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La “germanizzazione” dell’Eurozona

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Il modello europeo oggi è la dottrina di Berlino: la crescita trainata dalle esportazioni. Ma condannando i propri partner europei ad essere dipendenti dalle importazioni altrui, la Germania sta rendendo l’Europa sempre più incapace di provvedere autonomamente al proprio benessere.

di Francesco Saraceno, economista presso l’Observatoire français des conjonctures économiques (Ofce) e la Luiss School of European Political Economy

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Juncker e gli irriducibili del mercato

Daniela Palma e Guido Iodice da Left del 6 dicembre 2014

Se esistesse una linea di confine tra i miracoli e la realtà dell’economia, questa sarebbe certamente abitata dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, grazie alla sua recente proposta di attivare almeno 315 miliardi di euro per investimenti nell’Unione nel corso del triennio 2015-2017 attraverso un nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). L’iniziativa sembrerebbe rompere finalmente l’aura dell’austera politica europea. Ma la cifra complessiva destinata al Fondo ammonta a soli 21 miliardi di euro, buona parte dei quali (16 miliardi) stornati dal già esiguo bilancio UE. Il resto, 5 miliardi, saranno messi a disposizione dalla Banca Europea degli Investimenti che userà il fondo per emettere obbligazioni fino a 60 miliardi.

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Occupazione e moneta secondo Keynes

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di Claudio Gnesutta da Sbilanciamoci.info

Nelle pagine finali della Teoria generale, Keynes, dopo aver costruito il suo edificio teorico con riferimento a un’economia chiusa, sembra aver un sussulto e, ricollegandosi ai temi del sistema economico internazionale che l’avevano fino ad allora occupato, afferma che “in un sistema interno di laissez faire e con un regime aureo internazionale (…) non vi era alcun mezzo disponibile per il governo di mitigare la depressione economica all’interno salvo la lotta di concorrenza per la conquista dei mercati”. Lo sforzo teorico appena concluso gli fa affermare che “le nazioni possono imparare a costituirsi una situazione di occupazione piena mediante la loro politica interna” e così facendo costruire un nuovo sistema internazionale che “potrebbe essere più favorevole alla pace di quanto lo sia stato il vecchio.”

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Perché le crisi economiche non vengono previste?

downloadUn libro del fisico Mark Buchanan spiega perché la scienza economica non è stata in grado di fare previsioni riguardo la crisi del 2008. Nonostante il crescente uso della matematica e l’attenzione per il rigore formale, i modelli mainstream tendono a rappresentare un mondo ideale in cui le crisi non esistono 

di Francesco Sylos Labini

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Mario Draghi e il Quantitative Easing all’americana

 

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di Thomas Fazi da Sbilanciamoci.info

Draghi ha incassato l’ok ad una politica di quantitative easing “all’americana”, estesa cioè anche ai titoli di stato. Un importante passo avanti, ma non sufficiente


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La contraddizione del banchiere centrale

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E’ molto interessante il resoconto del Sole 24 Ore sull’intervento di Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia. Rossi ha evidenziato il fatto che l’euro è una moneta senza stato e che quindi è complicato tenere insieme la politica monetaria con quella fiscale.

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Perché l’euro non è ancora crollato?

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L’euro è un morto che cammina, ma gli zombie sono piuttosto resistenti

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