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Bellofiore e Simonazzi su euro ed Europa

Il Cambridge Journal of Economics ha reso libero l’accesso agli articoli più citati del 2012-2013.

Segnaliamo tra questi due articoli di economisti italiani, Riccardo Bellofiore e Annamaria Simonazzi et al

‘Two or three things I know about her’: Europe in the global crisis and heterodox economics
Riccardo Bellofiore

Abstract

L’Europa è nel bel mezzo di una tempesta economica e sociale. Nonostante le turbolenze a partire dalla metà del 2008 abbiano avuto origine altrove, le dinamiche europee possono trasformare la grande recessione in una vera e propria grande depressione. All’interno di questa dinamica, la progettazione difettosa del ‘moneta unica’ è un elemento chiave, insieme con la frattura mercantilista che divide il ‘core’ del Nord Europa e la ‘periferia’, per lo più composta da paesi dell’Europa meridionale. L’articolo fornisce un rapido promemoria sulla reale natura della crisi globale (sezione 2). La Grande Moderazione neoliberista era paradossalmente una sorta di  “keynesismo privatizzato” di natura finanziaria. Il cuore del modello anglosassone è stato il superamento delle tendenze stagnazionistiche dovute ai “lavoratori traumatizzati” grazie alla trasformazione dei “risparmiatori maniacali” in “consumatori indebitati”. Nella sezione 3 analizzo le peculiarità della posizione mercantilista orientata alle esportazioni. L’istituzione dell’euro come ‘moneta unica’ è stata in netta discontinuità con il trattato di Maastricht sviluppato dalla Commissione Delors (sezione 4). Il vero rompicapo è capire come l’euro in realtà sia nato da tali fondamenta così fragili e il motivo per cui per molti anni è sembrato un esperimento felice. L’assetto istituzionale della zona euro e l’ossessione autodistruttiva tedesca per l’austerità fiscale hanno contribuito in maniera decisiva a portare l’area euro in una doppia recessione. Un modo per uscire dalla crisi (sezione 5) richiede non solo riforme monetarie e misure fiscali espansive coordinate, ma anche un cambiamento complessivo del modello economico. Quest’ultimo deve essere costruito su un nuovo “motore” della domanda e della crescita. Un finanziamento monetario dei deficit “buoni” è necessario per la realizzazione di un “socializzazione degli investimenti” radicale: un “New Deal” keynesiano e di classe.

 

Economic relations between Germany and southern Europe
Annamaria Simonazzi, Andrea Ginzburg and Gianluigi Nocella

Abstract

Due interpretazioni sono state avanzate per spiegare i persistenti avanzi delle partite correnti tedesche che si traducono in deficit altrettanto persistenti dei paesi della periferia europea. Secondo la prima, il surplus tedesco è l’espressione di un comportamento di risparmio ‘virtuoso’, da estendere alla periferia. La seconda sostiene che l’aumento delle esportazioni nette riflette la stagnazione della domanda interna tedesca. L’articolo sostiene che le differenze di competitività di prezzo sono solo una parte della spiegazione dei squilibri e che un’espansione della domanda interna tedesca, seppur necessaria, non basterebbe alla sostenibilità a lungo termine della zona euro. Attraverso l’adozione di una prospettiva multilivello, l’articolo sostiene che per comprendere la persistenza dei deficit nella periferia europea devono essere considerate le caratteristiche principali della riorganizzazione del sistema economico tedesco, anche sul piano di ridistribuzione del reddito e della domanda. Tre elementi vengono individuati: gli effetti dell’allargamento ad Est, l’impoverimento della matrice produttiva dei paesi periferici e la composizione qualitativa dei flussi commerciali. Questa analisi, sosteniamo, è una premessa fondamentale per elaborare le politiche commerciali e industriali mirate a correggere la crescente asimmetria commerciale dell’UE, in particolare attraverso una maggiore scambio tra i paesi in deficit.

 

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