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Appello per una “Bretton Woods” europea

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Un gruppo di oltre 50 economisti italiani, tra i più prestigiosi, ha sottoscritto questo appello per una riforma dell’Unione monetaria europea al fine di evitarne la possibile esplosione. Sebbene vi sia dedicato uno dei punti, forse il documento risulta deficitario su un argomento che da sempre in questo blog abbiamo indicato come centrale, ovvero i meccanismi di correzione delle asimmetrie all’interno dell’eurozona. Tuttavia non è importante essere “esattamente nella ragione” quanto evitare di essere “precisamente nel torto”. E l’appello sicuramente si muove nella direzione giusta. Lo si può sottoscrivere tramite il link in fondo al testo.   

La decisione dell’attuale Presidente francese Francois Hollande di ignorare i vincoli di bilancio europei annunciando di voler rimandare il ritorno del rapporto deficit/PIL sotto il 3% di due anni potrebbe mettere la parola fine al sistema dell’austerità europea fondato sul Fiscal Compact.

La decisione della Francia non fa che sancire uno stato di crisi del sistema (e una violazione diffusa delle regole) che perdura da tempo. I paesi sopra il tre percento nella UE sono molti (oltre alla Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia, Slovenia e persino la virtuosa Polonia) e la Germania da tempo viola il limite superiore del surplus di bilancia commerciale.

Alcuni dei paesi in deficit, nonostante si siano sottomessi alla ricetta rigorista (anzi proprio a causa di essa) si trovano oggi con i conti pericolosamente fuori controllo e con un rapporto debito/PIL in forte crescita tendenziale. E’ questa la situazione di Grecia, Spagna, Portogallo ma anche dell’Italia. E la colpa non è soltanto quella dell’errore nelle ricette nazionali ed europee applicate, ma anche del fallimento da parte della BCE (nonostante i suoi meriti nel salvataggio dell’euro nella tempesta speculativa) dell’obiettivo di evitare la deflazione e garantire un’inflazione attorno al 2%. In generale è tutta la politica post-crisi finanziaria globale dell’UE che è fallita producendo un buco nella domanda aggregata (consumi più investimenti) l’arresto della crescita, la deflazione, l’approfondirsi degli squilibri tra Nord e Sud e, paradossalmente, un peggioramento della situazione del debito che rappresentava l’ossessione e la ragione della severità della terapia del rigore.

Il problema di questa fase di declino è che mentre la situazione macroeconomica è profondamente cambiata l’UE continua ad essere nella mano di solerti funzionari-vigili che applicano un codice della strada obsoleto. Non si tratta dunque di dare pagelle a chi rispetta più o meno le regole di questo codice. Bisogna scrivere nuove regole e non possono certo farlo i vigili.

Ci aspettiamo pertanto che il governo italiano capisca la gravità del momento e non si accontenti di negoziare deroghe ma proponga con forza un momento di verità chiedendo la convocazione di una conferenza per una nuova “macroeconomia civile” nell‘Unione Europea.

I temi fondamentali di discussione su cui costruire un nuovo accordo dovrebbero essere i seguenti:

1) Un ruolo molto più attivo della BCE sul modello di quanto fatto dalle banche centrali di Stati Uniti e Regno Unito che si spinga fino alle politiche di acquisto di titoli pubblici e privati;

2) È inutile costruire un’unione monetaria se non si sfrutta e capitalizza appieno il potere della sua banca centrale che è potenzialmente superiore a quello delle banche centrali nazionali. Da questo punto di vista si dovrebbero seriamente discutere progetti come il piano PADRE (politically acceptable debt restructuring in the Eurozone) proposto da Wyplosz che prevede un’operazione di ristrutturazione dei debiti dei paesi membri dove la BCE ne acquista la quota eccedente il 60% convertendola in titoli senza interesse che saranno ripagati negli anni dalle risorse da signoraggio spettanti a ciascun paese, liberando di fatto importanti risorse oggi destinate al pagamento degli interessi e producendo un formidabile stimolo alla domanda interna di tutti i paesi. Con vantaggi per tutti, Germania inclusa, che vedrebbe aumentare l’acquisto dei propri beni importati dagli altri paesi membri. Piani di questo tipo potrebbero essere avviati in via sperimentale su porzioni più piccole dei debiti pubblici per verificarne gli effetti;

3) A fronte di questi vantaggi macroeconomici i paesi membri devono essere posti nelle condizioni di poter realizzare riforme di struttura sui principali assi di modernizzazione delle loro economie (infrastrutture digitali, politica industriale e di innovazione tecnologica ed organizzativa del lavoro, efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione e della amministrazione della giustizia, protezione sociale per coloro che sono esclusi dal lavoro, contrasto alle disuguaglianze economiche e sociali divenute insostenibili e che compromettono la crescita dei sistemi economici). La realizzazione di queste riforme di struttura è essenziale per accrescere i benefici di cui al punto i) e ii) e deve essere portata avanti seguendo gli stimoli provenienti dall’Europa, ma attraverso un processo di scelta democratica interno a ciascun paese membro;

4) Si procede nel frattempo alla costruzione di meccanismi in grado di contrastare le asimmetrie dell’area euro. In primis penalità non solo per paesi in deficit ma anche per paesi in surplus con obbligo a realizzare politiche di rilancio della domanda interna per contrastare le asimmetrie. In secondo luogo un sussidio europeo di disoccupazione come forma di stabilizzatore automatico che preveda in cambio prestazioni sociali o formazione per la rioccupazione per i beneficiari e sospensione in caso di non accettazione di posto di lavoro;

5) Varo di una concreta e non solo annunciata politica fiscale UE espansiva per realizzare su scala europea investimenti pubblici e realizzare infrastrutture fisiche e digitali nei paesi membri, puntando ad un bilancio comunitario con risorse proprie ben oltre l’1% attuale (tra il 3% ed il 5%);

6) Un forte impegno verso l’armonizzazione fiscale e la riduzione delle forchette eccessive nelle aliquote nazionali sulle imprese che producono elusione fiscale ed spostamento dei profitti alterando le stesse statistiche sulla crescita. Paradisi fiscali interni all’unione non potranno essere più tollerati e le pratiche più aggressive andranno considerate alla stregua di aiuti di stato (come sembra iniziare ad essere l’orientamento comunitario in alcuni recentissimi casi);

7) Un forte impegno verso forme di unificazione politica e di partecipazione attiva dei cittadini europei alla nomina democratica dei propri rappresentanti nelle istituzioni europee non più esclusivamente su base nazionale, in maniera tale che il benessere di tutti i cittadini europei e non dei cittadini di ciascun paese membro sia posto al centro del processo decisionale in sede europea.

