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Sanità, scuola e retorica della “razionalizzazione”

davanzatidi Guglielmo Forges Davanzati, da Micromegaonline

Per “razionalizzazione” si intende un’operazione di politica economica finalizzata a rendere più efficiente il funzionamento di un sistema economico, attraverso il contenimento (o l’azzeramento) degli sprechi. Il termine è talmente abusato nel dibattito italiano da renderlo sostanzialmente vuoto e, al tempo stesso, da renderlo socialmente accettato, dal momento che è difficile immaginare che un cittadino dotato di buon senso possa invocare politiche che incentivino prassi inefficienti. Va però rilevato – cosa ben nota agli addetti ai lavori – che, in Italia, con la massima intensità negli ultimi anni, per razionalizzazione si intende, di fatto, un’azione unicamente finalizzata a ridurre la spesa pubblica, che prescinde del tutto da considerazioni relative all’efficienza ed è unicamente motivata con l’obiettivo di accumulare avanzi primari.

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La Germania dice “nein” all’Unione bancaria

safe_image.php_1di Vladimiro Giacché da “Pubblico

Nella prima mattinata [del 13 dicembre 2012], dopo mesi di negoziati e 14 ore filate di trattativa finale, i ministri delle finanze dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo che apre la strada alla vigilanza centralizzata della Bce sulle banche europee. Anche questo accordo, come molte delle più recenti decisioni dell’Unione Europea, può essere letto in modi molto diversi.

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Smontiamo i luoghi comuni (1): la finanziarizzazione dell’economia rende obsoleto il keynesismo?

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Questo articolo è il primo di una breve serie in cui analizzeremo le risposte alle affermazioni più comuni contro la possibilità di implementare politiche keynesiane nel contesto politico-economico attuale.

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Perché l’Europa è in crisi e gli Stati Uniti sono in ripresa?

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Paolo Mesasse, in un articolo per Economonitor (qui il Italiano su Linkiesta) analizza alcuni grafici molto interessanti sulle differenze tra Stati Uniti ed Europa. Li presentiamo e commentiamo in modo un po’ diverso rispetto a quello dell’autore dell’articolo.

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Il problema non è “troppo poca Europa”, ma che l’Europa è minata da un difetto strutturale

titaniceuropa_nuovaedizionedi Vladimiro Giacché | da Pubblico del 13 dicembre 2012

Banche «troppo grandi per fallire», attività a forte rischio, bonus milionari, scandali (uno per tutti: la manipolazione del Libor, uno dei tassi d’interesse più usati del mondo). Siamo tornati al punto di partenza di questa crisi, che anche in Europa – come ha ammesso un editoriale del «Financial Times» – «è stata causata più da eccessi di debito privato, particolarmente nel settore bancario, che dalla prodigalità del settore pubblico». Ma con un’importante differenza rispetto alla situazione pre-crisi. Il modello di sviluppo basato sulla finanza e sul debito, dopo oltre 30 anni di onorato servizio, si è irrimediabilmente rotto nel 2007/8.

 

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Il mito del “finanziamento monetario” della spesa pubblica

terzi_andreaNell’ambito del dibattito aperto con l’intervento di Emiliano Brancaccio e la risposta di Warren Mosler riguardo l’MMT, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Andrea Terzi (docente di economia monetaria all’Università Cattolica di Milano)

In diverse occasioni, economisti di orientamento “keynesiano” hanno invocato il finanziamento monetario della spesa pubblica come motore della domanda aggregata. E puntualmente economisti di orientamento “monetarista” ne hanno obiettato gli effetti inflazionistici. Mi pare siano utili tre precisazioni. Continua a leggere »

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Monti se ne è andato? Meglio così. Krugman, Munchau, Evans Pritchard

ROMA: CONVEGNO FONDAZIONE ITALIANIEUROPEI CON PREMIER MARIO MONTI E MASSIMO D'ALEMA

A differenza di quanto si sostiene in Italia, la stampa internazionale non riserva solo elogi a Mario Monti. Un florilegio dei giudizi più caustici di alcuni noti commentatori.

L’economia dell’austerità è andata esattamente secondo copione – quello keynesiano, non quello dei fanatici dell’austerità. Di più e ancora, i “responsabili” tecnocrati hanno indotto i loro popoli ad accettare la medicina amara dell’austerità, più e più volte, non riuscendo a produrre risultati. L’ultimo caso in questione è l’Italia, dove Mario Monti – una brava persona, profondamente sincera – ha lasciato prima del termine del mandato, in ultima analisi perché le sue politiche stanno consegnando l’Italia alla depressione.

L’Europa sanguinante. Articolo di Paul Krugman sul suo blog [inglese]


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Uno studente del primo anno di economia potrebbe per favore prendere in mano la politica economica della UE?

economics-paul-a-samuelson-hardcover-cover-artRisolvere la crisi è davvero così complicato? Forse i “professori” non ricordano quello che viene insegnato all’Università al primo anno della facoltà di economia.

di Andrew Watt da Social Europe.

Immaginate uno studente di economia che sostiene un esame introduttivo di macro con la seguente domanda:

In un’area economica la disoccupazione, già ai massimi storici un anno fa, è aumentata costantemente nel corso dell’ultimo anno, almeno di un punto percentuale. Nel frattempo nel corso dell’ultimo anno l’inflazione è scesa, in modo un po’ irregolare. Le autorità pubbliche stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita e prevedono una probabile recessione dell’economia nei prossimi trimestri.

A: La politica economica è troppo restrittiva e dovrebbe divenire più espansiva o meno restrittiva.

B: La politica economica è ben calibrata.

C: La politica economica è troppo allentata e dovrebbe subire una stretta.

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Quella BCE immobile che osserva e commenta la crisi

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di Gustavo Piga

Continuiamo con i dati della stupida austerità?

E perché no.

Ecco come a distanza di soli 3 mesi la BCE aggiorna le sue previsioni sull’area euro. Ed a soli 3 mesi di distanza … la forchetta del PIL euro 2013 peggiora di minimo 0,5% nella sua stima pessimistica e di … 1,1% in quella ottimistica. Siamo ad un passo dal secondo anno successivo di recessione euro. Un disastro.

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Il paradosso dell’Unione Europea: l’Italia in crisi aiuta gli altri paesi

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“Contributore netto”. E’ questa la definizione tecnica dell’Italia rispetto al Bilancio dell’Unione Europea. Vuol dire che il nostro paese versa alle casse dell’Unione più di quanto riceve in cambio. Niente di male, se non fosse che l’Italia, un paese in crisi economica, dovrebbe invece ricevere più di quanto versa, se l’Europa fosse un normale stato federale.

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