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Piketty: “La Grecia e gli altri PIIGS non dovrebbero rimborsare i debiti”

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di Thomas Piketty

Bisogna sempre rimborsare i propri debiti? La risposta, secondo alcuni, è chiara: i debiti devono sempre essere rimborsati, non esistono alternative alla penitenza, soprattutto quando lo dicono le sacre tavole dei trattati europei. Eppure, una scorsa rapida alla storia dei debiti pubblici, tema appassionante e ingiustamente trascurato, mostra che le cose sono molto più complicate.


Cominciamo con una buona notizia. In passato sono esistiti debiti pubblici ancora più elevati di quelli che constatiamo oggi; e ce ne si è sempre potuti liberare, con un vasto campionario di metodi. Per una prima classificazione, si può distinguere fra ‘metodo lento’, che mira ad accumulare pazientemente degli avanzi di bilancio, rimborsando prima gli interessi e poi il capitale; e, accanto a questo, una serie di metodi che accelerano il processo di riassorbimento: inflazione, imposte una tantum, cancellazioni pure e semplici.

Un caso particolarmente interessante è quello della Germania e della Francia, che nel 1945 si ritrovarono sulle spalle debiti pubblici equivalenti a circa due anni di prodotto interno lordo (200% del PIL), vale a dire debiti ancora più pesanti di quelli della Grecia o dell’Italia attuali. A partire dagli anni ’50, i due debiti pubblici tedesco e francese erano scesi a meno del 30% del PIL. Un ridimensionamento tanto rapido non sarebbe evidentemente mai stato possibile tramite l’accumulo di avanzi primari. I due paesi utilizzarono, invece, tutto il ventaglio dei ‘metodi rapidi’. L’inflazione, molto forte sulle due rive Reno fra il 1945 e il 1950, giocò il ruolo principale.
Dopo la Liberazione, la Francia istituì anche una tassazione supplementare eccezionale sui capitali privati, del 25% per i più grandi patrimoni, e addirittura del 100% per i più alti redditi percepiti fra il 1940 e il 1945. I due paesi ricorsero anche a varie forme di “ristrutturazione del debito” (termine tecnico utilizzato nel mondo della finanza per designare un annullamento totale o parziale dei passivi – il famoso ‘haircut’). Per esempio con i famosi accordi di Londra del 1953, che annullarono la quasi totalità del debito estero tedesco.

È proprio con questi ‘metodi rapidi’ di trattamento del debito – in particolare con l’inflazione – che la Francia e la Germania hanno potuto lanciarsi nella ricostruzione e beneficiare di una lunga fase di crescita, senza il fardello del debito. Ed è così che questi due paesi, negli anni ’50 e ’60, hanno potuto investire in infrastrutture pubbliche, nella scuola, per lo sviluppo. E sono questi due stessi paesi che spiegano oggi al sud dell’Europa che i debiti pubblici dovranno essere ripagati fino all’ultimo euro, senza inflazione e senza misure eccezionali.

La Grecia è oggi in lieve avanzo primario: i greci pagano un po’ più di tasse di quanto ricevano in spesa pubblica. Secondo gli accordi europei del 2012, la Grecia si impegna a liberare un avanzo primario enorme, del 4% del PIL, per interi decenni. Al solo scopo di rimborsare i suoi debiti. Si tratta di una strategia assurda, che né la Francia, né la Germania, hanno mai applicato (per fortuna) ai loro propri bilanci.

La Germania porta, evidentemente, le maggiori responsabilità di questa amnesia storica straordinaria. Ma decisioni del genere non sarebbero mai state adottate di fronte all’opposizione della Francia. I successivi governi francesi, prima di destra e poi di sinistra, si sono mostrati incapaci di valutare adeguatamente la situazione e di proporre una vera rifondazione democratica dell’Europa.

Con egoismo miope, Germania e Francia maltrattano il sud Europa. Senza rendersi conto che questa strategia nuoce agli stessi paesi che la impongono. Con debiti pubblici vicini al 100% del PIL e inflazione zero, Francia e Germania ci metteranno decenni per recuperare capacità d’intervento ed investire a lungo termine.

