soldi, non è molto chiara la tecnica del volo e dello sganciamento di moneta. Si legge su alcuni giornali (in Italia sul Sole24ore – 1 maggio 2016) che “il denaro sganciato dagli elicotteri assumerebbe la forma di pagamenti forfettari in favore delle famiglie, oppure buoni di consumo per tutti i cittadini, finanziati esclusivamente dalle banche centrali”. Se l’autore di questo racconto fosse un Andersen, un Carrol, un Goldoni allora ci divertiremmo a immaginare la piccola fiammiferaia (che è quella che ne ha maggior bisogno), Alice e Pinocchio saltellare felici mentre raccolgono le banconote cadute dal cielo e sapere che da allora in poi vissero felici e contenti. La principale preoccupazione di chi immagina questo scenario è che i governi e i popoli potrebbero essere tentati a rinunciare a politiche economiche strutturali e al rigore di bilancio confidando nell’arrivo periodico dell’elicottero.
Come abbiamo già abbondantemente riferito, la via più facile e logica sarebbe quella del finanziamento monetario del deficit pubblico e tuttavia ciò significherebbe far dipendere l’offerta di moneta da decisioni politiche.

La seconda ipotesi potrebbe evitare questo pericolo e indurre i governi a rispettare i principi cui si ispira il Brussels-Frankfurt-Washington Consensus, tra i quali vi è una politica monetaria volta alla stabilizzazione dei prezzi e una finanza pubblica indirizzata al pareggio del bilancio pubblico. In altre parole, una politica monetaria espansiva ma rispettosa dei vincoli del bilancio pubblico, potrebbe essere tale da garantire un incremento dell’offerta di moneta solo nella misura tale da compensare la riduzione della spesa pubblica e relativa tassazione. Questo ridimensionamento del saldo del bilancio pubblico sarebbe quindi compensato dall’elicottero di Friedman che sparge moneta direttamente sui cittadini e non più attraverso la spesa pubblica. I cittadini, inoltre, godrebbero di un maggior reddito disponibile, anche a causa della minore tassazione. Questo scenario non è stato ancora suggerito ma ci sembra l’unica alternativa logica di un elicottero monetarista e ordoliberista.

Le due ipotesi hanno in comune il desiderio di evitare qualsiasi considerazione politica. Non importa, infatti, chi beneficia della moneta caduta dal cielo: la distribuzione casuale della ricchezza non deve necessariamente confrontarsi con quella che si determinerebbe attraverso il finanziamento del deficit di bilancio. Nella seconda ipotesi non importa nemmeno che l’offerta di moneta possa determinare un effetto di crowding-out di segno opposto a quello considerato dai monetaristi, nel senso di una offerta di moneta che spiazza la spesa pubblica con possibili effetti non desiderati per l’inefficacia della politica monetaria in una economia in recessione.

Infine, ai fini degli effetti sui prezzi e sui redditi non è agevole comprendere la differenza tra la pioggia di moneta sparsa dall’elicottero e il finanziamento del deficit spending, se non in chiave unicamente ideologica.

Continuiamo quindi a pensare l’elicottero come un personaggio da favola che distribuisce denaro in un mondo abitato da fantasiosi e fantastici personaggi. Lasciamo quindi ad altri strumenti l’attuale realtà economica.

Bernanke B.(2002), Deflation: Making Sure “It” Doesn’t Happen Here, Remarks Before the Washington, D.C. November 21. National Economists Club.

Buiter W. H., (2014), The Simple Analytics of Helicopter Money: Why It Works, Economics Discussion Paper, June 13.

Draghi M. (2015), Quarterly Monetary Dialogue, EU Parliament’s Committee on Economic and Monetary Affairs, September 23.

Fisher P. (2012), Developments in Financial Markets, Monetary and Macroprudential Policy, Richmond University London 25 September.

Friedman M. (1969), Optimum Quantity of Money and Other Essays, Chicago, Aldine Publishing Company.

Kaldor N. (1970), The New Monetarism, in Lliyds Bank Review, October.

Keynes J. M., (1936). The General Theory of Employment, Interest and Money. London: Macmillan.

Reichlin L, Turner A. and Woodford M. (2013), Helicopter Money as a Policy Option, Vox CEPR Portal, 20 MaY 2013.

Turner A. (2015), Between Debt and the Devil: Money, Credit, and Fixing Global Finance, 2015 Princenton University Press. [recensione]

Woodford, M (2012), Methods of Policy Accommodation at the Interest-Rate Lower Bound, speech at Jackson Hole conference

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8 commenti su “Ancora sull’Helicopter Money: Money Rain o Money in a Bottle? Ovvero, Prince o i Police?

