
Serve un programma in cui il ruolo dello stato sia centrale per le politiche industriali, che sia socialista nei confronti dei deboli e liberista contro le corporazioni, i forti e i furbi.

Serve un programma in cui il ruolo dello stato sia centrale per le politiche industriali, che sia socialista nei confronti dei deboli e liberista contro le corporazioni, i forti e i furbi.

Ieri ci ha lasciati Giorgio Lunghini, uno degli economisti più attivi e profondi del panorama italiano. A lungo docente a Pavia, Milano e in Bocconi, Lunghini apparteneva a quel filone eterodosso italiano classico-keynesiano che coniugava una pluralità di approcci di differenti epoche, autori e scuole. Fino al 2010 ha tenuto all’Università Bocconi il corso progredito Economia Politica – I modelli economici (dal 2007 “Teorie Economiche Alternative”) avviato nel 1975. Come scrive oggi Fumagalli sul Manifesto “Il corso di Giorgio Lunghini in Bocconi era l’unico in cui si poteva apprendere che non esisteva un unico pensiero ma che la scienza economica era ed è, invece, innervata da una pluralità di impostazioni teoriche e metodologiche.”.
Lo ricordiamo pubblicando questo articolo comparso nel 2000 sul Manifesto, in fondo al quale potete trovare altre risorse interessanti.

Francesco Saraceno
La scienza inutile: Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall’economia
Luiss University Press (2018)
https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-scienza-inutile
Recensione di Daniela Palma
Tra le conseguenze della crisi che ormai da un decennio sta attraversando l’economia mondiale, non si contano solo fallimenti finanziari e una diffusa stagnazione delle attività produttive. Lo stupore con cui la regina Elisabetta nel novembre del 2008 chiedeva ad autorevoli professori della London School of Economics come mai nessuno fosse stato in grado di prevedere un evento di proporzioni così rilevanti, ci ha avvisati infatti della crisi che stava per investire la scienza economica corrente e segnatamente la macroeconomia. Bene fa perciò Francesco Saraceno con il saggio “La scienza inutile” a lanciare la sua provocazione, per poi subito precisare che si può imparare dall’economia (e molto) purché la si legga con le lenti giuste.

La nota analista finanziaria e commentatrice economica Frances Coppola in questo articolo spiega che la sovranità monetaria non è una variabile binaria (o ce l’hai o non ce l’hai) ma uno spettro di possibilità che va dall’ampia sovranità di chi emette il dollaro (gli USA), passa per gli altri paesi che emettono valute di riserva e finisce con quelli che stampano valute con poca reputazione e scarso mercato. E questo a causa del vincolo esterno della bilancia dei pagamenti.
In tale contesto la zona euro ha un’ampia sovranità monetaria nel suo insieme, mentre molti dei singoli paesi non potrebbero godere di ampi spazi di manovra.

di Laura Penacchi, economista
Sembra che il problema sia il deficit al 2,4% – come pensano, da fronti opposti, i cultori del debito ad oltranza e le vestali, presenti anche nel Pd, della stabilità dei conti pubblici – e non, invece, la composizione della manovra.

Riportiamo due ottimi articoli recenti di Francesco Saraceno sul dibattito relativo ai moltiplicatori fiscali. Il primo, tratto da LuissOpen, analizza la letteratura recente relativa all’entità dei moltiplicatori fiscali. Il secondo, tratta dal sito della Rivista “Il Mulino” è una critica ad un recente articolo di Cottarelli e Galli pubblicato dal Corriere della Sera.
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Intervista di Marie Charbel e Philippe Escande a Olivier Blanchard
da Le Monde del 10 luglio 2018.
Traduzione di Faber Fabbris
« Di fronte all’ascesa del populismo, i governi devono occuparsi urgentemente delle disuguaglianze », avverte l’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard. Presente ai Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il 6 luglio scorso, Blanchard esprime timori anche sulla fragilità della moneta unica.

In Italia l’ipotesi di una valuta parallela non è nuova. Ma una delle proposte – i cosiddetti mini-BOT – è stata inserita nel contratto governativo dell’attuale coalizione Lega-M5S. Esaminiamo il dibattito in merito a queste proposte.
di Silvia Merler

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di Giovanni Dosi, Marco Leonardi, Tommaso Nannicini e Andrea Roventini
Caro direttore,
questa lettera aperta è sottoscritta da economisti di tendenze politiche molto diverse, accomunati però dalla preoccupazione riguardante le politiche macroeconomiche in Italia e i nostri rapporti con l’Unione Europea, la discussione dei quali sembra polarizzata tra chi invoca l’inevitabilità dell’obbedienza a regole di rigore che paiono di provenienza divina e chi sconsideratamente invoca l’uscita dall’euro come soluzione di ogni male.