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Uscita dall’euro: la situazione è “un po’ più complessa”

euro-domino

di Leonardo Becchetti, Mauro Gallegati, Guido Iodice, Daniela Palma, Francesco Saraceno, Leonello Tronti

da Il Fatto Quotidiano del 2 Novembre 2016

“La situazione era un po’ più complessa”. La frase pronunciata da Servillo/Andreotti nel film “Il Divo” di Paolo Sorrentino balza subito alla mente leggendo l’articolo di Alberto Bagnai e Jens Nordvig (Il Fatto Quotidiano, 19 ottobre) in cui i due autori cercano di minimizzare gli effetti dell’uscita dall’euro che, secondo molti, potrebbero essere disastrosi (vedasi “Via dall’euro non significa uscire dal liberismo”, il manifesto 7/10/2016). A tale proposito Bagnai e Nordvig sostengono che “L’onore della prova cade sui catastrofisti, poiché l’evidenza storica è contro di loro. Lo studio più autorevole sulla dissoluzione di unioni monetarie, condotto da Andrew Rose all’Università della California, chiarisce che nei 69 casi verificatisi nel dopoguerra non si registrano movimenti macroeconomici violenti prima, durante o dopo un’uscita”.

Ma proprio Jens Nordvig, con Nick Firoozye, è l’autore di un articolo (“Rethinking the European Monetary Union”, pubblicato in occasione del premio Wolfson 2012), in cui si mettono in luce gli effetti potenzialmente disastrosi di una rottura dell’eurozona. Il capitolo 2 dello studio inizia bene già dal titolo: “Perché la rottura dell’eurozona non ha precedenti” e qui potremmo già fermarci, perché se non ha precedenti è inutile andare a ripescare i 69 casi di Rose, che riguardano peraltro l’uscita da una unione monetaria (spesso con una nazione colonizzatrice) di paesi irrilevanti a livello globale, dall’Algeria allo Zimbabwe. L’euro è evidentemente un animale molto diverso. Nordvig e Firoozye sostenevano, a ragione, che l’eventuale rottura dell’eurozona sarebbe molto differente da tutti i casi precedenti per la dimensione economica dell’area euro (quasi il 20% del Pil mondiale, contro una media dello 0,1% per gli episodi precedenti considerati nel loro paper), per l’interconnessione finanziaria al suo interno, e per il ruolo dell’euro come moneta di riserva internazionale, indicatore dell’interconnessione finanziaria esterna della zona euro. Scrivono in proposito Nordvig e Firoozye: “La rilevanza del ruolo internazionale dell’euro è particolarmente evidente nel caso di un full break-up, in cui l’euro cessi di esistere. In un tale scenario, non ci sarebbe alcun precedente per come ridenominare decine di migliaia di miliardi di contratti di diritto internazionale nelle nuove valute”. Tra questi contratti i tanti derivati emessi spesso fuori dell’area euro, specialmente sotto legge britannica e americana. Sempre secondo lo studio del 2012, una rottura disordinata dall’euro, ad esempio a seguito dell’uscita unilaterale dell’Italia, causerebbe “il congelamento del sistema finanziario internazionale” e l’“ondata di fallimenti avverrebbe a livello globale”. Un’analisi condivisa da Barry Eichengreen, economista e storico dell’economia, secondo il quale la rottura dell’euro sarebbe una “Lehman Brothers al quadrato”.
Le preoccupazioni di Nordvig (nel 2012) del resto sono confermate dal contenuto del “Manifesto di solidarietà europea” del 2013 (firmato, oltre che da Nordvig, anche da Bagnai), nel quale si propone una forma di uscita “controllata”: quella della Germania. Se invece ad uscire fossero i paesi periferici, scrivono gli autori del “Manifesto”, si correrebbe “il rischio di panico bancario e il collasso del sistema bancario nei paesi dell’Europa meridionale, che potrebbe verificarsi se questi fossero costretti ad abbandonare l’Eurozona o decidessero di farlo per pressioni dell’opinione pubblica nazionale, prima di un abbandono dell’Eurozona da parte dei paesi più competitivi.” Parole che sembrano confermare quanto scritto da Beppe Scienza sempre su Il Fatto, il quale giustamente distingue l’uscita “dall’alto” della Germania dall’uscita “dal basso” dell’Italia o della Grecia.
A ciò va aggiunto che l’eventuale ritorno alle monete nazionali non è una semplice svalutazione, ma una ridenominazione da una moneta di riserva (l’euro) a tante monete non di riserva (lira, peseta, dracma, ecc.) e questo sarebbe, nella percezione dei mercati, qualcosa di nettamente differente dalla mera svalutazione (come quella accaduta nel 1992, citata da Bagnai-Nordvig). Si può immaginare cosa ciò comporterebbe per il valore della nuova lira, per la valutazione dell’affidabilità creditizia del nostro paese (sia per il settore pubblico che per quello privato) e per i tassi di interesse sul mercato dei capitali.
La rottura della zona euro, a seguito dell’uscita unilaterale di un paese come il nostro, sarebbe un evento sicuramente traumatico e senza precedenti storici, con conseguenze economiche, legali e finanziarie esiziali. L’onere (o l’onore) di provare il contrario non può che ricadere su chi, solo tre o quattro anni fa, condivideva questa analisi, mentre oggi sembra basare le proprie convinzioni su precedenti storici scarsamente rilevanti.