  1. Non so se mi sbaglio, ma mi pare che stampare moneta, da parte di uno Stato, non crei automaticamente alcun debito pubblico (contrariamente a quanto da voi implicitamente suggerito, se non mi sbaglio). Anzi, indirettamente lo riduce, svalutando la moneta stessa. Se poi la Banca Centrale Europea stampa gli Euro e li “presta” alla Banca d’Italia, che ci compra dei Buoni del Tesoro, stiamo sempre riducendo il debito pubblico. Ma se in futuro la BCE rivolesse i “suoi” Euro, magari per distruggerli, dovrebbe richiederli a Bankitalia, che dovrebbe allora rivendere i BOT, potenzialmente mandando a picco lo Stato italiano via interessi sul debito pubblico. Le banche private italiane, peraltro, sono gli azionisti della Banca d’Italia (rendimento 2016 4,5%), che a sua volta e’ azionista di BCE. Quindi, sono le banche private stesse, seppur indirettamente, a stamparsi il denaro e ad appropriarsene, per comprarsi dei BOT. Si tratta di una situazione davvero curiosa, mi pare, su cui l’articolo sorvola e che, invece, forse sarebbe utile a comprendere meglio le differenti “posizioni” di Friedman e di Keynes (tra uno che dice “greed is good” e l’altro che scrive sulla “fine del mercato autoregolato”).

    • credo, ma non sono un esperto, che l’inghippo stia nel fatto che non è lo Stato a stampare moneta, ma che – per motivi che sarebbero da indagare e mettere maggiormente a fuoco – ha concesso tale privilegio ad una terza parte che viene remunerata non per l’attività svolta (stampare: pochi centesimi) ma per il valore di quanto prodotto (migliaia/milioni di euro che incrementano il debito dello stato).
      A quel punto che con la moneta generata si compri il debito prodotto per generare tale moneta sembrerebbe un gioco a somma zero ….

      Un altro pensiero (intuizione ?!?) invece mi ronza da qualche tempo in testa: una volta per stampare moneta ci si basava sulla presenza di un analogo valore in oro. Era il tempo della convertibilità della moneta e delle riserve aurifere nelle banche centrali. Il principio poi si è via via diluito fino a sparire completamente, ma aveva una sua logica: la moneta è qualcosa di virtuale che viene prodotta ed usata avendo dietro un qualcosa di tangibile.

      Se genero benessere, qualità della vita, assistenza sanitaria e sociale, serenità ed anche felicità degli abitanti, elementi di una ricchezza non monetaria di un Paese …perché non dovrei poter emettere moneta in corrispondenza a questa ricchezza oggettiva ma non rappresentata né forse rappresentabile con le tipiche relazioni dell’economia classica ?
      Dualmente con la crisi, oltre a ridurre la ricchezza economica (finanziaria, monetaria, …..) non si è forse anche ridotto questo livello di benessere, serenità, tranquillità della popolazione e di ricchezza non monetaria ?
      Perché questa ricchezza non monetaria viene ignorata dalla economia mentre è chiaramente percepita tanto per la sua presenza quanto per la sua assenza o riduzione ?
      Non esiste forse un effetto moltiplicativo che l’economia classica ignora che invece permetterebbe di far meglio quadrare i conti nel caso di espansione economica e conseguente distribuzione del benessere, fino a bilanciare certi livelli di deficit pubblico in quanto il quanto non correttamente misurato ?

      Sbaglio ?

      • Dovrebbero rispondere gli esperti, ma mi pare di poter dire che, appunto non essendoci piu’ la convertibilita’ in oro, stampando moneta non si crea alcun debito per lo Stato, anzi, come del resto conferma Marani al punto 3 della sua replica.
        Poi che la BCE se lo segni come passivo (punto 1 di Marani) sembrerebbe una sorta di “gioco delle tre tavolette”, non essendoci alcun effettivo creditore. Quando la BCE vendera’ i BOT distruggera’ gli Euro e cancellera’ il passivo. Teoricamente, presumo che la giustificazione sia di non rischiare di creare inflazione, ma intanto la BCE (e le banche nazionali che le stanno dietro, e quelle private che le stanno ancora piu’ dietro), acquisiscono un potere di ricatto sui governi democraticamente eletti (nei limiti in cui lo sono effettivamente, poi, democraticamente eletti, questo va da se’). Mi pare che questo sia alla fine il motivo per cui la decisione di stampare o non stampare viene delegata alla BCE: evitare che i rappresentanti della volonta’ popolare debbano poi rendere conto della decisione al popolo.
        Detto questo, ma pare che ci sia poco da stupirsi, da parte delle sinistre che sostengono di difendere la democrazia e poi cedono il controllo della moneta alle banche e si vantano di applicare i principi del liberalismo economico e di smantellare i servizi pubblici, se poi i popoli votano per le destre nazionaliste, populiste e razziste.
        A proposito, ho sentito Renzi definirsi “keynesiano” in televisione e giustamente, credo, dire che al Pil di oggi mancano gli investimenti pubblici, tagliati nel 2010 (20 miliardi, di cui 10 lui li avrebbe rimessi). Padoan non molto tempo fa rispondeva a Krugman che l’austerity ha avuto un effetto positivo sull’economia italiana, per cui adesso che il debito e’ stabilizzato e quindi lo spread e i tassi di interesse sono ai minimi, lo Stato italiano potrebbe tornare a investire e dovrebbe farlo. L’argomento di Krugman era che i tassi erano ai minimi, poi non so se abbia sottovalutato lo spread come problema per l’Italia, ma mi sembra piu’ probabile che il Padoan ministro abbia prevalso sul Padoan economista, non so poi se a danno della sua coscienza o meno,

