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Il piu’ grande taglio delle tasse della storia dell’uomo sarà recessivo

pigadi Gustavo Piga(*)

Qualche chiarimento sulla c.d. manovra.

Non è una manovra che aumenta il deficit di 11 miliardi. Il deficit si riduce, non aumenta. Non è questione da poco, anche perché dicendo che aumenta sembra che abbiamo ottenuto una grande vittoria sull’Europa. Una piccola vittoria l’abbiamo ottenuta nel senso che il deficit sì diminuisce, ma di meno di quanto inizialmente previsto. Mi direte: ma allora come fa il Premier a dire che aumenta il deficit di 11 miliardi. Oh, è un vecchio trucchetto della politica. Ma andiamo per ordine. 

Che il deficit diminuisca, in valore sia assoluto che percentuale di PIL non lo dico io: lo dice la Nota di Aggiornamento del DEF inviata in Europa (e ancora da scrutinare da parte della Commissione europea). Più precisamente mentre il deficit 2014 si chiude al 3% di PIL e con un valore di circa 48,8 miliardi di euro, quello del 2015 di Renzi è programmato chiudersi – ha deciso il Governo – al 2,9% di PIL, 47,7 miliardi. 1 miliardo in meno, altro che 11 in più. E da dove esce fuori 11 direte? Oh semplice, dal famoso valore “tendenziale” del deficit 2015, che il Governo ha stimato al 2,2% di PIL. Siccome il deficit come abbiamo detto nel 2015 sarà del 2,9% di PIL, la differenza, 0,7% di PIL sono circa 11 miliardi. Ma che cosa è questo tendenziale? Semplice, è il valore al quale avrebbe teso “naturalmente” il deficit 2015 se non fosse stato deciso da Renzi invece che andava rifiutato e modificato, con la sua manovra, appunto, al 2,9% programmatico. Il tendenziale? Il tendenziale non ha significato economico, è il mondo come sarebbe stato se non fosse che non è stato. Per capire come il Governo ha deciso di sostenere l’economia più dell’anno precedente viste le sue difficoltà dobbiamo guardare a come è variato da un anno all’altro il deficit, non da come è variato il deficit tra quello che avrebbe potuto essere quest’anno (informazione irrilevante che non tocca l’economia) e quello che sarà. Una manovra dunque, quella di Renzi, certamente non espansiva, ma apparentemente nemmeno recessiva: infatti la riduzione dell’indebitamento dal 2014 al 2015 deriva dalla riduzione della spesa per interessi di 0,2% di PIL e dalla diminuzione dell’avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi) da 1,7 a 1,6%. Briciole, direte.

Un attimo per soffermarsi sulle famose slide di Renzi. Mi direte: ma come? Lui tra le cifre in entrata ha messo gli 11 miliardi di maggiore deficit! Sbagliato, come abbiamo visto il deficit diminuisce di circa 1 miliardo. Quindi le entrate non sono 36 miliardi ma circa 25. Che vanno a finanziare quali uscite? Non ha forse Renzi detto che le uscite sono pari a 36 miliardi? No, il conto deve tornare: se le risorse sono 25 miliardi, gli impieghi (le uscite) devono anche esse essere 25 per il 2015. E’ probabile che vengano dall’avere inserito nel 2015 delle uscite che in realtà erano già state decise nella legge di stabilità del 2013 e che già valevano nel 2014, e che sono state confermate nel 2015: in particolare i 6 miliardi di spese per missioni all’estero ecc. e 4 miliardi di bonus fiscale. Aggiungeteci che le entrate servono anche a ridurre il deficit di 1 miliardo e ci dovremmo essere. Comunque una bella cifra 25 miliardi, ma non 36.