 

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19 commenti su “Uscita dall’euro: la situazione è “un po’ più complessa”

  1. Come forse è noto, risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite, che spesso resistono a qualunque prova contraria.
    Io lo verifico da 5 anni in tema di a) governo Monti; e b) pensioni e spesa pensionistica.

    Nel primo caso, quasi TUTTI ignorano che, nella scorsa legislatura, il governo Monti ha varato, in un tempo equivalente, soltanto 1/5 del totale delle manovre correttive rispetto ai 4/5 del governo Berlusconi e sono state molto più eque; ma le tasse e la recessione vengono da TUTTI attribuite a Monti e non a BERLUSCONI; nel secondo caso, che la tanto vituperata riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24) è molto meno severa della riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12 + integrazioni DL 98/2011 e DL 138/2011), ma l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento, oltre a tutte le misure di Sacconi, viene ascritto alla Fornero; e che la spesa pensionistica (pari a circa 270 mld lordi) contiene 45 mld di imposte, che per l’INPS è una partita di giro poiché esso paga il netto, e 45 mld di voci spurie, suddivise più o meno a metà tra TFR (che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento) e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti (fiscalità generale); per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è in “attivo” e “creditore” verso lo Stato.

    Eppure, ogni volta che mi capita di intavolare una discussione su uno di questi 2 temi, anche con docenti universitari di Economia (incluso Bagnai, che ignorava la legislazione sulle pensioni, il che mi costrinse a postare uno dei miei – pochissimi – commenti nel suo blog, parzialmente censurato dell’incipit, proprio per il riferimento alle sètte http://goofynomics.blogspot.it/2015/06/il-reddito-della-gleba.html), che si suppone siano esseri razionali a adusi a maneggiare i numeri, incontro resistenze terribili.

    Come è in parte il caso anche del prof. Alberto Bagnai nella questione dell’abbandono dell’Euro. Al di la del merito, è diventata, come scrive lui nel suo blog affollato di adepti (e che io per questo seguo pochissimo), una questione talmente vitale, in cui si è fatto terribili nemici, da rasentare il fanatismo. E questo, temo, è la condizione d’animo più facile per perdere, almeno in parte, lucidità, obiettività e sostenibilità delle critiche eterodosse.

