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Debiti e liberisti: due pesi e due misure

Come è noto, il governo ha deciso di non salvaguardare (almeno per ora) azionisti e possessori di obbligazioni subordinate di alcune piccole banche “di provincia”: Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio della provincia di Chieti. Dietro questa vicenda vi sono ancora aspetti non chiariti, alcuni forse di rilievo penale. Sta di fatto che comunque le quattro banche continueranno ad operare ma nel frattempo i risparmi di una parte consistente dei loro clienti sono andati in fumo. 

Di fronte a questo fatto i liberisti nostrani hanno esultato, come già accadde quando il governo americano decise di non salvare Lehman Brothers. Come dire, non si impara mai dalla storia. L’argomento dei liberisti può riassumersi in questo modo:

  1. non è giusto che i contribuenti si accollino i debiti delle banche;
  2. chi ha comprato quei titoli doveva sapere che non erano garantiti.

A prima vista pare un’ottima argomentazione, anche se non lo è. Ma facciamo finta che lo sia. Se applichiamo questo principio dobbiamo farlo sempre, ad esempio:

  1. chi ha un mutuo può dichiarare fallimento e dire alla banca che la casa è una “good company” mentre il mutuo è “bad company”;
  2. la Grecia può dichiarare fallimento domani e i creditori devono reagire con un sorriso a denti stretti, e il dottor Schauble deve limitari a dire “Peccato, è andata così”.

Per qualche strana ragione, invece, i nostri eroi liberisti hanno irriso quanti proponevano la ristrutturazione del debito greco.

Come dicevamo però si tratta di un’argomentazione debole e controproducente. Qui il problema non è l’educazione finanziaria (altrimenti dovremmo dire che chi ha investito in Lehman era un ignorante) e non è neppure la “morale”, che i liberisti ignorano sempre (irridendo chi ne parla) tranne quando conviene a sostenere qualche tesi a loro congeniale. Il problema è la fiducia del pubblico nel sistema bancario. Se lo stato non salvaguarda neppure i risparmi affidati ad una banca, che è un ente sottoposto alla vigilanza di organismi pubblici, allora qualsiasi attività diventa troppo rischiosa per il risparmiatore comune. Né si può pretendere che egli conosca a menadito lo stato di salute di un istituto (avete presente le asimmetrie informative?), quando spesso neppure le autorità di controllo lo conoscono alla perfezione. Se le aspettative prevalenti diventassero queste, allora diventerebbe sempre più difficile trovare qualcuno disposto ad acquistare titoli bancari e anche di imprese diverse dalle banche, ma considerate fino a ieri quasi “sicure” perché, direttamente o meno, sotto l’ombrello dello stato. Se ciò accadesse, una nuova crisi di fiducia, che si aggiungerebbe a quella già in essere, sarebbe inevitabile ed aggraverebbe il già pesantissimo credit crunch che sta strangolando il paese, mentre la gente cercherebbe di detenere solo attività liquide. 

Per inseguire una malintesa “morale” del mercato, si dà il colpo finale all’economia. Questo sarà molto probabilmente il risultato di questa decisione e delle nuove regole sul bail-in a livello europeo. Le alternative c’erano, ma richiedevano che la BCE garantisse i debiti degli Stati, cresciuti in questi anni di crisi proprio per salvare le banche. Un tabù che è la causa principale della crisi dell’eurozona, come ha giustamente sottolineato l’economista Marc Lavoie.

Sia chiaro, nessuno sostiene che azionisti e obbligazionisti vadano sempre e comunque garantiti al 100%, tutt’altro, ma solo che l’applicazione pedissequa di un principio “morale” di mercato può rivelarsi una scelta peggiore del male che si intende affrontare. Gli atti più disastrosi della storia sono stati compiuti in nome di principi che si ritenevano sacri. Alla fede nei principi, gli economisti e i politici dovrebbero contrapporre invece la valutazione caso per caso delle circostanze, da cui far discendere le soluzioni pratiche, ivi compresa la nazionalizzazione delle banche in crisi. Eppure ci era sembrato che i liberisti, almeno questo, l’avessero capito.

Si tratta, come evidente, solo di soluzioni di emergenza. Il problema a monte, quello che sta facendo fallire le banche, sono i prestiti deteriorati: famiglie e imprese che non ce la fanno più a rimborsare i debiti a causa della crisi e della disoccupazione. E per risolvere questo problema, la soluzione è una terapia shock a base di investimenti pubblici. 

