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Siamo tutti Keynesiani?

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«We are all Keynesian now» (siamo tutti keynesiani adesso). La frase attribuita dal Time a Milton Friedman è tornata ricorrente a partire dalla crisi del 2008, quando, volenti o nolenti, economisti e politici liberisti hanno dovuto accettare l’idea che lo Stato tornasse a ficcare il naso nell’economia. Con la dottrina dell’austerità espansiva concepita da Alberto Alesina e adottata come politica economica ufficiale dall’Unione europea, le cose sembravano tornate al loro posto. Ma ora che il fallimento di quella teoria è troppo evidente per essere nascosto, nuove conversioni si sono affacciate nel dibattito economico e politico.

 

Il cambio di rotta più sorprendete e per certi versi più radicale è quello di Luigi Zingales, notissimo economista della scuola di Chicago. Ecco cosa scrive sull’Espresso del 28 agosto:

Aprendo la porta per un possibile compromesso politico, Draghi ha detto che i vincoli di bilancio potrebbero essere allentati per quei paesi dell’Europa del Sud che aumentassero la flessibilità del lavoro. […] Per alcuni è solo sinonimo di un taglio dei salari. […] Io non penso che sia quello che Draghi ha in mente. Proprio a Jackson Hole, il governatore della Banca Centrale giapponese ha auspicato l’esatto opposto. Lamentando l’eccesso di flessibilità al ribasso dei salari giapponesi, ha chiesto una mano visibile che aiuti ad aumentare i salari. Senza un aumento dei salari, la domanda interna non può crescere, le imprese di conseguenza non sentono il bisogno di investire, e il paese stenta ad uscire dalla deflazione.
Non solo puntare alla riduzione dei salari può influire negativamente sulla domanda aggregata, ma, paradossalmente, ha un effetto ancora più devastante sulla flessibilità vera, ovvero la capacità di riqualificare e riallocare la forza lavoro.

Il ragionamento del governatore della Bank of Japan, sposato da Zingales, è esattamente quello di Keynes. Se da un lato il taglio dei salari abbassa i costi, dall’altra però riduce anche la domanda aggregata e quindi gli effetti su produzione e occupazione sono (se si è fortunati) nulli, ma possono persino essere negativi se si innesca una spirale deflazionistica. La teoria dominante, che ritroviamo quasi in ogni libro di economia, spiega al contrario che la disoccupazione è un effetto del mancato aggiustamento verso il basso dei salari e che essa non esisterebbe se i lavoratori accettassero la flessibilità salariale.

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22 commenti su “Siamo tutti Keynesiani?

  1. Siccome il momento del redde rationem si avvicina, Zingales e gli altri vogliono pararsi il [bip] quando si chiederà ad uno ad uno: tu cosa hai fatto per evitare la tragedia? Ma sarà tardi, perchè la rete non dimentica…

  2. 1. Io sono anti-montiano, ma Monti ha messo delle “tasse” molto inferiori (il valore cumulato delle sue manovre ammonta a 63 mld), più eque (poiché ha colpito anche e soprattutto i ricchi e i benestanti) e meno recessive (idem) di quelle messe da Berlusconi (il valore cumulato delle sue manovre è stato pari a 267 mld, addossato in gran parte sui ceti medio e basso e perfino sui poveri col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni).

    2. In Italia, per colpa dei sindacati e di parlamentari come Cesare Damiano (ex funzionario CGIL), si persiste, tenendo in piedi la CIG e non ampliando le tutele, ad attuare la solita, terribile, iniqua politica italica dei figli e dei figliastri. Io credo vadano tutelati TUTTI i disoccupati e la parte di inattivi che è disposta ad iscriversi, accettando la relativa disciplina, ai Centri per l’impiego radicalmente riformati, ché adesso sono inefficientissimi. Negli altri Paesi UE, non esiste la CIG, ma gli ammortizzatori sociali universali (tranne Grecia e Ungheria).