Un libro dei sogni? No. Piuttosto l’unica direzione di marcia possibile nell’interesse di tutti per realizzare crescita e sostenibilità e arrestare la rotta di collisione che porterebbe inevitabilmente all’aggravarsi degli attuali squilibri ed alla fine cruenta dell’euro. Meglio che i leader europei facciano un’operazione di verità convocando una fase costituente con l’obiettivo di realizzare un sistema nuovo fondato su questi sette punti. La mancanza di un accordo porterebbe quasi inevitabilmente alla fine dell’euro e al ritorno alle valute nazionali.

13 ottobre 2014

Per sottoscrivere l’appello: link

Comitato promotore:
Leonardo Becchetti (Università di Roma Tor Vergata)
Roberto Cellini (Università di Catania)
Paolo Pini (Università di Ferrara)
Alberto Zazzaro (Università Politecnica delle Marche)

Primi firmatari:
Alessandrini Piero (Università Politecnica delle Marche)
Ardeni Pier Giorgio (Università di Bologna)
Bagella Michele (Università Roma Tor Vergata)
Baglioni Angelo Stefano (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Baravelli Maurizio (Università Roma La Sapienza)
Belussi Fiorenza (Università di Padova)
Boitani Andrea (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Bollino Andrea (Università di Perugia)
Brondoni Silvio (Università Milano Bicocca)
Camagni Roberto (Politecnico di Milano)
Capasso Salvatore (Università Napoli Parthenope)
Cappellin Riccardo (Università Roma Tor Vergata)
Carillo Maria Rosaria (Università Napoli Parthenope)
Ciciotti Enrico (Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza)
Corniani Margherita (Università Milano Bicocca)
Corsi Marcella (Università Roma La Sapienza)
Costabile Lilia (Università di Napoli Federico II)
Cozzi Terenzio (Università di Torino)
D’Adda Carlo (Università di Bologna)
Danielis Romeo (Università di Trieste)
De Arcangelis Giuseppe (Università Roma La Sapienza)
Del Monte Alfredo (Università di Napoli Federico II)
Destefanis Sergio (Università di Salerno)
Dosi Giovanni (Scuola Superiore S. Anna Pisa)
Ferri Giovanni (Università Roma LUMSA)
Fratianni Michele (Università Politecnica delle Marche)
Frey Marco (Scuola Superiore S. Anna Pisa)
Gallegati Mauro (Università Politicnica delle Marche)
Giannola Adriano (Università di Napoli Federico II)
Giunta Anna (Università Roma 3)
Gnesutta Claudio (Università Roma La Sapienza)
Granaglia Elena (Università Roma 3)
Leon Paolo (Università Roma 3 e CLES Roma)
Lucarelli Stefano (Università di Bergamo)
Marelli Enrico (Università di Brescia)
Mutinelli Marco (Università di Brescia)
Paci Raffaele (Università di Cagliari)
Papi Luca (Università Politecnica delle Marche)
Pareglio Stefano (Università Cattolica Sacro Cuore)
Perrotta Cosimo (Università di Lecce)
Piga Gustavo (Università Roma Tor Vergata)
Porta Pierluigi (Università Milano Bicocca)
Rizzi Paolo (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Romano Roberto (CGIL Regionale Lombardia e Università di Pavia)
Roncaglia Alessandro (Università Roma La Sapienza)
Rullani Enzo (Venice International University)
Saltari Enrico (Università Roma La Sapienza)
Salvadori Neri (Università di Pisa)
Salvati Michele (Università Statale di Milano)
Santarelli Enrico (Università di Bologna)
Saraceno Francesco (OFCE, Observatoire français des conjonctures économiques)
Scalera Domenico (Università Sannio Benevento)
Simonazzi Annamaria (Università Roma La Sapienza)
Stirati Antonella (Università Roma 3)
Terzi Andrea (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Travaglini Giuseppe (Università di Urbino)
Valletti Tommaso (Università Roma Tor Vergata)
Valente Marco (Università dell’Aquila)
Vitale Marco (Fondo Italiano d’Investimento – LIUC)

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33 commenti su “Appello per una “Bretton Woods” europea

  1. Sono mesi che sto scrivendo qui le stesse proposte per reperire le risorse necessarie, incentrate, in Italia, su una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; e, in UE, sugli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio) ed un intervento congruo della BCE, volto ad acquistare la parte eccedente il 60% del debito pubblico, sostituendolo con titoli nuovi a tasso zero o quasi e a lunga scadenza, quindi sono d’accordissimo con le proposte contenute nell’appello.
    Faccio però tre osservazioni-promemoria e termino con una conclusione franca e diretta.
    – La prima è che tali titoli nuovi non siano emessi dai singoli Stati – poiché i trattati vietano alla BCE di acquistarli – ma dall’Eurozona, nel qual caso, secondo il prof. Andrea Terzi, nulla osterebbe, per cui non servirebbe chiedere modifiche dei trattati alla Germania e satelliti.
    – La seconda è la composizione della subentrante Commissione Europea. C’è stata una débacle del PSE nell’assegnazione degli incarichi (intelligenza col nemico?). Il PSE ha pochi parlamentari europei meno del PPE, ma i commissari socialisti sono solo 8 su 27; i popolari 13 oltre al presidente. Il governo danese (guidato dalla socialista Helle Thorning-Schmidt) ha proposto una liberale. Il socialista francese Moscovici ha avuto gli Affari Economici, ma la Merkel ha ottenuto da Juncker che la supervisione economica fosse affidata al suo fedelissimo falco finlandese Katainen, nominato vice presidente, che avrà diritto di veto. In sostanza, la Commissione Europea sarà controllata per i prossimi 5 anni dal PPE e dalla Germania.
    – La terza riguarda le necessarie alleanze. La Francia è debole, il presidente socialista Hollande è un mediocre irretito dal potere, che ha sostituito subito il ministro dell’Economia Montebourg quando questi si è permesso di criticare la Germania e l’austerità e lo ha sostituito con un banchiere; ed ora, pur avendo deciso di non rientrare dal deficit, gli converrà fare il doppio gioco con la Germania. La Spagna, retta dal popolare Rajoy, è in buoni rapporti con la Germania, ha avuto gli aiuti per salvare le banche, sfora da due anni il 3% del rapporto deficit/Pil senza pagare pegno; ha già fatto la riforma del lavoro liberista come gli chiedeva l’UE. Il presidente della BCE Draghi, per non inimicarsi la egemone Germania, che lo ospita, sta disattendendo da tempo entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2), senza che quasi nessuno meni scandalo, ed è dedito alla pantomima delle azioni concrete che contraddicono le dichiarazioni ufficiali. In questo quadro e considerati i rapporti di forza, l’Italia è sola ed affidata per giunta ad un Ministro dell’Economia ex funzionario dell’OCSE, che non avrà il coraggio di decisioni eterodosse ed intanto ha “addomesticato” il tosto Renzi.
    La conclusione, infine, concerne le soluzioni. Torno a dire, le mezze misure – o gli appelli – con l’arrogante ed egoista Germania non servono, come si è visto finora sono del tutto inefficaci, occorrono minacce forti, come l’uscita dall’Euro o la denuncia della BCE alla Corte di Giustizia Europea ed al Parlamento Europeo per violazione statutaria. Pena il permanere della crisi economica ed una lenta agonia.

