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I giovani e il Decreto Sviluppo

Il recente decreto sviluppo individua un obiettivo giusto: contrastare la disoccupazione intellettuale giovanile. Ma gli strumenti che predispone sono inefficaci e sbagliati perché derivano dal tentativo di coniugare rigore e crescita e da un’impostazione di politica economica interamente declinata dal lato dell’offerta.

di Guglielmo Forges Davanzati da MicroMega on line

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La destra ultraliberista contro la Federal Reserve

Ben Bernanke in una caricatura

The U.S. government has a technology, called a printing press (or today, its electronic equivalent), that allows it to produce as many U.S. dollars as it wishes at no cost.”

Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti

Il 25 luglio la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge per la “trasparenza” nell’azione della Federal Reserve (FED), la banca centrale americana, diretta da Ben Bernanke. Promotore dell’iniziativa il deputato Ron Paul, esponente di punta dell’ala “libertarian” del partito repubblicano. Un analogo provvedimento è stato depositato al Senato dal figlio Rand.
Sin dall’inizio della crisi la Federal Reserve è entrata nel mirino della destra repubblicana, nonostante Bernanke provenga dalle fila del “Great Old Party”. Motivo del contendere, i Quantitative Easing, cioè l’acquisto da parte della banca centrale di titoli di stato e titoli privati per evitare il collasso del sistema finanziario, ripulendo le banche private dai titoli stazzatura e aiutando il governo a finanziarsi a basso costo.

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La Germania incomincia a fare i conti sull’Euro

di Vladimiro Giacché da Pubblico

Da tempo l’interpretazione dei discorsi dei governanti europei non ha nulla da invidiare, quanto a complessità, all’interpretazione dei discorsi dei leader sovietici ai quali si dedicavano dei veri e propri specialisti, i sovietologi. Da mesi, ormai ogni giorno, stuoli di eurologi si rompono la testa per capire il senso dell’ultima intervista della Merkel o dell’ultimo intervento di Draghi: e in base a quello che hanno capito comprano o vendono titoli di Stato. Anche in questo fine settimana gli eurologi hanno avuto il loro bel da fare con l’intervista rilasciata da Wolfgang Schäuble alla “Welt am Sonntag”.

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Controllare la finanza, ridare potere agli stati

La finanza continua a dominare la vita economica e politica. C’è poca speranza di uscire dalla crisi, finché non si riformano i meccanismi che governano il settore finanziario. Qualcosa è stato fatto, ma è troppo poco

di Vincenzo Comito, da Sbilanciamoci.info

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Super Mario Draghi e i suoi poteri (poco super)

Basta una dichiarazione del banchiere centrale per far precipitare gli spread. Ma i suoi poteri e l’effettiva determinazione sono limitati. L’uscita dall’Euro rimane sul tappeto e può essere l’occasione per l’inizio di un percorso nuovo di cui l’Italia sarebbe chiamata a dare il meglio di sé

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Come uscire, con intelligenza, dall’Euro

di Emiliano Brancaccio

L’opzione di uscita dall’euro non è più solo una prerogativa di Berlusconi, Grillo e dei movimenti cosiddetti “populisti”. Giorni fa era il Corsera a pubblicare editoriali che riabilitavano il tema della sovranità nazionale ed altri interventi che sollevavano il problema della difesa dei capitali nazionali da acquisizioni estere a prezzi di sconto. Oggi [ieri, ndr], a quanto pare, anche il Sole 24 Ore sembra disporsi a un eventuale salto del fosso, pubblicando un articolo di La Malfa che in termini espliciti perora la causa di un abbandono, sia pure “ordinato”, della moneta unica.

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La cattiva società delle disuguaglianze

Le società avanzate sembrano ormai essere cadute in una inestricabile trappola della disuguaglianza, che ben si salda con la bassa crescita del Pil degli ultimi trenta anni. La riflessione è di Robert Skidelsky, che su Project Syndicate ripercorre le principali tappe del processo che segna a livello mondiale l’enorme aumento delle disuguaglianze di reddito tra paesi e all’interno di questi.

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La ricetta di Stiglitz: combattere le disuguaglianze per far ripartire la crescita

L’uscita dell’ultimo lavoro di Joseph Stiglitz, “The Price of Inequality: How Today’s Divided Society Endangers Our Future” (il prezzo della disuguaglianza: come la società divisa di oggi mette in pericolo il nostro futuro), è importante per due fondamentali motivi. Perché l’economista Nobel denuncia l’insensatezza delle politiche di austerità in un periodo di depressione come quello attuale, e perché punta il dito sugli effetti negativi delle disuguaglianze dei redditi sulla crescita del Pil, mostrando come negli Stati Uniti quest’ultimo aspetto sia divenuto tanto patologico da far diventare il mito del “sogno americano” solo un pallido ricordo.

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Il gioco delle parti tra Monti e Merkel sugli Eurobond

Sulla questione dei titoli a garanzia europea tra Monti e Merkel si è svolto un siparietto, utile a entrambi. Meglio pensare alle cose concrete plausibili e utili: fondi per la stabilizzazione e reflazione tedesca – di Domenico Mario Nuti

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Francesco Giavazzi e l’instabilità del capitalismo

Mentre lo spread tocca quota 530, è bene non distrarsi rispetto alle medicine sbagliate in preparazione presso la farmacia del governo Monti, poiché queste non faranno altro che aggravare la malattia. Tra queste medicine controproducenti, la riforma degli incentivi alle imprese nell’ambito della spending review.

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