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Perché Brexit e sterlina debole non faranno bene al Regno Unito

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di Robert Skidelsky
L’effetto economico più drammatico del voto Brexit del Regno Unito è stato il crollo della sterlina. Dal mese di giugno, la sterlina è si è svalutata in media del 16%. Mervyn King, il precedente governatore della Banca d’Inghilterra, ha salutato il tasso di cambio più basso come un cambiamento positivo. Infatti, con un deficit delle partite correnti della Gran Bretagna passato a oltre il 7% del PIL – di gran lunga il più grande dall’inizio del rilevamento dei dati nel 1955 – il deprezzamento può essere considerato come una manna. Ma è vero?

Gli economisti sostengono in genere che il modo per bilanciare i conti con l’estero di un paese è attraverso una diminuzione di valore della sua moneta, il che renderebbe le importazioni più costose e le esportazioni più competitive, portando le prime a una contrazione e le seconde ad aumentare. I prezzi all’importazione più elevati – una perdita netta per il paese – sarebbero compensati dalla maggiore occupazione e dai salari generati dalla posizione più competitiva delle esportazioni del paese.

Ma perché deprezzamento della moneta funzioni, la maggior domanda di esportazioni deve verificarsi in prossimità della caduta del tasso di cambio, (o, come dicono gli economisti, l’elasticità della domanda per le esportazioni deve essere alta). Ma diversi studi hanno dimostrato che l’elasticità della domanda per le esportazioni del Regno Unito è bassa. Ad esempio, un recente lavoro di Francesco Aiello, Graziella Bonanno, e Alessia Via del Gruppo di Studio Europeo per il commercio ritiene che “il livello di lungo periodo delle esportazioni sembra essere scorrelato dal tasso di cambio reale per il Regno Unito”.

Questo significa che i consumatori e i produttori britannici dovranno sopportare l’intero peso della svalutazione: il loro consumo di importazione sarà razionato attraverso un forte aumento dell’inflazione dei prezzi, con nessun guadagno di compensazione per le esportazioni. E non si tratta solo di una proposizione teorica. Nel 2008-09, quando il resto del mondo era sull’orlo della deflazione, il Regno Unito stava sopportando una recessione inflazionistica, con il PIL che si contraeva ad un tasso superiore del 6,1% su base annua, mentre l’inflazione ha raggiunto qualcosa come il 5,1%. Ciò si è verificato perché tra il 2007 e il 2008 sterlina è scesa più del 21%.

Inoltre, anche se il deficit delle partite correnti si è ridotto a circa l’1,7% del PIL nel 2011, il miglioramento è stato solo temporaneo. Dopo il 2011, il disavanzo delle partite correnti ha iniziato ad allargarsi di nuovo, anche se la sterlina non recuperava le sue perdite. Detto in gergo economico, il Regno Unito sembra essere affetto da una variante estrema dell’effetto Houthakker-Magee – dal nome di due economisti che hanno scoperto nel 1969 che l’elasticità dei prezzi per le importazioni e le esportazioni potrebbero divergere sostanzialmente, dando origine ad una tendenza permanente verso squilibri di parte corrente.
Il motivo sembra essere la massiccia contrazione del settore manifatturiero nel Regno Unito – da circa il 28% del valore aggiunto lordo nel 1978 a meno del 10% di oggi. Come l’economista Nicholas Kaldor ha sottolineato tempo fa, poiché la produzione manifatturiera ha rendimenti più elevati di scala di quella dei servizi, gli esportatori di prodotti manifatturieri tendono a battere quelli dei servizi.
Inoltre, le riforme strutturali a partire dalla metà degli anni 1990 hanno fatto sì che gli esportatori britannici siano profondamente integrati all’interno di catene globali della produzione. Il risultato è che molte delle esportazioni della Gran Bretagna richiedono input importati; così quando la sterlina si deprezza e i prezzi delle importazioni aumentano, l’effetto a catena sui prezzi all’esportazione li rende meno competitivi. I dati OCSE più recenti mostrano che il contenuto di importazioni delle esportazioni del Regno Unito è di circa il 23%, rispetto a circa il 15% per le esportazioni statunitensi e giapponesi.