La cosa più assurda è che i debiti europei sono, nel 2015, essenzialmente debiti interni [all’Europa, n.d.t.], come del resto era il caso nel 1945. È vero che i debiti reciproci fra paesi hanno raggiunto proporzioni inedite. I risparmiatori che hanno conti nelle banche francesi detengono parte dei debiti pubblici tedeschi e italiani, le istituzioni finanziarie tedesche e italiane possiedono una fetta importante dei debiti francesi, e via di seguito. Ma se si considera la zona euro nel suo insieme, allora siamo noi stessi a possedere i nostri debiti. Meglio ancora: gli attivi finanziari detenuti dagli europei fuori dall’area euro sono superiori a quelli detenuti dal resto del mondo in area euro.

Invece di rimborsarci internamente il nostro debito per decenni, faremmo meglio a organizzarci in modo diverso.

Da Libération del 20 aprile 2015.
Traduzione : Faber Fabbris

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26 commenti su “Piketty: “La Grecia e gli altri PIIGS non dovrebbero rimborsare i debiti”

  1. Chiaro, semplice, elementare!!! Non é solo un problema di “amnesia storica straordinaria” se colleghiamo questo intervento al “Il capitale nel 21 secolo”,sempre di Piketty, vediamo che le politiche neoliberiste hanno portato ad una grande redistribuzione della ricchezza e del potere, quindi la pretesa dei Paesi più forti, ma ancor più del potere finanziario internazionale, non ha giustificazioni economiche ma politiche e di potere.

  2. o parassiti, se non pagate il debito la prossima volta chi vi fa credito? Quante ne inventate pur di continuare a scroccare denaro da chi produce ricchezza!

  3. L’ha ribloggato su Sestu Reloadede ha commentato:
    L’economista Thomas Piketty, autore del libro bestseller “Il capitale nel XXI secolo” (tradotto per l’Italia da Bompiani) ha messo al centro della sua analisi la questione dimenticata della diseguaglianza, fondando le sue deduzioni non su astratti modelli matematici, come hanno fatto tanti suoi colleghi che non hanno saputo prevedere la crisi in cui ci dimeniamo, ma su fonti storiche, senza disdegnare l’apporto in questo senso della letteratura. In un articolo apparso su Libération e ripreso da Keynes blog, Piketty, proprio guardando alla storia, spiega che la politica del rigore dei conti pubblici imposta dall’Europa agli stati membri del sud non è una necessità assoluta da cui non si può derogare. Essa è piuttosto una scelta miope ed egoista. Come la storia insegna, non è sempre stato così – ricorda Piketty – e anzi gli stati che oggi pretendono il pagamento dei debiti sono proprio quelli che in passato ne sono stati graziati.

  4. Segnalo:

    SOCIAL EUROPE JOURNAL
    23 Ottobre 2013
    ROBERT SKIDELSKI
    Opinioni sbagliate sull’austerità britannica
    […] Si consideri la Germania che secondo lo storico economico Albrecht Ritschl è “il più grande trasgressore debito del XX secolo”. Nella tabella a pagina 99 del loro libro “This Time is Different”, Rogoff e il suo co -autore, Carmen Reinhart , mostrano che la Germania ha subito otto default del debito e/o ristrutturazioni tra il 1800 e il 2008 . C’erano anche due default causati dall’inflazione nel 1920 e 1923. Eppure oggi la Germania è l’egemone economico d’Europa che stabilisce le regole per “furfanti” come la Grecia.
    http://www.resetricerca.org/it/news/13-news/254-opinioni-sbagliate-sullausterita-britannica-edit-a-cura-di-francesco-ardolino-reset

  5. c’è un metodo che Piketty nonprende in considerazione: espropriare i beni della Chiesa, come si è fatto in Francia durante la rivoluzione e in Italia dopo l’unificazione. E la chiesa ortodossa greca è ricchissima…

    • Questa è la risposta che Varoufakis ha dato nell’intervista rilasciata a Charlie Hebdo

      “D. Volendo riportare il bilancio greco verso l’equilibrio, non si potrebbero far pagare le imposte alla chiesa ortodossa e agli armatori, e ridurre le spese militari?

