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G. Piga: “Le tre dimenticanze di Renzi”

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di Gustavo Piga – da www.gustavopiga.it

“Pensano di spiegarci cosa fare sulle tasse? Le tasse che tagliamo le decidiamo noi”.

Matteo Renzi alla radio.

Sono tre le cose che Matteo Renzi dimentica e che condanneranno l’Italia che lui governa alla stagnazione.

Prima dimenticanza: tagliare le tasse (o perlomeno annunciare di tagliarle) senza aver fatto (né messo in moto!) alcuna credibile riforma nel mondo degli appalti pubblici e degli stipendi pubblici (le due principali componenti della spesa pubblica che influenzano generazione di PIL e benessere collettivo) non serve a nulla. Perché la gente spende soldi che si ritrova in tasca solo se ha la  certezza che non glieli chiederanno indietro pochi mesi o anni dopo. Ma un governo che non sa tagliare gli sprechi manda un messaggio chiarissimo ai contribuenti: che alla fine per pagare il buco che si crea nelle finanze pubbliche a causa del taglio delle tasse ricorrerà a un aumento di altre tasse. E quindi il saggio contribuente metterà da parte tutto il taglio/bonus ricevuto e non lo spenderà, in attesa di ripagare a breve quanto gli verrà richiesto con nuovi balzelli.

Seconda dimenticanza: se mai il Governo riuscisse invece a trovare le risorse per tagliare le tasse tramite il taglio della spesa farebbe un altro errore grosso come una casa. Se infatti il taglio delle spese fosse a casaccio (vengono chiamati “tagli lineari”) senza distinguere tra spesa buona e spesa cattiva, verrebbe a mancare all’economia una decisiva domanda pubblica alle imprese di servizi, beni e lavori, con un impatto sul PIL ben maggiore del taglio delle tasse e con effetti nefasti su occupazione e redditi. Se invece per miracolo il taglio della spesa non fosse a casaccio (“tagli non lineari”, ma quando mai arriveranno?), andando a colpire i veri sprechi, e quindi senza incidere su PIL reale e occupazione, le risorse così ottenute sarebbero ben più fruttuosamente utilizzate in investimenti pubblici di qualità – con immediata produzione da parte di imprese di beni, servizi e lavori pubblici. Capaci di dare ben più occupazione e sviluppo che non minori tasse, che sarebbero in parte ancora essere risparmiate, anche perché un Governo che sa individuare gli sprechi nella spesa sa anche spendere bene.

Terza dimenticanza: che si taglino le tasse o si rilancino gli investimenti pubblici, non c’è speranza di ottenere alcuno stimolo di consumi e investimenti privati se permane l’ottusa austerità euro-renziana che ci vincola a portare il deficit allo 0% nel giro di 3 anni, comunicando a famiglie ed imprese che anche se oggi l’austerità sarà minore, domani riprenderà indefessamente la sua velocità a suon di manovre da 10 miliardi l’anno.

E’ clamoroso sentire Renzi urlare ai quattro venti “le tasse che tagliamo le decidiamo noi” ma farsi piccolo piccolo quando si tratta di ribadire a voce alta anche che “i deficit li decidiamo noi”, portandoli a quei livelli – simili a quelli di Francia e Spagna – che consentirebbero al volano della domanda interna di lanciare la ripresa dopo anni di assurda stagnazione.

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10 commenti su “G. Piga: “Le tre dimenticanze di Renzi”

  1. L’ha ribloggato su pietrobarnabee ha commentato:
    Una critica a quelle che sembrano promesse elettorali di chi ci governa, chiara ed articolata. Rilancio.

  2. Semplice e chiaro.La cosa che preoccupa però non sono solo le sparate di Matteo Renzi ma l’impressionante sostegno del sistema mediatico italiano.

  3. Brancaccio sostiene che se si centralizzassero i pagamenti della pubblica amministrazione lo Stato risparmierebbe circa 30 miliardi.

    • E’ un argomento aggiuntivo rispetto alle contestazioni del post, resta la curiosità sull’affermazione di Brancaccio, sembra più una sparata che il risultato di una seria analisi. In generale la trasparenza e il controllo efficiente e tempestivo, cose oggi scarse,sono da preferire alla centralizzazione, ma nel caso dei soli pagamenti potrebbe essere valutata.

  4. Se tagli, perdi gli elettori del sud, e sei inesorabilmente mandato a casa. Punto. E’ così difficile da capire per gli economisti che le scelte non possono essere fatte come se si fosse in una azienda bensì rispondendo agli elettori? Se gli italiani sono questi, e il sud è preponderante per l’assegnazione dei voti, rimarrà solo la speranza di un commissariamento totale in grado di imporre le vere scelte da fare. Nessun Renzi o chicchessia saprà mettere le mani ai costi e agli sprechi in modo intelligente perchè da quelli, dipende una economia parallela in grado di determinare le scelte nelle stanze che contano. La politica non è ascrivibile alla sola semantica dell’economia.

    • Se la tesi sostenuta fosse corretta si dovrebbe concludere logicamente che il miglior governo possibile per l’Italia é la dittatura.Tutte le esperienze fatte hanno dimostrato che i regimi dittatoriali non tolgono solo la libertà, ma sono anche scarsamente efficienti.In realtà quella di Giorgio é forse sfiducia nelle possibilità di risolvere gravi problemi e rassegnazione.Le precise contestazioni fatte nell’articolo evidenziano l’abissale differenza tra gli obiettivi comunicati del governo e i possibili risultati e questo é importante per una corretta informazione dei cittadini.

  5. Altre 3 dimenticanze di Renzi:
    1) L’Italia spende ogni anno mediamente 80 milairdi di intreressi sul debito pubblico: non vogliamo tagliare anche quelli ? (se avessimo una Banca centrale non indipendente…)
    2) Al netto degli interessi, la spesa pubblica in Italia è inferiore alla media europea, soprattutto in certi settori (istruzione ecc.): non dovremmo aumentarla anzichè ridurla ?
    3) Le tasse sul patrimonio in Italia sono inferiori alla media europea: non sarebbe meglio tagiare piuttosto le imposte sul reddito o quelle indirette ? (ma L’iva anzi continua ad aumentare)

  6. La totale assenza di politica fiscale in italia ed in europa sta vanificando ogni mossa espansiva di politica monetaria,mentre negli USA dopo il qe, qual che dia il prossimo presidente avremmo comunque piu deficit per sostenere un pil che cresce intorno al 3%. Tra quanto i nostri nani politici europei prenderanno in considerazione l ipotesi di abolire il fiscal compact? Speriamo non con gli stessi tempi messi in campo per il salvataggio della grecia…ma credo questa sia un utopia. ( un suo ex studente)

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