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Requiem per L’Homo Oeconomicus?

hoedi Ioana Marinescu, docente di economia alla Harris School of Public Policy dell’Università di Chicago
da Libération del 12 gennaio 2016 – Traduzione di Faber Fabbris

Con la crisi finanziaria del 2007-2008, un numero crescente di ricercatori mette in dubbio la razionalità dell’«Homo oeconomicus» [l’ipotetico individuo che massimizza il proprio benessere, al centro della teoria neoclassica, n.d.t.]. Primo sintomo di una contestazione della teoria neoclassica?
Con l’inizio del nuovo anno, tornano anche i buoni propositi: fare più ginnastica, mangiare in modo più sano, risparmiare di più… auspici molto spesso vani. Il 90% delle persone interrogate nel quadro di un’inchiesta ammette di non essere capace di mantenere questi impegni. Se si tratta di progetti sensati e validi, perché un individuo razionale non dovrebbe rispettarli? Non tutti, apparentemente, sono homines oeconomici
Ho partecipato in questi giorni alla più grande conferenza degli economisti universitari, che si è svolta quest’anno a San Francisco. E lì mi è sembrato chiaro quale sia il “buon proposito” degli economisti per il 2016: farla finita con l’imperialismo dell’Homo oeconomicus. Il presidente dell’American Economic Association (AEA) è Richard Thaler, un autorevole economista comportamentale, ed anche mio collega all’Università di Chicago. E il suo intervento di apertura dei lavori ha trattato proprio la rimessa in discussione del modello dell’Homo oeconomicus.
Di alto spessore anche la conferenza di John Y. Campbell, economista dei mercati finanziari ad Harvard. Campbell ha insistito sulla necessità dell’intervento pubblico per instaurare la scelta razionale dei consumatori : scusate se è poco!

Se i vertici della didattica economica rimettono seriamente in causa la teoria neoclassica, ci troviamo alle porte di una nuova era. Mi aveva già sorpreso sentir parlare di “teoria neoclassica” da parte di tanti economisti rinomati: questa definizione è piuttosto l’appannaggio dei critici eterodossi, come Bernard Guerrien. Molti economisti preferiscono riferirsi alla teoria “standard”, per sottolineare che si tratta della sola teoria comunemente accettata. Perché la critica dell’Homo oeconomicus  è tornata di moda? Le ragioni possono essere più d’una. Ma due fattori mi paiono importanti.

La crisi economica del 2007-2008 ha mostrato i limiti della finanza, ed il successo mondiale delle ricerche di Thomas Piketty, nel 2014, ha riportato l’accento sul ruolo dei soggetti istituzionali rispetto alle leggi universali del mercato. Questa tendenza nel pensiero economico attuale si spiega anche tramite l’accumulazione di dati empirici negli ultimi venti anni. È facile mostrare che il comportamento degli attori non è sempre e sistematicamente razionale. Meno facile è dimostrare che le eccezioni alla razionalità sono frequenti, e che non sono trascurabili per comprendere il funzionamento dell’economia. La messe di studi realizzati dagli economisti ha via via portato alla conclusione che le decisioni finanziarie dei consumatori sono spesso irrazionali, e finiscono per nuocere grandemente al loro benessere.
Uno dei fattori più studiati dagli economisti è il risparmio destinato ai fondi pensione. Gli individui risparmiano in maniera ottimale in vista del futuro, come predice il paradigma degli agenti razionali? O prendono decisioni in maniera fortuita? In pratica, la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti risparmia esattamente secondo le modalità proposte come ‘standard’ dalla loro impresa. Se l’impresa propone ad esempio di dedicare il 3% del salario ad un fondo pensione integrativo, la maggiornaza dei dipendenti sceglierà di seguire questa opzione. Nessuno, o quasi, si pone il problema di sapere se gli convenga risparmiare di più o di meno. E quando la percentuale di prelievo cambia, la maggior parte dei lavoratori si adegua al nuovo tasso senza troppo riflettere.
Un comportamento indegno dell’Homo Oeconomicus. Questi risultati indicano che dovrebbe spettare alle istituzioni pubbliche definire il tasso di risparmio per le pensioni integrative, lasciando la ‘libertà’ di modificarlo solo a chi abbia realmente gli elementi per prendere una tale iniziativa.

La regolamentazione dei prodotti finanziari destinati al pubblico dei piccoli risparmiatori è stato il punto focale dell’intervento di John Y. Campbell, che ho citato prima: alcuni prodotti finanziari dovrebbero essere tassati, o addirittura vietati, perché i consumatori non sono in grado di analizzarli razionalmente, e decidere di conseguenza. Sono conclusioni non di poco conto, quando provengano da un economista “standard” come Campbell: vietare un prodotto finanziario equivale ad ammettere che l’Homo oeconomicus non descrive il comportamento dei consumatori, e che lo Stato può operare meglio dei mercati.

Come ho già avuto modo di scrivere in un articolo del 2014, questi ‘investimenti’ aumentano il rischio di fallimento dei risparmiatori che li sottoscrivono. Nel 2016 gli economisti dovrebbero studiare il comportamento degli «individui reali», piuttosto che supporre si comportino sistematicamente in ossequio al paradigma degli agenti razionali. Bene farebbero a spremersi le meningi per definire politiche economiche che aiutino i veri individui, il cui comportamento è spesso quello di un Homo Sapiens, che tanto sapiente non è.
Speriamo che gli economisti ce la facciano, a mettere in pratica i buoni propositi per l’anno nuovo.

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Un commento su “Requiem per L’Homo Oeconomicus?

  1. A leggere il breve appunto mi è venuto spontaneo pensare che il requiem debba valere non solo per l’Homo oeconomicus, ma, più brutalmente, per l’Homo sapiens in toto.
    Tanto è incapace di decidere da solo pure sul tasso di risparmio a lui più confacente. Meglio lasciare decidere tutto allo Stato, che come si sa, è una entità astratta e benefica. Capace di risolvere ogni problema.

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