  2. Se il Tesoro dovesse riempire vecchie bottiglie con banconote, sotterrarle ad opportune profondità nelle miniere di carbone in disuso … e lasciasse all’iniziativa privata, sulla base dei consolidati principi del laissez faire, il compito di dissotterrare le banconote … non dovrebbe esserci più disoccupazione e … il reddito reale della comunità … sarebbe probabilmente di gran lunga più elevato di quanto in effetti è. (J. M. Keynes, 1936, 129),,,,,,,,,A PARTE CHE OGGI KEYNES STAREBBE MOLTO ATTENTO A SCRIVERE QUESTE COSE o quantomeno articolerebbe meglio il suo pensiero, mi sembra che keynes qui si riferisse ad un sistema chiuso per intenderci senza trattati europei o internazionali e con la politica a difesa delle risorse nazionali (territorio) e agli interessi dei cittadini. che il discorso di keynes fosse puramente speculare è lampante non fosse altro che se si permettesse agli stati di intervenire con spesa pubblica (che crea quel po di inflazione benefica per una economia depressa come quella attuale ma con debito solo contabilizzato e non reale) il lavoro da fare svolgere ai cittadini senza lavoro ce ne sarebbe a volonta. (vedi firenze ecc). comunque al di la di questo la cosa piu lampante è che le politiche monetarie possono fare molto per mettere un minimo di ordine nella contabilita del sistema bancario E dare L,APPARENZA che il sistema complessivo compreso le aziende- stato e le aziende-pubbliche gestite con la logica con cui sono gestite le aziende private SIANO ANCORA LIQUIDE E CAPACI DI STARE SUL MERCATO, OLTRE QUESTO NON PUO FARE. e tutto quello che riusciranno a fare per l,economia reale sara ancora piu dannoso perche da li nemmeno un euro esce che non sia contabilizzato ed addebitato a qualcuno finendo per danneggiare ancora di piu gli stati ed i cittadini piu deboli (CREDETEMI QUESTI HANNO SCOPERTO ED USANO DROGHE ANCORA PIU IMMAGINIFICHE DELLA STESSA LSD)

  3. commento brevemente le osservazioni fin qui ricevute;
    1. la tesi del lavoro, di amedeo e mio, è che l’unico canale di creazione della base monetaria (passività della banca centrale) che assicuri un incremento della domanda aggregata è quello costituito dal finanziamento del disavanzo pubblico ( a differenza di quanto accade per il canale costituito dalle aziende di credito);
    2. l’helicopter money è un escamotage (paradossale e provocatorio) per incrementare la domanda aggregata senza coinvolgere il settore pubblico: “politiche senza politica” dicono gli inglesi;
    3. STAMPARE MONETA non equivale mai ad incrementare il debito pubblico, nè, tantomeno, a svalutarlo, come sembra pensare Filippo Ranci, a meno di non supporre che esso si tramuti in inflazione;
    4. la BCE non presta base monetaria mai alle banche centrali che aderiscono all’Eurosystem. D’altro canto le banche centrale nazionali non possono acquistare titoli pubblici nazionali.
    5. Può farlo oggi la BCE e le sue decisioni dipendono dal Governong Council in cui sono presenti tutti i governatori (una testa un voto);
    6. non credo che la struttura proprietaria delle banche centrali influisca sulle loro decisioni: fanno perversamente in proprio;
    7. infine sulle differenze tra Friedman e Keynes oltre la politica economica vi è una bibliografia sterminata che li pone agli estremi per pensiero economico non marxista.

  4. 2. l’helicopter money è un escamotage (paradossale e provocatorio) per incrementare la domanda aggregata senza coinvolgere il settore pubblico: “politiche senza politica” dicono gli inglesi;…….infatti gentile professore tutto il senso del mio discorso verteva su questo argomento cioè sul fatto che un mercato unico ultraliberista e completamente anarchico cioè non regolato da leggi di uno stato federale compiuto (qualora cio fosse possibile) e che assegnasse diritti e doveri chiari e fattibili (e non fantasiosi) ai suoi aderenti, cio mi ha portato a valutare che qualora non si raggiunga prima l,obbiettivo politico l,elicopter money sarebbe doppiamente dannoso a) creerebbe un fuoco di paglia, che non solo si esaurirebbe nel volgere di qualche tempo, b) creerebbero ancora maggiori squilibri in quando la quantita di moneta emessa non solo non sarebbe gratis ma in gran parte prenderebbe la via del nord (cioè la domanda non sarebbe indirizzata solo al mercato interno ), senza creare alcuna variazione nei rapporti di forze tra nord -sud. ps comunque era un altro modo per esprimere lo stesso concetto.

  5. volevo dire nella penultima riga “anzi peggiorando gli squilibri tra nord e sud”

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