Per ora, il Regno Unito si basa su afflussi di capitale verso la City di Londra per limitare la caduta della sterlina. Ma, come il crollo del tasso di cambio del 2008 ha mostrato, questa fonte di domanda estera per la sterlina è altamente instabile. Ma quando inevitabilmente ci sarà un cambiamento di direzione questi flussi si invertiranno, sia sterline e le esportazioni avranno un altro colpo.

La peggiore delle ipotesi comporterebbe un forte calo del valore della sterlina, seguito da un’inflazione vischiosa che ha rafforzato l’aumento dei prezzi delle esportazioni britanniche, alimentando ulteriormente il deprezzamento della moneta. Questo ciclo depressivo cesserebbe solo quando i consumatori britannici soffrissero un calo del reddito reale di un’entità tipicamente non rilevata all’infuori dei paesi in via di sviluppo.

Il risultato più probabile è una sorta di effetto di lenta putrefazione, con deprezzamenti periodici che gradualmente conducono ad un abbassamento dei livelli di vita di coloro che si guadagnano da vivere in sterline.

Che cosa si deve fare? Il trucco consisterà solo in una rapida azione di governo che consenta di sostituire le merci attualmente importate con beni di produzione nazionale. La soluzione classica è quella dei controlli sulle importazioni. Ma sono disponibili altre misure meno dannose per le regole del commercio e della cooperazione internazionale.

Alla banca d’investimento nazionale che il partito laburista sta ora sostenendo potrebbe essere dato il mandato di investire in settori con un potenziale di sostituzione di importazione alto. Un’alternativa sarebbe quella di sovvenzionare tali industrie direttamente dal Ministero delle Finanze, con i sussidi legati al prezzo aggiustato per la qualità delle importazioni che sono sostituite. Non appena le merci di produzione nazionale diventassero competitive con le merci straniere, i sussidi sarebbero gradualmente rimossi e l’industria potrebbe camminare con le proprie gambe.

Idealmente, il governo britannico dovrebbe mirare per abbattere le importazioni in percentuale del PIL dagli attuali elevati valori del 30% circa a livelli pre-1974 di circa il 20%. Questo potrebbe sembrare troppo ambizioso, e per il Regno Unito potrebbe essere necessario accontentarsi di un qualcosa intorno al 25% del PIL. Ma se non si fa qualcosa, la Gran Bretagna rischia una perdita permanete di prosperità. Un’economia depressa può essere reflazionata, e un’economia inflazionistica può essere depressa. Ma perdere l’accesso ai mercati esteri cruciali a seguito di movimenti valutari al di fuori del controllo del paese è in gran parte irreversibile.

da Project Syndicate

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12 commenti su “Perché Brexit e sterlina debole non faranno bene al Regno Unito

  1. Ancora con questa storia.
    La Sterlina sta proseguendo un trend di discesa già iniziato a fine 2015 ed interrottosi a ridosso del voto per il referendum. Solo da poco è calata al di sotto dei livelli del 2013. Il crollo della Sterlina NON è chiaramente effetto della Brexit.
    A qualunque cosa si stia assistendo, è evidentemente qualcosa che ha radici diverse e semmai la Brexit è una reazione, giusta o sbagliata, a questo qualcosa.
    D’altra parte, se l’Italia fosse fuori dall’Euro, molto probabilmente qualcosa di simile accadrebbe anche alla Lira; e molto probabilmente l’allentamento dei legami con Bruxelles alla ricerca di un equilibrio economico svincolato dai destini Tedeschi ne sarebbe conseguenza.
    Il fatto che alcune cose accadano contemporaneamente non implica che siano collegate da un rapporto di causa ed effetto.

  2. “La Sterlina sta proseguendo un trend di discesa già iniziato a fine 2015 … Il crollo della Sterlina NON è chiaramente effetto della Brexit.

    Cioè mi stai dicendo che nel 2015 non si sapeva che ci sarebbe stato un referendum sulla Brexit nel 2016. Davvero?

