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BCE e FED, Quantitative Easing o Prestatore di Ultima Istanza? La confusione regna sovrana…

Ben Bernanke e Mario Draghi

Ben Bernanke e Mario Draghi

di Francesco Saraceno(*)

Wolfgang Münchau ha scritto un interessante articolo sul Financial Times di ieri. Per riassumere, Münchau sostiene che vi sia la possibilità che il nuovo programma OMTs [Outright Monetary Transactions, acquisto “illimitato” di titoli del debito pubblico a breve scadenza (fino a tre anni) dei paesi periferici, ndr] lanciato dalla Banca centrale europea non venga mai utilizzato, perché i governi dei paesi interessati non saranno incentivati a mettersi sotto la tutela della Troika. L’OMTs rischia quindi di essere inefficace nel rilanciare l’economia. Egli sostiene quindi che la BCE avrebbe dovuto fare come la Fed, e annunciare un programma incondizionato di acquisto di obbligazioni (private e pubbliche).

Il pezzo è interessante perché Münchau ha ragione, ma allo stesso tempo manca il bersaglio. Vale la pena cercare di chiarire perché.

Münchau ha perfettamente ragione nella sua proposizione principale: l’OMTs non ha nulla a che fare con un programma di espansione monetaria (o quantitative easing); e la condizionalità imposta per accedere agli aiuti non ha senso. Una banca centrale che voglia sostenere la crescita dovrebbe fornire liquidità al sistema attraverso operazioni di mercato aperto e tagli dei tassi aggressivi (anche se i margini per farlo sono esigui).

Münchau manca il bersaglio, tuttavia, quando si lamenta che l’OMTs sarà inefficace perché i governi non lo utilizzeranno. Egli sembra confondere il ruolo di prestatore di ultima istanza e il ruolo di stabilizzazione macroeconomica della politica monetaria. I due ruoli possono essere legati, ma rimangono distinti.

Il compito di un prestatore di ultima istanza è quello di assicurare il debito (in questo caso il debito pubblico), al fine di convincere i mercati sulla solvibilità dei governi, e quindi di disinnescare la speculazione. La banca centrale si impegna ad acquistare titoli di Stato in quantità illimitate, in modo da rassicurare i mercati che ci sia sempre un acquirente per il debito che detengono in portafoglio. Il successo di un prestatore di ultima istanza quindi non è misurato dal numero di paesi (o banche) che hanno bisogno di farvi ricorso, ma piuttosto dal contrario. Se nessun paese ha bisogno di aiuto della BCE, questo significa che il suo ruolo di assicuratore è credibile. L’efficacia di un prestatore di ultima istanza è misurata dai tassi di interesse di mercato (che sono effettivamente diminuiti dopo l’annuncio di Mario Draghi).

Credo che il problema dell’OMTs sia la condizionalità, ma non perché potrebbe spingere i governi a non chiedere aiuto; ripeto che questo sarebbe il segno che la BCE è efficace. La condizionalità è un problema perché porterebbe ad ulteriore austerità e, quindi, ostacolerebbe la crescita (e la sostenibilità del debito a lungo termine).

Per valutare il successo di una banca centrale nel sostenere la crescita, invece, occorre valutare se l’incremento di liquidità fornita ai mercati risulta in condizioni creditizie migliori, e se questo a sua volta spinge al rialzo la spesa privata. Sono d’accordo con Münchau che la BCE non fa abbastanza per sostenere la crescita della zona euro, e che questo sia censurabile (per rimanere ben educati). Ma resta importante distinguere chiaramente tra i diversi compiti di una banca centrale, anche al fine di essere più efficaci nella critica.

Vale la pena peraltro di notare che oggi, per rilanciare l’economia, dovrebbe essere preferita la politica fiscale, visto l’economia europea rimane in una trappola della liquidità e il meccanismo di trasmissione della politica monetaria è non è perfettamente funzionante. Tuttavia, Paul Krugman spiega piuttosto bene perché, anche in situazioni di trappola della liquidità, un’espansione monetaria potrebbe funzionare.

