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Quanto fumo sulla Tobin tax

Si torna a parlare di Tobin tax, ma gli equivoci che si celano nella discussione sono ancora molti. A Bruxelles ne hanno discusso nuovamente i capi di governo, decretando peraltro l’ennesimo rinvio.

Il fatto è che spesso rimangono oscuri i suoi obiettivi. Per molti la Tobin tax è sinonimo di Robin Hood tax, cioè una tassa con un’aliquota estremamente limitata in modo da massimizzarne il gettito, che consentirebbe essenzialmente di prendere risorse dal capitale finanziario per destinarle alla solidarietà.

Di diverso avviso erano invece Keynes, negli anni ’30, e successivamente Tobin, negli anni ’70, che originariamente la concepirono per limitare, rispettivamente, le transazioni finanziarie e valutarie speculative. Una tassa, dunque, sufficientemente elevata per scoraggiare le transazioni stesse, limando così le unghie alla speculazione e far sì che la “finanza di mercato” torni ad essere “finanza per il mercato”, subordinata ad un sano funzionamento dell’economia reale.

Nelle parole di Keynes questo obiettivo è oltremodo chiaro:

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez-faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt’altri obiettivi. […]

L’introduzione di una sostanziale tassa governativa sulle transazioni potrebbe rivelarsi la riforma più utile a disposizione al fine di mitigare il predominio della speculazione negli Stati Uniti.

J. M. Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta

Riportiamo in proposito un commento di Emiliano Brancaccio ed un video  sullo stesso tema.

Articolo sulla Tobin Tax di Emiliano Brancaccio

Video sulla Tobin Tax: Leonardo Becchetti (Università Roma Tre), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Luca Fantacci (Università Bocconi), Loretta Napoleoni (economista e saggista)

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2 commenti su “Quanto fumo sulla Tobin tax

  1. Bene la Tobin Tax, ma basterà a controllare la speculazione?

  2. la tobin tax e un,ottimo strumento se non altera troppo le regole del mercato,dove la speculazione deve essere finalizzata solo al finanziamento delle imprese ,e non alla speculazione fine a se stessa o dannosa per l,economia non puo essere una tassa ad autorizzare speculazioni di altro tipo e le regole del mercato devono essere date dai governi che devono vigilare su di esse

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