      R. Le spese militari sono state già ampiamente ridotte. Ma se l’Europa considerasse le frontiere della Grecia come frontiere esterne dell’Europa (come di fatto sono), potremmo ridurre ulteriormente quelle spese. È vero che la chiesa ortodossa potrebbe partecipare di più al gettito fiscale. Il punto è che le immense ricchezze che possiede non generano redditi abbastanza corposi per essere fiscalmente significativi. Infine, anche gli armatori devono contribuire in modo più giusto al bilancio della nazione; ma una tassazione del settore non è tecnicamente semplice: gli armatori sono mobili, e sono capaci di eludere nuove imposte dirottando i loro redditi verso l’estero.”

      I cristiani devono essere solidali con gli altri cittadini nel bene comune, altrimenti non sono credibili. Ma bisogna essere assolutamente chiari, perché una cosa, vessatoria, sarebbe la tassazione dei luoghi e dei beni di culto o delle opere di carità, altra cosa è invece la tassazione, equa, delle eventuali attività produttive ed economiche gestite da organismi ecclesiali come, ad esempio, alberghi di lusso o produzioni agricole o commerciali o editoriali et similia. Anche per la remunerazione dei sacerdoti deve distinguersi tra quanto essi percepiscono con libere donazioni o per mezzo dei fondi ecclesiali e quanto essi percepiscono per altre attività effettivamente lavorative come l’insegnamento. Quel che è da notare, però, nell’intervista è che Varoufakis, che certo non è cristiano, non cade nel tranello ideologico dell’intervistatore e replica che le “ricchezze” della Chiesa ortodossa non generano redditi tali da giustificare cospicui prelievi fiscali. Certo Varoufakis sottende che se tali beni generassero redditi appetibili sarebbero tassati. Ma evidentemente il ministro delle finanze greco – “marxista libertario” – si rende perfettamente conto che la Chiesa non è nemica della povera gente (Tsipras nel settembre scorso è stato ricevuto, riservatamente, da Papa Francesco) e che un luogo di culto o le opere di carità non sono cose da assoggettare al fisco, se si vuol essere coerenti con una politica a favore dei più socialmente deboli. Mentre circa i ricchi armatori e le spese militari Varoufakis non si sottrae, giustamente, all’incitamento fiscale del giornalista, dimostra di saper distinguere a proposito della Chiesa ortodossa. In tal modo rintuzzando ogni idiota atteggiamento giacobino.

  6. Consiglio a tutti la visione del film-documentario “Debtocracy” di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou, in cui si (ri)parla del concetto di “debito odioso”, in base al quale il Diritto internazionale prevede che possa non essere mai pagato, se contratto all’insaputa e contro i cittadini.
    Il documentario fa alcuni esempi molto interessanti, partendo proprio dagli USA che, nel 1898 in seguito alla guerra ispano-americana, non riconobbero il debito contratto da Cuba verso la Spagna; anche l’URSS non riconobbe nel 1918 i debiti contratti dallo zar.
    Chissà poi cosa direbbe Piketty del debito pubblico italiano, che negli ultimi 4 anni è salito di 16,95 miliardi di euro per le scommesse perse sui contratti derivati compiute dal Ministero dell’Economia, nel silenzio tombale dei media e (ovviamente) nella totale ignoranza dei cittadini italioti…

    • il problema non è il diritto internazionale, ma le dimensioni del randello con cui si possono sostenre le proprie ragioni…

      • “il problema non è il diritto internazionale,” posso condividere perchè di fatto nessuno ne tiene conto . Se non teniamo conto del diritto sul quale si fonda la nostra tradizione Europea come conseguenza di quella Romana , non facciamo altro che fomentare il nulla, in piena simmetria con la clava che ci sta uccidendo.
        Per un approfondimento del diritto monetario, che purtroppo per qualcuno, esiste: E spero che non si voglia abiurare anche alla logica, lasciandoci in balia dell’istinto animale più bieco.
        l’euro di chi è

        una prefazione ed un se volete un riassunto al video li trovate in questi tre autori