    3. […] Postilla:
    In sostanza, il Consiglio direttivo della BCE,[*] costituito dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona, cioè da funzionari pubblici pagati lautamente dalla collettività europea, sta disattendendo il suo statuto e sta mancando entrambi gli obiettivi, sia quello principale di tenere l’inflazione poco sotto il 2%, sia quello subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania) di sostenere la crescita economica e dell’occupazione. Con gravi conseguenze sulla vita e il benessere della collettività al cui servizio (teoricamente) essi operano (la crisi economica ha distrutto finora il 25% del tessuto produttivo italiano, 9 punti di PIL, centinaia di migliaia di posti lavoro, letteralmente centinaia di vite umane).
    Il re, cioè, è nudo, ma (quasi) nessuno fiata contro il potente sovrano monetario (la BCE) e si guarda bene dal menare scandalo per la sua condotta giuridicamente omissiva e moralmente criminosa, anzi ci sono persone e giornali che arrivano a inneggiare al salvatore Draghi.
    [Cerca con Google: “Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE”]

  3. Lunghini spiega (meglio di tanti altri) che “per Marx nel capitalismo le crisi non sono fatti eccezionali” in quanto “al singolo capitalista il salario appare come un costo di produzione” (“che, come qualsiasi altro costo di produzione, egli cercherà di minimizzare”; mentre “per il sistema economico nel complesso i salari sono potere d’acquisto, anzi la parte più consistente del potere d’acquisto complessivo”). Ora che anche Zingales sembra averlo finalmente capito, si potrebbe anche andare a ricostruire la genesi di questa specifica consapevolezza in maniera meno “politichese”. Scommetto che qualcuno ci era arrivato anche ben prima dello stesso Marx !

    http://keynesiano.files.wordpress.com/2009/08/marx-keynes-sraffa-il-ruolo-della-moneta-e-le-crisi-capitalistiche.pdf

  4. continuo a pensare che il problema non sia zingales draghi scuole di pensiero keneysiano od altro ecc (come se poi qualcuno tra questi avesse la teoria perfetta) purtroppo non è cosi, ed anche che parlarne su un blog di economia, sia un po’ come andare in un ospedale dove operano solo la parte sinistra o destra del corpo, cioè solo una parte . mi sono sempre chiesto la differenza tra un genio ed un,ottimo professionista quale fosse, e penso che la risposta l,ho trovata e la sintetizzo in questo: mentre un ottimo professionista ha chiaramente nell,ambito della disciplina specifica in cui opera una visione d,insieme ottima eccezionale od altro, un genio e una persona che oltre ad avere questa visione ha anche la capacita di relazionare questa ad una serie di fattori che vanno oltre la singola disciplina e toccano altri elementi dello sciibile umano. per es per geni si possono definire marx gramsci lenin keynes i montesquie ecc. ora noi in itala ( ma non solo) abbiamo ottimi economisti, ma non abbiamo politici all,altezza della situzione (ne intellettuali) che sappiano raccogliere quello che disciplinarmente viene prodotto da ottimi professionisti (nel caso economisti) e sappiano sintetizzarlo (e riproporlo) ad un livello piu avanzato. ora il problema che si pone è: 1) non si prende una scuola di pensiero specifica , ed attingendo ad essa si fa un colpo di stato con la logica di colpirne uno per educarne cento (in questo caso stati)2) non si prende una scola di pensiero specifica, e si esautora la politica, tutta perche questa secondo una visione di “classe” (le classi non esistono) un gruppo di persone hanno la presunzione di pensare che una teoria è superiore ad un,altra (che comunque anche se fosse ma non lo è) non ha il diritto di effettuare un blocco di potere ,e occupare spazi che non gli competono .per questo hanno fallito sono stati arroganti devono chiedere scusa ed andare a casa senza se, e senza ma . ed è ora che la politica finora esautorata dai vari pinocchi pinocchietti e demagoghi si riprenda lo spazio che gli compete di diritto. che il mio ragionamento non fa una grinza ed è supportato dal fatto che: anche se l,italia è il paese dei ventennii resta il fatto che gli uomini di stato da lui in poi sono sempre stati di un livello un po’ piu basso li cito lui, andreotti (“vincente”con moro) craxi l,altro lui nano ed ora l,ultimo pinocchietto. vedete se la parabola non è discendente

  5. Avete dimenticato Luigi Guiso! http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/29/quanta-confusione-sulla-crescita/154049/comment-page-2/ Un altro ‘top’ improvvisamente convertito! Evviva! Solo che ora bisogna convertire Padoan, affinché Renzi (e Hollande) non lasci solo Draghi!

