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L’illusione del fiscal compact

Ragionare di disciplina di bilancio senza aver valutato quelli che sono i margini di crescita che i paesi europei si trovano realmente di fronte, può portare in acque molte pericolose. Ora che con la firma del “patto di bilancio”, il cosiddetto “fiscal compact”, sottoscritto da 25 paesi europei sabato scorso, il rigore finanziario avanza minacciosamente nei piani delle politiche europee, questo rischio e le conseguenze di ulteriori manovre depressive vanno considerati molto attentamente.

All’indomani di questa storica firma, ce ne parla Paolo Guerrieri sull’Unità: “Gli effetti del Fiscal compact riguarderanno comunque il futuro, mentre non hanno nulla a che vedere con il deciso miglioramento verificatosi nei mercati finanziari europei in queste ultime settimane. La netta riduzione registrata dal differenziale di rendimento, il famoso spread, tra Btp italiani e Bund tedeschi che è sceso ieri al di sotto di quota 310, dopo aver toccato a novembre dello scorso anno quota 575 punti, ne è una evidente conferma.”

Le iniezioni di liquidità di cui ha beneficiato il sistema bancario sono state fino ad oggi consistenti, contribuendo anche a ristabilire la fiducia sui mercati. Ma “Le banche, particolarmente quelle italiane e spagnole, hanno usato il grande incremento di liquidità realizzato alla fine dello scorso anno per effettuare comode e assai profittevoli operazioni di riacquisto dei propri debiti e dei titoli sovrani dei paesi di appartenenza (di qui la discesa degli spread), sfruttando i bassissimi costi dei finanziamenti messi a disposizione dalla Bce. Più volte Mario Draghi ha provato a chiedere alle banche di tramutare parte dell’incremento di liquidità in nuovi prestiti a famiglie e imprese, per sostenere e rilanciare la crescita dell’economia reale. Lo ha ripetuto anche qualche giorno fa in occasione della seconda operazione di Ltro (Long Term Refinancing Operation). In passato il successo di tali richieste è stato assai scarso, e altrettanto si teme possa avvenire in questa fase.”

Il miglioramento sui mercati finanziari è solo temporaneo e se non saranno ristabilite concrete condizioni per la crescita dei paesi, specie di quelli più deboli, tutto sarà destinato a peggiorare: “Nello scenario recessivo che si prospetta i deficit pubblici e l’eccesso di debiti che gravano sulle spalle di molti paesi in crisi, tra cui il nostro, sono destinati a peggiorare, – spiega Guerrieri – a dispetto delle misure di aggiustamento messe in atto. E a quel punto i mercati finanziari torneranno ad occuparsi pesantemente in tutt’altra direzione rispetto ad oggi dei titoli sovrani di questi Paesi.”

Pertanto: “Senza misure efficaci per lo smaltimento dell’eccesso di debiti e per la crescita, tuttavia, questa finestra di opportunità si chiuderà e si tornerà a dover affrontare acque tempestose. Non è dunque tempo di autocompiacimenti, ma di proposte e scelte coraggiose che innovino profondamente rispetto al passato”, conclude Guerrieri.

Leggi l’articolo di Guerrieri “La finestra di Draghi”

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3 commenti su “L’illusione del fiscal compact

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. La matematica non è una opinione (almeno quella):

    lo 0,1% del PIL che uno Stato deve pagare di penale se non rientra nei vincoli del fiscal compact è MOLTO MENO del 3 % del debito pubblico da ridurre ogni anno per i prossimi 20 anni per rientrare nei parametri :)

    Meditate gente, meditate !!!

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