25 miliardi di qua e 25 miliardi di là, manovra neutrale? Mica tanto. Perché se è vero che ci sono minori spese che finanziano minori tasse devono essere fatti alcuni distinguo essenziali. Primo, le minori tasse in una recessione come questa hanno certamente un effetto positivo minore dell’effetto negativo delle minori spese per appalti pubblici. Perché? Semplice. 1 euro in meno di spesa, specie se tagliato a casaccio – perché la spending review fino ad oggi non è mai stata fatta con il criterio che sarebbe stato necessario per individuare veri sprechi – genera riduzioni di produzione e occupazione immediati di pare ammontare: se lo Stato non domanda 100 ecomotografi, il PIL cade di 100 ecotomografi. E se l’azienda di ecotomografi fa meno soldi licenzia e/o paga meno i suoi dipendenti, che consumeranno di meno eccetera. Studi recenti su cui torneremo mostrano che 1 euro in meno di spesa pubblica in una recessione grave come la nostra tipicamente riduce il PIL di 1,2 euro. Fatevi i conti: se riduciamo la spesa di 15 miliardi, il PIL si abbasserà di circa 18 miliardi. “Ma ci sono le riduzioni della tassazione!!” direte voi. Certo. Ma non tutto il maggior reddito netto si traduce in consumi ed investimenti: tanto più si è pessimisti sul futuro, e in queste recessioni imprese e famiglie lo sono tanto, tanto meno se ne spendono, di quelle riduzioni. Se ipotizziamo ottimisticamente che l’effetto positivo delle minori tasse sia di 10 miliardi di PIL, abbiamo un PIL che calerà di 8 miliardi rispetto a quanto sarebbe stato senza questa manovra di Renzi: 0,5% del PIL attuale dunque, portando la crescita 2015 allo 0%, dallo 0,5% promesso da Padoan. Quarto anno di recessione consecutiva e debito su PIL che continua a marciare verso l’alto. Fate voi.

Certo che l’Europa ci guarda. Ma ci guarda benignamente ed è un’ingenuità pensare che sia effettivamente irritata con l’Italia per essersi rifiutata di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi di finanza pubblica: la Germania sta finalmente soffrendo per la mancanza di domanda italica e francese, si sta spaventando e ha chiesto di chiudere un occhio se non due sulle apparenti infrazioni italiane all’idiotico Fiscal Compact, pur di evitare una recessione peggiore. Ma la recessione ci sarà, come abbiamo visto sopra. E ci sarà perché malgrado tutti gli appelli di Renzi a Confindustria, gli imprenditori non investiranno quanto vorrebbe il Premier. E non lo faranno per colpa di quello che il Premier ha scritto, sotto dettatura europea: e cioè che anche se il deficit italiano resta al 3% di PIL oggi, scenderà al 2 e poi all’1 e poi allo zero, in tre anni. Lasciate stare che sia vero o meno: l’ha scritto. A forza di annunci recessivi di maggiori tasse o minori investimenti pubblici, richiesti dal Fiscal Compact, crolla l’economia italiana, che non ascolta i richiami all’ordine del Premier, e con essa la speranza di un’Europa diversa.

Renzi aveva due opzioni soltanto: o a primavera di quest’anno far partire sul serio la spending, e con 15 miliardi di tagli di veri sprechi (manovra non recessiva in questo caso) finanziare maggiori investimenti pubblici – unica vera leva per far ripartire occupazione e produzione – senza muoversi dal deficit del 3% di PIL ed abbattendo il rapporto debito PIL; o, preso atto della sua incapacità di fare la spending in tempo, come è stato, effettuare investimenti pubblici per 1% di PIL, 16 miliardi, portando il deficit al 4% di PIL ma riuscendo comunque ad abbattere il debito sul PIL grazie alla maggiore crescita di quest’ultimo e senza preoccuparsi di multe che nessun leader politico europeo avrebbe mai avuto il coraggio di comminare al fondatore Italia. No, Renzi non ha fatto nessuna delle due cose: ha scelto la via semplice di lasciare il deficit al 3% senza fare né spending né investimenti pubblici. Così che la disoccupazione possa crescere, il PIL crollare, il debito continuare nella sua salita. Che l’abbia fatto perché glielo ha chiesto l’Europa lo esonera solo in minima parte: l’Europa siamo noi, specie in questo semestre di Presidenza europea, e sarebbe stato opportuno ricordarlo a Schauble, collega tedesco di Padoan, che ha recentemente parlato – in una importante intervista televisiva ai margini della riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale – ben più a lungo del legale rappresentante dell’Unione, il nostro Padoan appunto, a cui spettava la parola. Tra pochi mesi saremo qui a chiederci come mai il PIL continua a crollare malgrado ci sia stato il più grande taglio delle tasse della storia dell’uomo.

