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I tagli alla sanità del governo sono l’applicazione dell’austerità espansiva

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In genere i keynesiani rifiutano la dottrina dell’austerità espansiva come ricetta di applicazione generale. Tuttavia va detto che in alcuni casi essa ha funzionato. Ad esempio è accaduto con Clinton negli Stati Uniti e ora con Cameron in Gran Bretagna. Ma come funziona l’austerità espansiva? 

Supponiamo che lo Stato decida di tagliare la spesa sanitaria. Poiché la salute è un bene irrinunciabile, i cittadini saranno costretti a stipulare assicurazioni private. In genere le polizze sono piuttosto care, pertanto lo Stato può incentivare i cittadini attraverso sgravi fiscali e garantendo i prestiti necessari alle famiglie per stipulare le polizze. Lo stesso principio può applicarsi a molti altri settori della spesa pubblica come l’istruzione, l’edilizia popolare, la previdenza. L’esperienza anglosassone sembra indicare che le garanzie pubbliche per i prestiti sono una ricetta quasi infallibile per alimentare una bolla immobiliare o i debiti studenteschi.

Lo Stato quindi da un lato taglia la spesa, ma dall’altro incentiva i cittadini a spendere di più, indebitandosi. La spesa pubblica è sostituita da (maggiore) spesa privata, il debito pubblico è sostituito da (maggiore) debito privato. 

Ecco quindi che l’austerità può essere espansiva, a certe condizioni. Il prezzo è l’instabilità economica e il potenziale fallimento di milioni di famiglie. 

Il governo Renzi ha annunciato  che razionalizzerà la spesa sanitaria evitando soprattutto gli sprechi. Ma siamo sicuri che – come altre volte accaduto – ciò non si traduca in tagli alle prestazioni essenziali? Se così fosse, gli annunciati “risparmi” rappresenterebbero proprio il tentativo di applicare il principio dell’austerità espansiva.

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8 commenti su “I tagli alla sanità del governo sono l’applicazione dell’austerità espansiva

  1. Ma come fate a dare credito alle affermazioni di Renzio? È ovvio che taglia per fare cassa, per affossare il sistema pubblico e favoriri quello privato delle lobbies sue amiche.
    Se poi gli italiani muoiono prima perché posticipano esami e cure risparmia anche sulle pensioni e prende due piccioni con una fava.

    • scusa, dove diamo credito alle affermazioni di Renzi?

      • Invece di chiedere in punta di penna se “ciò non si traduca in tagli alle prestazioni essenziali” potete cominciare a darlo per scontato.
        Se volete fare una “modesta domanda” potete chiedere “se vuole risparmiare sulla spesa sanitaria in modo da poter risparmiare anche su quella pensionistica”.

  2. Andando per paradossi, continuando di questo passo, lo Stato Italiano svolgerà la sola funzione di esattore delle tasse che serviranno a consentirgli di espletare la sua funzione di esattore delle tasse.

  3. La colpa è dell’apparato mediatico veramente molto diffuso che inonda di concetti fuorvianti il pubblico. In Italia e in Europa

  4. Nell’esempio fatto circa la sanità ci sarebbe poi da considerare quella parte importante della popolazione con pregresse patologie croniche. Un cardiopatico, con quadro clinico diabetico, affetto da miopia potrebbe in effetti stipulare una polizza, ma molto difficilmente troverebbe qualcuno disposto a coprire le sue patologie nella sua polizza, se non a prezzi assolutamente proibitivi. Una cosa che si può tranquillamente riscontrare già nelle polizze integrative che alcune aziende stipulano per i propri dipendenti dove, di norma, le spese odontoiatriche, pressoché scontate, sono di norma oggetto di una prestazione aggiuntiva a pagamento, limitandosi quella standard a coprire gli esisti di eventi traumatici. Uguale discorso per tutto ciò che ha a che fare con difetti della vista pre-esistenti al momento della stipula.
    Ci sarebbe poi da considerare, come gli statunitensi possono testimoniare, che le coperture sanitarie non assicurano le migliori prestazioni sanitarie, e talvolta neanche quelle medie, dipendendo tutto dai livelli di spesa che l’assisitito può sostenere.
    Austerità espansiva? Forse nel breve termine e a prezzo della costruzione programmatica della crisi prossima ventura, ma tant’è. Il liberismo postula cicli di sfruttamento, non sostenibile, di condizioni date, seguito da un collasso dell’ambiente operativo, ritenendo possibile ricominciare da capo spostandosi, per così dire, “a lato”.
    Un’impostazione settecentesca, quando erano disponibili frontiere e mercati vergini che non richiedevano investimenti proibitivi, ma ora l’ambiente operativo è limitato e sempre meno produttivo, ragione per la quale prospera, o prosperava, il terziario, nel tentativo di estrarre margini non raggiungibili diversamente, o esplode la finanza più esoterica, quella che, slegata totalmente dai processi produttivi, si “solleva tirandosi per i lacci delle scarpe” e crea ricchezze dal nulla il cui costo, demandato alla prossima -inevitabile – crisi, finirà in capo ai paria della società.
    Qualcuno ha notato che quei cicli divengono sempre più corti a testimonianza che stiamo raschiando il fondo del barile?

  5. austerità espansiva

    la supercazzola dell’anno

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