        La lotta contro il comunismo e contro il fascismo
        è ormai lotta contro due ombre del passato;
        quel che avanza è il permissivismo
        che minaccia tutte le religioni,
        tutte le libertà, l’Italia, l’Europa, l’Occidente
        e che porta a un totalitarismo di tipo nuovo.
        – Augusto Del Noce –

        Non potranno mentire in eterno.
        Dovranno pur rispondere,
        prima o poi,
        alla ragione con la ragione,
        alle idee con le idee,
        al sentimento col sentimento.
        E allora taceranno:
        il loro castello di ricatti,
        di violenze,
        di menzogne
        crollerà.
        – Pier Paolo Pasolini –

        – L’ANELLO….. SIMBOLO DEL POTERE…A CHI E’ IN MANO QUELLO…… DELL’ EMISSIONE MONETARIA ? –
        Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
        Sette ai principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
        Nove agli Uomini mortali che la triste morte attende,
        UNO per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
        Nella terra di Mordor dove l’Ombra nera scende.
        UN anello per domarli, UN anello per trovarli,
        UN anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
        nella Terra di Mordor dove l’Ombra cupa scende.
        – J.R.R. Tolkien – da – Il Signore degli Anelli –

      • Auriti ? Del Noce ? Pasolini ? Tolkien ? E il Mago Zurlì non ce lo mettiamo ?

      • credo che i primi a parlare di randello nel diritto interanzionale siano stati due presidenti USA: Monroe, per sostenere la dottrina che in sudamerica potevano contare solo gli USA,e TH. Roosevelt (che parlava di big stick). Tutti gli altri, il randello lo usano senza parlarne….