Sarebbe auspicabile che, come la Fed, la BCE assumesse sia il ruolo di prestatore di ultima istanza che il compito di sostenere la crescita attraverso un’espansione monetaria. Ma purtroppo, oggi questo non è all’ordine del giorno. La BCE non sostiene la crescita della zona euro, in parte perché il suo mandato è limitato al solo obiettivo di inflazione (e ho già detto molto tempo fa che questo è semplicemente pazzesco). Ma, ancora più importante, perché non vuole farlo. La BCE e il suo Presidente sono intrappolati nell’ortodossia che soffoca l’Europa dagli anni ottanta. L’unica soluzione che propongono sono le riforme strutturali, e ancora le riforme strutturali.

Quando questo cambierà, saremo infine di fronte alla vera rivoluzione nella zona euro.

(*) OFCE, Observatoire français des conjonctures économiques – centre de recherche en économie de Sciences Po, Paris

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22 commenti su “BCE e FED, Quantitative Easing o Prestatore di Ultima Istanza? La confusione regna sovrana…

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. I PIIGS non si curano con altra liquidità.
    Perché non è un problema di liquidità, ma di solvibilità!

    Non si devono aumentare i salari per inseguire l’inflazione!
    Ci si riesce solo per un po’.
    Devono abbassarsi i prezzi!

    Aumentando i salari per inseguire l’inflazione si ottiene la non competitività del sistema produttivo rispetto a sistemi concorrenti che possono garantire anche solo uguale produttività a costi minori.
    E perciò fallimenti, chiusure, delocalizzazioni, disoccupazione, miseria.
    Se si abbassano i prezzi, invece, si recupera il potere d’acquisto dei salari.

    Ma i prezzi si abbassano non come esito di una imposizione pianificata dall’alto, ma come effetto della dinamicità del libero mercato: il prezzo è il risultato non solo del rapporto tra offerta e domanda di un bene (liberamente valutato tale), ma è pure determinato dal rapporto tra l’offerta disponibile di denaro e la domanda esigibile di denaro.
    In pratica, il prezzo lo fa il mercato in base alle disponibilità presenti al suo interno.
    Uno stesso prodotto ha un prezzo maggiore nel centro di Milano rispetto al centro di un paesino lucano.

    E’ dunque chiaro che tutte le politiche di espansione monetaria determinino inevitabilmente un aumento dei prezzi che può diventare insostenibile per chi ha redditi non adeguati al tasso VERO di inflazione (non a quello ISTAT).

    Il problema non sono le legittime richieste di aumento salariale per la sussistenza, bensì, le politiche di espansione monetaria che servono solo a salvare le banche commerciali fallite e i governi insolventi a scapito del resto della popolazione.

    • Quante sciocchezze in un post solo.

      Non vi è nessun problema di solvibilità sul debito pubblico italiano o spagnolo, a maggior ragione se la Bce fosse il prestatore di ultima istanza. In quel caso, non vi sarebbe nemmeno stata la rinegoziazione del debito greco.

      Il liberista impone che siano abbassati i prezzi, ma non perchè l’ha deciso lui, ma per spontanea determinazione del mercato. Ma non avevi detto, in un altro post, che non viviamo più da molto tempo in un mercato libero, perchè c’è la banca centrale (brutta e cattiva) che fissa il prezzo del denaro? E com’è che se non siamo più in un mercato libero, i prezzi possono scendere spontaneamente in seguito alla gioco della domanda e dell’offerta?

      Anche in Africa lo stesso prodotto venduto a Milano può costare meno. E allora? Ciò ha che fare con la parità del potere d’acquisto. Ossia un prezzo è alto o basso rispetto ai redditi che vengono guadagnati. Quindi anche se un prezzo è inferiore, può essere egualmente proibitivo, se i redditi sono bassi.

      Non vi è alcuna prova che una politica monetaria espansiva sia inflazionistica. Nemmeno in Europa

      Ma alla fine tutto viene chiarito: la colpa è dell’Istat, magari anche di Eurostat, della Bce e della Fed, che complottano per dare dati fasulli e ingannare la gente.

