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Inflazione e moneta. (5) Le Banche Centrali e la Teoria della Moneta Endogena

Charles Goodhart

Cosa pensano della moneta endogena gli economisti monetari non eterodossi e le banche centrali? Proponiamo alcuni pareri di noti accademici e banchieri centrali da cui si evince che quella che una volta era considerata una tesi eterodossa è in realtà condivisa da molti studiosi e ancor più tra coloro che lavorano sul campo.


[articoli precedenti]

7. Le Banche centrali e la Teoria della Moneta Endogena

Dopo la crisi del 2008 e di fronte alla mancanza di effetti degni di nota dell’azione delle banche centrali sia sulle grandezze reali (Pil, occupazione) che su quelle monetarie (inflazione), la teoria della moneta endogena è tornata prepotentemente in campo. Molti economisti, anche ortodossi, e soprattutto alcuni banchieri centrali, riconoscono il ruolo del credito quale creatore della moneta ed esplicitamente sostengono il punto centrale della Teoria della Moneta Endogena: l’inversione di causalità tra prestiti, depositi e riserve in moneta legale.

Di seguito riportiamo alcuni passaggi di articoli e interventi in tal senso.

Vítor Constâncio, vice presidente della Banca Centrale Europea, 26th International Conference on Interest Rates, Frankfurt am Main, 8 December 2011 [link]

“Non esiste una teoria accettabile che colleghi in modo necessario la base monetaria creata dalle banche centrali con l’inflazione. Tuttavia, si sostiene da parte di alcuni che le istituzioni finanziarie sarebbero libere di trasformare istantaneamente i prestiti loro accordati dalla banca centrale in credito al settore non-finanziario. Questo si inserisce la vecchia visione teorica sul moltiplicatore del credito, in base alla quale la sequenza di creazione di moneta va dalla liquidità primaria creata dalle banche centrali all’offerta di moneta totale creata dalle banche attraverso le loro decisioni di credito. In realtà la sequenza funziona più che altro nella direzione opposta, con le banche che prima prendono le loro decisioni di credito e poi cercando i finanziamenti necessari e le riserve di moneta della banca centrale. Come Claudio Borio e Disyatat dalla Banca dei Regolamenti Internazionali hanno scritto: ‘In effetti, il livello di riserve difficilmente figura nelle decisioni di prestito delle banche. L’ammontare del credito in essere è determinato dalla disponibilità delle banche a fornire prestiti, sulla base del trade-off percezione del rischio/rendimento e della domanda per i prestiti’. Nei settori bancari moderni, le decisioni di credito precedono la disponibilità di riserve nella centrale banca. Come Charles Goodhart ha acutamente sostenuto, sarebbe più opportuno parlare di un “divisore del credito” invece che di un “moltiplicatore del credito”.

Alan R. Holmes, Federal Reserve Bank di New York (1969) [link] 

“Nel mondo reale, le banche estendono il credito, creando i depositi nel processo, e cercano le riserve successivamente.”

Finn Kydland e Ed Prescott (Premi Nobel per l’Economia), Federal Reserve Bank di Minneapolis (1990) [link]

“Non ci sono prove che siano la base monetaria o M1 [liquidità primaria] a guidarlo [il ciclo del credito], anche se alcuni economisti credono ancora a questo mito monetario. Le serie della base monetaria e di M1 sono generalmente procicliche e, semmai, la base monetaria segue con un po’ di ritardo [il ciclo del credito]”

Charles Goodhart, membro del Comitato per la politica monetaria della Banca d’Inghilterra (2007) [link]

“La massa monetaria è una variabile dipendente endogena. Questo è esattamente ciò che gli eterodossi post-keynesiani, da Kaldor, attraverso Vicky Chick, e attraverso Basil Moore e Randy Wray, hanno correttamente sostenuto per decenni, e sono stato dalla loro parte su questo.”