  7. @ Peter Yanez:
    Forse con il nome che ti ritrovi dovresti evitare di fare lo spiritoso. Infatti ti si potrebbe ben replicare: ma il tuo amico Sandokan dove lo mettiamo?
    Forse è anche il caso che, invece di fare battute dal più che dubbio spirito, ti impegnassi in un bello sforzo di acculturazione prima di parlare.
    Augusto Del Noce è stato uno dei più grandi filosofi della politica del novecento ed ha avuto il merito non solo di mettere in evidenza le contraddizioni interne al marxismo che lo avrebbero portato, come è stato, al fallimento ma anche il merito di aver, con anticipo sugli eventi, ammonito circa l’avanzare di un nuovo, e radicale, avversario tanto dei cattolici quanto dei comunisti ossia il neocapitalismo con il suo carico di nichilismo. Questo nuovo avversario veniva da lui definito “nuovo totalitarismo capace di dominio assoluto molto più dei suoi antecedenti primitivi ossia l’hitlerismo e lo stalinismo”. Questo nuovo totalitarismo, che egli chiamava anche “della dissoluzione” (ed oggi un sociologo come Bauman non a caso parla di “post-modernità liquida”), è nel suo giudizio ancor più totale perché porta alla “reificazione assoluta sotto forma di mercificazione” dell’uomo.
    Giacinto Auriti è stato Ordinario di Teoria Generale del Diritto nonché co-autore del Codice della Navigazione greco (era avvocato navigazionista) e per tutta la vita non ha fatto altro che cercare di rivelare su quale truffa giuridica si erge il potere bancario (Nicholas Kaldor converrebbe con le sue idee). Ha perfino intentato una causa giudiziaria contro Bankitalia. Per aver messo in circolazione, in quel di Guardiagrele (Chieti) suo paese di residenza, una moneta locale, chiamata Simec (Simbolo Econometrico), la quale riuscì per diversi mesi a dare una spinta notevole a consumi ed economia locale, è stato processato su imput della Banca d’Italia. Il suo scopo era quello di arrivare ad una moneta che fosse proprietà di popolo e non più strumento delle tecnocrazia bancocratiche.
    Pier Paolo Pasolini è stato un grande poeta del secolo scorso cacciato dal Pci, lui che era dichiaratamente di sinistra, perché ammoniva la sinistra sugli errori che la stavano compromettendo ossia inseguire il produttivismo, invece di difendere le identità comunitarie, ed in tal modo aprire la strada al neocapitalismo che l’avrebbe travolta. La sua analisi coincideva incredibilmente con quella del citato Augusto Del Noce.
    J. R. R. Tolkien, come ha rivelato nelle sue corrispondenze private, ha sempre immaginato l’“oscuro regno di Mordor”, della sua saga epica, come il luogo del dominio di quello che un Pio XI, nel 1931, condannava quale “imperialismo internazionale del denaro” (Quadragesimo Anno).
    Filosofi e poeti hanno quella grande capacità di comunicare idee, talvolta anche con contenuto economico, in un modo accessibile a tutti ed ecco perché John Maynard Keynes ed il nostro Federico Caffè amavano la filosofia e la letteratura, riconoscendo in esse una dimensione esistenziale dell’essere umano essenziale anche per gli economisti.
    A dimostrazione dell’assunto posto questi significativi versi di un altro grande del XX secolo, ritenuto da molti l’Alighieri del Novecento. Un poeta che ha fatto dell’economia ed in particolare della moneta e dell’usurocrazia i temi principali della sua poetica e la cui vicenda esistenziale incrociò quella di Keynes. I due si conobbero di persona in un momento nel quale l’economista inglese non era ancora del tutto emancipato dall’ortodossia classica. In occasione del loro incontro, che egli ricorda nei suoi Cantos, questo Poeta presentò a Keynes il maggiore Douglass un brillante dilettante di economia fautore del cosiddetto “credito sociale”. Keynes, nella sua Teoria Generale, parla di Douglass ed anche di un altro economista dilettante, che fu ministro della effimera repubblica socialista bavarese nel 1919-20, Silvio Gesell, ideatore della cosiddetta “moneta prescrittibile”, come di due personaggi che, pur dilettanti, avevano intuito il problema della moneta e della domanda aggregata anche se non erano riusciti a declinare la loro intuizione in termini scientifici. Ed ammetta, Keynes, che le loro intuizioni lo hanno aiutato ad intravvedere la strada che lo ha portato alla “Teoria Generale”. Ma senza l’incontro propiziato dal poeta, di cui seguono alcuni versi, forse Keynes non avrebbe imboccato la strada giusta o l’avrebbe fatto più tardi e non in concomitanza con la crisi del 1929. Quando si dice che la storia è complessa, imprevedibile e per questo affascinante …
    «LA GUERRA CANTO PERENNE TRA L’USURA E CHI VUOL BEN LAVORARE» (E. Pound)

    “Con usura non sorsero/Saint Trophime e Saint Hilaire,/
    Usura arrugginisce il cesello/arrugginisce arte e artigiano/
    tarla la tela nel telaio, nessuno/
    apprende l’arte di intessere l’oro nell’ordito;/
    l’azzurro si incancrena con usura; non si ricama/
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling/
    Usura soffoca il figlio nel ventre/arresta il giovane drudo,/
    Cede il letto a vecchi decrepiti,/ si frappone tra i giovani sposi/
    CONTRO NATURA/
    Ad Eleusi han portato puttane/Carogne crapulano/ospiti d’usura”

    Ezra Pound, “Contro l’usura” (da I Cantos, c. 45)

    “Quando cessarono i re, ricominciarono i banchieri/
    gli archi dei crociati furon tarlati dal verme-oro/
    Educazione monetaria, o si perde la propria libertà./
    La moneta è simbolo di giustizia”

    Ezra Pound, “Troni” (c.97-1277, c. 99-1323, c. 103-1375, c. 105-1403)

    Dunque, caro Yanez, prima di fare lo spiritoso sei pregato di studiare e di informarti. Così eviterai la figura dell’incolto. Saluti.

    • Ti saresti dovuto preparare meglio prima di formulare ipotesi azzardate sul mio livello di preparazione e di farmi la lezioncina : Pound considerava Keynes un asino ( ma la parola “ass” si può tradurre anche con “coglione”) .