    • Sottoscrivo al 100%. Aggiungendo che una personalità come Monti, riconosciuta a livello
      Europeo, sarebbe essenziale per poter riformare questa Europa, che è l’ unica via seria da percorrere. Un Berlusconi o un Renzi o un Salvini o un Grillo che battono i piedi a Bruxelles ottengono nessuna considerazione, con Monti sospetto le cose andrebbero diversamente, come andarono diversamente nel 2012, o crediamo che le decisioni prese dalla Bce prima dell’omt e poi del QE (2 enormi regali all’ Italia) sarebbero state possibili con un Berlusconi (ma anche un Renzi) primo ministro? Ma ha ragione lei: nessuno fa queste considerazioni in Italia, ci sarà pure un motivo del resto se stiam messi così, non è tutta colpa dei politici corrotti…

    • Io però ritengo che quando si critica qualcuno che ci mette la faccia (ossia si espone col proprio nome e cognome), si dovrebbe farlo ad armi pari, cioè esponendo la propria e non schermandosi dietro uno pseudonimo.

      • @daniele, Fesseria multipla: 1. da che pulpito, neppure tu hai messo nome e cognome; 2. non è obbligatorio indicare nome e cognome, ho notato che non lo è neppure in FB, in Internet si chiama nickname ed è la pratica nettamente prevalente; 3. la critica riguarda l’opinione, non la persona, anche se è difficile separare nettamente l’una dall’altra; 4. occorre distinguere tra le critiche gratuite e talvolta perfino diffamatorie e quelle motivate e basate su fatti; 5. più che obiettare sul modo di criticare, purché non gratuito e/o diffamatorio, bisognerebbe criticare chi fa uso della censura per tacitare le critiche, come capita perfino al democratico prof. Alberto Bagnai. PS: Presumo ti siano fischiate le orecchie a leggere il termine “adepto” e/o “fanatismo”.

    • @daniele, Fesseria multipla: 1. da che pulpito, neppure tu hai messo nome e cognome; 2. non è obbligatorio indicare nome e cognome, ho notato che non lo è neppure in FB, in Internet si chiama nickname ed è la pratica nettamente prevalente; 3. la critica riguarda l’opinione, non la persona, anche se è difficile separare nettamente l’una dall’altra; 4. occorre distinguere tra le critiche gratuite e talvolta perfino diffamatorie e quelle motivate e basate su fatti; 5. più che obiettare sul modo di criticare, purché non gratuito e/o diffamatorio, bisognerebbe criticare chi fa uso della censura per tacitare le critiche, come capita perfino al democratico prof. Alberto Bagnai. PS: Presumo ti siano fischiate le orecchie a leggere il termine “adepto” e/o “fanatismo”.

      Io, signor nessuno, che mi limito a commentare in base a sensazioni e senza aver la pretesa di confutare materie che non ho studiato, mi posso permettere l’anonimità. Anche perchè il mia identità non direbbe niente di me a nessuno comunque. Ma questo non è corretto quando si pretende criticare qualcuno sul piano scientifico, specialmente quando quel qualcuno, ripeto, il suo nome e cognome lo appone. Il dibattito scientifico va fatto alla pari, non che uno si può permettere di dire la qualunque perché tanto mancando un’identità ci si mette al riparo da figuracce. I duelli si fanno a viso scoperto! Per quel che mi riguarda, io non sono ne un fanatico ne un adepto di AB, mi limito a leggerne il blog, di cui capisco forse il 70%, che trovo offra spunti interessanti riguardo il dibattito politico-economico attuale, punto. Capisco che un “gallo” solletichi l’ego di altri galli, ma questi ultimi devono avere il coraggio di entrare nell’arena e non invece farsi belli punzecchiando protetti dalla staccionata.

      • @daniele,
        Neanche la mia identità direbbe niente a nessuno. Quindi, hai scritto un cumulo di fesserie basate su un presupposto errato, da bravo avvocato delle cause perse, tipico degli adepti sfegatati. E in quello che ho scritto nella conclusione non c’è molto di scientifico, ma semplicemente l’osservazione empirica di fatti, incontrovertibili come tutti i fatti, tranne ovviamente per gli adepti.