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10 commenti su “Debiti e liberisti: due pesi e due misure

  1. Consigli per gli acquisti
    Nelle Considerazioni finali della Banca d’Italia del 2005
    presentate nel maggio 2006 dal governatore professor Draghi
    si legge a pagina 16: «Un maggiore investimento in azioni
    innalzerebbe il frutto del risparmio previdenziale: nel periodo
    lungo il rendimento delle azioni ha largamente superato quello
    delle obbligazioni e la crescita del reddito nominale; è stato
    maggiore, in media, del rendimento del TFR».
    Si può mostrare con un semplice calcolo, utilizzando i dati
    presentati nella Relazione della Banca d’Italia del 2005 a cui le
    Considerazioni finali del maggio 2006 si riferivano (Tabella
    3.9.1), che dal 1990 al 2005 i rendimenti azionari italiani sono
    stati notevolmente inferiori a quelli dei BTP, ma soprattutto le
    performances dei Fondi comuni sono al di sotto di tutte le altre
    possibili fonti di investimento.
    Secondo quale criterio o calcolo il professor Draghi ha deciso
    di consigliare ai poveri risparmiatori italiani di investire il
    proprio TFR in azioni o fondi di investimento, quando più
    semplicemente li si poteva invitare a finanziare il debito
    pubblico italiano?
    Come prendersela con i poveri promotori finanziari quando
    simili sbagliati consigli venivano dal Governatore della Banca
    d’Italia?

  2. […] Pubblicato da keynesblog il 8 dicembre 2015 […]

  3. La considerazione di Paolo è giustissima, però qui parliamo di banche che spingevano titoli propri, la questione è diversa. Peraltro, secondo me presenta risvolti di cui dovrebbe occuparsi la magistratura, non il governo.
    Più in generale, non vedo perchè la soluzione debba richiedere l’uso di fondi pubblici (giustificati come intervento “umanitario” poi). Finchè c’è la fila alla Caritas non è da liberisti alle vongole chiedere che la spesa pubblica venga usata in modo diverso.

    Infine, non si può però sostenere, come fa l’articolo, che si rischia una crisi di fiducia e una generalizzata corsa agli sportelli, e soprattutto attenzione a non confendere i problemi che le banche avevano qualche anno fa (anche di liquidità) con quelli di oggi (di patrimonializzazione). Con tutte le misure straordinarie della BCE, oggi la liquidità non è un problema generalizzato del sistema bancario, e non lo sarà almeno ancora per un po’.

    • Indipendentemente dal problema delle quattro banche, credo che un (il) grosso problema sia quello di far pensare che i soldi non spesi debbano, non solo non perdere di valore nel tempo, ma anche guadagnarlo.
      Si dovrebbe invece dire, specialmente da parte di chi può farsi ascoltare e ha responsabilità istituzionali, che questo non è vero. Non esiste nessun meccanismo economico o giuridico che garantisca questo fatto.
      Risparmiare è sempre rischioso in quanto ha a che fare con futuro, nessuno conosce il futuro e nessuno quindi può garantire che il futuro sia favorevole ai risparmiatori.
      Invece, e in questo grande responsabilità hanno le istituzioni economiche e gli economisti, si cerca di far passare la vulgata che il denaro crea automaticamente altro denaro, sperando che nessuno si ricordi della storia dei zecchini d’oro di Pinocchio.
      Ma d’altra parte da uno Stato che gestisce il furto del gioco del Lotto che ci si può aspettare?

  4. sono d’accordo. e come sai sono un grande fan delle tue tabelle riepilogative su quanto rendono davvero i btp e quanto i vari fondi.
    il mio problema era che l’articolo suggerisce che se facessimo come dici tu, ovvero spiegare il comcetto di rischio, avremmo panico e una terribile corsa agli sportelli.. ecco, secondo me non è vero e, in questo momento, non sarebbe nemmeno un dramma (finché c’è il QE). è agli autori dell’articolo che volevo dire non esageriamo, non tutte le posizioni “liberiste” sono sempre sbagliate a prescindere (e quindi, in questo caso, non c’è niente di male a dire “parlate in tribunale, non con il governo”).

    certo (ma questo è off topic) la tua logica secondo me verrebbe interpretata come un invito a tornare al mattone.. non credo che l’idea che i risparmi possano perdere di valore sarebbe così socialmente accettata, e non solo né forse principalmente per gli spot che le istituzioni fanno alle società finanziarie, ma proprio come convincimento radicato nella popolazione (in questo momento sto pensando a mia nonna)

    • Credo che il problema sia quello di considerare o meno una banca alla stessa tregua di qualsiasi altra attività produttiva privata. In realtà in un modo liberista, dove tutti sanno tutto di tutti, dovrebbe essere così, ma così non è, non solo per le solite asimmetrie informative, ma perché le banche hanno istituzionalmente anche un ruolo, riconosciuto, di gestione produttiva del risparmio e della liquidità.
      La confusione fra questi due aspetti, quello di impresa privata che dovrebbe far profitti e quello istituzionale dovrebbe essere monitorato, controllato, guidato e sanzionato dalla Banca d’Italia, che però a sua volta ha, al suo interno, grossi problemi di conflitto di interessi, è il grosso problema che andrebbe affrontato.
      Quanto a come gestire il risparmio, ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere fortemente consigliato di impegnare i loro soldi in titoli pubblici a basso rischio, i fortunati grandi risparmiatori penso che dovrebbero, se riescono a controllare la rapacità, affidarsi a professionisti del settore per gestire i loro risparmi.
      Non vorrei far preoccupare tua nonna, ma, magari con prudenza, falle sapere che anche investendo sul mattone si può perdere :-)

