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Chi perde e chi guadagna dalla legge di stabilità

di Domenico Moro da “Pubblico

Alcuni continuano a chiedersi qual è il senso di una manovra che prende con una mano e dà con un’altra. In realtà, Monti non dà nulla e prende molto più di quanto sembri. Prende dai redditi più bassi e dai lavoratori e dà alle grandi imprese, realizzando un gigantesco trasferimento di ricchezza sociale. I provvedimenti avranno ulteriori effetti recessivi, sulla linea di quelli già varati e che hanno depresso domanda e produzione. Con una mossa degna di un giocatore delle tre carte, il governo ha gettato fumo negli occhi riducendo le prime due aliquote dell’Irpef. La prima dal 23% al 22%, la seconda dal 27% al 26%. Nel migliore dei casi si realizzerebbe un risparmio di 280 euro per contribuente, che in totale nel 2013 sarebbe di circa 4,27 miliardi in meno per l’erario. Si tratta però per i cittadini di risparmi del tutto aleatori. In primo luogo, il governo ha introdotto una franchigia di 250 euro su deduzioni e detrazioni e un tetto di 3000 euro alle spese detraibili.
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I debiti gemelli dell’Eurozona

di Rosaria Rita Canale e Ugo Marani – da economiaepolitica.it

A seguito della crisi finanziaria del 2007, i paesi dell’Eurozona hanno teso a separarsi in due grossi blocchi a seconda della loro capacità di rispettare i vincoli comunitari dei parametri relativi al disavanzo e al debito pubblico.

L’opinione prevalente, e in primo luogo quella delle istituzioni comunitarie, ha teso, in base a un discutibile criterio di causalità, a mettere in relazione fragilità nazionali e dissipatezza delle finanze pubbliche e a individuare il fiscal retrenchment quale condizione necessaria per il ripristino della credibilità nazionale e della sopravvivenza della valuta unica.

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Toh, chi si rivede! Il moltiplicatore keynesiano

di Gustavo Piga

“Ti ho sentito da Barisoni su Radio 24, bravo. Ma su una cosa non sono d’accordo con te.”

L’altro ieri, al telefono, mi dice un collega che stimo.

Ma quante volte ricevo quest’osservazione! “Dici bene, ci vuole espansione fiscale per tirarci fuori da questa idiota austerità, ma non con maggiore spesa pubblica, con minori tasse”.

Perché no? Certo non siamo nell’illogico mondo di Alesina e Giavazzi che ancora oggi continuano a parlare di ”manovre che hanno …  minori effetti recessivi“, come se non fosse esattamente il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno. No, qui si parla seriamente, di tirare fuori dalla stupida recessione Europa ed Italia, con maggiore domanda.

Che può venire sia da minori tasse che da maggiore spesa pubblica e, nota bene, con un impatto positivo non solo sul PIL ma anche sui conti pubblici.

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Lucarelli e Brancaccio sul Nobel per l’Economia a Roth e Shapley

di Stefano Lucarelli, da il manifesto del 17 ottobre 2012

Alvin E. Roth (Harvard University) e Lloyd S. Shapley (University of California) sono stati insigniti del premio Nobel per l’economia. In un certo senso l’Accademia delle Scienze Svedesi riconosce la necessità di tornare a ragionare sul problema basilare che caratterizza la teoria economica nelle sue vesti mainstream: l’allocazione delle risorse.

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La rivincita di Keynes: l’austerità fa aumentare il debito pubblico

di Fabrizio Galimberti da “Il Sole 24 ore” del 14 ottobre 2012

«Le idee degli economisti e dei filosofi della politica, sia quando son giuste che quando son sbagliate, sono più potenti di quanto si creda. In verità, son loro che governano il mondo. Gli uomini di azione, che si credono esenti da ogni influenza intellettuale, son di solito schiavi di qualche economista defunto. Pazzi al potere, che odono voci nell’aria, distillano le loro frenesie da scribacchini accademici di qualche anno fa…». Dure parole, queste di John Maynard Keynes. Ma son parole che tornano alla mente guardando al dibattito fra sostenitori dell’austerità e i sostenitori della crescita.

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La schizofrenia del Fondo Monetario Internazionale: critica l’austerità ma ne chiede sempre di più

di Francesco Saraceno*

Ho già avuto modo di rilevare che il Fondo Monetario Internazionale è a volte simile a Dr. Jekyl e Mr. Hyde. Ma non a tal punto. La scorsa volta citai un semplice working paper. Questa volta stiamo parlando del documento più importante che il Fondo produce. Ecco alcuni estratti dall’ultimo Outlook del FMI, pubblicato lunedì scorso:

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Taglio dell’IRPEF e aumento dell’IVA. Ci guadagnano i più abbienti

Gli effetti della riduzione delle imposte dirette sui redditi delle famiglie più povere viene più che compensato dall’aumento delle imposte indirette.

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Il debito pubblico e i paladini dell’ortodossia economica

di Luigi Cavallaro da “Il manifesto” del 9 ottobre 2012

Il mantra del pensiero economico dominante recita che il debito pubblico è il male assoluto. Consolatorio, ma non spiega nulla. Rivela semmai la difficoltà delle teorie neoclassiche a venire a capo della crisi del sistema capitalistico. Un percorso di lettura Da Bretton Woods alla libertà di movimento dei capitali. Le tappe più rilevanti che hanno segnato il passaggio dai «gloriosi trenta anni keynesiani» all’attuale crash finanziario. Continua a leggere »

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La strada che porta alla Grecia

di Alfonso Gianni

Malgrado le patetiche precisazioni del Ministro Grilli, siamo di fronte ad una nuova manovra economica da parte del governo Monti per il valore di ben 11,6 miliardi di euro. Non proprio bruscolini in questi tempi di magra.

Il punto essenziale del provvedimento governativo sta nella doppia manovra: abbassamento di un punto di una o due aliquote Irpef, quella al 23% e quella al 27%, mentre, anziché scongiurare l’incremento dell’Iva, lo si eleva di un punto. Si dice che le due cose dovrebbero stare in equilibrio, ma è assai poco credibile che così effettivamente sia.

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Perché il modello di welfare alla Alesina-Giavazzi non funziona: l’esempio olandese

da Phastidio.net (titolo originale: “Il costoso ‘modello’ sanitario olandese”)

Mentre cerchiamo affannosamente di capire quali sono le aree di organizzazione sociale ed economica che impediscono a questo paese di tenere la testa sopra il pelo dell’acqua, è utile segnalare che, che secondo l’Ocse, l’Olanda spende in sanità un iperbolico 15 per cento del proprio Pil, collocandosi al primo posto tra i 34 paesi Ocse.

L’inflazione sanitaria olandese è cresciuta negli ultimi dieci anni di un impressionante 71,4 per cento.

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