      • Ma che ragionamento bislacco è? Io sono disponibile ad un confronto su queste tematiche su organi di stampa o televisivi se i personaggi che cito si abbassano a parlare con uno come me, in quel caso mi presenterò con la mia faccia, se devo invece semplicemente fare commenti su un blog non vedo perché dovrei rinunciare alla mia privacy, di tutto ciò che dico ne risponderà il titolare del blog che del resto è libero di pubblicare o meno in toto o in parte i miei commenti. Cosi’ stanno i termini della questione, il resto è fuffa o piuttosto un esilarante tentativo di imbavagliare libere opinioni scomode!

  2. Se la discussione deve rimanere a livello scientifico, mi meraviglia il commento fatto dai sei autori all’articolo del giornale. La loro difesa spudorata dell’euro merita solo questa riflessione: gli stati non escono dall’euro perché hanno paura, non sanno cosa succede dopo. Gli autori di questo articolo contribuiscono ad avvalorare tale paura.

    • Dove legge una “difesa” dell’euro? Dove? Non c’è una sola singola riga che lo faccia anche solo vagamente intendere.

      • “La rottura della zona euro, a seguito dell’uscita unilaterale di un paese come il nostro, sarebbe un evento sicuramente traumatico e senza precedenti storici, con conseguenze economiche, legali e finanziarie esiziali. L’onere (o l’onore) di provare il contrario non può che ricadere su chi, solo tre o quattro anni fa, condivideva questa analisi, mentre oggi sembra basare le proprie convinzioni su precedenti storici scarsamente rilevanti.”
        Più difesa di questa

  3. Dove legge una difesa dell’euro? Trasuda finanche dalle virgole. Comunque andiamo al sodo. Siccome non sappiamo cosa c’è fuori – anche se vi avverto che c’è una ‘ondata di fallimenti’ – è meglio non uscire. Bella logica. E ancora: meglio rimanere dentro con tassi bassi, sistema bancario che gode di fiducia (ma scusi, è ironico vero?!?), e domanda aggregata azzerata, piuttosto che fuori al freddo e al gelo.
    A qualche lettore disattento rammentiamo che Monti in persona ha dichiarato di aver volutamente distrutto la domanda aggregata, a qualche lettore che si professa democratico rammentiamo che Monti non è passato al potere tramite un processo democratico, che la riforma Fornero non era necessaria.
    Comunque in conclusione potete agitarvi quanto volete per difendere la vostra moneta e la vostra bandiera. Il tempo che credete vostro amico vi darà tutto il torto che vi occorre.

    • @Akilano
      Citazione1: “A qualche lettore disattento”
      Non proiettare i tuoi difetti.
      Come si creano le leggende metropolitane. Io fino a 2 anni fa non conoscevo l’intervista data da Monti alla CNN, ma, pur conoscendo la sincerità da… gaffeur di Monti, mi sembrava strano che avesse fatto un’affermazione del genere, addirittura quasi vantandosene. Poi, costretto da una discussione con un altro censore distratto che proietta, la cercai. Leggendola, vidi subito che quella di Monti è una semplice, amara constatazione.
      “Monti ha detto che anche se il suo paese stava stimolando la competitività attraverso riforme strutturali, “stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale.” “Quindi, ci deve essere una operazione di domanda in tutta Europa, una espansione della domanda”, ha detto.
      Gli Stati Uniti e l’Italia erano tra i paesi che maggiormente facevano pressioni sulla Germania per un atteggiamento più accomodante sulla crescita al vertice del Gruppo del G8 qui questo fine settimana. Tuttavia, il G8 non è riuscito a raggiungere il consenso sulla questione”.

