17 commenti

Augusto Graziani, l’uomo che ha davvero capito la moneta

20140105_graziani

di Steve Keen 

Cos’è la moneta e come viene creata? Queste dovrebbero essere due delle domande più semplici a cui rispondere in economia; dopo tutto, la moneta è l’unica cosa che tutti noi usiamo in un’economia; ma davvero sappiamo di cosa si tratta, e da dove viene?

Purtroppo conosciamo la moneta allo stesso modo in cui i leggendari ciechi di Hindustan sanno cos’è un elefante: colui che ha afferrato il tronco sa che è “come un albero”, mentre quello che ha afferrato la zanna sa che è “come una lancia “, e così via. La moneta è un elemento così sfaccettato e onnicomprensivo del nostro sistema – il proverbiale “elefante in salotto” [qualcosa così ovvia da non poter non essere vista, ndt] – che la nostra attitudine a fissarci su un suo singolo aspetto ci impedisce di sviluppare una comprensione corretta di cosa è realmente.

Non sapendo cosa sia, diamo vita a “miti della creazione” riguardo la sua origine, scontrandoci poi su questi come bande di fanatici religiosi rivali. A un estremo troviamo persone come Paul Rosenberg, le quali sostengono che il nostro sistema monetario è basato sulla frode :

“Possiamo voi ed io scrivere assegni “emessi a nostro nome”? Ovviamente no. Dobbiamo sostenerli con un valore. La Fed non lo fa. E così, il potente dollaro USA non è sostenuto né da oro né da argento né da niente altro; è semplicemente un trucco contabile.” (da “That Couldn’t Possibly Be True”: The Startling Truth About the US Dollar)

All’altro estremo ci sono economisti mainstream come Paul Krugman, i quali sostengono che come si crea la moneta non è un grosso problema e che quindi quando si fanno modelli economici la si può ignorare

“C’è un che di gioco di prestigio nel modo in cui trattiamo la moneta stessa. Prima riconosciamo che è un bene del tutto speciale che la gente desidera solo in quanto ce ne è dell’altra che ne vuole, poi ignoriamo questa sua peculiarità per tutto il resto dell’analisi.” (da There’s Something About Money)

Ma sbagliano gli uni e gli altri e per lo stesso motivo. Non hanno compreso cosa sia la moneta. C’è una sola persona che lo abbia mai fatto e no, non si tratta di Ayn Rand. Si tratta di Augusto Graziani(*), un professore italiano di economia scomparso all’inizio dell’anno scorso. Egli ha capito cos’è la moneta poiché ha posto e correttamente risposto a una semplice domanda: in che cosa differisce un’economia monetaria da una in cui le transazioni si realizzano attraverso il baratto?

Ciò esclude che l’oro sia moneta, poiché l’oro è un bene che chiunque può produrre da sé con un po’ di estrazione mineraria (e molta fortuna). Nonostante sia tanto peculiare e incredibilmente raro, l’oro non è dunque altro che una merce: un’economia che utilizza l’oro nei suoi scambi è a tutti gli effetti un’economia di baratto e non un’economia monetaria. Come ha sostenuto Graziani:

“una vera economia monetaria è incompatibile con la presenza di una moneta merce. Una moneta merce è per definizione un tipo di moneta che qualunque produttore è in grado di produrre da sé. Ma un’economia che utilizza come moneta una merce che deriva da un normale processo produttivo, non può essere distinta da un’economia di baratto. Un’economia monetaria dovrà allora necessariamente utilizzare una moneta segno, che attualmente è di tipo cartaceo” [lo scritto risale al 1989, prima che fosse sviluppato il moderno sistema di moneta elettronica].

Ciò non esclude naturalmente un mondo nel quale l’oro sia usato come base per gli scambi: significa semplicemente che non si tratta di un’economia monetaria. Coloro che affermano che “faremmo meglio a tornare all’oro” stanno in realtà dicendo che non vogliono un’economia monetaria e che considerano che in un’economia di baratto ci sarebbe invece maggior benessere.

Tuttavia non si è sufficiente identificare la moneta come segno, poiché vi sono alcuni strumenti cartacei – come le lettere di credito – che sono utilizzate nelle transazioni ma lasciano un’obbligazione di debito tra il compratore e il venditore. Un’economia che utilizza cambiali non è un’economia monetaria – ha precisato Graziani – ma un’economia basata sul credito.

“Se in un’economia basata sul credito alla fine di un periodo alcuni operatori debbono ancora del denaro ad altri, è necessario un pagamento finale, il che significa che non è stato utilizzata moneta.”

Per essere moneta, il “segno” dato in cambio di un bene deve essere accettato come pagamento definitivo, ma ciò comporta il rischio che chi ha prodotto il “segno” riceva qualcosa in cambio di nulla, e anche questo dovrebbe essere escluso in un sistema economico ideale.