    • Allegato 1:

      PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
      Articolo 2
      Obiettivi
      Conformemente all’articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 4 del trattato.

      [*] Secondo l’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea, oltre all’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC “sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità” agendo “in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
      Tali obiettivi (definiti dall’articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:
      • uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità
      • una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l’ambiente
      • il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
      • la coesione economica e sociale
      • la solidarietà tra stati membri.
      https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf

    • Allegato 2

      Strana modifica sul sito della BCE concernente gli obiettivi della BCE (art. 2).

      Ho già segnalato qui (v. “John Maynard Giavazzi (o quasi)”)che, pochi mesi fa, nel sito della BCE, c’è stato una strana modifica e del link e del testo delle funzioni della BCE. La nuova versione, da una parte, cancella le frasi che evidenziano l’obiettivo subordinato e dall’altra enfatizzano anche per l’UE il controllo dei prezzi.

      Ri-riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali […] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
      Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi.
      http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html

  2. Allegato 3

    Terzo (!!!) link delle funzioni della BCE.

    Nei giorni scorsi, avendo lanciato una petizione su Change.org diretta alla Corte di Giustizia Europea per la messa in stato di accusa della BCE per violazione statutaria, ho contattato via e-mail il Centro di contatto EUROPE DIRECT (che vale anche per la Corte di Giustizia Europea), che al termine di uno scambio epistolare mi ha comunicato una serie di link e di istruzioni. Tra questi, c’è anche un link della BCE che riporta gli obiettivi/compiti/funzioni della BCE. Con mia grande sorpresa, degli obiettivi statutari della BCE (art. 2), ne viene riportato uno solo, al singolare, mentre il secondo, quello subordinato, viene espunto e relegato nel link della “Lista completa dei compiti”.
    Ecco il testo dell’obiettivo ed il (terzo per me!) link:
    “Obiettivo
    La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell’UE. I suoi obiettivi principali sono:
    • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l’inflazione) specialmente nei paesi dell’area dell’euro
    • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato”.
    http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm

  3. A parte l’ennesimo rigurgito veterocomunista sulla “corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie)” suggerito dall’ennesimo ovviamente esente dalla stessa (comunque qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi perché mai un “capitalista” dovrebbe decidere di mantenere interessi in un Paese che: non solo gli farebbe fare una fatica infame tra burocrazia incontrollata, interessi delle varie Caste e tassazione demenziale, per arrivare a guadagnare qualcosa; non solo considererebbe l’eventuale guadagno come una colpa; ma infine arriverebbe addirittura ad attaccare direttamente il risultato finale, ovvero l’accumulazione del patrimonio; per qualche strano meccanismo mentale evidentemente chi propone certe cose considera i “capitalisti” allo stesso tempo come demoni, ovviamente!!! ci mancherebbe, ma anche come santi).
    Ciò doverosamente premesso: all’anima del “libro dei sogni”!
    Il punto 1) è ovvio e scontato ed è uno dei fronti di guerra tra Nord e Sud Europa.
    Il punto 2) mi sa tanto che non sarebbe gran che ben visto, che so, dalle Banche titolari di quote di capitale della Banca d’Italia ed immagino che altrettanta benevolenza ci si possa aspettare anche nel resto dell’Unione; le stesse banche sono quelle che al momento sembrerebbero avere, come dire … una certa influenza sulle politiche comunitarie.
    Il punto 3) contiene le famose riforme strutturali, quelle che spesso sono a costo zero per lo Stato ma comunque ci si gira intorno da sempre perché andrebbero ad intaccare interessi di casta o corporazione.
    Forse il punto 4) sarebbe in parte realizzabile, se si riuscisse a convincere la Germania a non fare più da “locomotiva”.
    Il punto 5) fa evidentemente a cazzotti con ciascuno Stato membro che si vedrebbe esautorato nelle scelte di investimento; proprio quella discrezionalità che oggi consente ai politici di rimpinzarsi a piacere tra TAV, MOSE, Expo2015, e domani OrteMestre, ampliamento di Fiumicino, eccetera.
    A molto maggior ragione il punto 6) sarebbe un boccone indigeribile per gli Stati membri; si tratta di una vasta cessione di sovranità, auspicabilissima, ma … ve lo immaginate Renzi ed il PD o chi per essi a sentirsi dire “ora i soldi degli 80 € li molli e ci pensiamo noi”, tanto per fare un esempio scemotto?
    Il punto 7) va bene, belle parole, per quello che possono contare.

    Il tutto mi ricorda molto la macchietta realizzata tempo fa se ben ricordo da Sabina Guzzanti che faceva il verso ad una pornostar candidata al parlamento che spiegava il suo programma:”… e poi basta con tutte queste alluvioni e questi terremoti …”. Attualissima, tra l’altro.

    Si faceva molto prima a dire: “abbiamo fatto la comunità economica, abbiamo fatto l’unione monetaria, non è che ci siamo dimenticati di andare avanti e realizzare anche l’unione politica e fiscale? Ebbene, le vogliamo perché ci servono”. Molto più conciso e molto più onesto, oltretutto il punto è esattamente quello: l’unione va completata per evitare eccessive e distruttive tensioni interne, esattamente ciò cui assistiamo oggi. Ma trattandosi di Scienziati di materie sociali la concisione non fa parte del loro bagaglio culturale: sanno troppo bene che a fare discorsi semplici e brevi la gente comune finirebbe per capire che trattano banalità e per esautorarli al grido di “il re è nudo”. Così è stato confezionato questo sproloquio, tutto bellissimo e giustissimo, che ovviamente lascerà tutto il tempo che trova. Se anche venisse realizzata, la Bretton Woods Europea sarebbe una pantomima. Ai livelli che dovrebbero realizzarla manca la volontà, anzi: con ogni evidenza esiste la volontà opposta.

  4. “A parte l’ennesimo rigurgito veterocomunista sulla “corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie)” ”

    Quel famoso veterocomunista di Luigi Einaudi!

