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Il PIL, l’Europa e il benessere

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di Guido Iodice e Daniela Palma – da Left del 7 febbraio 2015

Ilaria Bonaccorsi, nel numero precedente di Left, cita ampiamente una delle poche profezie errate di Keynes, quella contenuta in Prospettive economiche per i nostri nipoti. Secondo l’economista cantabrigense, il “problema economico” era in via di soluzione. Il futuro, non immediato, avrebbe riservato all’umanità molto benessere al prezzo di poco lavoro. Talmente poco che si sarebbe dovuto affrontare il problema psicologico dell’ozio. Tre ore al giorno, cinque giorni a settimana, sarebbero state, secondo Keynes, sufficienti a sedare la noia. Implicitamente, Keynes afferma che per gli scopi puramente economici sarebbero state persino troppe. Le cose purtroppo non sono andate così, e sul perché ci sarebbe molto da dire.

Le Prospettive sono la trascrizione di un discorso che Keynes pronunciò a Madrid nel 1930, all’inizio della Grande Depressione. In quell’anno Keynes è ancora convinto che si attraversasse una crisi passeggera: “Quello di cui soffriamo non sono acciacchi della vecchiaia, ma disturbi di una crescita fatta di mutamenti troppo rapidi, e dolori di riassestamento da un periodo economico a un altro”. Non era ancora maturata in lui la consapevolezza che ritroviamo invece nella Teoria Generale del 1936. Nella sua opera maggiore, Keynes traccia un quadro molto più pessimistico del capitalismo moderno e della sua capacità di assicurare un duraturo benessere. Lo ritiene anzi incapace, da solo, di garantire non solo l’equa distribuzione dei redditi, ma anche i redditi stessi per una parte consistente della popolazione, quella che rimane disoccupata. Per correggere i difetti del capitalismo, spiega Keynes, è necessario che lo Stato intervenga attraverso una non piccola “socializzazione dell’investimento” e assicurare con vari mezzi l’equa distribuzione della ricchezza e dei redditi. In caso contrario, il rischio è quello di un prolungato stato di bassa attività e grande disoccupazione.
Nel 1940 Keynes diviene ancor più pessimista e ammette che la sua soluzione, l’intervento dello Stato nell’economia, incontra ostacoli politici quasi insormontabili, se non in casi eccezionali, come una guerra. Se non si abbandona il vecchio modo di pensare, le “prospettive economiche per i nostri nipoti” saranno quelle di una stagnazione secolare. Keynes muore nel 1946, ma i 30 anni di Keynesismo successivi ci avevano regalato l’illusione di aver risolto non solo il “problema economico” (la sopravvivenza) ma persino quello macroeconomico (la disoccupazione ciclica). Se però oggi guardiamo la Grecia, i suoi malati senza cure, la povertà dilagante, ci rendiamo conto che il problema economico – la sopravvivenza stessa – è tutt’altro che risolto, per molti. La Grecia ha visto calare il suo Prodotto Interno Lordo pro capite del 22% dall’inizio della crisi. E’ disoccupato un quarto della forza lavoro e il 60% dei giovani. L’Italia ha numeri un po’ meno drammatici, ma comunque pesantissimi. Certo, non siamo tornati al Medioevo e neppure alla povertà degli inizi dell’era del capitalismo industriale. Ma la vicenda europea ci dice esattamente che se il PIL – questo pur impreciso e parziale indicatore – non cresce o addirittura cala, è impossibile persino garantire il ben-essere raggiunto.

In fondo i 30 anni di Keynesismo cui accennavamo furono gli anni del tanto vituperato consumismo, alimentato soprattutto dai redditi e da una crescente eguaglianza sociale, com’era nei sogni di Keynes. Qualcuno potrebbe mai capirci se oggi dicessimo che quello non era ben-essere?

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8 commenti su “Il PIL, l’Europa e il benessere

  1. Si vi capisco. Perché stimolare la domanda non vuol dire lasciarsi andare al consumismo esasperato, la scelta appartiene (fermo restando la possibilità) sempre agli uomini, alle decisioni politiche, ai “gusti” dei consumatori, insomma al modello di sviluppo che si vorrebbe avere, alla società a cui si vorrebbe tendere. Diversi modi di stimolare la domanda, influenzano l’offerta. Cmq furono 30 anni migliori degli attuali, dove la politica contava (nel bene e nel male) Oggi contano solo potentati economici a tutte le latitudini.

  2. che un certo “keynasismo criminale” abbia prodotto un consumismo esasperato,ormai e riconosciuto da quasi tutti, che l,economia sia stata molto sbilanciata dal lato della spesa anche questo è assodato, bisogna anche dire pero; che la democrazia è sempre stata (piu o meno ) verticistica ed ha impedito hai cittadini consumatori di esprimersi sulle scelte di politiche economiche, e che esse sono state dettate dagli (stati nazionali) filocapitalisti . propio per mantenere quel disequilibrio economico che tanto favoriva sia i privati, che la malavita, e di conseguenza la corruzione.problemi anchessi posti da neo kenesiani. pero nonostante tutte le storture e i disequilibri a cui (occorreva porvi rimedi), mi sembra che l,attuale sistema (finanziario) che si arroga il diritto di disciplinare e sottomettere gli stati, con organismi verticistici ed antidemocratici non sottoposti neanche alla discrezionalita del voto, in quanto a corruzione, malaffare, ed ingiustizia sociale. mi sembra che le abbiano centuplicato, fallendo come governanti , e diventando nei fatti una banda di supermafiosi ,ladroni e criminali.quindi….

