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Cosa ha salvato la Cina dalla recessione? La spesa pubblica e le aziende di stato

Se c’è un paese che ha applicato politiche keynesiane per combattere la “Grande Recessione” iniziata nel 2008, quel paese è la Cina. Di più, lo ha fatto in maniera innovativa, attraverso la spesa in investimento delle aziende pubbliche. E’ questa, in sintesi, la tesi di due studiosi, Yi Wen e Jing Wu, in un recentissimo paper pubblicato dalla Federal Reserve di St. Louis e intitolato “Withstanding Great Recession like China” (resistere alla grande recessione come la Cina).

“La Grande Recessione – spiegano i due economisti – è stata caratterizzata da due fenomeni correlati: (1) una ripresa senza creazione di posti di lavoro e (2) una riduzione permanente della produzione aggregata. I dati mostrano che gli Stati Uniti, l’Europa, e anche i paesi meno legati al sistema finanziario internazionale hanno subito perdite ingenti e durevoli di produzione aggregata e di occupazione a cominciare dalla crisi finanziaria, nonostante le iniezioni monetarie senza precedenti.

Tuttavia, i sintomi della Grande Recessione non sono stati osservati in Cina, nonostante un calo permanente del 45% nel suo export, uno dei più grandi crolli nel commercio nella storia del mondo dopo la Grande Depressione [1929].
La nostra analisi empirica mostra che il successo cinese nell’evitare la Grande Recessione è attribuibile a suo pacchetto audace e potente di stimoli di 4 trilioni di yuan lanciato a fine 2008.”

“Sosteniamo – scrivono nelle conclusioni Wen e Wu – che una differenza fondamentale tra il pacchetto di stimolo cinese ed i pacchetti di stimolo occidentali è che il pacchetto cinese è di natura fiscale, mentre quelli dei paesi industriali sono di natura monetaria . La Cina ha potuto godere dell’ampio settore di aziende pubbliche (SOE: State-Owned Enterprises) disponibile al momento della comparsa della crisi finanziaria al fine di difendere la propria economia dal rallentamento. Anche se è evidente che parte del pacchetto di stimolo di 4 trilioni di RMB in Cina è stato diretto al mercato immobiliare, invece che a infrastrutture e settore manifatturiero, la politica è da considerarsi un successo dal momento che ha stimolato la domanda aggregata e ha impedito una Grande Recessione in stile occidentale e una ripresa senza posti di lavoro. Nessuno può sapere cosa sarebbe accaduto se la Cina non avesse agito con decisione in modo anticiclico utilizzando le politiche fiscali.

Un paese in via di enorme sviluppo, con più di 1,3 miliardi di bocche da sfamare nel bel mezzo di una grande transizione in salita, come la Cina, non può permettersi una “Lost Decade” in stile giapponese. Una grande recessione con una ripresa senza creazione di posti di lavoro in Cina sarebbe stata catastrofica e avrebbe potuto spingere la Cina in una trappola del medio reddito che molti paesi latino-americani hanno sperimentato durante il loro processo di (transizione alla) industrializzazione. Nonostante la bolla immobiliare, almeno adesso la Cina può avere maggiori possibilità di continuare a crescere ad una velocità elevata (proiettata a circa il 7 % – 8 % per anno) per un altro paio di decenni a venire. Rispetto alla possibilità peggiore di un “decennio perduto” senza i pacchetti di stimolo anticiclici decisi, portati avanti attraverso le SOE, il costo della bolla immobiliare può essere considerato minore se la Cina riesce ad avere un atterraggio morbido controllando la bolla.

La lezione fondamentale imparata dalla Cina non è che le aziende di Stato di per sé siano auspicabili, ma piuttosto che le politiche fiscali credibili contano per eliminare una crisi da “fallimento del coordinamento” (coordination failure), considerando che le politiche puramente monetarie (o tiepidamente fiscali) non vi riescono. Crediamo che l’incapacità di attuare politiche fiscali aggressive e decise nei paesi occidentali, spieghi la persistenza ostinata della Grande Recessione e le rispese senza posti di lavoro negli Stati Uniti e in Europa, in contrasto con la recente rapida ripresa economica in Cina e la grande rispesa nel Regno Unito (nel 1930 – ’40) in seguito alla Grande Depressione.”

Di particolare interesse, all’interno dello studio, è il grafico che evidenzia gli investimenti effettuati dalle aziende pubbliche cinesi (SOE), paragonati con quelli delle imprese private (POE), che qui riportiamo:

Altrettanto interessante è notare come le politiche monetarie non convenzionali negli USA e in Europa non siano state sufficienti alla ripresa del credito, mentre la Cina ha conosciuto un’espansione creditizia senza precedenti che ha contribuito alla ripresa economica del colosso orientale:

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Un commento su “Cosa ha salvato la Cina dalla recessione? La spesa pubblica e le aziende di stato

  1. beh…nella politica economica cinese degli ultimi anni non c’è solo Keynes : ci metterei anche una versione locale dell’helicopter money realizzata dalle banche cinesi, i cui funzionari hanno una preparazione tecnica tipo quella delle banche italiane in corso di fallimento:aiutiamo a pioggia gli amici e poi vada come vada. E per la legge dei grandi numeri al sistema paese è andata bene.

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