  5. Il problema è complesso.
    1) Le parole di .g.e.o., se non è ricco, sono il classico esempio dell’ammuina dei poveri che favorisce i ricchi, fenomeno che – l’ho già segnalato in “John Maynard Giavazzi (o quasi)” – intrigò persino Einstein, che chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”).
    2) Ripeto anche che nella scorsa legislatura, per il risanamento dei conti pubblici, sono state varate manovre correttive per la mastodontica cifra di 330 mld cumulati, pagati in grandissima parte – in particolare i 4/5, pari a 267 mld, ascrivibili a Berlusconi-Tremonti – dai non ricchi.
    3) Anche per questo, nonostante la crisi, i ricchi sono diventati più ricchi e le disuguaglianze sono cresciute.
    4) L’iniquità più macroscopica è che al suddetto risanamento i poveri (in senso tecnico) hanno “contribuito”, in termini relativi, molto, molto di più dei ricchi, a causa del taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni.
    5) In molti casi (decine o centinaia di migliaia di “poveri”), anche in termini assoluti. E il “povero” .g.e.o. si erge a protettore dei ricchi (oltre a criticare la petizione, ma questo è più normale, vista la sua irresistibile inclinazione a contrastare qualunque azione, buona o cattiva che sia).
    Conclusioni: a) è inutile chiedergli perché lo faccia; sarebbe interessante, invece, conoscere l’entità del suo contributo – straordinario, beninteso, – al mastodontico risanamento; e b) io, per parte mia di… veterocomunista, chiedo solo che ai ricchi venisse fatto pagare, con un’imposta patrimoniale, in misura neppure progressiva ma semplicemente proporzionale, quanto hanno imposto di pagare a me, non ricco.
    PS: Sono ammesse solo repliche con risposte puntuali.

    • Il punto è che i ricchi veri sono anche i più flessibili e autonomi e ci mettono poco a cambiare residenza e spostare capitali,o a trovare sistemi per eludere le misure…in sottordine i ricchi veri sono anche quelli più vicini alla politica e temo che siano refrattari a farsi fare delle leggi contrarie ai loro interessi…quella che tu chiami ammuina è semplicemente istinto di conservazione dei tanti non ricchi che hanno capito già da tempo, al contrario di te troppo impegnato a fare raccolta firme e proporre istanze, che la retorica dei ricchi che pagano e’ semplicemente vasellina per far scivolare meglio il cetriolo dell’aumento fiscale INDISCRIMINATO, quando non vessatorio, come l’ultima trovata del gelataio di Palazzo Chigi, per la quale se hai 10000 euro in bond mps sei uno sporco rentier e paghi il 26% sulle cedole, se invece hai 10 milioni di euro in btp (o in bond del Kazakistan) sei un povero risparmiatore e paghi meno della metà. Se poi hai 100 milioni in immobili beh li la plusvalenza non e’ proprio tassata…ricco e povero sono solo 2 punti di vista…a noi sono le definizioni che ci fregano…

      • Questa non è una risposta puntuale, ma il solito bla bla bla autolesionistico di chi (milioni, miliardi) fa ammuina, che piace tanto ai 4 gatti ricchi, ché solo così possono continuare ad usare impunemente il… cetriolo.
        PS: Sbaglio o non ci vuoi dire qual è stato il tuo contributo straordinario al risanamento?

      • Grazie a gio d per la fatica che mi risparmia.
        Io mi limito a proporre un ragionamento al veterocomunista vincesko.
        Che sembra indicare tra le giustificazioni dell’eventuale patrimoniale quella della “ridotta propensione al consumo”. Allora: siamo o non siamo sostenitori delle idee di Keynes? Sbaglio o, aderendo a tali idee, bisogna accettare il fatto che il denaro viene “generato” a volontà? E che gli unici freni o limiti alla sua generazione dovrebbero essere legatii al controllo dei prezzi, ovvero all’inflazione? Ebbene se è così 1) i patrimoni dei “ricchi”, gestiti con bassa propensione al consumo, danno un basso contributo all’inflazione e pertanto il loro ruolo “economico” può essere serenamente assolto da altro denaro generato “in sostituzione” di quanto accumulato ed immobile nei forzieri; ed anzi 2) in realtà l’effetto di tale immobilizzazione è già scontato dalle politiche monetarie adottate e risultanti in un determinato tasso di inflazione.
        E quindi ritorna il discorso del veterocomunismo, cui la ricchezza accumulata sta pesantemente sugli attributi, la odia, non la sopporta, inventa qualunque ragionamento per giustificarne l’aggressione … inutilmente e scioccamente, anche senza volere dar peso al fatto (a mio avviso ben più “pesante” del ragionamento che ho fatto qui) che l’accumulazione di ricchezza è una legittima manifestazione di libertà economica.

      • Altro bla bla bla da protettore dei ricchi? Hanno già i media e una schiera di agit-prop ben retribuiti al loro servizio, ne fai già parte o stai facendo tirocinio?. Però, prima di ammannircene dell’altro chiedo per la terza volta di farci sapere qual è stato il tuo contributo straordinario al risanamento dei conti pubblici.
        PS: Mi spiace, veterocuminsta sarai tu (lèggiti su Treccani on -line il significato dei puntini sospensivi).

      • Caro veterocomunista vincesko mal disposto a rivelarsi come tale, mi dispiace doverti far osservare che non hai alcuna autorità sul sottoscritto (altro tipico segno di riconoscimento della tua astiosa genia, quello di voler imporre la propria volontà agli altri che invece liberamente scelgono) per cui puoi domandarmelo non tre, ma anche tremila volte, senza con questo ottenere risposta dal sottoscritto, pensa un pò.
        Mi fa piacere invece, perché mi conferma in ciò che penso, vedere come c’è sempre chi continua a ridurre il tutto alla cara vecchia lotta di classe: “poveri”, o magari “diversamente ricchi” come oggi va di moda, contro “ricchi”, col parametro del 5 percentile a determinare il confine tra amici e nemici.

        Ma hai letto ciò che ho scritto? Te lo riformulo per aiutarti la digestione dell’amaro boccone. Se si determina che il x % della ricchezza viene detenuto ammassato in grandi patrimoni che tendono a non venire reinvestiti o spesi; una volta determinato statisticamente (mi si passi l’ossimoro) che una certa percentuale di tale ricchezza risulta effettivamente “immobilizzata”, quindi NON partecipa al circuito dell’economia attiva; ALLORA siamo in grado ovviamente e semplicemente di stampare altrettanta moneta ed introdurla come meglio crediamo opportuno nel circuito economico. SENZA che questa causi inflazione. SENZA andare a ledere il diritto di chi ha liberamente scelto di risparmiare ed accumulare ricchezza per qualsivoglia motivo. SENZA determinare un deterrente all’accumulazione e quindi necessariamente prima di questa alla generazione stessa (lavoro) della ricchezza.

        Purtroppo una eventuale azione di questo tipo trova un limite quasi invalicabile: quello di non poter dare soddisfazione all’istinto predatorio innato in quanti reputano accettabile e persino giusto andare ad attaccare chi è diverso da loro (per esempio: chi è stato capace di produrre ricchezza) per trovare ristoro ai loro problemi psicologici (per esempio: la frustrazione derivante dal non trovare adeguata soddisfazione economica rispetto a ciò che si pensa di meritare o valere). E questo per i veterocomunisti è inaccettabile: la ricchezza va punita a prescindere.