      Ora, non credo che le autorità monetarie siano dei benefattori, ma la tua è una visione paranoica. La Fed fa politiche che la Bce non fa e per te fanno parte dello stesso complotto.
      E’ uno dei misteri di Robin.

  3. “Anche in Africa lo stesso prodotto venduto a Milano può costare meno. E allora? Ciò ha che fare con la parità del potere d’acquisto. Ossia un prezzo è alto o basso rispetto ai redditi che vengono guadagnati. Quindi anche se un prezzo è inferiore, può essere egualmente proibitivo, se i redditi sono bassi.”

    Ma chi andrebbe mai a vendere qualcosa laddove nessuno può comprarla?
    Vedo che la microeconomia ti sfugge alla grande!
    Troppe formule e troppi grafici ti devono aver distaccato dalla realtà.
    Troppo positivismo fa male.

    “Il liberista impone che siano abbassati i prezzi, ma non perchè l’ha deciso lui, ma per spontanea determinazione del mercato. Ma non avevi detto, in un altro post, che non viviamo più da molto tempo in un mercato libero, perchè c’è la banca centrale (brutta e cattiva) che fissa il prezzo del denaro? E com’è che se non siamo più in un mercato libero, i prezzi possono scendere spontaneamente in seguito alla gioco della domanda e dell’offerta?”

    Appunto! Infatti, i prezzi non scendono spontaneamente.
    Le banche centrali fanno di tutto perché non scendano. Il mantra è che un po’ di inflazione faccia bene. E quindi stampare a tavoletta per stimolare la spesa.
    Poi, però, a scherzare col fuoco… si arriva a Weimar!
    Il prezzo del denaro è manipolato. Non è il risultato del mercato. E’ pianificato a livello centrale. Ed ora tutti i Paesi del mondo hanno in mano solo fiat money.
    Questa è la crisi di questo sistema monetario.
    Non è difficile da capire.

    • L’unico fuori dalla realtà sei tu.
      L’acqua, il latte o il pane si vendono a Milano come a Tunisi. Ma se anche i prezzi di Tunisi sono inferiori a quelli di Milano, possono sempre essere troppo cari.
      Come dici tu, non è difficile comprenderlo.

      Quanto ai grafici, vedo che ti danno fastidio. Lo capisco: smentiscono le tue frottole sull’inflazione a causa dell’espansione monetaria.
      All’orizzonte non c’è nessuna Weimar, mentre dovresti renderti conto che siamo in una grave crisi economica, come quella del ’29, per restare sui paragoni storici. E in quel periodo i prezzi scendevano, come tu auspichi, ma questo non fece che aumentare la disoccupazione. Perchè se i prezzi scendono, come dici tu, ma i costi salariali restano gli stessi, saltano le imprese. Nè ti potrà aiutare l’export, dato che conta per meno del 30% del pil.
      Inoltre, se la tua politica si basa solo su una concorrenza di prezzo, puoi star certo che sarà un fallimento. Potrai sempre trovare qualche altro paese che ha un prezzo (o un costo del lavoro) più basso del tuo.
      Quindi, come dice Mosler qui sotto, meglio difendere i salari dall’inflazione che avere disoccupazione, perchè qualche liberista messo nel posto sbagliato ritiene che siamo a Weimar, con un inflazione in europa inferiore al 3%

  4. Devono abbassarsi i prezzi, afferma il commento neoliberista qui sopra. Ma se si deflaziona E QUINDI i prezzi scendono,, nessuno avrà più interesse a lavorare, le aziende chiuderanno ancora di più perchè non avranno più marginalità’. Non avranno più alcun interesse a produrre. Un enorme esercito di imprenditori abbandonerà le attività, chiuderanno le loro imprese e i cittadini, come il Paese, cadranno in una disperazione, in una depressione senza fine. La Bce deve trasformarsi in una banca federale sul modello della Federal reserve, quindi pensare alla crescita e non solo al contenimento dei prezzi. Le sciocchezze neoclassiche sul pericolo della inflazione ci stanno conducendo al SUICIDIO ECONOMICO, una persona ragionevole non può sostenere che l inflazione e’ un problema , perchè la Storia non va in questo senso. Avessimo il 10% d inflazione , COME NELL ITALIA DELLA LIRA, una bassa disoccupazione e una buona crescita non sarebbe una cattiva cosa o no ? Era un problema l inflazione ?? Se tornassimo a quei giorni sarebbe un bel periodo non crede ?? Invece per mantenere bassa l inflazione stiamo adottando misure socialmente ed economicamente distruttive. In Argentina l inflazione galoppa al 25%, è ovvio che andrà ridotta, ma intanto hanno ridotto la disoccupazione dal 30 al 6%. Un buon risultato, no ??