Ciò ha portato Graziani a stabilire tre condizioni basilari che la moneta deve soddisfare per essere tale:

1) La moneta deve avere valore di segno (altrimenti darebbe luogo a baratto e non a scambi monetari)
2) La moneta deve essere accettata come mezzo di regolamento definitivo delle transazioni (altrimenti sarebbe credito e non moneta);
3) La moneta non deve garantire privilegi di signoraggio a qualunque agente che effettui un pagamento.

Graziani ha individuato un solo modo per soddisfare queste tre condizioni:

“l’unico modo per soddisfare quelle tre condizioni è quello di effettuare pagamenti attraverso ‘promesse di pagamento’ fatte da un agente terzo ed è la banca il tipico agente terzo dei nostri giorni”

Quindi la moneta è fondamentalmente la promessa che una banca fa al suo cliente, e un pagamento monetario è il trasferimento di quella promessa da un cliente all’altro. Graziani ha descritto la tipica transazione basata su assegni che ha dominato lo scambio monetario prima che si sviluppassero i pagamenti elettronici:

“Quando un agente effettua un pagamento per mezzo di un assegno, egli soddisfa la sua controparte con la promessa della banca di pagare l’importo dovuto. Una volta che il pagamento è effettuato, non rimangono rapporti di debito e credito tra i due agenti. Ma uno di loro è ormai un creditore della banca, mentre il secondo è un debitore della stessa banca. Ciò assicura che, nonostante il fatto che i pagamenti finali sono effettuati a mezzo di moneta cartacea, gli agenti non godono di alcun tipo di privilegio.”

Questa accurata visione della moneta ha portato Graziani a due rivelazioni su cui si è basato il mio modo di modellare la moneta dal primo momento in cui sono venuto a contatto con i suoi scritti. In primo luogo, anche se tutti noi tendiamo a pensare allo scambio come qualcosa che coinvolge due persone che commerciano due beni, in realtà tutte le operazioni coinvolgono tre parti -un venditore, un acquirente, e una banca – e solo una merce, la cui contropartita è il trasferimento di una promessa di pagamento della banca dal compratore al venditore. Pertanto tutte le transazioni sono triangolari: qualsiasi pagamento monetario deve quindi essere una transazione di tipo triangolare, che coinvolga cioè almeno tre agenti, il pagatore, il beneficiario, e la banca.

In secondo luogo, le banche devono essere parte dell’analisi economica – lasciandole fuori si omette il principale (anche se non unico) modo in cui si crea denaro in un’economia moderna – e non possono essere semplicemente accorpate alle altre imprese:

“Le imprese sono presenti sul mercato come venditori o acquirenti di merci e ricorrono alle banche per effettuare i loro pagamenti; le banche d’altro canto producono mezzi di pagamento, e agiscono come stanze di compensazione tra imprese. In un modello di economia monetaria, le banche e le imprese non possono essere aggregate in un unico settore.”

Purtroppo, questo [errore] è precisamente ciò che fanno gli economisti tradizionali. Come Krugman ha affermato recentemente:

“in un certo senso la moneta è una strana cosa, che può riguardare le persone in quanto attività reale- denaro contante – ma è in ultima analisi, come ha detto Paul Samuelson, un “congegno sociale”; il suo valore è più o meno evocato dal nulla. La Macroeconomia Mainstream ne riconosce la stranezza – in particolare, si basa molto sulla possibilità delle banche centrali di decidere quanta moneta legale creare – ma per il resto considera i soldi un po’ come dei beni ordinari. Questa visione non è però naturale per molti, quindi c’è sempre spazio per gli eccentrici della moneta.”

La suddetta “visione” è in realtà un errore, ed è il motivo per cui gli economisti mainstream non vedono l’importanza delle banche nella creazione della moneta. Non è solo la Federal Reserve che può creare moneta, come ritengono molti dei quali Krugman etichetta “eccentrici della moneta” – né la Fed può controllare il credito bancario come credono i macroeconomisti tradizionali, tra cui Krugman.

Le banche creano moneta mediante l’emissione di un prestito ad un contraente; registrano il prestito come una attività, e il denaro che depositano nel conto del contraente come una passività. Questo, in un certo senso, non è diverso dal modo in cui la Federal Reserve crea moneta, contro cui Rosenberg si scaglia definendolo una frode. In realtà è semplicemente la natura di un’economia monetaria: la moneta è semplicemente la promessa di un terzo di pagare, che noi accettiamo come pagamento definitivo in cambio di beni. I due principali soggetti terzi le cui promesse accettiamo sono lo Stato e le banche.
E’ semplicemente la natura della moneta: non è sostenuta da nulla di “fisico” ed invece si basa sulla fiducia. Naturalmente ci possono essere degli abusi di fiducia – e francamente questi provengono più spesso dalle banche che dallo Stato. Ma grazie all’avversione degli “eccentrici della moneta” come Rosenberg nei confronti dello Stato, e la predominanza di “eccentrici del baratto” come Krugman – che ignora completamente le banche e nonostante ciò finge di capire l’economia – continuiamo ad ignorare il gioco principale: è ciò che le banche fanno (nel bene e nel male) che guida l’economia.
Le citazioni sono tratte da: Graziani, A. (1989). “The Theory of the Monetary Circuit.” Thames Papers in Political Economy Spring: 1-26.