    Francamente non capisco come si facciano a scrivere sciocchezze del genere.

    • Il Regno Unito ha tutti gli strumenti per realizzare gli investimenti pubblici necessari alle politiche di sostituzione delle importazione e non è detto che la May non ci stia già pensando.
      L’elasticità delle esportazioni sono un fattore fondamentale per massimizzare gli effetti positivi di una svalutazione del cambio.
      L’Italia, a differenza del UK ha un elasticitá elevatissima delle sue esportazioni e se uscissimo dall’euro avremmo meno (anche se non per niente) bisogno delle suddette politiche.
      Ma il punto fondamentale da comprendere è che nell’euro, anche se teoricamente quelle politiche sarebbero comunque possibili, in pratica per attuare tali politiche, bisogna chiedere il permesso a Bruxelles e se si volesse disobbedire (in cado probabile di risposta negativa) avrebbero tutti gli strumenti per costringerci comunque a fare ciò che ci ordinano.
      Per questo, tornare alla lira, non è solo necessario per riallineare i livelli di competitività, ma anche per avere finalmente accesso a politiche di investimento pubblico che oggi sono impossbili dentro l’euro, ma sono necessarie per gli interessi nazionali.
      Spero che lo capirai, anche se ormai non ci spero.

      • L’elasticità di prezzo dell’export italiano non è affatto “elevatissima” quanto credi, è medio bassa invece. Lo studio citato dice che è circa 0,7. Il che significa, ad esempio, che svalutando incameri meno valuta estera. Il che è ovviamente un problema se devi mantenere l’equilibrio con l’estero.
        A questo aggiungiamo che l’esplosione dell’euro farebbe finire tutti in recessione e quindi le esportazioni diminuirebbero. Per mantenere l’equilibrio con l’estero allora dovremmo evitare manovre espansive e quindi lasciare che il disastro compia il suo corso.

        Spero che lo capirai, ma temo di no, nessuno può convincere uno che ha un approccio religioso come il tuo.

      • Vivere con la testa nel paese dei balocchi non è una tesi di Economia ma, una delirante utopia da struzzo. Se mezzo mondo inglese che conta si preoccupa per un referendum scellerato un motivo serio c’è!! Inoltre l’attuale globalizzazione non permette a NESSUNO di fare business da soli, meno ancora l’autarchia modello NordCorea !! DA SOLI SI MUORE !!!!

  3. “così quando la sterlina si deprezza e i prezzi delle importazioni aumentano, l’effetto a catena sui prezzi all’esportazione li rende meno competitivi. I dati OCSE più recenti mostrano che il contenuto di importazioni delle esportazioni del Regno Unito è di circa il 23%, rispetto a circa il 15% per le esportazioni statunitensi e giapponesi”………………secondo me cadete sempre sullo stesso punto, dite che le importazioni rendono meno competitivi le esportazione (a causa dell,effetto a catena che si ripercuote sui prezzi interni) ma è davvero cosi a me non risulta perche il costo unitario di un prodotto dovrebbe contenere tre voci differenti costi interni (che non variano) esempio vostro la quota sarebbe il 77%+23% prezzi dei beni importati piu l,inflazione importata che sarebbe del 23+16%uguale a 3,68 calcolando le voci si arriverebbe a circa il 104 cioe solo il 4% in piu che comunque deve essere scalato del 16% della svalutazione facendo i calcoli il prezzo unitario di ogni prodotto all,estero verrebbe a costare 104-16uguale a 88 cioe 12%in meno e voi dite che questo non produrrebbe effetti, questo senza contare gli effetti della elasticita della domanda;la sostituzione dell,import;e maggior esportazione. punto due nell,articolo si dice che l,uk ha un deficit delle partite correnti del 7% circa 175 miliardi se il pil fosse di 2500 miliardi ma poco importa sono le percentuali che contano se aggiungiamo al 7% + il 16% della svalutazione si avrebbe che il deficit passerebbe all,8,12 che in soldono rappresenterebbero meno di 30 miliardi, 175+28uguale 203 e questo se tutto il resto non dovesse funzionare pensate veramente che la grande inghilterra possa rovinarsi veramente per una cifra cosi esigua per un grande paese.ps io non ci credo ammesso e non concesso che le cose andassero nel modo in cui questo articolo le pone. saluti

