C’è deficit e deficit

Contro il comune assunto che il deficit di bilancio pubblico sia sempre da evitare, tuonano i commenti dell’analista finanziario H. Wood Brock, autore del recente saggio “Paralisi americana” che vengono riportati su Project Syndacate dal noto biografo keynesiano, Robert Skidelsky.

Una giusta valutazione del deficit, afferma Brock, può essere effettuata solo se si tiene adeguatamente conto della composizione e della qualità della spesa pubblica. E’ necessario infatti distinguere i deficit che sono generati da spesa corrente da quelli che emergono per la spesa in investimenti (in conto capitale). Nel primo caso il deficit non produce rendimenti ed alimenta il debito, mentre nel secondo caso potrà generare un flusso di redditi che potrebbe perfino arrivare ad estinguere il debito. Ma un fatto è bene soprattuto tener presente per ciò che attiene le spese in conto capitale: esse sono in grado di incidere sulla produttività del sistema economico aumentandone il potenziale di crescita nel lungo periodo.

In linea di principio bisognerebbe agire riducendo la spesa corrente ed aumentando quella in conto capitale. Ricordare tale questione, afferma Skidelsky, è importante soprattutto quando si intraprendono crociate contro il deficit spending, proprio come sta accadendo al momento in Europa. Ed è importante in ultima analisi in previsione di una nuova gestione della politica economica, una volta passata la crisi. Saggezza vorrebbe che politica monetaria e polica fiscale siano in futuro coordinate per stabilizzare i mercati, mentre la politica fiscale operi selettivamente anche in ragione della spesa. E in ultima analisi, che vi sia un riconoscimento ampio del ruolo dello Stato, non limitato ai soli compiti dell’assicurare la difesa e dell’amministrare la giustizia, ma comprendente anche le infrastrutture pubbliche, che sono alla base della tenuta dell’intero contesto in cui hanno luogo la produzione e i rapporti sociali, come sottolineato appropriatamente dallo stesso Adam Smith, e, last but not least, il sistema dell’educazione (anche questo centrale nell’analisi di Smith sulle cause della “ricchezza delle nazioni”) verso il quale i “falchi del deficit pubblico” sembrano con i loro comportamenti non tenere affatto conto.

Leggi l’articolo su Project Syndacate

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