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Più deficit per la piena occupazione

Solo l’aumento della spesa pubblica può rimettere in moto la domanda. È quello che hanno fatto Usa e Cina ed è quello che l’Europa ostinatamente si rifiuta di fare, autocondannandosi al declino

di Andrea Terzi*

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I professori che cercano di fermare le riforme

“Io temo che in questi trent’anni le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese” (Maria Elena Boschi, ministro delle riforme)

Il ministro Boschi è troppo ottimista. Ci sono Professori che cercano di bloccare le riforme da molto più tempo, oltre 80 anni. Ne abbiamo scelti due tra i più inguaribili conservatori, John Maynard Keynes e Michal Kalecki.

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Lezioni spagnole per l’Italia

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Mentre in Italia prende il via la nuova riforma del mercato del lavoro, è utile guardare ai paesi che hanno già avviato il percorso deregolamentativo. La Spagna è un ottimo esempio. Il seguente articolo, dell’economista spagnolo José Carlos Díez, evidenzia come la riforma sia semplicemente servita a redistribuire il lavoro tra tempo pieno e tempo parziale e tra contratti a tempo indeterminato e contratti precari. 

di José Carlos Díez, docente di economia, Instituto Catolico de Administración y Direccion de Empresas

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[video] Alessandro Roncaglia: Keynes e il ruolo dello stato nell’economia

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Qualche illusione statistica sulla spesa pubblica italiana

Felice R. Pizzuti

Felice R. Pizzuti

Social compact/In Italia la spesa sociale è balzata al 28,4%, ma solo a causa del ricorso massiccio alla cassa integrazione. A farla da padrone, nel nostro bilancio, è la previdenza, ma anche su questo le illusioni statistiche sono dietro l’angolo

di Felice Roberto Pizzuti

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La politica monetaria della BCE: una sola misura non va bene per nessuno

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di Francesco Saraceno, fsaraceno.wordpress.com

Eurostat  ha da poco rilasciato la sua stima flash per l’inflazione nella zona euro: 0,5% di base e 0,8% coreWolfgang Münchau sul Financial Times  ha giustamente detto che i banchieri centrali dell’Unione europea dovrebbero parlare meno e agire di più.  Münchau sostiene inoltre che il quantitative easing è l’unica opzione. Audace, aggiungerei io, alla luce dei dati di oggi sull’inflazione. Solo pochi mesi fa, nel settembre 2013,  l’Istituto  Bruegel aveva stimato  un tasso di interesse della BCE sostanzialmente in linea con la media delle condizioni macroeconomiche dell’eurozona (anche se, curiosamente, ne era stata evidenziata l’inadeguatezza rispetto alla maggior parte dei paesi presi singolarmente).

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La vecchia ricetta dei tagli alla spesa pubblica

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Stefano Perri, Riccardo Realfonzo, da Economia e Politica

1. Nella spesa pubblica italiana si annidano sprechi e intollerabili sacche di privilegi. Questa amara considerazione induce molti commentatori a dedurre che la spesa pubblica italiana sia eccessiva e in questo consisterebbe il principale problema della nostra finanza pubblica, secondo alcuni persino la causa originaria della montagna di debito pubblico. Per questa ragione, la spesa pubblica italiana andrebbe complessivamente ridotta. Ma si tratta di una vecchia ricetta che ha già dato pessima prova di sé. Infatti, la spesa pubblica è oggetto di tagli incisivi in Italia da oltre venti anni, senza che sprechi e privilegi siano stati cancellati. Per non parlare degli effetti macroeconomici dei tagli, e in generale delle politiche di austerità, che hanno arrestato la crescita della nostra economia.

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