44 commenti

MMT: la risposta di Warren Mosler ad Emiliano Brancaccio

brancaccio-mosler

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un intervento di Emiliano Brancaccio sulla Modern Money Theory nel quale si mettevano in evidenza i pregi e i limiti di questa teoria. Warren Mosler, uno degli esponenti più noti dell’MMT, ci ha fatto giungere la sua risposta che pubblichiamo. 

Continua a leggere »

22 commenti

Critica alla teoria economica dietro l’azione del governo Monti

cover_economist

Il fallimento delle politiche economiche messe in atto dal governo Monti è anche il fallimento delle teorie economiche che le hanno sostenute sul piano “scientifico”, e che possono essere ricondotte a due proposizioni: 1) La riduzione della spesa pubblica accresce i consumi. 2) La riduzione della spesa pubblica accresce gli investimenti privati

di Guglielmo Forges Davanzati

Continua a leggere »

12 commenti

Lo spread, il sogno di Monti e l’incubo degli italiani

l43-mario-monti-111227145644_big

di Riccardo Realfonzo

L’instabilità politica italiana aumenta e subito i mercati reagiscono. E dire che il presidente Monti aveva appena ammesso che l’obiettivo reale di questo suo anno di governo, la ragione di tutti i sacrifici imposti agli italiani, era dimezzare lo spread. Il fatto è che quando Monti prese le redini del governo lo spread di cui parliamo – cioè la differenza tra il rendimento dei titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi (che poi è il diverso costo che i due Stati sopportano per finanziarsi sul mercato) – era pari addirittura al 5,74%; e Monti si è era proposto di dimezzarlo (portandolo al 2,87%). Nei giorni scorsi il risultato era stato sostanzialmente raggiunto, dal momento che lo spread si era affacciato sotto il 3%. Colpito dalla cosa, Mario Monti aveva anche fatto un sogno: quella riduzione dello spread era merito del suo governo e delle sue politiche di austerità. Insomma, per dirla col ministro Grilli, lo spread si è ridotto “perché rispettiamo gli impegni”. Continua a leggere »

8 commenti

Produttività: caro Krugman ti sbagli, la colpa è dell’euro

Italia

di Matias Vernengo*

In un recente post, Krugman ha rilevato l’andamento negativo  della produttività dell’Italia rispetto a quella della Francia, in particolar modo dalla fine degli anni ‘90, dopo il lancio dell’euro. Egli fa giustamente notare che la dimensione del Welfare State non dovrebbe essere il principale imputato, dal momento che anche in Francia è di grandi dimensioni (secondo lui più grande). Continua a leggere »

63 commenti

Pregi e limiti della Modern Money Theory (MMT). Una critica costruttiva

mmtdi Emiliano Brancaccio

“Mezzogiornificazione” europea: Paul Krugman (1991) l’aveva preannunciata in tempi non sospetti ed altri, poi, l’hanno riesaminata e ne hanno studiato gli sviluppi. Con questa espressione possiamo intendere, sinteticamente, quei processi  di desertificazione produttiva, annientamento o assorbimento estero dei capitali nazionali ed emigrazione di massa dei lavoratori, che soprattutto a seguito della crisi economica stanno determinando profondi mutamenti nella struttura produttiva dei paesi periferici dell’Unione monetaria europea. La “mezzogiornificazione” indica, in sostanza, che il dualismo economico che ha duramente segnato la storia dei rapporti tra Nord e Sud Italia non costituisce più un caso particolare limitato al nostro paese, ma andrebbe ormai riletto come caso anticipatore ed emblematico di un dualismo molto più ampio, che si riproduce oggi su scala continentale tra i paesi del Nord e del Sud dell’Europa, e che rischia di compromettere gravemente i loro futuri rapporti economici e politici.