      P.S. Si scrive “input”, non “imput” ed il cognone giusto è Douglas, non Douglass

  8. @ Yanez

    Caro il mio “precisino del piffero”: certo che Keynes cosiderava il primo Keynes un “asino”! Per il semplice fatto che, come ho segnalato, l’incontro ebbe luogo quando Keynes si considerava un “economista ortodosso”. Come egli stesso, stando ai versi poundiani, si dichiarò in quella occasione. Dunque dargli dell’asino in quei frangenti mi sembra in sintonia con le stesse idee che successivamente Keynes sviluppò. Forse anche il Keynes eterodosso avrebbe dato dell'”asino” al Keynes ortodosso.

    PS = le lezioni di ortografia puoi risparmiartele, a meno che tu non sia così perfetto da non digitare mai una lettera errata sulla tastiera. Che umana miseria …!

  9. Naturalmente intendevo dire : “Certo che Pound considerava il primo Keynes un “asino”. Scrivere in uno spazio ristretto ad un rettangolino (così appare sul mio pc) non rende facile neanche ricontrollare, con una visuale a tutto tondo, i post. Forse la redazione dovrebbe migliorare lo strumento messo a disposizione.

    • Caro il mio “professorino del piffero” , Pound non stimava il “primo” Keynes e non stimava nemmeno quello “eterodosso” : nel 1940 Pound scriveva che “Keynes is a louse, he is the kahal incarnate” e nel 1959 scriveva un editoriale intitolato “Keynes Brainwashed Electorate with Economic Hogwash.”

  10. @ Yanez

    Forse non hai capito, o fai finta di non capire, che il punto della discussione non è la stima di Pound per Keynes ma – leggi con attenzione quanto da me scritto – se l’incontro tra Douglas e Keynes, propiziato da Pound, abbia o meno influenzato l’allora ortodosso Keynes nella sua fase di ripensamento delle posizioni classiche. Benché dimostri più stima per Gesell che per Douglas, tuttavia Keynes, nella Teoria Generale, li segnala entrambi come geniali dilettanti che avevano osato avventurarsi in terreni solitamente ignorati e trascurati dalla scienza ortodossa. Per quanto riguarda gli scritti poundiani del 1940 e del 1959, il primo cade in piena guerra e quindi risente del fatto che i due si trovavano in schieramenti avversi, ed il secondo è nient’altro che l’astioso lamento di uno sconfitto contro un pensatore, in quel momento, osannato dai vincitori. Che, dall’incontro dell’anteguerra, Pound non abbia mai ripensato il giudizio negativo che si era formato su Keynes – per evidente concorso di colpa di quest’ultimo – non toglie che le critiche poundiane alla finanziarizzazione dell’economia convergono con le analisi scientificamente più puntuali dell’autore della Teoria Generale.

    Se ne vuoi la dimostrazione eccoti una citazione (tratta da G. Accame “Ezra Pound economista”, Roma, 1995, pp. 38-39) che mette in evidenza sia quale era il Keynes con il quale cercò di interloquire Pound, sia come, nei versi che seguono, Pound, replicando all’osservazione ortodossa di Keynes sulla mancanza di manodopera come presunta causa del carovita, abbia in sostanza additato a Keynes il problema del carente potere d’acquisto da disoccupazione quale causa della flessione della domanda aggregata.

    «Nel 1920 Pound riuscì a combinare un incontro tra Douglas e Keynes. Era però prematuro rispetto a quelli che sarebbero stati negli anni Trenta gli sviluppi del pensiero keynesiano e non diede i risultati sperati. Infastidito dall’irruenza dilettantistica di Douglas, Keynes si trincerò dietro la scienza ufficiale e ne resta una traccia polemica nel c. 22-197/199:

    “Chiese C.H. Douglas al rinomato Keynes: ‘Qual è la causa del carovita?’ E Keynes L’economista consulente alle Nazioni, disse: ‘Mancanza di manodopera’. Con due milioni di disoccupati. C.H. Douglas s’azzittì. Meglio risparmiare Il fiato per freddare la minestra. Ma io no, io continuai a tempestare il sig. Keynes/ Finché disse: ‘Io sono un economista Ortodosso’. Jesu Christo!”.