Fonte: http://www.forbes.com/sites/stevekeen/2015/02/28/what-is-money-and-how-is-it-created/

(*) Nota di Keynes Blog: l’autore qui esagera retoricamente. Il lavoro di Graziani non è certo l’illuminazione di un solitario e geniale economista. Al contrario, essa si inserisce di una consolidata letteratura che parte da Wicksell e passa per Keynes (nel Treatise on Money ma non nella General Theory), toccando economisti di scuole anche contrapposte, come Hayek da un lato e Kaldor dall’altro.

Annunci

17 commenti su “Augusto Graziani, l’uomo che ha davvero capito la moneta

  1. Articolo interessante. Ma per capire chi è stato Graziani, meglio questo:

    https://criticamarxistaonline.files.wordpress.com/2014/02/3-brancaccio-3-col-pp-17-21.pdf

  2. Le solite ecumeniche stronzate…… Complimenti Keynesblog. Neanche un articolo degno di essere preso in considerazione.

  3. Buongiorno.
    C’è anche il compianto Prof. Giacinto Auriti che, in estrema sintesi, individuava la moneta in un ‘simbolo econometrico di valore indotto’ accettato esclusivamente per convenzione tra le parti.

    • cerchiamo di non dire sciocchezze, Auriti era un ciarlatano

      • Premesso che non mi reputo un esperto di economia e non voglio assolutamente competere con voi; sapevo che nominando Il Prof. Auriti avrei ricevuto interventi negativi. Ma mai mi sarei aspettato di riceverli dagli autori del blog. Il vostro commento è al pari del lettore che qui sopra vi critica e liquida il vostro lavoro con semplici offese.
        Sinceramente rimango basito…

      • Prima ancora di leggere l’articolo ho voluto dare una scorsa ai commenti e son rimasto colpito dall’asprezza della risposta. In altre sedi avevo ripetutamente criticato Auriti per la sua teoria del valore indotto della moneta la quale, appunto, riceve il suo valore dall’essergli attribuito dalla comunità, la quale per questo ne sarebbe proprietaria. Ma anche qualsiasi puttanata riceve il suo valore per lo stesso motivo: le mutande firmate moschino e gli orologi di plastica ne sono alcuni esempi. Poi l’assioma che ogni strumento di misura ha la qualità di ciò che deve misurare, dove non si distingue tra metro/strumento e metro/unità di misura, non si considera che per misurare la lunghezza posso usare uno strumento lasere e si gioca sull’ambiguità tra moneta e unità di conto.
        Mi son riletto però che Auriti “in estrema sintesi, individuava la moneta in un ‘simbolo econometrico di valore indotto’” ed allora, forse, poche parole come quelle utilizzate, in estrema sintesi, bastano a qualificare un autore che prospera sull’ignoranza di lettori aficionados, più alle sue idee politiche che sulla dubbia comprensione delle sue parole.
        Ritengo inoltre che altrettanta asprezza meriterebbe chi propaganda l’idea che le banche prestano 100 e guadagnano 100 più gli interessi, che prestano denaro virtuale e vogliono indietro denaro vero, frutto del duro lavoro, che poi fanno scomparire in qualche isola sperduta, che i loro bilanci sono tutti truccati, che tutti i dirigenti sono complici di questo complotto e balle varie. Ma bisogna essere presidenti di un centro di Alti Studi per spararle così grosse, neppure tutti i signoraggisti arrivano a tanto: si limitano in genere a pensare che il debito pubblico sono soldi che si sono imboscati i padroni delle banche centrali.

      • se Auriti era un ciarlatano i libertari sono malati mentali.

        grazie per il congruo scambio di opinioni sulla moneta.