  4. non avevo letto le conclusioni con cui sono sostanzialmente d,accordo. anche se continuo a pensare che l,economia uk avra delle buone performance nonostante (o forse grazie )alla svalutazione della sterlina che dara gli stimoli necessari agli inglesi di ridurre un po la loro dipendenza dall,estero, anche se credo (che l,innovazione ed i servizi) dovrebbero essere le linee guide che i paesi a capitalismo avanzato dovrebbero perseguire. cio credo che sia in linea con questo blog.

  5. Una cosa è certa : se c’era un paese in europa, oltre alla Germania , che poteva limitare se non sfruttare la permanenza nella UE questi era proprio l’UK. Poteva contare su una moneta estera, poteva contare su una percentuale di finanziarizzzzzzzzzzazzzzzzzzzzzzione dell’economia che attirava flussi enormi di capitali, poteva contare sul Commonwealth (non male come mercatino rionale di riferimento), poteva contare su un esercito con l’atomica, poteva contare su una sovranità monetaria pressoché totale, poteva contare su un welfare differenziabile per gli immigrati. Poteva? a pensarci bene tutto questo lo può fare ancora. Certo l’inflazione importata, l’elasticità della domanda non ottimale per il tipo di società di cui si parla rende probabile delle serie difficoltà nel prossimo anno e anche quello/i successivo/i, ma loro hanno le leve dell’economia, tutte, e le potranno azionare a loro piacimento e potranno pure ricattare , pardon, far pesare il proprio peso politico sullo scacchiere europeo, mentre noi No!. Certo l’economia non la si può più relazionare ad un solo paese, è così da sempre mi pare, e quindi prevedere il futuro considerando gli scenari mondiali è un poco al di la anche del Bernacca di turno ma, scusate, voi preferite trovarvi in una auto senza freni su una strada di montagna in discesa, come l’Europa, oppure in un’auto senza freni e senza volante sulla stessa strada dell’Europa, come l’Italia, oppure su una strada di montagna in salita con un’auto con un motore in difficoltà ma con volante e freni in ordine come l’Inghilterra? A me la risposta sembra ovvia.

    • Ovviamente sarebbe stato meglio che l’italia non fosse mai entrata nell’euro, ma uscire dall’euro non è la stessa cosa che non esserci mai entrati. Peraltro, in questo secondo caso, ovviamente la lira italiana non sarebbe la sterlina.

      • ecco, mi sembra che siamo quasi d’accordo, mai avremmo dovuto entrare, uscire ci verrà impedito in tutti i modi o comunque ci costerà molto e senza garanzia di venirne fuori vivi, benché non sia detto, restare ci farà scivolare inesorabilmente verso l’Africa e non solo come situazione economica ma anche politica, quindi che facciamo? Escludo piani del tipo ” puntare su ricerca e sviluppo” dato che poi andrebbero a produrre in Polonia. Non mi dica che bisogna ri-contrattare coi tedeschi perché non abbiamo una contropartita ne politica ne economica credibile da offrire e loro non escono dalle loro convinzioni ideologiche ne da quelle sul come si governa l’economia anche quella dei vicini (a spese del vicino culturalmente inferiore ovviamente). Serve una piano B,C;D;E;F;G…..z lei ne ha uno?