    • È qui che casca l’asino!
      L’Argentina come modello di sviluppo e benessere. Bastava dirlo.
      Anche in un regime totalitario lavorano tutti.
      Non è quello il parametro per far migliorare il benessere.
      Bisogna produrre ricchezza! I posti di lavoro arrivano da soli.
      Voi invece volete posti di lavoro a prescindere.
      Ma non funziona così .
      Bisogna liberare risorse vere non nominali!

      • Siamo sicuri che le risorse vere siano quelle di produrre, ad esempio, l’ottavo o il nono modello di smartphone, piuttosto che sistemare l’assetto idrogeologico di un paese?

      • Per evitare obiezioni inutili: non ho nulla contro il 14.mo modello di smartphone, ma vorrei che mi si spiegasse perchè se ci si occupa di spesa pubblica fatta bene (lo so che in Italia è impossibile) sarebbe meno valido degli investimenti privati.

  5. Dal WSJ, 1 Aprile 2012:

    L’Argentina ha preso d’assalto la banca centrale il mese scorso, distruggendo le ultime vestigia di indipendenza. Data la storia iperinflazionista di questa nazione, vale la pena chiedersi perché gli Argentini abbiano permesso che ciò accadesse.
    La patologia della presa di potere da parte del governo non è difficile da discernere. Lo stato crea le condizioni per la crisi. Avvengono le crisi. I politici si impadroniscono di poteri straordinari. La crisi passa. Ciò che ci si lascia alle spalle è una percezione popolare di un completo annientamento evitato grazie al genio del governo. I politici hanno il permesso di espandere il loro potere.
    [...] Sotto la presidenza Kirchner — prima quella di Néstor ed ora quella di sua moglie Cristina — sin dal 2003, lo stato ha sequestrato conti bancari e risparmi pensionistici, ha mandato in bancarotta molti imprenditori iper-regolamentati, ha abrogato contratti, ha imposto controlli sui prezzi, e ha alzato le tariffe di importazione e le tasse sulle esportazioni. Vasti diritti, in particolare nel settore dei servizi sovvenzionati e dei trasporti, sono stati utilizzati per consolidare il potere.
    [...] Il mese scorso il Congresso controllato dai Kirchner ha consegnato quello che potrebbe essere il colpo di grazia per l’economia Argentina: una riforma del sistema bancario centrale che elimina una legge monetaria del 1991 che richiedeva che la base monetaria fosse coperta da riserve internazionali e fosse posta al di là del controllo del governo. Il consiglio della banca centrale oggi si presenta con qualche formula per la quantità di riserve da tenere a portata di mano. Le riserve al di sopra tale importo saranno disponibili per essere prese in prestito dal governo della signora Kirchner. La formula può essere regolata in qualsiasi momento.
    Il governo Kirchner si è immerso nelle riserve “in eccesso” della banca centrale — eccedenze rispetto alla base monetaria. [...]
    [La Kirchner] sin dal 2010 ha dato una prova di forza su come la politica abbia provocato le dimissioni dell’ex-presidente bancario Martin Redrado nel Gennaio 2010 e la nomina della più ubbidiente Mercedes Marco del Pont. Ella sostiene la sua popolarità con una spesa pubblica generosa, e con le riserve internazionali in fuga, quelle in eccesso si stanno riducendo. Aveva bisogno di un cambiamento della costituzione, se avesse voluto attingere a maggiori fondi bancari centrali. Secondo la riforma, ella ora può prendere in prestito dalla banca circa il doppio di quello che poteva essere preso in prestito prima.
    Il singolare mandato della banca per la stabilità dei prezzi è stato rimosso. Al suo posto c’è un triplice mandato che include obiettivi di crescita con equità sociale e di stabilità finanziaria con stabilità dei prezzi.
    Data la storia dell’Argentina, è difficile immaginare che queste nuove norme non comportino maggiore inflazione. [...]
    Le affermazioni del governo secondo cui l’inflazione è al 10%, sono state contestate da economisti indipendenti che dicono che è al di sopra del 20%.
    Nel mese di Febbraio, l’Economist ha fatto eco a tali dubbi con un commento ribollente annunciando che non avrebbe più pubblicato le statistiche ufficiali. “Siamo stanchi di far involontariamente parte di quello che sembra essere un tentativo deliberato di ingannare gli elettori e di truffare gli investitori,” ha scritto la rivista.
    Una crisi è in fermento.
    Quando colpirà, la signora Kirchner otterrà maggior potere o gli Argentini finalmente rinsaviranno?