      Monti confessa alla CNN: “Stiamo distruggendo la domanda interna”

      Citazione2: “Monti non è passato al potere tramite un processo democratico”.
      Non democratico, ma costituzionalmente legittimo, in un momento grave del Paese, a rischio di default.
      Al netto, beninteso, della strumentalità degli atti o delle omissioni (vedi, in particolare, il ruolo della BCE) per manovrare l’arma dello spread (vedi link punto 3).

      Citazione3: “la riforma Fornero non era necessaria”.
      La riforma Fornero (meno severa e incisiva della riforma delle pensioni SACCONI) fu una scelta obbligata e la conseguenza ovvia della nascita del governo Monti a seguito della lettera della BCE del 5/8/2011.
      Per non dilungarmi, leggi il mio post e quello in esso allegato sul complotto contro Berlusconi:
      Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
      http:// vincesko.ilcannocchiale. it/post/2851776. html oppure (se in avaria)
      http:// vincesko.blogspot. com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero. html
      (togliere i 3 spazi)

      PS:Sono antimontiano.

      • L’omt non è mai stato implementato perché è una misura dissuasiva non operativa, come i 100000 euri di garanzia sui cc per dire.
        Nel 2015 c’ era Renzi al governo è vero ma io mi riferisco all’ ultimo Renzi, cioè quando ha rivelato a tutti ( in particolar modo alla Commissione Europea) la sua natura carnascialesca diciamo così…e che Draghi si siede a parlare di cose serie con uno come Renzi in privato o in pubblico non ci credo nemmeno se lo vedo, spiacente…

      • Gli OMT fanno parte a pieno titolo degli interventi di politica monetaria non convenzionali, che contemplano:
        (a) gli SMP;
        (b) gli OMT (Outright Monetary Transactions), cioè l’acquisto illimitato di titoli di Stato, sul mercato secondario, con contestuale sterilizzazione.
        “Nell’agosto 2012, la BCE ha annunciato la predisposizione delle OMT (in italiano ODM), (OPERAZIONI DEFINITIVE MONETARIE (ODM)
        Nell’agosto 2012 il Consiglio direttivo ha annunciato la predisposizione delle ODM, specificandone ulteriormente le caratteristiche tecniche in settembre. Queste ODM sono tese a salvaguardare un’appropriata trasmissione della politica monetaria e l’unicità della politica monetaria nell’area dell’euro. […]”
        https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ar2012it.pdf
        Erano talmente reali ed effettivi che la Corte Cost. tedesca fece contro di essi ricorso alla Corte di Giustizia Europea, perdendolo com’è noto.
        (c) Le Open market operations (Operazioni di mercato aperto), cioè LTROs e TLTROs; e
        (d) APP;
        (e) QE (Quantitative Easing); in italiano, Programma di acquisto di attività (PAA).

        “Incontro segreto Renzi-Draghi a Città della Pieve. Il premier conferma: lo vedo spesso. L’Italia non è osservato speciale”
        con articoli di Guido Gentili e di Alessandro Merli 13 agosto 2014
        http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-13/incontro-segreto-renzi-draghi-citta-pieve-132401.shtml

      • Errata corrige: chiedo scusa, ho copiaincollato un mio scritto vecchio ed errato; gli APP-Asset purchases programme (voce d) sono proprio il Programma di acquisto di attività (PAA) del QE (voce e).

  4. Grazie, ma francamente mi sembrano tutti ragionamenti circolari, tutte dichiarazioni autoreferenziali. Default? Attacchi della speculazione finanziaria. Ce lo chiede l’Europa? Scusi, ma chi è l’Europa? Distruggiamo la domanda aggregata in Italia tramite il consolidamento fiscale e la sviluppiamo in Europa? Ci crede?
    Sono già andato a leggere. Ho potuto così trovare risposte alle domande sollecitate dalla lettura del suo commento iniziale.

  5. […] Palma, Francesco Saraceno e Leonello Tronti (d’ora in poi BGIPST) sull’uscita dall’euro (FQ 2 novembre 2016) in modo piuttosto […]

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