      • @.g.e.o. Non sono maldisposto. Sei tu malpensante. E fai deduzioni sbagliate e arbitrarie, poiché hai la coda di paglia, non hai argomenti, ti vesti da vittima e proietti.
        Ho capito (fin dall’inizio): il tuo contributo straordinario al risanamento è stato pari a zero.
        E’ semplice come fare 1+1, dovresti capirlo anche tu, ma – vittima della sindrome di Stoccolma – resisti… I poveri pagano e tu continui con un bla bla bla arzigogolato e privo di senso logico elementare a difesa dei ricchi, che sarebbero le vittime? Ahi ahi ahi…
        PS: Sei forse l’unico al mondo il cui nickname comincia con un punto…

      • vincesko … IO sarei quello che proietta?!?
        Oh ma ti rendi conto che stai raccontando i tuoi vaneggiamenti senza nemmeno capire che azioni come quelle che prospetti sarebbero INUTILI nella migliore delle ipotesi? Che l’unica loro ragione sarebbe quella dell’affermazione di un’ideologia morta da decenni nel mondo reale ma che resiste ostinatamente nelle testoline di chi non percepisce oltre il “vado a prendere i soldi dove posso”?
        Il mio “contributo straordinario al risanamento” è pari allo zero? E che accidenti ne sai tu? Sempre che questo c’entri qualcosa, eh. Ma che fai l’oracolo?
        Blablabla arzigogolato … beh questo devo ammetterlo, rispetto al tuo “quello c’ha più sordi de me e quindi glie li pijo” io sono CERTAMENTE arzigogolato. Moltissimo arzigogolato.

        Ti ho spiegato su basi puramente logiche la perfetta inutilità dal punto di vista economico di un prelievo sui patrimoni accantonati. Sarebbe una manovra a saldo ZERO, a parte ovviamente l’effetto di deterrente sugli investimenti privati (ma ad un veterocomunista come te credo questo importi poco, gli investimenti spettano allo Stato). Non mi addentro (immagino che sarebbe inutile) sulla liceità morale della cosa, mi limito al consueto esempio dei due biechi imprenditori uno dei quali straguadagna e si spende tutto in signorine villoni e Ferrari, l’altro straguadagna uguale ma mette da parte per il futuro suo e della famiglia … per poi sentirsi dire che il suo è un patrimonio immobilizzato e quindi da tassare … ed accenno solamente che in un’economia di mercato ben funzionante la ricchezza dovrebbe essere il premio per l’utilità sociale delle azioni dei singoli e la sua “accumulazione” (“risparmio” suonerebbe meglio, ma non è abbastanza comunista) una libera scelta… ooops scusa, mi è sfuggito “libera”, capisco che per te è una parola poco simpatica … Ma sembri non capire proprio e vai avanti per la tua strada. Sulla quale a questo punto molto volentieri ti lascio. Quando arrivi al muro che c’è in fondo fai un fischio.

        Ah dimenticavo una cosa fondamentale. In Francia la patrimoniale esiste, vero. Ma esiste da sempre. Ed ovviamente la sua esistenza ha determinato nel tempo scelte di vita e condizioni di mercato diverse da quelle degli Italiani. Ad esempio, da loro gli immobili valgono meno (per forza, sono stratassati) ed i fitti sono più alti. Il che riporta il tutto in equilibrio: chi può investire in immobili può comprarne di più e ricavarne più introiti, ma anche pagare più tasse; ed alla fine sta sempre alla stessa maniera. Non ci sarebbe nulla di male a fare la stessa cosa in Italia, purché venisse fatta gradualmente e nel corso di un tempo abbastanza lungo da evitare di trasformare una scelta di politica economica in un plateale scippo nei confronti di parte dei cittadini. Cosa che invece ha fatto Monti.

      • @.g.e.o.
        Divertente, la tua è la stessa logica dei veterocomunisti, che ogni tanto mi tocca “bastonare”, e lo faccio volentieri.
        Continui col tuo bla bla bla infinito che io – cattivissimo – voglia prendere i soldi ai ricchi per affermare un’ideologia vecchia.
        E continui furbescamente a non rispondere alla mia obiezione fondamentale – che finora, come è sempre stato nella storia, hanno pagato i poveri, NON i ricchi – e la mia richiesta – che paghino, soltanto in misura proporzione e non in maniera progressiva (come imporrebbe la Costituzione), quanto è stato imposto di pagare a me, NON ricco.
        Così come si è fatto finora, come vedono ormai anche i sassi, tranne i veterocomunisti di complemento come te, non va bene all’economia.
        Tu sei povero, stai con i tuoi simili, lascia perdere i ricchi al loro opulento destino, ché non hanno bisogno della tua illogica, strampalata, autolesionistica e veterocomunista difesa.

      • vincesko,
        via non farmi ridere …
        Tu “cattivissimo”?!? Ma dai … sei una mammoletta, addirittura, di fronte al mio così strampalato blaterare, nemmeno ti prendi la briga di spiegarmi cosa ci sia di strampalato! Eppure dovrebbe essere facilissimo … ovvio quindi che lo fai proprio perché “cattivissimo” non sei, anzi, sei talmente sensibile da non voler farmi fare brutta figura!
        Poi ti devi decidere: o “difensore dei ricchi”, o “veterocomunista”, le due cose insieme non posso essere. E, comunque, “veterocomunista” l’ho detto prima io!

        Dunque a te “non ricco” è stato imposto di pagare anche per “i ricchi”? Sarà. Ognuno la pensa a modo suo, specialmente se c’è da autoeleggersi a santi od eroi. Mi ricordi tanto un tizio con cui discutevo, in quel caso era “dipendenti statali” contro “autonomi”. Lui docente universitario si lamentava di aver dovuto rinunciare ad aumenti di stipendio per il 15% a causa della crisi! Poverino! A momenti mi mettevo a piangere per il suo atroce destino, poi mi sono fatto due conti e gli ho fatto osservare che nel frattempo la stessa crisi avera “tagliato” il mio reddito di circa l’80%, altro che rinuncia agli aumenti. Per lo meno poi per un pò si è zittato.