  3. Durante le crisi economiche, la capacità produttiva delle aziende è parzialmente inutilizzata. La ripresa della domanda viene soddisfatta con questa quota, non con nuove assunzioni. Perché ci sia incremento significativo dell’occupazione (con una dilazione temporale di 6-12 mesi), è necessario che il PIL aumenti intorno al 2%.
    Com’è noto, la Germania – dopo essersi rifiutata di aiutare la Grecia allo scoppio della crisi, quando sarebbe costato 30 mld, e lo fatto quando ne è costato il decuplo – ha imposto attraverso il fondo salva-Stati (a cui l’Italia contribuisce nella misura del 17,9%) di erogare i prestiti alla Grecia per salvare le banche tedesche e francesi.
    Alla Grecia, l’Italia ha erogato prestiti diretti o indiretti per circa 40 mld. In misura inferiore, anche alla Spagna, al Portogallo e all’Irlanda.
    E’ giusto che l’Italia li abbia dati, poiché uno dei principi su cui si basa l’Unione Europea è la solidarietà tra gli Stati, ma sarebbe necessario che un analogo sforzo in termini di investimenti privati e soprattutto pubblici ci fosse anche in Italia.

  4. LE CAUSE E GLI EFFETTI DELLA RECESSIONE ECONOMICA

    BERSANI E FAZIO
    Qualche sera fa ho ascoltato in podcast l’intervista di Fabio Fazio a Bersani a “Che tempo che fa” di domenica 1 febbraio.
    Quasi alla fine, gli ha fatto una domanda sull’austerità : “L’austerità inaugurata dal governo Monti, ha fallito, allora aveva ragione Berlusconi?”. Bersani non ha confutato tale affermazione, anche se i numeri una volta li conosceva. Li avrà forse dimenticati dopo l’incidente.

    QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL PARTITO) DELLE TASSE
    Nella scorsa legislatura, sono state varate manovre finanziarie correttive per l’astronomica cifra di 329,5 mld (valore cumulato, cioè sommando gli effetti anno per anno): 4/5, pari a 266,3 mld, dal governo Berlusconi; 1/5 dal governo Monti, pari a 66,2 mld; costituite per il 55% di maggiori tasse e per il 45% di tagli di spesa; distribuite in modo molto iniquo, in particolare dal governo Berlusconi, soprattutto sui non ricchi, in grandissima parte sui ceti medio-bassi e perfino sui poveri (col taglio feroce del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, inclusi, ad esempio, i sussidi all’affitto, alla ragazze-madri, alle famiglie povere); molto più equamente da Monti perché ha reintrodotto l’IMU sulla prima casa (gravame medio annuo di 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€!), più una tassa sui depositi ed una leggerissima TTF. Poi Berlusconi coi suoi potenti megafoni ha addossato tutta la colpa sul cattivissimo Monti, e milioni di Italiani allocchi, inclusi i proprietari di case, gli hanno creduto volentieri.

    LE CIFRE DELLE MANOVRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: – Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; – Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: – Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; – Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti di risanamento recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l’equità e l’immagine è anche peggio.
    “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
    (link riportato nel post in fondo)

    DOVE SONO FINITI I SOLDI NON PRESI AI RICCHI E DUNQUE CHI CI AVREBBE RIMESSO?
    Io avevo un discreto osservatorio (uno studio di consulenza alle imprese ed un call center): in Campania, dove la crisi è endemica, è scoppiata in maniera virulenta a partire dal secondo semestre del 2009. Per i cittadini normali, invece, a partire dal maggio 2010, quando è stata varata dal governo Berlusconi-Tremonti (dopo la crisi del debito greco) la prima manovra lacrime e sangue (DL 78 del 31.5.2010; essendone io uno dei destinatari, ne ho seguito l’iter passo passo), di 24,9 mld, [3] la più iniqua di tutte, poiché colpì quasi esclusivamente il ceto medio-basso e persino i poveri, col taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, poi tagliata di un ulteriore 15% dal DL 98/2011 [vi sono inclusi, ad esempio, i sussidi all’affitto, alla ragazze-madri, alle famiglie povere]; decise il procrastinamento di 12 o 18 mesi dell’erogazione delle pensioni (per tutti, anche quelli disoccupati o in mobilità, dopo i primi 10 mila, o inattivi, a reddito zero), elevò di 5 anni l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche e introdusse l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita; dimezzò il numero dei lavoratori precari pubblici, congelò i contratti della PA; tentò di risparmiare anche sulla spesa degli invalidi, elevando il livello minimo d’invalidità dal 74% all’85%, il che avrebbe escluso i down (che sono invalidi al 75% e ricevono una pensione d’invalidità di circa 250 € al mese); la misura fu poi ritirata all’ultimo momento solo grazie alle corali proteste.