    In seguito, come ha osservato Galbraith, Keynes s’è avvicinato, con una attrezzatura scientifica tanto più robusta, ad alcune intuizioni di Douglas. Ma Pound, tenace nelle amicizie quanto nelle antipatie, non s’accorse dell’importanza di quest’evoluzione nel pensiero del maggiore economista del secolo. Contro Keynes, come ha osservato Earle Davis nel primo libro apparso sul pensiero economico di Pound, aveva ormai eretto un insormontabile pregiudizio morale: “Quando più tardi Keynes fornì a Roosevelt la logica nel pompaggio di spese pubbliche per contrastare la depressione, si dovrebbe supporre che questo fosse dalla parte di Pound, ma Pound soleva insistere che le misure a metà strada erano opportuniste ed ipocrite. Pound respinge Keynes come uomo di compromesso …”. Invece il dilettantesco … teorema … con cui Douglas volle dimostrare che nell’attuale sistema capitalistico il potere d’acquisto della popolazione è necessariamente inferiore all’importo globale dei prezzi dei beni, è riportato con zelo nel c. 38-371 (…). Di qui, secondo Douglas e Pound, il sovrapporsi insensato della sovraproduzione e del sottoconsumo: quello che si guadagna non basta a comprare ciò che si produce, anche se serve».

    Come si vede Douglas e Pound anticipavano, intuitivamente, le idee del secondo Keynes. Purtroppo le alchimie caratteriali non hanno favorito, dopo quel primo sfortunato incontro, il riavvicinamento tra due grandi del XX secolo. Una occasione mancata …

    PS = nell’originale inglese dei versi poundiani, Keynes è chiamato “Mr. Bukos”. Nei versi, sopra trascritti, la punteggiatura o la mancanza di punteggiatura così come le maiuscole e l’andamento irregolare non sono errori ortografici. Si tratta soltanto del ritmo metrico dei versi di Pound. Giusto perché non ti venga la tentazione di fare inutili “precisazioni”.

  11. Per quanto possa essere interessante leggere che intellettuali di aree e provenienze diverse potessero avere idee vicine su debito, denaro, usura e sviluppo del capitalismo l’articolo ci poneva un problema oggi fondamentale il ruolo del debito che in assenza di sovranità monetaria può essere una catena odiosa per interi Paesi.Oggi si tratta di valutare se é accettabile che soggetti finanziariamente molto importanti possano condizionare la vita e lo sviluppo di tanti Paesi.

  12. La politica economica e sociale Greca di Alexis Tsipras e del ministro delle finanze Yanis Varoufakis avrà successo se da un lato potrà essere rinegoziato il debito altissimo della Grecia con la UE e dall’altro la Grecia attui una seria politica di ristrutturazione interna del sistema politico e della pubblica amministrazione .. come da noi suggerito in diverse occasioni .. ma dobbiamo anche dire che la UE , la BCE, il FMI insieme a tutto il sistema Istituzionale finanziario mondiale non potranno pretendere troppo fin quando non avranno arginato la evasione fiscale, chiuso tutti i paradisi fiscali e regolato la finanza speculativa.. altrimenti la Grecia da sola non ce la farà mai ..
    http://economicsandpolicy.blogspot.it/2012/06/strategia-per-crescita-dei-paesi-g20.html

  13. […] bene dirlo: malgrado gli endorsement prestigiosi di Paul Krugman, Thomas Piketty e Joseph Stiglitz, queste postazioni somigliano terribilmente a una rocca, e gli oppositori a […]

  14. Piketty scrive un sacco di inuti commenti poco utili a soluzionare i problemi. Tagliateli ore e paga!!!!

  15. persino Piketty si è dimenticato della storia: i debiti pubblici di Frandia e Inghilterra dopo le guerre napoleoniche, erano enormi e han continuato a aumentare per opere di pace. Ma erano sotto forma di rendite perpetue, lo stato era solo obbligato a pagare gli interessi e lo ha sempre fatto. Oggi, che si va verso gli interessi negativi causa deflazione, ci sarà bene qualcuno che preferirà una rendita perpetua del 2,5%

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