      • “Ovviamente sarebbe stato meglio che l’italia non fosse mai entrata nell’euro, ma uscire dall’euro non è la stessa cosa che non esserci mai entrati.”………va bene signor guidoc allora diciamola tutta la verita, e vero questo è un blog di economia è parla di economia purtuttattivia esso non puo ignorare (o fingere di ignorare il che sarebbe peggio) che la “scienza” economica non è assolutamente neutrale da un punto di vista politico ne filosofico (la economia a secondo il modo in cui la si intende tende sempre a favorire nel migliore dei casi un gruppo o classe definita o predefinita ) ma sembra che nel paradigma attuale ci sia un qualcosa di piu (c,è una visione filosifica di matrice anglosassone tutta interna alla visione religiosa puritana di derivazione calvinista) che contiene una visione ( razzista)in cui si vede chiaramente la matrice fortemente “religiosa” cioè di una verita calata dall,alto (che solo gli “eletti” o i “veri”figli di dio possono in parte comprendere ed imporla, agli altri che sono “solo una immaggine riflessa delle vere “divinita” e non devono e da discutere, a causa del fatto che la verita non puo “che essere che rivelata” per in cui tutti gli uomini devono solo attenervisi, in quando non a tutti ” ad è stato dato il “privilegio”di comprenderne l,essenza per cui il popolo bue brutto sporco cattivo incapace di badare a se stesso l,unica cosa che bisogna fargli capire con la “forza bruta o la persuasione” (ecco riapparire il bastone e la carota di fascistiana memoria) che ce poco da comprendere (ce un piano superiore (da dio) che impone a tutti noi di ageguarci senza lagnarci troppo). ed ecco riapparire in contemporanea le pulizie etniche “mascherate” dai soliti slogan i “dittatori cattivi che vanno eliminati” (magari perche hanno la pretesa magari di creare un sistema sanitario da fare invidia ai paesi occidentali, e cosa ancora piu grave questo sistema lo vogliono far pagare agli occidentali caricandolo sul prezzo del petrolio od altre materie prime o cose di questo genere) ora torniamo all,articolo e questo ad una lettura piu attenta sembra la favola di cappuccetto rosso in cui il lupo cattivo (l,ideologia neoliberista) si trasforma per mangiare meglio la nonna (le classi politiche favorevoli ai diritti delle persone e costituzionalmente riconosciuti diritto all,istruzione diritto al lavoro ecc e il diritto fondamentale al lavoro ed alla dignita delle persone) e di conseguenza (cappuccetto rosso) che non avendo piu la nonna in sua difesa puo essere divorata meglio. ora mi dica signor guidot tutte queste ragioni il suo “elasticita” alle importazione che valenza economico-politico e filosofico, puo avere in un mondo che si appresta (infatti gia in cammino) ad una nuova globale operazione “di pulizia etinica” forse scientemente pianificata (in cui la logica ispiratrice è che ogni autorita deve essere sottoposta ad una autorita “superiore”) che chiaramente una grande e sequispeziale sciocchezza a) perche dio e una invenzione umana b) perche non esistono eletti fin dalla nascita gli unici eletti a cui dovremmo dare un certo credito sono quelli eletti dal popolo che seppur non sempre ben informati (il popolo espongono le loro contraddizzione in modo dialettico e pertanto democratico (seppure in una democrazia imperfetta) ma con principi costituzionali saldi che non possono essere messi in discussione da un esecutivo quello si bue ed infarcito di idee antidemocratiche ma cosa importante (passeggero) se le condizioni costituzionali non vengano modificate. ora veda lei che vuol fare io all,idea che la disoccupazione sia una professione da accettare stoicamente da parte di chi la subisce (perche produce il dividente) io non l,accettero mai il dividendo importante per me è la goduria piena (seppur neccessariamente in certi casi da limitare per fattori ogettivi) della vita delle persone e delle donne di potere fare figli e soprattutto di poterli mantenere senza che delle persone paranoiche che di volta in volta sconvolgono le loro vite (con pazze ideologie condivise da una esima mino(rati)ranza, ne voglio essere partecipe o complice della “pulizia etnica globale in atto” la saluto.

  6. scusate ma non c,è modo di correggere un post che chiaramente contiene delle idee di prima abbozzo che di conseguenza non possono essere espresse grammaticalmente bene (se non riviste) per cui me ne scuso ,comunque ritengo di avere espresso dei concetti validi che con un po, di sforzo, posso esserne tranquillamente compresi . altrimenti dovrei riscrivelo. comunque grazie a chi se ne assumera’ l,onere

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