        Magari se trovi tempo (e modo) potresti anche spiegare come si fa tra quei bastardi dei ricchi a scevrare chi “non ha pagato” rispetto a chi ha pagato quanto doveva. Così, tanto per confortare chi potrebbe temere che “facendogliela pagare” si finirebbe per colpire anche chi magari non se lo merita. Il che ovviamente non toglie valore all’altro ragionamento, quello con cui ti facevo notare che il denaro tenuto fuori dal circuito economico non genera inflazione e quindi può essere sostituito da altro messo in circolazione, anzi, di fatto lo è già (o lo sarebbe se non fosse per le politiche di austerità … etc. etc.); e quindi l’unico effetto che otterremmo andando invece a prelevarlo dai “forzieri dei ricchi” sarebbe quello di far capire sempre meglio a detti ricchi che non conviene tenere i soldi in vista del nostro Stato, spingendoli così anche ad andare a generare ricchezza (cosa che in quanto ricchi si suppone sappiano fare) altrove.

      • @.g.e.o.
        Non ho detto che sei un veterocomunista, ma che hai la stessa logica strampalata (lo deduco già dalla scelta del tuo nickname…).
        Naturalmente, da bravo difensore dei ricchi, sei scettico che io (e altre centinaia di migliaia di persone) abbia potuto pagare più dei ricchi, o in termini assoluti o relativi.
        E non sto parlando neppure del fatto che anche io, a causa della crisi e di una causa di forza maggiore, dovetti, alla fine del 2009, chiudere il mio studio di consulente alle imprese (come vedi, anche io sono stato un lavoratore autonomo) ed aspettare la pensione, che però, a causa del DL 78/2010), mi fu erogata con un dilazionamento di 12 mesi, con un mancato introito superiore a quello che la stessa legge fece pagare ai 3 uomini più ricchi d’Italia (che pagarono zero).
        Qui non mi è più possibile linkare i post del mio blog, ma puoi cercare con Google “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”, dal quale traggo la conclusione:

        Nota sull’equità delle manovre correttive.
        Se si esaminano in dettaglio le due prime manovre correttive del governo Berlusconi-Tremonti (ma lo stesso discorso vale anche per la legge di stabilità, il nuovo nome della legge finanziaria, e per le altre), si constata che a pagare sono quasi soltanto il ceto medio e basso e persino i poveri, mentre i ricchi la fanno quasi completamente franca. In particolare quella varata nel 2010 (DL 78/2010 convertito dalla L. 122/2010) di 24,9 mld per il biennio 2011-2012 (quella che, all’art. 12, ha portato la cosiddetta “finestra mobile” a 12 mesi per i lavoratori dipendenti e a 18 mesi per i lavoratori autonomi), che, tranne i produttori di farmaci ed i farmacisti in quanto fornitori del SSN, ha lasciato letteralmente indenni – cioè non stanno pagando neppure un centesimo – i ricchi ed i ricchissimi, a partire dai 3 uomini più ricchi d’Italia: nell’ordine, Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi; mentre ha colpito i precari, licenziati in decine di migliaia (il 50% di tutti quelli pubblici); i pensionandi inattivi a reddito zero, gli insegnanti e gli altri dipendenti pubblici; la spesa sociale delle Regioni e dei Comuni (disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), tagliata di ben il 75% (un ulteriore 15% è stato tagliato dalla manovra successiva).
        Per dire l’ipocrisia terribile del ministro Tremonti, sedicente socialista e Robin Hood alla rovescia: nella manovra correttiva 2010, a mo’ di equità, fu inserita la tassazione delle stock option, ma si pensò bene di aggiungere “limitatamente alla parte eccedente il triplo della retribuzione”, il che ha semplicemente significato che erano TUTTI esenti, persino Passera e Profumo (poi, in un accesso di tardiva resipiscenza, tale limitazione è stata cassata dalla manovra 2011-2014).

      • Va beh sopravvoliamo.
        Ormai il veterocomunista vincesko è diventato imbarazzante.
        “I ricchi” non hanno pagato … mi sembra un pò poco, anzi NULLA, per giustificare una manovra (patrimoniale) che come ho SPIEGATO sarebbe perfettamente INUTILE nella migliore (ed estremamente ottimistica) delle ipotesi.
        “I ricchi”. Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi. I primi due sono abilissimi imprenditori che vendono i loro prodotti in lungo ed in largo per tutto il Pianeta. La loro esistenza in Italia è un fatto praticamente accidentale. Come potrebbero essere “colpiti”? Mah. Bisognerebbe veramente fare una legge che dicesse “chi secondo noi è TROPPO ricco deve darci qualcosa”. Facendo ovviamente bene attenzione, perché sarebbe pericoloso incentivarli a levare i ponti ed andarsene all’estero. Ferrero avrebbe bisogno di mantenere il legame con l'”italianità” dei suoi prodotti, ma sarebbe facile farlo; Del Vecchio se ne potrebbe serenamente fregare; Berlusconi no, perché un altro Paese di babbei che gli permette di fare ciò che vuole non lo troverebbe facilmente.
        “Altri ricchi” però hanno pagato. Per esempio chi ha un’azienda “normale” ed onesta, che lavora (lavorerebbe …) nel mercato nazionale e si vede oggi crollare il fatturato spesso a livelli insostenibili. Oppure chi detiene immobili, diventati nel giro di pochi anni difficilissimi da affittare o da vendere, comunque a fitti o prezzi all’incirca dimezzati rispetto ai livelli pre-crisi, e deve pagarci nuove pesanti tasse appioppate dalla sera alla mattina (e tra questi ci sono anche tantissimi “tutt’altro che ricchi” che magari hanno fatto gli imprenditori per una vita e per i quali gli immobili erano LA PENSIONE). A questi tu diresti “dovete pagare”? Boh speriamo che non siano troppi perché la prima risposta sarebbe “un pò ancora?”, la seconda un nuovo fascismo. Ah già ma sono pochi, pochissimi, per cui … giù tasse senza peritarsi troppo, questa alla fin fine è l’UNICA giustificazione del tuo (s)ragionare. Sarebbe “esente” ben il 90%, ben il 95%, per cui daje che va bene così! Del resto siamo in democrazia e la legge della jungla, quella del più forte, è stata sostituita dalla legge del percentile più alto.
        E questo in un Paese in cui ulteriori tasse, incluse le patrimoniali, verrebbero usate per continuare a strapagare manager di stato e consiglieri regionali, a comprare F-35, a realizzare TAV ed Expo2015 (deliberato tra l’altro in base ad uno studio uscito dalla Bocconi che venne poi smentito in quanto affermava il falso), poi si passerà alla Orte-Mestre ed all’ampiamento di Fiumicino, a mandare soldati in guerra, a pagare matite o siringhe cifre inaudite …

        Fino a prova del contrario il muro di Berlino è crollato ed è stato fatto a pezzi. Fino a prova del contrario la nostra economia è liberale e di mercato. Fino a prova del contrario in questo sistema la prospettiva della ricchezza è LA molla che spinge l’imprenditore ad investire, con il significativo effetto collaterale di realizzare posti di lavoro.
        Il sistema funziona male? Questo è UN ALTRO DISCORSO. Certamente il sistema ha bisogno di manutenzione e di modifiche anche pesanti e sono il primo a dirlo. Ma di qui ad iniettare nel sistema elementi di un sistema DIVERSO, che inevitabilmente si rivelerebbero (anzi: si stanno rivelando!!! In Italia i privati non investono più e le aziende che possono farlo migrano oltre confine!) TOSSICI, ce ne corre. Gli imprenditori e la loro porzione più fortunata, i ricchi, fano parte del sistema. Semmai bisognerebbe cercare e trovare regole che permettano di far sì che la ricchezza risultasse in qualche modo proporzionata all’utilità sociale (si pensi ai notai ed ai farmacisti, ricchi PER LEGGE e perfettamente inutili e sostituibili); e non colpirla in quanto tale.