 

Fonte: gustavopiga.it

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12 commenti su “Il piu’ grande taglio delle tasse della storia dell’uomo sarà recessivo

  1. […] Source:: Il piu’ grande taglio delle tasse della storia dell’uomo sarà recessivo […]

  2. E che ce vo’ professo’ Piga, effetti (per nulla imprevedibili) dell’ euro-gold-standard.

    Mi raccomando: “Piu’ Europa”!

  3. Non so.

    Se è vero che “non tutto il maggior reddito netto [derivante da un taglio delle tasse] si traduce in consumi ed investimenti”

    E’ anche vero, specialmente in Italia, che non tutti gli euro di spesa pubblica finiscono effettivamente in consumi ed investimenti, visto che una fetta rilevante finisce in tangenti varie, e l’altra fetta finisce agli amici degli amici invece che sul “mercato” in quanto tale.

  4. […] leggere analisi che dicono che la manovra finanziaria è “decisamente espansiva” e altre che affermano che essa ha un impianto recessivo. Come la mettiamo? Secondo me, il problema è che […]

  5. Concordo pienamente. Infatti i tagli contributivi alle assunzioni a tempo indeterminato pare non stia provocando un boom di colloqui di lavoro da parte delle imprese.

  6. Finalmente qualcuno inizia a pensarla come me, o quasi. Infatti da tempo ripeto che,soprattutto in un paese come l’Italia dove il 70% e forse più di aziende lavora per il mercato interno, l’unico modo per far ripartire la crescita e far partire i consumi.
    Nonostante promesse ed agevolazioni, una azienda non assumerà mai se non ha sviluppo di lavoro e prospettive future. Cosa ne può fare una azienda di 2 o 200 dipendenti in più se non ha lavoro neppure per quelli attuali ?
    Bisogna invece stimolare i consumi interni,lasciando alle famiglie una quantità maggiore di denaro da spendere. E questo soprattutto al ceto medio.
    Infatti che è alla soglia di povertà, potrà vivere un po’ meglio, ma null’altro.
    Chi è ricco non ha problemi ed ha già tutto.
    E’ il ceto medio che deve ripartire, ovvero chi in virtù di maggiori entrate è propenso a fare una vacanza più lunga, ad uscire di più al ristorante, a cambiare l’auto anche se va ancora bene, ecc….
    Distinti saluti
    Daniele Ricci

  7. io sono un modesto e attempato ingegnere, e di economia non capisco nulla, ma chiedo solo una cosa: come hanno fatto gli USA del c.d. “new deal” a uscire dalla recessione del 1929 e ritornare ad essere la superpotenza che erano e sono tuttora? se non erro, tra l’altro, con progetti come il ciclopico “Tennessee Valley”, che non solo come dicono gli anglosassoni “kill two birds with one stone” ma è andato oltre: ha risolto problemi di disoccupazione, di risorse idriche ed energetiche, e “last but not least” di immagine dell’Amministrazione, coesione sociale, e fiducia sia dei cittadini sia, immagino, delle imprese; e se ciò è costato una salutare iniezione di keynesiana inflazione, ben venga! noi invece siamo come uno che, per non cadere in tentazione e rischiare di commettere adulterio, si tagliasse gli attributi virili …. pensando di fare cosa gradita alla moglie!
    Maurizio Forcieri – Muggiò (MB)

    PS: non sono leghista: sono statalista

  8. riduciamo le tasse per le famiglie a reddito fisso
    http://www.4minuti.it/news/stefania-bigliardi-bene-riduzione-tasse-famiglie-reddi-0070060.html
    ci state dissanguandoooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!

  9. Tagliare le tasse piace tanto, ma di grazia, io vorrei poter ancora portare i miei cari in un ospedale che funzioni, e non in uno che, dato che le tasse vanno in regali alle imprese, non ha più modo di pagare i medici, o i tecnici, o le apparecchiature, o le lavanderie. Ma santo cielo, lo vogliamo accettare, perché capirlo è autoevidente, che pagare meno tasse significa avere meno soldi da spendere per i servizi pubblici? Cioè è un regalo ai ricchi che possono farne a meno e una tassa in più per i poveri che non possono permettersi di sostenere i costi di quei servizi di tasca loro? Il punto sarebbe se mai pagarle tutti, e quindi pagarne meno.

  10. Io ultimamente condivido molto i pensieri politici di Tiziano
    http://www.tizianomotti.com/

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