      • non c’è problema, nonna non ha risparmi…
        beh sono d’accordo con il tuo commento ma anche stavolta mi sento di rispondere nello stesso modo: anche i conflitti di banca d’italia sono affare dei tribunali (inclusi amministrativi). un aspetto che troppi danno per scontato in questi giorni è che ogni problema debba essere risolto dal governo, che io vedo come l’altra faccia dello slogan “l’uno forte che risolverà ogni problema”, o come si dice oggi “il governo che fa le cose”.
        comunque suggerendo che il mattone potrebbe perdere di valore ti sei messo nei guai. se ora ti bucano le gomme della macchina sai perché

      • Non è assolutamente pensabile che lo Stato garantisca le perdite di chi gioca d’azzardo (in borsa o al casinò), ma in questi casi deve dare delle regole che possono anche essere la proibizione di certi giochi.
        Anche nel caso che si tratti di vere e proprie truffe, non ha senso pretendere un risarcimento dalla Stato, ma chiedere soltanto giustizia penale e possibilmente risarcimento civile.
        Nel caso in questione anche io all’inizio ero del parere che il fatto potesse al massimo essere trattato come semplice truffa o raggiro di incapaci e quindi nessun risarcimento pubblico, ma ho cambiato, almeno in parte, parere.
        Per me la differenza sta nel fatto che si tratta di banche che, anche se imprese private, hanno però un ruolo istituzionale riconosciuto e garantito in vari modi dalla Stato. Altrimenti che senso avrebbe il ruolo di vigilanza da parte della Banca d’Italia?
        Non so se sia possibile portare in tribunale civile anche la Banca d’Italia per un risarcimento, ma forse potrebbe essere la soluzione.

  5. SOLIDARIETA’

    Anche fatti minori sul piano internazionale come il fallimento di istituti bancari di importanza marginale , proprio perche’ resi inevitabili dal veto posto dall’ amministrazione europea, devono essere considerati alla luce dei criteri ispiratori dei trattati internazionali.

    A questo proposito in primis la costituzione italiana stabilisce che l’italia accetta limitazioni di sovranita’ solo in condizioni di parita’ con gli altri paesi

    percio’ regolamenti e norme che contraddicono o rendono irraggiungibili i principi qualificanti dei trattati vanno disapplicati perche’ non sono stumenti utili per stabilire un ordine internazionale fondato su giustizia ed equita’

    Inoltre non si possono negare aiuti di stato alle banche di un paese, dopo che sono stati concessi a molti altri, solo perche’ il governo di quel paese non e’ stato abbastanza accorto e sollecito da chiedere il permesso in tempo: si tratta di una logica autoritaria immotivata sotto il profilo economico e giuridico

    Piu’ in generale , le regole stabilite per governare l’erogazione di fondi europei devono riportare all’obiettivo della coesione sociale ed economica, passando attraverso una gestione solidale delle risorse, che non distrugga le economie delle regioni meno efficienti, ma al contrario dia tempo e modo a tutti di accedere ai finanziamenti necessari in tempi di crisi, per arrivare veramente ad uno sviluppo diffuso portatore di occupazione.

    Il principio di sussidiarieta’ applicato in modo da vincolare i finanziamenti europei nell’ambito di progetti calati dall’alto e con tempi decisi ed applicati in modo autoritario ha portato l’ europa lontano dai traguardi stabiliti nel trattato dell’unione

    In sostanza l’europa, se vuole continuare a chiamarsi unione europea, deve rendere accessibili i fondi necessari allo sviluppo proprio nei territori dell’unione che faticano di piu’ ad accedervi , perche’ quelli piu’ in difficolta’ ne hanno davvero bisogno urgente.

    PROF Michele Partesotti

  6. Mai lette considerazioni più strampalate.
    -Chi ha un mutuo può dichiarare fallimento e dire alla banca che la casa è una “good company” mentre il mutuo è “bad company”? Ma cosa c’entra col bail-in? o.O Casomai invece riporta il falimento della banca più vicino al comportamento rispetto al mutuatario insolvente visto che ne rispondono i proprietari della banca…
    -La Grecia può dichiarare fallimento domani e i creditori devono reagire con un sorriso a denti stretti, e il dottor Schauble deve limitari a dire «Peccato, è andata così»? Ma cosa c’entra col bail-in? o.O Certo che avrebbe potuto farlo, con tutte le conseguenze del caso (ovvero nessuna possibilità di accesso al credito sui mercati e nessuno aiuto europeo) ma LA GRECIA ha deciso diversamente e di allungamento del debito si parlerà tra poche settimane…

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