Piti Distayat e Claudio Borio, Banca dei Regolamenti Internazionali (2009) [link]

“Questo documento sostiene che l’accento sulle variazioni nei depositi indotti dalle politiche [monetarie] è inappropriato. Semmai il processo effettivamente funziona in senso inverso, con i prestiti che guidano i depositi. In particolare, si sostiene che il concetto di moltiplicatore monetario è inesatto e non informativo in termini di analisi delle dinamiche del credito bancario. Sotto uno standard di moneta a corso forzoso e sistema finanziario liberalizzato, non vi è alcun vincolo esogeno sulla fornitura di credito, se non attraverso i requisiti patrimoniali. Un sistema bancario adeguatamente capitalizzato può sempre soddisfare la domanda di prestiti se lo desidera.”

Seth B. Carpenter e Selva Demiralp, Federal Reserve Bank (2010) [link]

“Nonostante i fatti istituzionali da soli forniscano un supporto interessante alle nostre idee, dimostriamo in maniera empirica che le relazioni implicate dal moltiplicatore monetario non esistono nei dati per la maggior parte delle banche liquide e ben capitalizzate. Le variazioni delle riserve non sono correlate a quelle nel credito, e le operazioni di mercato aperto non hanno un impatto diretto sui prestiti. Concludiamo che il modo in cui nei libri di testo viene affrontato il meccanismo di trasmissione può essere respinto. In particolare, i nostri risultati indicano che l’offerta di prestito bancario non risponde ai cambiamenti nella politica monetaria attraverso un canale del credito bancario.”

Jaime Caruana, General Manager della Bank for International Settlements [link]

“Nei fatti, l’espansione del credito bancario è determinata dalla disponibilità delle banche di garantire i prestiti, basandosi sul trade off percepito tra rischio e rendimento e sulla domanda di credito. Un’espansione di riserve bancarie oltre il livello richiesto per precauzione, e/o per soddisfare l’obbligo di riserva, non fornisce alle banche maggiori risorse per l’espansione del credito. Finanziare la variazione degli asset nello stato patrimoniale della Banca Centrale tramite riserve piuttosto che altri strumenti a breve termine come banconote o titoli di Stato, altera solo la composizione della liquidità nel sistema bancario. Come detto, i due sono veri e propri sostituti. […] Questo può essere visto in un’altra maniera. Ricordo che per finanziare politiche di bilancio tramite un’espansione di riserve, la Banca Centrale deve eliminare il costo opportunità di detenerle. In altre parole, deve pagare un’interesse sulle riserve pari al tasso overnight che vorrebbe raggiungere, o il tasso overnight deve scendere sino al tasso [pagato sulla, ndt] deposit facility (o zero). Infatti, la Banca Centrale deve rendere le riserve bancarie sufficientemente attrattive rispetto ad altri asset liquidi. Questo li rende perfetti sostituti, in particolare di altri titoli del tesoro a breve termine. Le riserve diventano così solo un altro tipo di asset liquido fra tanti.”

James Tobin, Premio Nobel per l’Economia, (1963) [link]

“La singola banca non è vincolata da nessun ammontare fisso di riserve. Può ottenere ulteriori riserve per soddisfare gli obblighi di riserva prendendo a prestito dalla Federal Reserve, acquistando “fondi Federali” da altre banche, vendendo o “richiedendo anticipatamente il rimborso” di titoli a breve termine. In breve, le riserve sono disponibili [accedendo, ndt] alla discount window e nel mercato monetario ad un prezzo.”

William Dudley, presidente e CEO della  Federal Reserve Bank di New York (2009) [link]

“Un altro problema collegato è la questione se la Federal Reserve sarà in grado di agire abbastanza rapidamente una volta che decide che è il momento di alzare i tassi. Questa preoccupazione riflette l’opinione che le riserve in eccesso su cui sono sedute le banche sono essenzialmente ‘esca per il fuoco’ che potrebbe rapidamente alimentare l’eccessiva creazione di credito e spiazzare la stretta monetaria della Fed.
In termini di immagini, questa preoccupazione sembra convincente, le banche sedute su mucchi di soldi che potrebbero essere utilizzati per estendere il credito con poco preavviso. Tuttavia, questo ragionamento non tiene conto di un punto molto importante. Sulla base di come la politica monetaria è stata condotta da diversi decenni, le banche hanno sempre avuto la possibilità di espandere il credito ogni volta che vogliono. Non hanno bisogno per farlo di un mucchio di ‘esca per il fuoco’, sotto forma di riserve in eccesso. Questo perché la Federal Reserve si è impegnata a fornire riserve sufficienti a mantenere il tasso sui fed funds al suo obiettivo. Se le banche vogliono espandere il credito e questo fa salire la domanda di riserve, la Fed automaticamente asseconda quella domanda nella conduzione della politica monetaria. In termini di capacità di espandere il credito rapidamente, non fa alcuna differenza se le banche hanno un sacco di riserve in eccesso o meno.”