    • 1. Reitero ciò che ho scritto 4 giorni fa nel blog di Carlo Clericetti, su “Repubblica”
      ( http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/27/draghi-sul-pareggio-conti-ue-inattendibili/#comment-312 )
      “4. L’alleanza dei Paesi del Sud Europa è da tempo caldeggiata, tra gli altri, da Prodi, consapevole che l’Italia da sola non ce la potrebbe fare con la Germania; egli però è un po’ scettico sull’adesione della Spagna, retta dal popolare Rajoy, che ha un buon rapporto con la Merkel ed al quale: a) è stato erogato (anche dall’Italia) un aiuto di 60 mld per il salvataggio delle banche e b) anziché penalizzarlo, come successe con la Grecia e il Portogallo, viene permesso di sforare il limite del 3% del deficit. Per quanto riguarda la Francia, anche ad essa viene permesso di non rispettare il limite del 3% ed Hollande è un mediocre, ormai (come pare abbia detto la ex moglie) irretito dal potere. Il 24 agosto scorso, discutendo su “Keynes blog” (cfr. “Dialogo su John Maynard Giavazzi (o quasi)”) ho scritto:
      “4) La quarta: Francia. Ho letto – se non erro – su Sbilanciamoci che anche il socialista Hollande fa quello che interessa soprattutto alle banche”.
      Come poi è stato confermato dalla defenestrazione del ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, colpevole di aver criticato la Germania e l’austerità, sostituito immediatamente, dopo una velocissima crisi di governo, da un banchiere, Emmanuel Macron. Ergo, al di là delle dichiarazioni, l’Italia è quasi sola in questa battaglia, tant’è che anche il tosto Renzi sembra ora “ammansito” dalla Merkel e da Padoan”.

      2. Il presidente Draghi già ora, anzi da tempo, è in flagrante violazione dello statuto della BCE (art. 2), emanazione dei trattati UE. Quesito: questi benedetti trattati UE sono norme cogenti solo per massacrare i povericristi? Se è così – come pare – è uno scandalo che, come ho già scritto più sopra, non si meni scandalo! (Per i dettagli, cerca con Google: “Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE”).

      3. Riporto un altro mio commento nel predetto blog.
      “Perché la BCE acquisti titoli sul mercato secondario non abbisogna di nessun accordo politico, ma non si risolverebbe moltissimo: non sono un esperto, ho letto un’analisi sul tema ma ora non la trovo, ma – come mero divertissement – credo si avrebbe forse un calo dei rendimenti e la retrocessione alle banche centrali nazionali, in ragione delle rispettive quote nel capitale della BCE, se non erro dell’87% degli interessi (la parte residua, pari al 13%, la trattiene per sé la BCE). All’Italia spetterebbe il 17,9%.
      Se questa procedura è corretta, nel caso la BCE comprasse 3.000 mld di titoli annuali all’1% (ma ora siamo sotto l’1%), gli interessi annui sarebbero pari a 30 mld; la quota da distribuire agli Stati pari a 26,1 mld e la quota spettante all’Italia pari a 4,672 mld. Ripeto: sempre che la procedura sia corretta. In dare, ovviamente, andrebbero gli interessi passivi da pagare alla BCE sulla quota parte dei 3.000 mld rappresentata dai titoli italiani. Ipotizzando – considerate le dimensioni del nostro debito – il 30% dei 3.000 mld, gli interessi passivi sarebbero pari a 9 mld; il saldo passivo sarebbe pari a (4,672-9)=-5,328. Risparmieremmo qualcosa sugli interessi passivi, ma non risolveremmo i nostri problemi. Cosa radicalmente diversa sarebbe se la BCE acquistasse – come ora chiedono a gran voce anche famosi neoliberisti (pentiti) – 3.000 mld di titoli nuovi a lunga scadenza e a tasso zero o quasi, sostitutivi di titoli molto più onerosi. La quota dell’Italia ascenderebbe a 537 mld, su cui, ipotizzando un tasso del 4%, l’Italia risparmierebbe 21,5 mld all’anno. Una bella cifra! Alla faccia delle banche e simili che detengono il 90% del nostro debito pubblico”.
      [Secondo il prof. Andrea Terzi (cfr. articolo del “Sole 24 ore” “L’Eurozona entra nell’era dei tassi sottozero. Ecco che cosa può fare la Bce e cosa può cambiare per i mutui”), non c’è bisogno di cambiare le regole perché la BCE possa acquistare titoli pubblici nuovi, purché siano bond emessi dall’Eurozona.]

  6. L’austerità espansiva è la madre di tutte le cazzate, è il patetico tentativo di salvare capra e cavoli, che in se sarebbe pure nobile se non fosse che in quest’epoca di pazzi si cerca un compromesso non tanto per aiutare i più deboli , quanto per non inimicarsi i più forti. E’ tempo di tornare alle decisioni giuste, quelle che tutelano la maggioranza delle persone facendosi carico di battaglie giuste contro i poteri forti delle lobby e delle multinazionali.