  4. […] Keynesblog, Steve Keen cerca di rispondere a due domande – cos’è la moneta, e come viene creata? – dando un’excursus […]

  5. “La moneta non deve garantire privilegi di signoraggio a qualunque agente che effettui un pagamento.” – Condivido appieno la terza condizione che pone Graziani che è particolarmente importante se si capisce che la moneta elettronica prodotta dalle banche a costo quasi nullo comporta che le banche si approprino esentasse dell’equivalente che riescono ad ottenere in cambio. Faccio un esempio, quando una grande banca italiana compra il grattacielo di Enzo Piano a Torino per 540 milioni e da una parte accredita il conto del venditore mentre dall’altra espone una passività nei suoi conti che compensa nell’attivo con la proprietà stessa del grattacielo, apparentemente è tutto in ordine: la banca è “a zero” e il venditore ha 540 milioni di fondi elettronici (vera e propria moneta a corso legale nella nostra società, tant’è che in parte rappresenta un profitto su cui si pagano tasse, sempre in fondi elettronici). Ma si dimentica che ancorché apparentemente “a zero”, la banca oggi possiede un grattacielo che prima non aveva e che rappresenta l’utile dell’operazione che scompare contabilmente. L’amico Franco Levi ha riassunto in una barzelletta il meccanismo: un padre lascia come considizone nel testamento ai figli, per ottenere l’eredità, di versare 1000 euro ciascuno nella bara prima della cremazione a titolo di riconoscimento dell’affetto che nutrivano per lui. Il primo figlio deposita due banconote da 500 euro. Il secondo quattro da 200 e due da cento. Il terzo, che era un banchiere, fa un assegno da 3000, ritira i 2000 in contanti, e lo deposita nella bara. Apparentemente è tutto a posto, ma qualcuno s’è fregato tutti i soldi. Nino Galloni, tanto per rimanere tra i keynesiani, ha esplorato ed esposto meglio la questione nel suo ultimo libro IL FUTURO DELLA BANCA. Keen ha il merito indiscusso di aver reso disponibile gratuitamente su internet l’unico modello macroeconomico che tiene in considerazione la creazione di denaro e le banche, però bisogna dire che l’aspetto contabile non è stato affrontato così chiaramente come esposto da Galloni nel libro che consiglio a tutti di consultare perché non basta essere economisti ma bisogna intendersene di contabilità, per scoprire che i lacchezzi usati dalle banche vanno contro i principi contabili IAS-IFRS (self-dealing ed esposizione di poste contabili – i “crediti verso clientela” – che non hanno fatti precedenti giustificabili – ovvero manca l’accreditamento alla banca stessa nel flusso di cassa del denaro appena creato prima degli impieghi.).
    Marco Saba, presidente di IASSEM (Istituto di Alti Studi per la Sovranità Economica e Monetaria).

    • ma perché un assegno da 3000 € non sono soldi? Nella mia banca se deposito un assegno automaticamente ottengo un corrispondente accredito, che poi posso anche ritirare in contanti …

  6. Ancora sciocchezze signoraggiste…. che tristezza.

  7. la verità è che la moneta di Graziani può solo essere imposta dall’alto.
    Si lasci agli individui decidere liberamente e volontariamente cosa usare come mezzo per realizzare gli scambi!
    Ma, ovviamente, questo non può essere permesso dal potere centrale, che perderebbe il modo più nascosto che ci sia per avere il controllo sull’intera società.

    La coercizione è l’unica cosa che regge il vostro modo astruso e superato di pensare.

  8. qui mi sembra più equilibrata la visione del personaggio.. infatti a proposito di “visioni erronee” ho scritto in un altro blog dove “sopravvalutavano” il pur ottimo Graziani:

    “tutto bello.. peccato che Augusto non alzi un dito contro chi si erge a padrone della moneta: le banche. anzi le tollera (se non invita addirittura) nel suo modello monetario. la moneta, oggi, NON è segno ma merce. perché? perché la banca se la fa pagare al suo valore nominale/potere di acquisto. oggi c’è la triangolazione A, B, Banca (con una triangolazione di livello superiore tra banche e banca centrale) ma è una triangolazione maligna, con la banca che crea il “segno” ma ne intasca gli interessi.. ah, già.. Augusto non dice nulla sugli interessi che la banca intasca (quando fa sparire, giustamente, il capitale imprestato e rientrante dagli imprenditori che lo avevano richiesto). dice solo (“teoria del circuito monetario, 1996”) che “andrebbero pagati in natura”, ossia in merci. ma questo implica altro problema: le merci (prodotte dagli imprenditori) sono destinate al mercato e rappresentano i guadagni dell’imprenditore stesso. quindi in soldoni Graziani AMMETTE che le banche creano moneta dal nulla e che si PAPPANO “COSE REALI”, grazie a questa magia (descritta BENISSIMO dal nostro Augusto – ma anche da altri)..”

    • Se uno viene su questo blog e pensa di apparire intelligente parlando come Auriti, mi sa che tanto intelligente non è.

      • :) :) :) e che vòrdì?! o meglio: che vuoi dire? per me è un onore se riconosci Auriti nelle mie parole (o stile o pensiero o qualunque cosa ti ha spinto ad affiancarci).

        Detto questo, ripeto: di cosa parli, effettivamente?

        :D :D :D

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: