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La BCE spiega cos’è la moneta

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Nella nostra serie sulla teoria della moneta endogena abbiamo già mostrato che le banche centrali sanno molto bene che la quantità di moneta non è sotto il loro diretto controllo. La Bank of England ha voluto esplicitarlo in modo inequivocabile, ma anche la BCE, sul suo sito ufficiale, nello spiegare la natura della moneta usa il medesimo approccio (le enfasi e le note sono nostre) 

da ecb.europa.eu

Le banconote e le monete metalliche in euro costituiscono moneta, così come anche il saldo di un conto bancario. Ma cos’è in realtà la moneta? Come si crea? E qual è il ruolo della BCE?

L’evoluzione della natura della moneta
La natura della moneta è mutata nel tempo. In origine ha assunto generalmente la forma di moneta merce: un oggetto fabbricato di un materiale che aveva valore di mercato, ad esempio le monete d’oro. In epoche successive, la moneta rappresentativa era costituita da banconote che potevano essere cambiate con una certa quantità di oro o argento. Le economie moderne, fra cui l’area dell’euro, si basano sulla moneta fiduciaria, ossia dichiarata a corso legale ed emessa da una banca centrale ma, diversamente dalla moneta rappresentativa, non convertibile ad esempio in una quantità fissa di oro. La moneta fiduciaria non ha valore intrinseco, la carta utilizzata per le banconote è in linea di principio priva di valore, ma è accettata in cambio di beni e servizi, perché gli utilizzatori confidano che la banca centrale manterrà il valore della moneta stabile nel tempo. Se la banca centrale non dovesse tenere fede a questo impegno, la moneta fiduciaria perderebbe l’accettazione generale come mezzo di scambio e ogni interesse come riserva di valore.
Oggi la moneta può esistere anche indipendentemente da una rappresentazione fisica, ad esempio su un conto corrente come registrazione informatica, oppure come deposito su un conto a risparmio. La moneta digitale, o elettronica, costituisce valore monetario memorizzato, ad esempio, in una carta prepagata o uno smartphone. Gli addebiti diretti, i pagamenti in Internet e quelli con carta sono tutte forme di pagamento che non implicano l’uso di contante. (Tra gli sviluppi più recenti vi sono persino le valute digitali decentrate o i circuiti di moneta virtuale come Bitcoin, che funzionano senza un’istanza di controllo centralizzata quale una banca centrale. Da una punto di vista giuridico non sono considerati moneta.)
I pagamenti elettronici hanno visto una rapida crescita, ma l’utilizzo del contante è ancora molto diffuso. Nell’area dell’euro il contante è usato in percentuale elevata per i pagamenti inferiori a 20 euro. Il valore del contante in euro è garantito dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro, che insieme formano l’Eurosistema.

Le funzioni della moneta e come la BCE ne segue gli andamenti
La moneta, in qualsiasi sua forma, assolve tre diverse funzioni. È un mezzo di scambio, un mezzo di pagamento con un valore in cui tutti confidano. La moneta è anche unità di conto che permette di attribuire un prezzo a beni e servizi. Ed è anche riserva di valore. In realtà circola, vale a dire è utilizzata per i pagamenti, solo una parte del contante in euro in circolazione. Ad esempio, molti dei biglietti da €50 circolanti sono accumulati come riserva di valore.
In genere le banche centrali definiscono e tengono sotto osservazione vari aggregati monetari. I loro andamenti possono fornire informazioni utili sulla moneta e sui prezzi. Sono necessari vari aggregati perché molte delle diverse attività finanziarie sono sostituibili; inoltre la natura e le caratteristiche di tali attività, delle operazioni e dei mezzi di pagamento mutano nel tempo. L’Eurosistema ha definito un aggregato monetario ristretto (M1), uno “intermedio” (M2) e uno ampio (M3) ai fini dell’analisi monetaria della BCE. La BCE esamina gli andamenti di questi aggregati, insieme a molte altre informazioni e analisi, nel quadro della propria strategia di politica monetaria.

Come si crea la moneta?
La BCE funge da banca delle banche commerciali e anche in questo modo influenza il flusso della moneta e del credito nell’economia per conseguire prezzi stabili. A loro volta, le banche commerciali possono rivolgersi alla BCE per contrarre prestiti, ossia riserve di banca centrale, di solito per finanziarsi a brevissimo termine. Per controllare la quantità di moneta “esterna” e quindi la domanda di riserve di banca centrale da parte delle banche commerciali, la BCE ricorre a uno strumento principale: stabilisce i tassi di interesse a brevissimo termine, il “costo del denaro”.
Inoltre le banche commerciali possono creare moneta “interna”, ossia depositi bancari, ogni volta che erogano un nuovo prestito. La differenza tra la moneta esterna e la moneta interna è che la prima è un’attività per l’insieme dell’economia, ma non è una passività per nessuno (nota di KB: si intende “nessuno” nell’economia. Difatti la moneta della banca centrale è formalmente una passività della stessa BC nei confronti del detentore di quella moneta. E’ importante sottolinearlo perché circolano su Internet numerose “bufale” sulla “proprietà” della moneta: il proprietario di un biglietto di 50 euro è chi lo ha nel portafogli e nessun altro) . La moneta interna invece è così denominata perché ha come contropartita il credito privato: se tutti i crediti detenuti dalle banche verso il settore privato fossero estinti, la moneta interna creata sarebbe annullata. Quindi, è una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.