  7. è una domanda ma anche una affermazione perche in questo caso non ricadrebbe sul debito pubblico degli stati (la seconda pozione) ma rimarrebbe sotto la tutela della bce che a sua volta sarebbe tutelata da beni materiali in garanzia. se cosi fosse non si tratterebbe di risparmio ma di risorse aggiuntive a tasso agevolato

  8. Mancano Scacciavillani e Boldrin. Qualche mesetto fa sulla sua pagina sul Fatto, Scacciavillani mi avevi suggerito non ci fosse alcun rischio di deflazione. Si è visto.

  9. La flessibilità non significa nulla, occorre capire se ci si riferisce alla flessibilita’ salariale o ad altri tipi di flessibilita’…ad esempio quella sulle garanzie…per risolvere il problema occorre garantire flessibilità nelle garanzie ed equilibrarla con flessibilita’ salariale, vale a dire: meno garanzie ho, più sono pagato…se pensiamo che un contratto di lavoro sia un contratto matrimoniale, non ne usciremo mai…è ovvio che le pressioni salariali saranno sempre verso il basso, con tutto cio’ che ne consegue…e poi c’è bisogno di un salario minimo, ma de facto non de iure…il salario minimo deve essere il sussidio di disoccupazione universale…detto questo la crisi attuale non deriva dalla crisi del capitalismo descritta da Marx, anzi e’ il contrario: e’ stato l’eccesso di capitalismo, quando tutti si sono trasformati in imprenditori immobiliari una decina d’anni fa…mi dispiace per i tanti marxisti di oggi, ma la crisi del capitalismo descritta da Marx non si e’ ancora mai verificata, in compenso c’è stata svariate volte la crisi del Marxismo…

    • 1) La flessibilità dei salari, dal punto di vista dell’imprenditore-tipo italiano, riguarda sia l’esborso monetario (salario diretto, indiretto e differito) sia l’utilizzo (modi e tempi della prestazione), sia i diritti (astensione dal lavoro, rappresentanza sindacale, modi di cessazione del rapporto di lavoro).
      2) Sono d’accordo, il lavoro precario dovrebbe essere remunerato di più di quello stabile. L’orientamento legislativo nell’ambito del centrosinistra pareva orientato in tal senso, ma purtroppo non si è ancora concretato in una legge efficace. Fatto salvo comunque il fatto che – come si dice – fatta la legge trovato l’inganno, in sede di applicazione concreta gli imprenditori (anche nei settori sottratti alla concorrenza internazionale), potendo scegliere tra un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che costi di più e un rapporto di lavoro flessibile (precario) e che costi di meno scelgono, alla Catalano, quasi tutti il secondo.
      3) Vista la pletora di denominazioni per i 2 istituti, do una precisazione terminologica: a) salario minimo obbligatorio è la paga minima (oraria o mensile) obbligatoria per legge; b) reddito minimo garantito – ma ci sono altre denominazioni – (platea dei beneficiari selezionata e condizionata) è un ammortizzatore sociale; c) reddito di cittadinanza (platea dei beneficiari universale) è anch’esso un ammortizzatore sociale. Dati gli esborsi del reddito di cittadinanza, è consigliabile riferirsi esclusivamente al “reddito minimo garantito”. Nota: la proposta di legge di M5S parla di reddito di cittadinanza, ma erroneamente, poiché la platea dei beneficiari in essa contemplata è limitata dall’importo complessivo previsto (19 mld) e condizionata.

      PS: Detto da non marxista, il pistolotto ideologico finale è l’ennesima conferma che i 4 gatti ricchissimi, potenti, egoisti e spietati possono spadroneggiare e decidere il destino di tutti sol perché, oltre alle loro enormi risorse finanziarie, al controllo dei media, all’ausilio di agit-prop ben retribuiti, possono contare anche – e soprattutto – sull’ammuina gratuita dei poveri.

      • Premesso che gli ideologizzati sono quelli che vaneggiano di Marxismo dopo più di un secolo di fallimenti teorici ed empirici, voglio precisare cosa intendevo dire in tema di salario minimo. Il salario minimo va ovviamente determinato, ma contemporaneamente va introdotto un sussidio di disoccupazione universale di importo pari al salario minimo, cosi’ chiunque sarebbe costretto ad applicarlo in un rapporto di lavoro…sussidio di disoccupazione non reddito di cittadinanza attenzione, che non significa nulla in termini macroeconomici, un assegno da staccare a chiunque sia in età lavorativa e non abbia un lavoro, se sia fattibile in italia e quali e quanti cambiamenti occorrerebbero impiantare per attuarlo non è argomento dei miei commenti sinceramente, dubito che gli italioti siano capaci di autoprodurre cambiamenti positivi della propria esistenza sinceramente…

      • 1. Gli ideologizzati sono anche quelli che tirano fuori il marxismo senza motivo.

