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Big Ben non dice stop

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Ieri si è svolta una nuova audizione del presidente della Federal Reserve davanti al Congresso degli Stati Uniti, un appuntamento che si ripete due volte l’anno e che negli ultimi 3 ha segnato quasi plasticamente la distanza tra la politica e la “tecnica” della banca centrale degli Stati Uniti. Da quando la Fed è impegnata nei Quantitative Easing, infatti, l’occasione della presenza di Bernanke diventa una sorta di tiro al piccione in cui i Repubblicani – e Bernanke proviene da quell’area politica – attaccano il capo della Fed accusandolo di aver ridotto il dollaro a carta straccia.

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Cos’è il “lungo periodo”?

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Negli articoli che trattano temi economici si legge spesso di “breve” e di “lungo periodo”. Nonostante le due espressioni richiamino il trascorrere del tempo, non si tratta di due precise durate temporali. Approcci diversi sulla definizione di lungo periodo portano a conclusioni anche diametralmente opposte sui sistemi economici.

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Keynes e la sua rivoluzione nel pensiero economico

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Pubblichiamo l’introduzione di Emiliano Brancaccio al volume di John Maynard Keynes, “Esortazioni e profezie” (Il Saggiatore, Milano 2011; orig. 1931). Titolo originale: “La rivoluzione da Mosca a Cambridge”.

Brancaccio mette in evidenza come il tentativo keynesiano di portare una rivoluzione nel pensiero economico si incrocia con una fase storica in cui il capitalismo, pressato dalla presenza di un modello alternativo proveniente dalla Russia sovietica, è disposto ad accettare un compromesso riformista. Il pensiero di Keynes è colmo delle “contraddizioni feconde” di un pensatore educato ed influenzato, come egli stesso ammetteva, nella “cittadella” dell’ortodossia neoclassica, ma capace di mettere in crisi molti dei fondamenti di quella dottrina. Il testo di Brancaccio inoltre smonta alcuni luoghi comuni su Keynes, figli di una lettura fuori dal contesto di due sue notissime affermazioni: “Nel lungo periodo siamo tutti morti” e la metafora delle buche nel terreno.

 di Emiliano Brancaccio
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Il decreto sull’occupazione giovanile non servirà a nulla

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Tutti i limiti del decreto appena varato sull’occupazione giovanile. A scoraggiare le assunzioni non sono solo il costo del lavoro o il cuneo fiscale ma soprattutto le prospettive di vendita. E senza domanda aggiuntiva le imprese non creeranno occupazione aggiuntiva

di Sergio Bruno da Sblilanciamoci.info

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Cari compagni tedeschi…

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di Sergio Cesaratto

Pubblichiamo la traccia dell’intervento del prof. Sergio Cesaratto al Forum economia della CGIL in cui alcuni sindacalisti tedeschi hanno presentato un loro “Piano Marshall per l’Europa“, di cui abbiamo parlato in questo post.

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Un po’ di Phastidio per la sovranità monetaria

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Mario Seminerio, autore del blog phastidio.net, è un acuto e intelligente osservatore dei fatti economici. Anche ai migliori può tuttavia capitare di spingere l’acceleratore un po’ troppo per il gusto della polemica e, così, finire fuori strada.

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La domanda di beni è più importante dell’accesso al credito

di Gustavo Piga 

Curiosa questa BCE.

Che ogni 6 mesi pubblica il report sullo stato delle piccole imprese europee. E che giustamente ci ricorda come il problema più pressante per le piccole imprese non è tanto il credito e l’accesso alla finanza (cerchio verde) quanto… la mancanza di clienti (cerchio rosso), dovuto – questa ovvietà la aggiungiamo noi – alla incredibile carenza di domanda interna europea.

draghi

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Il pugno di mosche del governo Letta

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Appena tornato dal consiglio europeo del 27-28 giugno, il presidente del consiglio Enrico Letta ha costruito una campagna autopromozionale della quale, quasi unanimemente, si sono fatti amplificatori i principali media nazionali. Secondo Letta, l’Italia avrebbe ottenuto un poderoso risultato: la possibilità di “deviazioni temporanee” dagli obiettivi di rientro del deficit senza incorrere nella procedura di infrazione del trattato di Maastricht da cui l’Italia si è appena tirata fuori. Tali “deviazioni” dovrebbero servire, ha spiegato il presidente della Commissione UE Barroso, a cofinanziare investimenti produttivi insieme all’Unione.

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I tagli alla spesa in Italia, due grafici

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Capita, anche nei commenti di questo blog e persino nel dibattito pubblico, che si affaccino affermazioni del tutto prive di fondamento. Tra queste, la più perniciosa è quella secondo la quale l’Italia non avrebbe tagliato la spesa pubblica negli ultimi anni e che quindi tutto questo parlare di austerità sarebbe solo propaganda. I tagli sarebbero solo prospettici e non attuali. I politici continuano a far crescere la spesa per motivi elettorali e per accontentare gruppi di interesse di ogni genere (sindacati, imprese sussidiate, ecc.)

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Il cerino spento dell’incendiario Letta

Berlino, Angela Merkel incontra Enrico Letta

“Sarà un confronto duro”. Così il presidente del consiglio Enrico Letta ha descritto, davanti alle Camere, il suo atteggiamento in vista del Consiglio europeo del 27-28 giugno. “L’Europa non riesce a riprendere velocità e ci sono ancora ombre sulla moneta unica. – ha aggiunto Letta – Sono bastate due notizie provenienti da posti anche lontani da loro (la sede della Corte Costituzionale tedesca e Atene che chiude la tv pubblica) per dare il segno che la crisi non è ancora finita”.

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