    Adesso, Settembre 2012, le cose vanno ancora peggio.
    Ma quello è il modello della piena occupazione!
    Carramba!

  6. Robin, per favore, non c’è nessuna inflazione indotta dall’espansione monetaria, né da noi né negli Stati Uniti dove è addirittura più bassa del target. Basta con questo terrorismo.

  7. ‘ma chi andrebbe a vendere dove nessuno puo’ comprare?’
    Afferma il nostro amico liberista-austriaco, QUINDI E’ LA DOMANDA CHE GENERA L’OFFERTA?

    • Non fare il furbetto!
      Ho scritto una cosa ben diversa da quella riportata da te in modo truffaldino.
      Ho scritto: Ma chi andrebbe mai a vendere QUALCOSA laddove nessuno può comprarLA?
      Te lo voglio spiegare meglio: chi andrebbe mai a vendere un lampadario dal design pregiato in un villaggio del Kerala o nelle periferie di Mogadiscio?
      Comunque hai centrato la definizione: austriaco ed anche libertarian.
      I liberisti sono quelli di Chicago, se proprio vogliamo puntualizzare.

      • Io non faccio il furbetto, semplicemente sottolineavo cosa hai scritto, e continui a scrivere, che è la domanda che genera l’offerta.
        Non vendo lampadari di design nei luoghi da te elencati perchè non c’è domanda di beni di nicchia, si presume da quello che scrivi.
        tradotto ancora una volta è la domanda che genera l’offerta.
        il fatto che tu espliciti che sia un prodotto di nicchia a non avere domanda in luogo “di massa”, ha un’importanza marginale, mi spiace ma stai rinnegando il tuo credo.

    • No, caro, non si vendono oggetti di nicchia perché non c’è sufficiente offerta di moneta.
      E nessuno vende qualcosa di pregio dove nessuno può comprarla.
      L’offerta non troverebbe profitto.

      • Ma ti rendi conto di quello che scrivi o parli a vanvera?
        Nessuno vende qualcosa di pregio o qualsiasi altra cosa se nessuno puo’ comprarla, tradotto c’ e’ carenza di domanda…. Principio della domanda effettiva…
        C’e’ carenza di offerta di moneta? Quindi ci vogliono politiche monetarie espansive?
        Tu dici tutto il contrario d tutto….boh

  8. Da quando in qua un’aspettativa d’inflazione in condizioni di trappola della liquidità è da demonizzare?

  9. Fin dai tempi più antichi. Quando la parola data valeva ancora qualcosa ed i cialtroni di tutte le risme erano banditi.

  10. Se poi vi piace di più credere in uno schema di Ponzi all’ennesima potenza…
    fatti vostri!

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  13. […] guardando a questi dati “modesti” del CPI, arrivano puntualmente i sapientoni del fine settimana che con la bava alla bocca ci suggeriscono che bisogna stampare a tavoletta in modo da pungolare le […]

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