      • @.g.e.o.
        Un suggerimento da amico: è inutile confidare nell’efficacia del bla bla bla infinito degno di un veterocomunista dalla logica strampalata e masochista, profuso nei blog, fatti dare un’occhiata, ché è più salutare per te.

    • La mia risposta è pertinente, te la riassumo: per tassare i ricchi bisogna prima capire chi sono i ricchi, perche’ non so se ne hai contezza ma in questo paese gli imprenditori dichiarano meno dei propri dipendenti in media…in secondo luogo dopo aver individuato analiticamente chi sono i ricchi, occorre introdurre contro di loro delle misure che essi non possano facilmente eludere. Se no siamo alla solita misura di principio, aleatoria e completamente inutile se va bene, aleatoria e controproducente se va male, campo nel quale tu, mi sembra di capire, ti stai specializzando. Devo poi dare ragione all’utente che osserva come, nell’ambito di una ricetta Keynesiana per il superamento della presente empasse, una restrizione fiscale non ha molto senso….occorre fare deficit ed utilizzare il deficit per diminuire le tasse e fare più investimenti pubblici, punto. In che misura? 50 e 50…se non vogliamo addentrarci in un ginepraio di teorie sulla maggiore espansivita’ di questa o quella manovra che lasciano il tempo che trovano…se non vogliamo fare la fine di Abe che fa deficit e triplica l’Iva contemporaneamente!

      • @gio d
        No, t’avevo scambiato per l’altro difensore dei ricchi (avete un nickname simile). In ogni caso:
        1. Premessa: quando coltiviamo delle “resistenze”, lecite – nel senso che hanno la loro eziologia nella struttura psicologica, che, com’è noto, è il frutto dei geni e dell’educazione (=interazione con l’ambiente) – o illecite – ad esempio il dolo o la malafede -, si trovano mille e un motivo per contrastare certe scelte. Quindi mi scuserai se salto a piè pari le tue obiezioni e, trovandoci peraltro in un blog che tratta di Economia, vengo direttamente ai numeri.
        2. Detto questo, perciò, ti chiedo: hai mai letto gli studi della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane?
        Alla fine del 2011 (nel 2012 e nel 2013 non cambia molto), secondo la Banca d’Italia, [*] la ricchezza netta degli Italiani ascendeva a 8.600 mld, di cui le attività reali erano pari a 5.100 mld e le attività finanziarie a 3.500 mld, di cui i depositi ammontavano a circa 1.000 mld e obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento a circa 1.500 mld, per un totale di 2.500 mld.
        Faccio alcune precisazioni:
        a) l’imposta patrimoniale (mio cavallo di battaglia da 4 anni) può essere o ordinaria a bassa aliquota prevedendo una franchigia (come in Francia) o straordinaria ad aliquota elevata;
        b) in alternativa a quest’ultima, alcuni (ad es. Fitoussi) propongono un prestito forzoso su una platea selezionata, a basso interesse. Il prestito può essere redimibile o irredimibile (nella storia italiana, ci sono già stati prestiti irredimibili);
        c) in alternativa ancora, alcuni propongono o la vendita di asset pubblici o il loro conferimento in un fondo apposito;
        d) nella base di calcolo, vanno incluse soprattutto le attività reali in fabbricati che valgono, al netto dei debiti, a circa 5 mila mld;
        e) la quota posseduta dal decile più ricco è pari al 46% (circa 4.000 mld); quella posseduta dalla metà del decile più ricco è pari a circa 2.000 mld, costituita, rispettando le proporzioni sulla ricchezza totale, ma corretta in difetto per le attività reali, per il 50% da immobili, pari a 1.000 mld.
        f) applicando un’aliquota del 10% solo su questi ultimi, si otterrebbero 100 mld.
        g) ipotizzando un’aliquota del 10% anche sulle attività finanziarie (non va applicato sull’intero ammontare della ricchezza finanziaria di 3.500 mld, poiché vi sono inclusi i titoli di Stato (sicuramente esenti) ed altre voci che prudenzialmente ho escluso dalla base di calcolo (v. report della Banca d’Italia); in ogni caso si otterrebbero almeno altri 50 mld, per un totale di 150 mld.
        La scelta più razionale ed opportuna sarebbe un mix di misure: l’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota con franchigia di almeno 800.000 € per co-finanziare misure di welfare; l’imposta patrimoniale straordinaria (o il prestito forzoso a tasso quasi zero) di 150-200 mld o più, per ridurre celermente il debito e gli interessi passivi e liberare risorse congrue per la crescita.
        h) Con i mezzi tecnici attuali, l’individuazione e la tassazione della ricchezza (imposta patrimoniale e imposta di successione, risibile in Italia), a fini di semplice equità e per risolvere la terribile crisi economica, è solo una questione di volontà politica.

        [*] La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2011, n. 65 – 2012
        http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf

        PS:
        Nel 2011, telefonai alla Banca d’Italia e parlai con uno dei 2 autori dello studio sulla “Ricchezza delle famiglie 2009”, poiché avevo riscontrato una notevole differenza del dato della ricchezza degli immobili residenziali tra l’Agenzia del Territorio (che il giorno 18.7. 2011 aveva presentato i dati del suo studio) e la Banca d’Italia: 6.335 mld contro 4.800 mld, con un divario di ben 1.535 mld, e potei scoprire che la differenza era ascrivibile, non ai prezzi medi utilizzati (in entrambi i casi, quelli di mercato), ma allo stock complessivo di immobili presi in esame: la Banca d’Italia utilizzava i dati del censimento ISTAT 2001, aggiornati periodicamente in base ai dati del CRESME sulle nuove costruzioni, inferiori rispetto a quelli dell’Agenzia del Territorio (OMI).

      • Oh ma vi leggete? Anche tu, gio d?
        “… gli imprenditori dichiarano meno dei propri dipendenti…”
        “… occorre introdurre [b][u]contro[/u][/b] di loro delle misure…”
        Sembra di essere tornati agli anni ’70, c’è da sbellicarsi dalle risate … la fiera dei luoghi comuni …
        Faccio presente a gio d che comunque non mi stupisco più. Gestisco una piccola attività commerciale ed ormai da qualche anno ne traggo un reddito che è più basso del più basso degli stipendi che pago al nostro personale di pulizia, lasciamo stare le segretarie. Per fortuna non campo solo di quello.