    Lasciò letteralmente indenni (tranne i farmacisti e i produttori di farmaci, in quanto fornitori del SSN) i ricchi e i ricchissimi (inclusi i miliardari), protetti da “santi” potenti. Anche il famoso contributo sui redditi elevati del pubblico impiego fu congegnato apposta male per farlo poi cassare – come era stato previsto – dalla Corte Cost. Per dire l’ipocrisia e la furbizia del ministro Tremonti, sedicente socialista e Robin Hood alla rovescia (e del suo fedele esecutore, il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini), a mo’ di equità, fu inserita la tassazione delle stock option, ma si pensò bene di aggiungere “limitatamente alla parte eccedente il triplo della retribuzione”, il che ha semplicemente significato che erano TUTTI esenti, persino Passera e Profumo (poi, in un accesso di tardiva resipiscenza, tale limitazione è stata cassata dalla manovra 2011-14).
    Ma la stragrande maggioranza del popolo italiano, a causa della sistematica disinformazione berlusconiana-tremontiana-sacconiana, manco si accorse o fece finta di niente dei sacrifici imposti ad una parte degli Italiani, la più debole e la meno protetta da santi in Paradiso.

    Anche le 2 manovre correttive varate nel 2011 dal governo Berlusconi-Tremonti (DL 98 e DL 138, di 80+60 mld) [come contropartita dell’acquisto di titoli pubblici italiani per raffreddare lo spread, impennatosi a luglio (raggiungerà il picco di 574 punti base rispetto ai Bund tedeschi in novembre, essendo scemati gli acquisti da parte della BCE) ed evitare il temuto default] furono soltanto un poco meno inique, ma, nonostante il loro ammontare enorme, risultarono inefficaci a calmare i mercati finanziari e le Autorità europee e provocarono la caduta del governo Berlusconi.
    A mio avviso essenzialmente per tre motivi: a) la volontà della potentissima cancelliera Merkel di far pagare a SB l’epiteto volgare rivoltole; b) il rifiuto del potente ministro Bossi – autoproclamatosi santo protettore dei pensionandi di anzianità, che sono in maggioranza nel Nord – di eliminare le pensioni di anzianità e allineare l’età di pensionamento delle lavoratrici del settore privato a tutti gli altri; e c) un errore grave sulle pensioni nella lettera di illustrazione delle misure inviata dal governo Berlusconi alla UE (quella che Tremonti rifiutò di firmare), poi corretto nella successiva lettera di spiegazioni sollecitate dall’UE.[4]

    La maggioranza del popolo italiano, o almeno una buona fetta di esso (inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari, in tema di pensioni, ho pubblicato l’elenco nel blog di un importante quotidiano [“Repubblica”]),[5] si lasciò ancora una volta irretire dalla propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente salvataggio dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti, il cui decreto salva-Italia ammonta ad appena 30 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi vari), distribuiti in maniera molto più equa (a parte gli esodati), ma che ha avuto il “torto” di colpire 2 tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che però, in realtà, era stato già deciso dal governo precedente).

    Il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi dispiegano i loro effetti tuttora) delle manovre correttive della scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit. La depressione economica prolungata italiana è conseguenza di quelle manovre correttive inique e recessive. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, abbiamo fatto (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi.

    Cerca con Google “Il ‘Corriere della Sera’ prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento”.

  5. Temo che Keynes ne abbia azzeccate davvero poche. Oltre ad aver perso un sacco di soldi
    An Evaluation of Keynes’s
    Projected Possibilities
    By C.-Y. CYNTHIA LIN
    http://www.des.ucdavis.edu/faculty/Lin/Keynes_paper.pdf

  6. Si usa il temine “consumi” e non si riesce o non si vuole essere precisi.
    Penso che keynes, quando usava la parola “consumi” intendesse riferirsi ai consumi concepiti nella realtà sociale degli anni 1930/1940.
    I nostri moderni consumi, o meglio i nostri eccessivi e moderni consumi, vengono sottoposti ad una incessante pubblicità che inducono all’acquisto di tali di prodotti e/o merci che non sempre sono indispensabili per soddisfare le necessità primarie degli anni 2000.
    Anzi, oggi assistiamo ad un sovra acquisto di tali beni che poi vengono, “inconsumati”, buttati nella spazzatura.
    Tale nostra cultura che appartiene a codesta era del “consumismo a tutti i costi” quanto falsa risulta essere rispetto al consumismo degli anni in cui Keynes prevedeva la propria teoria?

  7. sono d’accordo con Vis :la paracultura pubblicitaria berlusconiana é falsissima e schifosa,il consumismo che ne deriva é inutile e negativo ed è appoggiato dall’invito ai ns giovani a fare la “modella” o il calciatore….

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