Per uno strano scherzo della storia, oggi molti attribuiscono a Keynes l’idea che stampare denaro sia la medicina migliore per risolvere una crisi. In realtà l’autore della Teoria Generale la pensava molto diversamente. L’espansione monetaria ha senso se serve a finanziare la spesa pubblica e i bassi tassi di interesse sono utili nella misura in cui aiutano le imprese ad investire e assumere, mettendo nelle mani dei propri dipendenti nuovo potere d’acquisto. Per Keynes, al contrario di quanto Milton Friedman sostenne 40 anni dopo, le politiche monetarie da sole non bastano, come in effetti dimostra l’esiguo risultato dei Quantitative Easing in USA e UK. Ecco cosa scriveva l’economista di Cambridge nel 1933 a Franklin Delano Roosevelt.
Keynes e la macchina stampa soldi
Austerità, un fallimento annunciato

Senza peli sulla lingua, come è suo costume, Lord Skidelsky riassume i grossolani errori degli economisti pro-austerity, tra cui Alberto Alesina, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. I governi dovrebbero stare alla larga da certi consiglieri.
di Robert Skidelsky
Davvero i tedeschi sono i più poveri d’Europa?

Una lettura approssimativa dei dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie dell’Eurozona ha portato a conclusioni clamorose: le famiglie tedesche sono più povere di quelle dei paesi mediterranei. È proprio così? Struttura del nucleo familiare, casa di proprietà e disuguaglianza della ricchezza.
di Giovanni D’Alessio, Romina Gambacorta, Giuseppe Ilardi* da lavoce.info
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Buona lettura!
Giappone, le luci e le ombre dell’Abenomics: più Keynes o più Friedman?

L’Abenomics, la dottrina economica del premier giapponese Shinzo Abe, fa discutere il mondo. Il primo trimestre del 2013 ha segnato una crescita (annualizzata) del +3,5% del Pil. Due dati positivi sono evidenti: il primo è il calo della disoccupazione (4,1%) e il secondo è la svalutazione dello Yen (-30% rispetto al dollaro) che aiuta a trainare le esportazioni. Eppure l’indice delle attività composito, un indicatore dello stato di salute dell’economia reale, continua a mostrare segni di debolezza significativi. Il rischio, paventano molti, è che l’espansione monetaria in atto stia sì ridando fiducia, ma che essa si stia riversando principalmente sui mercati finanziari (la Borsa di Tokyo macina rialzi record ogni giorno) e non sull’economia reale, con il rischio di creare nuove bolle. A tale proposito tuttavia occorre rilevare che i capitali, invece che fluire, stanno fuggendo dal Giappone, attratti dai rialzi dei titoli di stato dei paesi deboli dell’Europa. Mentre negli ultimi giorni si è assistito ad un improvviso rialzo degli interessi sui titoli di stato giapponesi, quelli dei PIIGS sono in calo. Se questo è un vantaggio per noi per i minori interessi, dall’altro è il sintomo di un incipiente massiccio indebitamento con l’estero che, un giorno non troppo lontano, potrebbe chiederci il conto, riproducendo la crisi dei debiti sovrani dalla quale apparentemente sembriamo in lenta guarigione.
Berlino, Roma e i dolori del giovane euro

I guai dell’Eurozona originano da una grave anomalia: l’essere imperniata su un paese esportatore, che drena valuta invece di crearla. Il ritorno della Mitteleuropa. Il bluff delle ‘triple A’. Se la moneta comune salta, un’Italia senza timoniere rischia la deriva.
di Marcello De Cecco e Fabrizio Maronta da Limes 4/13
Tutte le contraddizioni di Bini Smaghi [2 video]
di Stefano Lucarelli per Keynes Blog
Non è cosa di tutti i giorni vedere un ex membro del comitato esecutivo della BCE arrampicarsi sugli specchi dinanzi ad una serie di critiche puntuali. Mercoledì scorso ad Ancona, Lorenzo Bini Smaghi ha presentato e discusso con alcuni degli economisti italiani più capaci di criticare le ricette mainstream per uscire dalla crisi, il suo ultimo libro Morire di austerità. L’incontro era organizzato dal Mofir, un gruppo di ricerca estremamente vivace, attento all’analisi empirica delle principali variabili di politica monetaria e fiscale senza essere incline alla baloccometria (pericolo denunciato da de Finetti ben prima dello scandalo Reinahrt-Rogoff) e capace anche di aprirsi ad un pubblico di non specialisti.