  6. Questa foto si potrebbe intitolare “L’importanza dei dettagli”, che quasi sempre fanno capire più a fondo le cose.

    Fmi, l’occhiataccia di Schauble a Draghi
    http://www.repubblica.it/economia/2014/10/16/foto/fmi_l_occhiataccia_di_schauble_a_draghi-98214164/

    • Non puoi saltare le obiezioni a pie’ pari se no è una non discussione…capisco che sei innamorato delle tue conclusioni ma la discussione critica serve proprio a questo, a testarne l’efficacia…innanzitutto ribadisco, in questo contesto economico QUALSIASI aumento di tassazione corrisponde esattamente alle intenzioni austeriche di repressione e penitenza. Se vuoi possiamo parlare astrattamente di come ridisegnare la tassazione Italiana, nel momento in cui per un qualche miracolo saremo tornati a crescere e quindi dovremo porci keynesianamente l’interrogativo di come agire in modalità anticiclica…ora, mi sembra che tu voglia perorare l’opzione della tassazione, mi sembra di capire una tantum, visto che gli importi sono cospicui, sulle attività degli italiani, mobiliari e immobiliari. Sei rassicurato sulle stime di Bankitalia e mi fa piacere per te, io molto meno per dire, ma cmq, diciamo le attività mobiliari non ci conterei molto, i veri ricchi non si fanno mica tassare i titoli suvvia…rimangono gli immobili. Bene, diciamo subito che a fronte di attività ci sono anche delle passività, quindi occorre valutare non il totale degli attivi, ma semmai il patrimonio netto, cosa ben più complicata, chiama di nuovo la banca d’Italia e avvertili magari, ora i valori degli immobili in Italia sono puramente immaginari…il mercato non esiste più di fatto, i prezzi sono sempre la media delle transazioni, ma tu capisci, se le transazioni sono due o tre, la significativita’ va un po’ a farsi benedire…il motivo e’ che in Italia ci sono circa 35 milioni di immobili per 60 milioni di persone…più di un immobile x ogni coppia di residenti…sono troppi e gli Italiani troppo pochi…tirando le somme inasprire la tassazione sugli immobili avrebbe l’effetto di mandare a gambe all’aria famiglie e imprese, gli Italiani non hanno nessuna ricchezza se guardiamo ai valori reali dei loro attivi e a quello dei loro passivi, e tu non si capisce bene chi vorresti tassare, la grande impresa immobiliare?che è già con un piede e mezzo nella fossa? Il ricco proprietario che ha 10 appartamenti? Quello li mette in vendita a metà prezzo domani mattina, o a meno, contribuendo ad affossare la “ricchezza degli Italiani” …io in linea di principio sono favorevole ad un’imposta unica sul valore degli attivi posseduti, il modello olandese, 1-2% su tutti gli attivi e via tutto il resto, capital gain, bolli tasse sulle cedole, sui dividendi (che sono utili già tassati in gran parte ), così gli investitori sanno cosa aspettarsi anno dopo anno…ma rimane il fatto che stiamo parlando del sesso degli angeli…l’Italia è in una parabola di impoverimento impressionante e dovremmo discutere di come invertire la tendenza, l’arredamento della nave e’ orribile e la mensa e i cessi fanno vomitare, ma ora c’è la tempesta, è questa l’urgenza da affrontare…

  7. […] litigare sul serio con l’Europa, o continuare a limitarci alle schermaglie mediatiche? Dobbiamo chiedere una nuova Bretton Woods per rivedere i Trattati e rifondare l’Eurozona? O dobbiamo uscirne e basta? In un paese […]

  8. […] litigare sul serio con l’Europa, o continuare a limitarci alle schermaglie mediatiche? Dobbiamo chiedere una nuova Bretton Woods per rivedere i Trattati e rifondare l’Eurozona? O dobbiamo uscirne e basta? In un paese […]

  9. @gio d
    1. Anche se l’ho scritto, in effetti non ho saltato le tue obiezioni, in particolare quella che non è possibile individuare i patrimoni.
    2. La tua obiezione è un esempio di proiezione (vi somigliate anche in questo, tu e .g.e.o.), poiché sei tu che hai saltato le mie, fin dall’inizio quando sei intervenuto nel dialogo tra me e @.g.e.o. e non hai rispettato quanto ho scritto nel mio poscritto “PS: Sono ammesse solo repliche con risposte puntuali”.
    3. Anche ora, commenti la mia analisi, ma te ne esci – vittima della propaganda interessata dei ricchi – in affermazioni apodittiche, smentite sia dalla teoria economica sia da un’osservazione empirica della realtà effettuale.
    4. I redditi non hanno la stessa propensione al consumo: contrariamente a ciò che tu affermi (meriti di essere bocciato solo per questo), quelli bassi hanno un’alta propensione al consumo; quelli alti, bassa.
    5. Lo dimostra anche la crisi attuale, in cui si è addossato il sesquipedale risanamento dei conti pubblici (a 330 mld cumulati assommano le manovre correttive varate nella scorsa legislatura, ma le cui misure strutturali (=permanenti) dispiegano tuttora i loro effetti recessivi) sui ceti medio e basso e perfino sui poveri col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, preservando quasi i ricchi.
    6. O, distratto, travisi quanto ho scritto: a parte che non c’entra niente che io sia rassicurato o meno dai dati della Banca d’Italia (peraltro, ho osservato che il valore degli immobili della Banca d’Italia è inferiore di parecchio a quello determinato dall’Agenzia del Territorio), fai la solita ammuina – alimentata ad arte dai media controllati dai ricchi – su chi debba pagare l’imposta patrimoniale. Io ho scritto chiarissimamente che l’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota debba prevedere una franchigia di almeno 800.000 € (che è l’ipotesi CGIL, altre la prevedono più alta, nel mio blog – Vincesko – trovi il dossier), quindi colpirebbe forse il 10% delle famiglie più ricche (quindi ben il 90% sarebbe ESCLUSO!); mentre l’imposta patrimoniale straordinaria (o prestito forzoso) dovrebbe essere pagata dalla metà del decile più ricco delle famiglie, vale a dire il 5% (quindi ben il 95% sarebbe ESCLUSO!).
    7. Conclusione. Nel replicare, stai a quello che il tuo interlocutore scrive, senza inventarti le cose: è un segno chiaro di incapacità di dialogo, per comodamente parlarsi addosso.

  10. Il link per sottoscrivere l’appello non funziona. Come fare oppure su che sito andare per sottoscrivere? Grazie.

    Luigi

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