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Juncker e gli irriducibili del mercato

Daniela Palma e Guido Iodice da Left del 6 dicembre 2014

Se esistesse una linea di confine tra i miracoli e la realtà dell’economia, questa sarebbe certamente abitata dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, grazie alla sua recente proposta di attivare almeno 315 miliardi di euro per investimenti nell’Unione nel corso del triennio 2015-2017 attraverso un nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). L’iniziativa sembrerebbe rompere finalmente l’aura dell’austera politica europea. Ma la cifra complessiva destinata al Fondo ammonta a soli 21 miliardi di euro, buona parte dei quali (16 miliardi) stornati dal già esiguo bilancio UE. Il resto, 5 miliardi, saranno messi a disposizione dalla Banca Europea degli Investimenti che userà il fondo per emettere obbligazioni fino a 60 miliardi.

Anche fatta salva la “spendibilità” del Fondo – tramite le obbligazioni emesse dalla BEI – , il nodo ultimo resta quello di arrivare ad attivare un totale di 315 miliardi di euro, che significherebbe prevedere una “leva” pari a 15 euro di investimenti privati per ogni euro del Fondo. Leva che non ha precedenti storici e che men che meno appare credibile nell’attuale periodo di crisi e di riduzione dell’indebitamento da parte delle imprese. Nelle intenzioni della Commissione i finanziamenti dovrebbero riguardare le infrastrutture (in particolare banda larga e reti energetiche), i trasporti negli agglomerati industriali, ricerca e innovazione, energie rinnovabili nelle PMI e nelle imprese a media capitalizzazione.

Insomma, tutti investimenti estremamente rivitalizzanti per il tessuto economico europeo, ma altrettanto rischiosi sotto il profilo della redditività. Ne deriva, complessivamente, un quadro scarsamente credibile e che soprattutto – una volta di più – sottolinea come nella politica europea sia ancora profondamente radicata l’idea che lo Stato debba “facilitare” il lavoro del mercato (evitando o attutendone i fallimenti), piuttosto che farsi interprete diretto di investimenti che il mercato non è in grado di affrontare, come quelli, particolarmente necessari per un rilancio dell’attività economica, che la Commissione ha esplicitamente indicato. Di fatto una schizofrenia che mina (concettualmente, prima ancora che in ragione dell’irrisoria mobilitazione di risorse finanziarie) qualunque possibilità di fuoriuscita dalla crisi in cui versa l’Europa.

Per approfondire: EFSI: la verità sul piano Juncker

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3 commenti su “Juncker e gli irriducibili del mercato

  1. STRAVOLGIMENTI EUROPEI
    Jean-Claude Juncker ha usato i 300 mld per ottenere il voto del PSE al Parlamento europeo.
    I 300 mld in 3 anni per tutta l’Eurozona erano già insufficienti se fossero stati effettivi, figuriamoci ora. La colpa è della solita Germania, che ha posto il veto a conferimenti freschi.
    In UE non difetta solo la parola data e la logica. Ho scritto un post nel mio blog intitolato “Stravolgimenti europei”. Lo riporto.
    “Due dei tanti frutti malati di questa Unione Europea in mano alla destra tedesca ed ai suoi epigoni e scherani è, in primo luogo, il perdurare di una crisi economica devastante, regalataci dagli USA (che ne sono usciti dopo un solo anno) e gestita in modo pessimo dai sedicenti statisti europei Merkel, Sarkozy e Barroso, per cui, dopo 6 anni di stravolgimento della vita e del benessere di milioni di persone, non se ne vede ancora l’uscita; e, in secondo luogo, lo stravolgimento della lingua, per cui si è preteso di convincerci che si potesse uscirne con la nefasta ed ossimorica “austerità espansiva”, fatta di inique manovre finanziarie lacrime e sangue e di cosiddette “riforme strutturali”.
    Ora, dopo lo scambio epistolare tra l’Italia e la Commissione Europea, se ne aggiunge un terzo: lo stravolgimento della matematica (oltre che della logica), per cui si verifica che una Legge di stabilità che prevede un aumento dell’avanzo primario ed una diminuzione del deficit diventa e viene propagandata come manovra anti-recessiva.
    E l’ineffabile falco finlandese Katainen fa anche i complimenti – et pour cause – al ministro Padoan e al governo italiano.
    A che livelli può arrivare lo stravolgimento dell’informazione per ingannare il popolo europeo!”.

    PS: Vedi anche sui poteri e i compiti della BCE (il cui intervento è ora ancor più necessario), ad opera di Draghi-Signor Hyde, l’arrogante e furbo Weidmann (vedi la sua recente intervista a “Repubblica”) e perfino il sito dell’UE, che (v. art. 2) hanno obliterato ad arte completamente il secondo obiettivo statutario (sostenere la crescita e un elevato livello dell’occupazione), che, in deflazione o quasi, ha la stessa dignità (giuridica) e cogenza dell’obiettivo principale (stabilità dei prezzi, anch’esso disatteso poiché il tasso d’inflazione è prossimo allo zero anziché poco sotto il 2%, e così resterà per un triennio!, con vantaggio dei Paesi creditori e svantaggio dei Piigs).

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