
di Daniela Palma e Guido Iodice, da Greenreport.it
Tempi duri per l’Europa. E non soltanto per la crisi economica che giorno dopo giorno appare sempre più simile ad un bollettino di guerra, ma anche per la difficoltà con cui i suoi governanti riescono a divenire pienamente coscienti dei profondi cambiamenti strutturali che stanno attraversando l’economia mondiale. E’ del tutto emblematico in questo senso l’annuncio da parte dell’UE il 6 settembre scorso di voler procedere ad una inchiesta sulla presunta concorrenza sleale dei produttori di pannelli solari di Pechino ponendo le premesse per una guerra commerciale. Ma ancora più emblematica è la reazione del portavoce del ministero del Commercio cinese, Shen Danyang che ha prontamente fatto rimbalzare al mittente l’attacco con tipico tratto di saggezza asiatica, dichiarando il “profondo rammarico” del suo governo ma aggiungendo anche che “le barriere per i prodotti cinesi non minerebbero soltanto gli interessi dell’industria cinese ed europea, ma indebolirebbero lo sviluppo globale del settore del solare e delle energie pulite”.


di Felice Roberto Pizzuti – da il manifesto
[Dopo
Il bluff di Marchionne continua. L’annuncio che “al momento opportuno” il Lingotto investirà negli stabilimenti italiani del gruppo e che si punterà sull’export, rischia di andare poco lontano. Non c’è un solo produttore europeo che si azzarda ad assemblare vetture in Europa per venderle in Usa (per di più con un cambio eurodollaro a 1,3)