        2. In termini pratici, dire “sussidio di disoccupazione universale” da dare a tutti quelli in “età lavorativa [da 15 anni in su] e non abbiano un lavoro” o “reddito di cittadinanza universale” è quasi la stessa cosa, soprattutto se lo si fissa pari al salario minimo obbligatorio.

        3. A mio avviso, anche dire “dubito che gli italioti (sic) siano capaci di autoprodurre (sic) cambiamenti positivi della propria esistenza” è sia una forma di ideologismo, sia un indizio di proiezione.

      • 1. Il terzo commento a questo post è tutto incentrato su Marx, sei un po’ disattento;
        2.io intendiamoci non perdo tempo a leggere le scemenze dei 5 stelle, ennesimo parto della fervida mente dell’elettore italiano, però etimologicamente reddito di cittadinanza fa riferimento ad una quota di sussidio da dare a tutti i cittadini senza distinzione, al contrario il sussidio di disoccupazione è da attribuire solo ai residenti (non necessariamente cittadini) che cercano attivamente lavoro.
        3. Ovvio che quanto detto implica una serie di misure applicative, di tipo organizzativo non proprio banali, quali uffici pubblici di collocamento efficienti, controlli inflessibili, senso civico diffuso e “controllo sociale” per evitare di trasformare gli italiani tutti in un popolo di disoccupati cronici col lavoro in nero, oltre che misure di politica economica non banali per trovare le risorse necessarie, di qui la mia chiosa finale che ribadisco e sottoscrivo 10 volte, anche se evidentemente trattasi di opinione personale…

      • 1. Per la precisione, il terzo commento a) è dell’8/9, b) l’avevo ben letto (anche se io di solito sui “marxisti” cerco di… glissare), ma non puoi pretendere che me lo ricordassi 5 giorni dopo, il 13/9, quando c) hai ‘postato’ il tuo primo commento, che non solo non era incolonnato in risposta al predetto terzo commento, ma – carenza piuttosto grave – non conteneva neppure alcun riferimento incidentale al commento predetto, per aiutare i lettori.

        2. La PdL di M5S – ripeto – contiene un’evidente contraddizione lessicale e contenutistica tra la denominazione usata di “reddito di cittadinanza” e il testo e la sostanza della proposta di legge.

        3. D’accordo per la definizione del reddito di cittadinanza, ora è corretta (si vede che hai studiato) e per l’assetto organizzativo necessario, ma il problema della sostanza (copertura) rimane ed è insolubile, se pretendi che il reddito minimo garantito sia – giustamente – destinato a tutti i residenti, ma – imprudentemente – che sia pari al salario minimo obbligatorio. Per un’utile comparazione in UE, cerca con Google “Dossier reddito minimo garantito”, dove troverai l’Rmg dei principali Paesi (2011, fonte CIES), che riporto qui sotto, quasi nessuno dei quali è pari o lontanamente prossimo al salario minimo. In più, devi considerare che ad un Rmg di importo contenuto devi necessariamente affiancare le provvidenze per la casa (i prezzi delle case e gli affitti sono elevati in Italia, più che altrove), che richiedono, da una parte, il potenziamento dei sussidi all’affitto (ora comunali) e , dall’altra, l’implementazione di un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità, ora in Italia particolarmente deficitari (trovi i dati comparativi UE nel citato ‘post’ del mio blog).
        Paese…………2011 (in €, al mese)
        Germania……364
        Francia ….….475
        Spagna …..…412,7
        Gran Br…..…742
        Danimarca .1.389.

  10. direi che 10 giorni dopo abbiamo visto che Zingales sbagliava. Draghi vuole proprio la depressione senza fine.

  11. […] impellente per il nostro paese se si vuole uscire dalla crisi economica. C’è chi, come Francesco Giavazzi, è arrivato a sostenere che pur di realizzarla non dovremmo preoccuparci di sfondare il tetto del […]

  12. […] impellente per il nostro paese se si vuole uscire dalla crisi economica. C’è chi, come Francesco Giavazzi, è arrivato a sostenere che pur di realizzarla non dovremmo preoccuparci di sfondare il tetto del […]

  13. […] impellente per il nostro paese se si vuole uscire dalla crisi economica. C’è chi, come Francesco Giavazzi, è arrivato a sostenere che pur di realizzarla non dovremmo preoccuparci di sfondare il tetto del […]

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