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Monti sbaglia, le risorse per la sanità ci sono

di Domenico Moro da Pubblico il giornale

Il premier Mario Monti, intervenendo in collegamento a Palermo durante l’inaugurazione di un centro biomedico della fondazione Ri.Med., ha rilasciato una dichiarazione preoccupante: «Il nostro sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento. La posta in gioco è altissima».

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Il fallimento dell’Agenda Monti: nessuna luce in fondo al tunnel

di Gustavo Piga

L’OCSE è un’organizzazione dove la politica impera. A volte si intrufola la verità, ma mai in maniera chiara.

Solo 6 mesi fa, nel suo precedente Economic Outlook sull’Italia il deficit su PIL italiano per il 2013 era previsto al -0,6%, pienamente coerente con il -0,5% del Governo Monti. Se facciamo poca fatica a capire perché un Governo possa dimostrarsi incredibilmente ottimista senza avere nessuna ragione concreta per esserlo, da una organizzazione di alto livello ci aspetteremmo ben altro. Ma così va il mondo. 6 mesi dopo, solo 6 mesi dopo, l’Ocse prevede per l’Italia un deficit-PIL al -3%.  Scandaloso? Chissà.

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L’accordo sulla produttività non risolverà i problemi che causano la bassa competitività italiana

di Nicola Acocella, Riccardo Leoni, Paolo Pini, Leonello Tronti da Repubblica – Affari e Finanza

Ancora una volta un accordo separato. Un patto che non va al cuore dei problemi e serve soltanto a ridare un respiro cortissimo ad imprese e lavoratori in cambio di una riduzione ulteriore del ruolo del contratto nazionale, di una rinuncia ai già indeboliti meccanismi di difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni, di un nulla di fatto sul terreno dei diritti di rappresentanza. Un’opportunità sprecata di muoversi in una prospettiva di crescita economica sostenibile e di benessere per le future generazioni, superando i fattori progressivi del declino del sistema industriale. L’accordo firmato tra le Parti sociali ad esclusione della Cgil e recepito con entusiasmo dal Governo è un cattivo accordo, sbagliato nella forma e nel merito. Anzitutto, la contrattazione collettiva tesa a creare un circolo virtuoso tra crescita delle retribuzioni e crescita della produttività non può prescindere dalla democrazia sindacale.

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L’emergenza è la disoccupazione più dello spread

di Domenico Moro*, da Economia e Politica

In Eurolandia la disoccupazione è strutturale…

La vera emergenza nell’area euro non è lo spread ma la disoccupazione. Lo ammette la Bce nel suo ultimo rapporto sul mercato del lavoro[1], che rivela come un’elevata disoccupazione sia ormai una caratteristica strutturale dell’economia europea.

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Accordo sulla produttività, un film già visto

Link all’intervista

di Emiliano Brancaccio

Da tempo la Germania impone al resto d’Europa una dura competizione al ribasso sul costo unitario del lavoro, ossia sul rapporto tra il salario e la produttività dei lavoratori. Gli altri paesi non criticano ma si accodano passivamente, alcuni con relativa facilità ed altri, come l’Italia, con estremo affanno. In questo funesto scenario deflazionistico il Governo italiano, la Confindustria e i sindacati, con l’esclusione della CGIL, sottoscrivono un nuovo accordo, che nelle intenzioni dichiarate dovrebbe puntare al rilancio della produttività ma che a ben guardare ha le caratteristiche adatte per rivelarsi un ennesimo meccanismo di schiacciamento delle retribuzioni. Il contratto nazionale viene infatti ancora una volta depotenziato, a favore di una contrattazione aziendale che nonostante la pioggia di incentivi rimarrà nella stragrande maggioranza dei casi inattuata. L’esecutivo dei professori sceglie dunque di insistere con una politica di deflazione salariale già lungamente perseguita, che non ha favorito la crescita del prodotto per lavoratore ma potrebbe anzi aver contribuito alla sua stagnazione. Una intervista a Emiliano Brancaccio (Università del Sannio).

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Teorie economiche e governi tecnocratici

di Francesco Saraceno, senior economist OFCE, Parigi

Le prossime elezioni italiane hanno innescato un interessante dibattito sulle scelte future, e sul ruolo dei governi tecnocratici. Pochi giorni fa la giornalista italiana Barbara Spinelli ha pubblicato sul quotidiano La Repubblica una magistrale analisi delle difficoltà incontrate da una sfera politica che sembra incapace, o che non ha la volontà, di riprendersi dai tecnocrati il compito di governare, e con questo intendo il diritto / dovere di scegliere tra politiche che comportano diverse conseguenze economiche e sociali.

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Le prospettive economiche dei giovani choosy

La bassa dotazione di capitale umano spiega in misura significativa anche la bassa produttività del lavoro in Italia. Bisognerebbe invertire la tendenza con politiche che riqualifichino la domanda di lavoro. Ma purtroppo la ‘storica’ dichiarazione di Tremonti – “con la cultura non si mangia” – sembra aver trovato proseliti anche nel governo Monti.

di Guglielmo Forges Davanzati da MicroMega on line

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Liberté, égalité, austérité

Dopo il downgrade del debito pubblico francese da parte di Moody’s il governo di Parigi ha annunciato che metterà mano alle “riforme strutturali”, come richiesto dalla stessa agenzia e sollecitato dal governo Merkel, in particolare quella del mercato del lavoro. Anche la Francia, quindi, che aveva già ceduto sul fiscal compact, si prepara ad applicare la ricetta tedesca, nonostante il fallimento ben visibile in tutti i paesi periferici dell’eurozona.

Per capire la situazione economica francese è utile leggere questo articolo di Vladimiro Giacché apparso su Pubblico una settimana prima del downgrade da AAA a AA1, che indicava già la possibilità che le agenzie rivedessero il rating di Parigi a breve.

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Più Europa? L’UE taglia il suo bilancio, è gara di austerità tra Bruxelles e stati membri

La vicenda del bilancio dell’Unione Europea dimostra che la retorica del “più Europa” non basterà a salvare l’UE dalla recessione, né assicurerà la tenuta dell’Euro. Forse è tempo che i decisori politici, o coloro che si candidano a diventarlo, passino al conflitto aperto, se davvero ritengono che l’Unione e l’Euro possano e debbano essere salvati.

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[Video] La “mano pubblica” e quella del mercato (Riccardo Realfonzo contro Piercamillo Falasca)

Segnaliamo questo interessante video tratto dalla trasmissione Rai Unomattina, che vede contrapposti Riccardo Realfonzo (docente di economia presso l’Università del Sannio) e Piercamillo Falasca,  laureato in economia e assistente parlamentare di Benedetto della Vedova (FLI).