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Perché le crisi economiche non vengono previste?

downloadUn libro del fisico Mark Buchanan spiega perché la scienza economica non è stata in grado di fare previsioni riguardo la crisi del 2008. Nonostante il crescente uso della matematica e l’attenzione per il rigore formale, i modelli mainstream tendono a rappresentare un mondo ideale in cui le crisi non esistono 

di Francesco Sylos Labini

Si è discusso spesso sull’uso della matematica in economia. C’è chi sostiene che usare la matematica sia evidenza di quel rigore formale che fornirebbe all’economia lo status di scienza esatta sull’esempio della fisica: ad esempio Luigi Zingales scrive nel suo Manifesto Capitalista:

La storia della fisica nella prima metà del XX secolo è stata una straordinaria avventura intellettuale: dall’intuizione di Einstein del 1905 sull’equivalenza tra massa e energia alla prima reazione nucleare controllata del 1942. Lo sviluppo della finanza nella seconda metà del Novecento ha caratteristiche simili”.

D’altra parte c’è invece chi sostiene che la matematizzazione dell’economia sia una maniera di formalizzare un problema che per sua natura non può essere formalizzato. In realtà entrambe le prospettive sono criticabili: se da una parte l’uso della matematica nell’economia neoclassica sembra ricalcare l’uso ottocentesco della meccanica razionale che si propone di trovare una soluzione di “equilibrio” che è il punto d’incontro tra domanda e offerta con dei vincoli esterni, dall’altra parte l’utilizzo della matematica moderna può essere utile anche in economia se appropriatamente accompagnata dall’introduzione di concetti moderni.

Ne discute nel suo libro “Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la meteorologia e le scienze naturali sull’economia” (edizioni Malcor D’, 2014) Mark Buchanan, fisico ed editorialista della prestigiosa rivista Nature, che si avventura in un avvincente excursus sulle idee e i concetti che sono alla base della teoria economica neoclassica, oggi dominante, e cerca di chiarire quale sono i concetti sviluppi nella fisica statistica, dei sistemi caotici e complessi – sviluppata nell’ultimo secolo – che possono essere utili alla modellizzazione dei sistemi economici e che al momento non sono in alcun modo considerati dall’economia neoclassica.

L’autore paragona gli economisti neoclassici a meteorologi che si ostinano prevedere il tempo trascurando tempeste e uragani: l’analogia tra l’economia e la meteorologia fornisce uno dei fili conduttori poiché le turbolenze atmosferiche sembrano avere molto in comune con gli alti e i bassi dei mercati finanziari e forniscono interessanti spunti per capire i limiti dell’ipotesi della stabilità economica. In questa situazione, nota Buchanan, la crisi non può essere prevista (e, infatti, non è stata prevista) semplicemente perché non è neppure concepita: l’economia neoclassica è fornita di una veste matematica, apparentemente simile a una scienza naturale, ma non è capace di descrivere la realtà, come il fallimento di ogni previsione mette chiaramente in luce. In fisica si possono trovare tanti esempi di teorie matematicamente corrette ma del tutto irrilevanti poiché basate su ipotesi errate: dunque queste teorie portano a risultati contraddetti dagli esperimenti. Se un esperimento è in disaccordo con la teoria non si conclude che questo discredita il metodo quantitativo quanto piuttosto si ragiona sulle ipotesi su cui è basato il modello e si identificano quali sono quelle sbagliate. E ovviamente si cambia modello: più del rigore matematico è importante la rilevanza fisica, in altre parole il confronto con la realtà.

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17 commenti su “Perché le crisi economiche non vengono previste?

  1. Perchè chi dovrebbe prevederle è sovvenzianato da chi le crisi le vuole e le crea. Tutto è previsto e pianificato compre le crisi in particolare questa CRISI. Buona giornata.

    • Concordo totalmente. L’economia non è altro che uno strumento nelle mani delle élite per esercitare il potere, un po come il manganello per i poliziotti, non è un caso che il governatore della Banca Centrale Europea, Draghi, da anni, usando una propaganda ripetitiva e martellante in stile nazista, nelle sue sedute settimanali, invece di sciorinare dati tecnici (gli vanno tutti contro), non fa altro che “consigliare” e sollecitare gli Stati ad attuare le tanto agognate, decantate e salvifiche, “RIFORME STRUTTURALI”, ovvero, cessioni incondizionate di sovranità alle oligarchie sovranazionali. Tutta la crisi che stiamo vivendo non è altro che assenza di denaro all’economia reale. Hanno smesso di erogare denaro così gli Stati sono costretti a tagliare la spesa, in poche parole a fare harakiri, così loro si prendono tutto. Molte delle analisi degli economisti esperti, non sono altro che fumo per confondere la gente. Ma ormai l’abbiamo capito. Molto sinteticamente. Si tratta di un ricatto.
      “Se non cedete sovranità noi non stampiamo il nostro denaro”.
      Questo ricatto andrebbe in ogni modo denunciato.

