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Il pugno di mosche del governo Letta

lettamano

Appena tornato dal consiglio europeo del 27-28 giugno, il presidente del consiglio Enrico Letta ha costruito una campagna autopromozionale della quale, quasi unanimemente, si sono fatti amplificatori i principali media nazionali. Secondo Letta, l’Italia avrebbe ottenuto un poderoso risultato: la possibilità di “deviazioni temporanee” dagli obiettivi di rientro del deficit senza incorrere nella procedura di infrazione del trattato di Maastricht da cui l’Italia si è appena tirata fuori. Tali “deviazioni” dovrebbero servire, ha spiegato il presidente della Commissione UE Barroso, a cofinanziare investimenti produttivi insieme all’Unione.

Detta così sembrerebbe l’agognata “golden rule”, la regola aurea secondo la quale gli investimenti possono essere finanziati in deficit mentre le spese correnti devono trovare copertura nella tassazione. A ridimensionare la portata della novità ci ha pensato il commissario alle finanze Olli Rehn, il quale si è affrettato a spiegare che in nessuna circostanza gli stati membri potranno sforare il limite del 3% del rapporto deficit-Pil.
L’altra – presunta – grande vittoria di Letta consiste nell’assegnazione all’Italia di 1,5 miliardi di euro per la lotta alla disoccupazione giovanile. Si badi bene, 1,5 miliardi è una cifra molto modesta nel bilancio pubblico, considerando che il solo gettito dell’IMU sulla prima casa ammonta a 2 miliardi. E ovviamente tale impegno di spesa – presentato al suono della grancassa lettiana – è pluriennale: 1 miliardo nel biennio 2014-2015, il resto fino al 2017. Briciole, insomma.
Quel che però sorprende di più è che Letta, sostenuto anche dalla Commissione, presenti ciò come una vittoria della “credibilità” conquistata dall’Italia con il rigore e l’uscita dalla procedura di infrazione del tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL. Mentre infatti all’Italia, alunna diligente, viene concessa qualche (tutta da definire) boccata d’ossigeno, simile e anzi più largo trattamento è stato accordato alle indisciplinate Francia, Spagna, Olanda e Slovenia a cui è stato accordato il permesso di sforare senza conseguenze il tetto di Maastricht.
Insomma, quello di Letta appare più che altro un pugno di mosche. Ma occorre riconoscere che il presidente del consiglio sa vendere ottimamente la sua poca merce, come ha fatto presentando l’Expo di Milano, elevato a inizio della fine della crisi. Mentre tutti gli indicatori – nazionali e internazionali – volgono al peggio e il paese attraversa una situazione ormai ben più grave di quella della Grande Depressione, non c’è nulla di meglio che i nastri di una fiera per donare una nota di colore ad una crisi nera.

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7 commenti su “Il pugno di mosche del governo Letta

  1. Posso avere da voi delucidazioni su in cosa consisterebbero i fantomatici 8 miliardi guadagnati dalla chiusura della procedura di infrazione, almeno secondo voi? Perché io non lo capisco!

  2. Il discorso è che questi, oltre a prenderci in giro come se niente fosse, mostrano anche di non capire nulla delle cose che fanno. Sono degli incompetenti attorniati da staff di incompetenti.

  3. Questi capiscono,…eccome se capiscono !!
    Stanno eseguendo gli ordini della Merkel.
    Semplicemente dei venduti !!

  4. …l’Italia è in Depressione Economica ….forse è il caso che qualcuno pronunci questa parolina.
    Ah già dimenticavo , che l’anno prossimo ci sarà la Crescita per i ns amati ministri-criminali..hahahhahaha

    E noi a parlare di IMU sulla prima casa o meno.Siamo dei Miserabili. Argh !

  5. Letta è lì per prendere tempo in attesa delle elezioni tedesche e questo sta facendo.

    per prendere tempo è obbligato a fingere di stare facendo qualcosa… o non è mica facile passare per promotori di misure salvifiche mentre non si fa NIENTE eh?

  6. giusto la vittoria di letta dev esser stata talmente grande che Rehn per salvare la faccia e non finire umiliato finge di pretendere che non si tocchi l’IMU.

    siamo completamente commissariati e senza aver ricevuto manco un euro…anzi siamo contributori netti al bilancio UE.

    ma roba da pazzi. Quisling al confronto dei nostri politici era un patriota.

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