[Parzialmente tratto da: http://rwer.wordpress.com/2012/01/26/central-bankers-were-all-post-keynesians-now/ e da alcuni post di "Istwine" su diversi forum in rete]

[continua]

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13 commenti su “Inflazione e moneta. (5) Le Banche Centrali e la Teoria della Moneta Endogena

  1. Una cosa non mi convince, anche ammesso che sia la domanda che traina l’offerta di moneta, questo non significa che non si possano generare fenomeni inflattivi a tassi di sconto “bassi”.

  2. Ti ringrazio per la citazione.

  3. NON SI RIESCE AD APRIRE IL DOCUMENTO: IL CONTENUTO E’ VUOTO

  4. “Many commodities share the property of short-run inelasticity. That is the demand for these goods does not change with a change in the price of the good. Consider, for example, a group of scuba divers’ demand for air. If the divers were down to their last few breaths of air and were unable to surface they would surely be willing to pay any price for a tank of air. The only options for the divers are buy more air or perish. The imaginary seller of air would be able to set any price for his air. The quantity of air, however, depends entirely on what the divers need. Once the divers have enough air additional air is of no value. The buyers determine the quantity, and the seller sets the price. The inelasticity of the banking system’s demand for reserves is somewhat analogous to the inelastic demand for a scuba diver’s air. The Federal Reserve can set the price of reserves but the quantity is determined by the banking system.”

    “Soft Currency Economics” Warren Mosler, 1994

  5. Mi sembra tutto molto convincente, ma non capisco come questo si concilia con la riserva obbligatoria, a cui le banche sono tenute in misura fissata (in Europa credo sia l’1%). O il messaggio è che la riserva obbligatoria è come i limiti di velocità su certe strade italiane: è un limite che esiste solo in teroria, nessuno lo rispetta e nessuno pensa di farlo rispettare ?

    • Questo un argomento dibattuto. Probabilmente la riserva obbligatoria potrebbe avere qualche effetto deterrente sulla disponibilità al credito della singola banca, ma in ogni caso la banca centrale può modificarle quando questo crea problemi di liquidità. Molti paesi anglosassoni (UK e Canada ad esempio) non hanno alcuna riserva obbligatoria eppure presentano tassi di crescita di M3 molto minori della Cina che ha una riserva obbligatoria del 20%. Questo per dire che alla fine ciò che conta davvero è la domanda dei prestiti e la propensione al rischio delle banche.

  6. [...] Le Banche Centrali e la Teoria della Moneta Endogena [...]

  7. […] “operazioni di assorbimento della liquidità”, non quando le banche fanno prestiti. Come ha anche ricordato il vicepresidente della BCE, e ben spiegato in una serie di articoli già citati sul Keynesblog, non sono le riserve che creano […]

  8. […] Cercheremo ora, evitando il più possibile di perderci negli argomenti correlati (moneta bancaria, moneta ad alto potenziale, aggregati monetari, ecc. ecc.), di spiegare che il funzionamento dell’attuale sistema si svolga nell’alveo della regola ai termini della quale sono i prestiti che creano i depositi e che, pertanto, non è necessaria, per le banche, una raccolta a “monte” e/o precedente al momento della emissione del credito. Naturalmente, lo faremo utilizzando alcune fonti che possono essere facilmente trovate in rete. Per chi volesse approfondire l’argomento si consiglia da subito la lettura della “Teoria del circuito monetario” di Augusto Graziani, “Le sette innocenti frodi della politica economica” di Warren Mosler, oppure, per chi preferisce frequentare la rete, vari articoli e blog, tra cui, per es. quello del Prof. Andrea Terzi e anche Keynesblog. […]

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