      • Citazione: “Questo ricatto andrebbe in ogni modo denunciato”.

        Come? Puoi fare qualche esempio concreto?

      • Beh sarebbe un po’ stravagante pensare che qualcuno ci faccia dei regali, senza pretendere nulla in cambio…la verità e’ che noi italiano viviamo da sempre sulla luna, e questi commenti lo dimostrano…la cessione di sovranita’, brutto neologisma per descrivere il semplice concetto che in un condominio non è che tutti possono fare quel xxxx che gli pare, doveva essere una precondizione dell’UE, una cosa scontata e assodata, di fatto e’ già così, i paesi della UE sono a sovranita’ limitata, persino le costituzioni nazionali sono carta straccia se violano principi comunitari…ed è ovvio che sia così, il problema è che qiando questi principi bisogna discuterli è approvarli in sede comunitaria, gli Italiani sono sistematicamente impreparati o assenti ingiustificati…poi periodicamente quando le cose inevitabilmente precipitano, atriva l’arruffapopolo di turno a fare una bella infornata di caproni appena discesi dalla luna, cosi’ questi ultimi non mancheranno di pagare stipendio e vitalizio a lui e a tutti i suoi accoliti…

  2. Citazione: “E ovviamente si cambia modello: più del rigore matematico è importante la rilevanza fisica, in altre parole il confronto con la realtà”.

    Il rifiuto infantile del principio di realtà.
    Al fondo, c’è anche – forse soprattutto –, almeno in chi vi aderisce in buona fede. un elemento psicologico, che è il rifiuto infantile del principio di realtà, molto più frequente in quelli di destra, più facilmente vittime di un’educazione troppo severa, repressiva, talvolta castrante (anche la scelta politica è frutto della nostra struttura psicologica).
    “Il principio di realtà, in psicoanalisi, è il principio dominante nella vita psichica dell’adulto, successivo e sostitutivo, nello sviluppo psichico dell’individuo, del ridotto principio di piacere, che domina invece la vita psichica del lattante. Il principio di realtà richiede l’accettazione di uno stato di tensione in cambio, in un prossimo futuro, di un piacere maggiore o di un dolore minore.
    Il principio di realtà e quello di piacere non sono da considerarsi antitetici, non agiscono in contrapposizione fra loro. Piuttosto il primo contribuisce a ridimensionare il secondo, costringendolo a tener conto di quelle che sono le condizioni reali di azione. Il principio di realtà non vieta al principio di piacere di esprimersi ma lo riporta entro certi limiti di azione.
    Nell’ultimo Freud (successivamente alla pubblicazione di “Al di là del principio di piacere”, 1920) il principio di realtà è attribuito all’Io e scaturisce dalla contrapposizione tra l’Es e la realtà esterna”.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_realt%C3%A0

  3. La matematica è la cosiddetta scienza esatta perché al significato corrisponde un solo significante. Nessun altro linguaggio o modo di descrizione della realtà è così preciso. Tuttavia appunto come il fisico giustamente evidenzia anche realtà fittizie possono essere descritte matematicamente perché quel nesso non viene meno in sé.
    Detto altrimenti una descrizione non fornisce sempre una spiegazione cioè una rappresentazione fedele della realtà.
    Ecco perché i più ferventi economisti liberisti, a mio avviso, non sono scienziati anche quando conseguono dottorati in prestigiose università internazionali. Meglio per un giovane laurearsi in matematica in Italia (o in altri rami). In questo modo sì che si acquisirà una formazione scientifica.

  4. Si tratta appunto di scegliere se l’economia deve puntare verso la scienza o verso la politica.
    Ora, come si sa, gli scienziati hanno più ragioni da presentare di molti altri, ma sono anche più morti di fame di molti altri. E, d’altra parte, parecchi sono anche quelli disposti a pagar bene per sentir dire in giro quello che meglio gli torna utile.

    La scelta dell’economista è dunque molto difficile.

  5. L’idea di suddividere il rischio di ogni singolo investimento in una miriade di strumenti finanziari e’ stata usata per confondere investimenti e scommesse. Era ovvio che la bolla sarebbe prima o poi scoppiata. Anche questa idea, peraltro, si basa sul presupposto, erroneo, che l’andamento complessivo dell’economia mondiale debba sempre e comunque premiare gli investitori. Non considerando, in particolare, che se le condizioni di mercato, incluso il comportamento dei governi, che le definisce giuridicamente e le condiziona economicamente, arricchiscono gli investitori impoverendo i lavoratori, ne segue per forza di cose un calo della domanda che si ripercuote negativamente sul ritorno degli stessi investimenti. Gli strumenti matematici sono utilizzati, in sede politica, per prevenire squilibri del genere, ma troppo poco, dato che in politica prevalgono gli interessi a breve termine degli investitori, difesi da gente come Zingales con il suo fumoso paragone tra “fisica einsteiniana” e “sviluppo della finanza nella seconda meta’ del ‘900”.