Continua a leggere »

19 commenti

Per una terza via keynesiana tra austerità e populismo

la-malfa-gawronski-1

Indici PMI (Europa) e ISM (USA) della fiducia delle imprese a confronto. Fonte: Moody’s

di Giorgio La Malfa e Piergiorgio Gawronski

Nel decreto Salva-Italia del dicembre 2011, il Governo aveva enunciato l’obiettivo di ridurre il deficit pubblico per il 2012 all’1,6% del Pil e di annullarlo nel 2013 e aveva stimato una flessione del Pil dello 0,4% nel 2012, seguita da una ripresa nel corso del 2013*. Nella Nota di aggiornamento al Def del 20 settembre, il quadro muta radicalmente. Per il Governo il Pil 2012 crolla del 2,4%. È, come dice la Nota, il «peggioramento dello scenario internazionale»? No, giacché le esportazioni crescono in linea con le previsioni (+1,2%). La correzione dei conti pubblici sta avendo effetti molti più gravi del previsto.

Continua a leggere »

6 commenti

La lotta di classe nel 2012

Paul Krugman

Si tratta di una verità scomoda ma reale che non siamo tutti sulla stessa barca; l’America della guerra di classe a tutto campo ha perso alla grande le elezioni, ma ora cerca di usare la pretesa di essere preoccupata per il deficit per strappare la vittoria dalle fauci della sconfitta.

di Paul Krugman, New York Times, 29 novembre 2012

Continua a leggere »

15 commenti

[grafico] Gli straordinari effetti della repressione dei mercati finanziari

bankingcrises

Il grafico  (tratto da Alan M.Taylor, The Great Leveraging, basato sui dati di Reinhart e Rogoff, This time is different) mostra la percentuale delle economie in una crisi finanziaria tra il 1800 e il 2008 (be’ sì il famoso lungo periodo). Tra il 1940 e gli anni 70 (i famosi “30 gloriosi”) nessuna economia avanzata ha vissuto una crisi finanziaria ed anche le economie meno sviluppate sono state sostanzialmente stabili. E’ l’unico periodo nell’intera storia del capitalismo moderno a presentare una stabilità così elevata.

Cosa è successo? In quegli anni, caratterizzati dalla vittoria del keynesismo (sia pure “bastardo” come lo definiva l’allieva di Keynes Joan Robinson), la finanza era strettamente regolata (si pensi al Glass-Steagal Act), tanto che Reinhart e Rogoff hanno parlato di “repressione finanziaria”, e tutte le economie del mondo si rifacevano alle prescrizioni pratiche di Keynes circa la gestione della domanda effettiva.

Dagli anni 70, con la fine del sistema di Bretton Woods, la liberalizzazione dei mercati finanziari e dei commerci internazionali, il progressivo abbandono delle politiche di intervento pubblico, le crisi sono tornate, fino al grande crack di 5 anni fa.

(il grafico è tratto dal blog Naked Keynesianism di Matias Vernengo)

17 commenti

Paul Krugman sull’Italia: E se il crollo della produttività fosse solo apparente?

r-PAUL-KRUGMAN-FISCAL-CLIFF-large570

di Paul Krugman

Nelle discussioni che riguardano la crisi dell’euro l’Italia viene spesso abbinata alla Spagna alla Grecia etc. Ma la storia è del tutto differente. Non ci sono stati massicci afflussi di capitale; il debito è elevato ma non lo sono i deficit. Ciò che più colpisce dell’Italia è l’andamento notevolmente fiacco della produttività a partire dalla metà degli anni ’90.

Continua a leggere »

15 commenti

L’Italia spende troppo per la sanità? Neppure per sogno, ecco i dati

Il ministro della salute Balduzzi e Mario Monti

Numeri, dati, fatti. E’ da questi che dovrebbe partire non solo la scienza economica ma anche i politici e i professori di economia prestati alla politica. Eppure raramente è così. Secondo Mario Monti il sistema sanitario italiano non è sostenibile. Eppure i dati dicono che non spendiamo affatto più degli altri, anzi. E dicono anche che paesi dove si è provveduto a privatizzare la sanità fanno peggio di noi in termini di spesa totale e anche di componente pubblica della spesa.

Continua a leggere »