Si legge spesso che la BCE “stampa moneta”. Di cosa si tratta?
In pratica, soltanto le banche centrali nazionali emettono fisicamente le banconote in euro. “Stampare moneta” è un’espressione colloquiale utilizzata per indicare il programma di acquisto di attività della BCE, una forma di “allentamento quantitativo”. Acquistando attività nel mercato finanziario, la BCE crea ulteriori riserve di banca centrale che possono aiutare a ridurre, tramite vari canali, i tassi di interesse a carico di famiglie e imprese; il fine è sostenere l’economia e, in ultima analisi, mantenere stabile il valore della moneta quando il margine di manovra per una diminuzione dei tassi di interessi direttamente controllati dalla BCE è limitato. In questo processo, la BCE di fatto non stampa banconote per acquistare le attività, ma crea moneta elettronicamente, che è accreditata al venditore o all’intermediario, ossia a una banca commerciale. Il venditore può quindi utilizzare la liquidità aggiuntiva per acquistare altre attività oppure, nel caso di una banca commerciale, per erogare credito all’economia reale (nota di KB: questo è l’unico passaggio del testo non condivisibile: le banche commerciali non prestano le riserve, ma come questo stesso testo sostiene, creano moneta “interna” – cioè bancaria – nel momento in cui concedono un prestito). Gli acquisti contribuiscono a migliorare le condizioni monetarie e finanziarie, riducendo il costo dell’indebitamento per famiglie e imprese, che possono così investire e spendere di più. Il fine ultimo è che il tasso di inflazione torni su livelli prossimi ma inferiori al 2%, in linea con il mandato di stabilità dei prezzi della BCE.

Fonte: https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

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3 commenti su “La BCE spiega cos’è la moneta

  1. Interessantissimo soprattutto sul signoraggio ! Se vuole vedere il mio blog scrivo articoli su tanti argomenti ! Complimenti per il suo

  2. “…valore intrinseco, la carta utilizzata per le banconote è in linea di principio priva di valore, ma è accettata in cambio di beni e servizi, perché gli utilizzatori confidano che la banca centrale manterrà il valore”
    Mi sovviene di pensare e vi chiedo, rivolgendomi ad economisti, ma allora sul finire degli anni 80 e nei primi anni 90 del secolo scorso (scusatemi eh ma vado a memoria) quando l’inflazione in Italia era definita galoppante, perché i cittadini accettavano la moneta avente corso legale nello stato, cioè la Lira (capital letter of course)?

  3. A mio modesto parere la moneta viene volutamente tenuta scarsa proprio perché la si vuole trattare come una merce da vendere e comprare di conseguenza ricavandone un guadagno. Se la moneta si svalutasse, tutti coloro i quali guadagnano da essa (creditori) ne soffrirebbero. Ma chi sono i creditori? Attualmente i grandi creditori, il mercato finanziario in generale possiamo dire, non sono in realtà proprietari del denaro da essi prestato. Una banca non possiede il denaro che ti presta, a tutti i livelli. Esse hanno solo digitato dei numeri su una tastiera e ci hanno detto “ti ho prestato il nostro denaro” (eventualmente, avanzo la proposta di poter restituire loro il denaro allo stesso modo…) Quindi essi stanno pretendendo la restituzione di qualcosa che in primo luogo non avrebbero potuto prestare in quanto non di loro proprietà. Quindi, rimane il dilemma, di chi sono i soldi immessi in circolazione dal sistema finanziario? Delle persone poiché solo il cittadino, col suo lavoro, può creare un valore corrispondente. La banca emette “carta” o, in quest’epoca, bit digitali. Il cittadino, li trasforma in qualcosa di valore. Se non fosse per la gente che lavora, il denaro non varrebbe nulla.
    Ci sono due correnti che imperversano, l’una capitalista dice che il sistema finanziario possiede il denaro e quindi per averlo ti devi indebitare, una che dice che il denaro può essere distribuito per diritto di nascita (reddito di cittadinanza o cose simili). Non so quale sia la più deleteria, penso la seconda, almeno con la prima la gente si mette a far qualcosa di utile per gli altri, la seconda si limita a produrre uno stato comunista e non mi sembra abbiano funzionato molto bene. La terza via, denaro = corrispettivo in beni e servizi di valore mi sembrerebbe la migliore (di valore significa che aiutano gli altri a vivere una vita migliore, che hanno una utilità sociale non solo per sé stessi, che sono scambiabili). Non si possono regalare soldi pensando a un rilancio dell’economia. Se mi dessero mille euro al mese smetterei di lavorare e andrei a pescare. ma non si può nemmeno indebitare la gente (o gli stati) fino a non poter più rientrare col debito e non si può indebitare il prossimo coi suoi propri soldi (non ha senso ed è una ingiustizia). La soluzione è che, essendo la moneta della gente (poiché ripeto, il suo valore è dato dalla gente che lavora), qualsiasi indebitamento rientri a sia volta nelle tasche della gente, capitale e interessi compresi, secondo i meriti del singolo. Penso si dovrebbe aggiustare in tal senso la questione.
    Ciao

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