  6. Secondo me il problema non è il modello, anche se indubbiamente taluni migliori di altri, ma il fine.
    Se il fine è il Bene delle Persone, tutte, allora ogni sistema è accettabile perché dal momento che diviene palese lo scostamento al fine, il sistema verrebbe corretto, quindi perderebbe la sua natura iniziale, ma se il fine è il sistema allora ci si può aspettare solo dei danni.
    L’economia a mio parere non può essere governata, dalla matematica (come del resto ogni cosa che implichi la presenza umana), ma sopra a tutto ci deve essere il Buon Senso ed esso non mi risulta sia stato ancora convertito in formule matematiche.

  7. “Cosa possono insegnarci la fisica, la meteorologia e le scienze naturali sull’economia”. Ma le persone non sono atomi deterministici, bendì soggetti dotati di volontà e in qualche misura di libertà. L’economia, a mio parere (e di altri), non è una scienza naturale, ma un scienza sociale, come la sociologia l’antropologia la psicologia ecc.

    • Veramente anche gli atomi e le particelle subatomiche non sono mica così deterministiche, molti fenomeni si spiegano solo assumendo un requisito probabilistico….e anche l’economia è cosi’, solo che stranamente il calcolo della probabilità è usato molto raramente dagli economisti, ed ancor meno è utilizzata un’altra branca della matematica fondamentale per l’economia: la teoria dei giochi! Quest’ ultima ad esempio, fornisce la spiegazione del quesito dell’articolo…una crisi generalizzata è impossibile da prevedere per sua natura, se fosse possibile diagnosticarla infatti, sarebbe conosciuta e i vari attori modificherebbero i propri comportamenti, per cui l’evento diagnosticato, non si verificherebbe…per come la vedo io non è l’economia che ha scarsa attinenza con la matematica, ma proprio gli economisti che hanno scarsa conoscenza della matematica…

  8. Governi e istituzioni internazionali al momento usano modelli basati sulla teoria neoclassica dell’equilibrio economico generale, cioè ASSUMONO che tutti i mercati siano in equilibrio, sempre. Poi ci aggiungono delle rigidità ad-hoc per correggere le implicazioni più assurde del modello (la disoccupazione non potrebbe mai esistere ad esempio, senza queste correzioni ad-hoc). Non è quindi un problema di usare o no la matematica. E’ ovvio che se devi fare le previsioni sul PIL devi fare dei calcoli. Ma sono i concetti sottostanti al modello dominante che sono assolutamente assurdi. Senza dilungarmi qui, mi permetto di rimandare a un mio recente articolo pubblicato su sbilanciamoci su questo argomento: http://www.reconomics.it/perche-i-governi-stanno-sbagliando-le-previsioni-sulleconomia/

    • ma infatti mi sembra anche banale DIRLO, come essi non coprendono, in ultuma analisi; che la spesa “cosidetta” pubblica, non è beneficenza, ma una quota che il sistema produttivo tutto,(dall,imprenditore all,operaio) versa allo stato sotto forma di tasse,perche esso (lo stato) possa reinvestire in servizi ed opere pubbliche piu investimenti per la ricerca ad alto rischio propio per far si , che ci sia un,aggiunta di domanda ,a cui il sistema produttivo privato ha assolutamemte necessita,e che senza di essa non puo soppravvivere,nemmeno se distruggesse tutta la FORZA LAVORO IN ECCESSO. Ed è QUESTO CHE OTTUSI GUERRAFONDAI ED OPPORTUNISTI DI OGNI SORTA NON comprendono. perche anche se facessero questo, in scala ridotta dopo un po, si ripropone lo stesso problema. il problema del capitalismo è il profitto non investito,anche perche non puo essere reivenstito all,infinito (cioe l,accumulazione di capitale sotto forma di macchinari) non puo essere riprodotta all,infinito. cosi la forma monetaria (e speculativa) prende il soppravvento (come sta avvenendo succhiando risorse all,economia reale. MA LA STUPIDITA STA NEL FATTO CHE AL DI LA DELLA SOFFERENZA DELL,INGIUSTIZIA DELLA CATTIVERIA ED ALTRO questo sistema non funziona non funziona non funziona.e non puo funzionare.quando la teoria e sbagliata la matematica puo fare poco (chiedetelo ai fisici che usano molto i modelli matematici).

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