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Perché non c’è bisogno della Germania per fare l’euro-bancor

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Un bell’articolo di Enrico Grazzini (“Euro, come recuperare la sovranità monetaria”), pubblicato da Sbilanciamoci qualche giorno fa, e che volentieri segnaliamo in fondo a questo post, è una buona occasione per chiarire un punto “politico” sull’idea di superare l’euro attraverso la trasformazione dell’unione monetaria europea in un sistema ispirato all’International Clearing Union di KeynesL’articolo fa un ottimo lavoro nel sintetizzare la proposta, ma forse sottovaluta le opportunità politiche che essa potrebbe portare con sé.

Scrive Grazzini:

Come uscire dal tunnel? … Bisogna innanzitutto liberarsi dal dilemma che finora ha bloccato ogni progetto di cambiamento: rimanere nella moneta unica a egemonia tedesca rischiando l’impotenza e il disastro, o invece uscire unilateralmente dall’euro, rischiando però un rovinoso salto nel buio. La proposta che invece avanziamo è il ritorno concordato di tutti i paesi dell’eurozona – Germania compresa – alle monete nazionali e il mantenimento dell’euro come moneta comune di fronte alle altre valute internazionali come il dollaro e lo yen.

Ovviamente questa soluzione richiederebbe sul piano politico un forte accordo di cooperazione tra i paesi europei; e sul piano economico uno stretto controllo dei movimenti speculativi di capitale. 

Vi sono una serie di considerazioni che invece ci inducono a sostenere un punto di vista differente.

In primo luogo un meccanismo come quello della “moneta comune” richiederebbe un impegno politico ben minore di quello che ha portato alla nascita dell’euro stesso. E sicuramente minore di quello necessario a mantenere la moneta unica. Ogni paese, infatti, tornerebbe alla sua moneta nazionale e si reintrodurrebbe in Europa il vecchio Sistema Monetario Europeo, corretto secondo le indicazioni del Piano Keynes di Bretton Woods, come richiamato da Grazzini. Non si parlerebbe più di unione fiscale, trasferimenti, eurobond, mutualizzazione dei debiti, tutti strumenti che a più riprese vengono richiesti alla Germania, la quale per ora, e probabilmente per il futuro, continua a rifiutare, ma che deve comunque mettere in conto come extrema ratio. Anche la stessa unione bancaria e la vigilanza potrebbero essere ridimensionate. Poiché inoltre si ridurrebbero le esigenze di salvataggi bancari, il fondo salva-stati potrebbe gradualmente essere eliminato e, comunque, verrebbe chiamato in causa molto più raramente di quanto accada oggi (e rischia di accadere in futuro).

La Germania avrebbe inoltre alcuni vantaggi rispetto all’ipotesi di una rottura dell’unione monetaria, uno scenario che rimane altamente probabile. In primo luogo, una rottura dovuta alla fuoriuscita di un paese periferico, seguito inevitabilmente a ruota dagli altri, avrebbe effetti potenzialmente devastanti sul piano finanziario anche per i paesi creditori e riverberi globali non trascurabili. In secondo luogo, tra i vantaggi che i tedeschi dovrebbero mettere in conto, si può prevedere che l’euro-bancor sarebbe, sui mercati internazionali, apprezzato meno di quanto lo sarebbe un nuovo marco.

Tutto ciò nell’ipotesi che la Germania accetti la proposta del passaggio alla “moneta comune”. Ma ciò è tutt’altro che necessario. La proposta dell’euro-bancor può anzi essere usata politicamente dai paesi meridionali. Mentre la minaccia di una fuoriuscita unilaterale sarebbe poco credibile per i motivi su menzionati, quella di un’uscita accompagnata da un nuovo sistema monetario che fungerebbe da “paracadute”, risultando molto meno pericolosa sul piano finanziario per i paesi che dovessero adottarla, costringerebbe la Germania a prendere sul serio la minaccia. A quel punto essa si troverebbe di fronte a tre possibili alternative: 1) adottare il nuovo sistema, 2) acconsentire ad una separazione “consensuale” e “coordinata” dell’area euro, con da una parte l’euro-bancor per i paesi periferici e dall’altra l’euro attuale per quelli del centro, o infine 3) uscire per prima dall’euro, come ad esempio proposto da Joseph Stiglitz (escludiamo, va da sé, che la Germania possa mai accettare di mutualizzare i debiti e muoversi in una prospettiva federale).

In altre parole, la proposta dell’euro-bancor, al di là delle sue ragioni “tecniche”, risulta un’arma di pressione e contemporaneamente un paracadute per le periferie dell’eurozona (non a caso sono stati gli economisti critici francesi a riportarla in auge negli ultimi mesi). Si tratta evidentemente di costruire delle alleanze su questa proposta, ma alleanze che possono limitarsi anche solo ad una parte minoritaria dell’attuale eurozona.

Le alternative sarebbero rimanere nell’euro così come è oggi, con gli effetti devastanti sulle economie dei paesi periferici che conosciamo, oppure fare finta di credere che uscire un venerdì sera e “vedere di nascosto l’effetto che fa” non produca effetti anche più devastanti, almeno nel breve-medio termine (nel lungo, si sa, saremo comunque tutti morti).

Leggi l’articolo di Enrico Grazzini

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10 commenti su “Perché non c’è bisogno della Germania per fare l’euro-bancor

  1. La Grecia alle ultime elezioni ha favorito i partiti pro-€.
    Forse se ne discute in Francia (dell’uscita o meno dall’€), ma non mi pare che vi sia un movimento maggioritario nel paese (il partito della Le Pen potrà anche essere il primo partito, ma verrà isolata).
    In Spagna non saranno certamente felici, ma non si vedono movimenti analoghi a quelli francesi.

    Mi sembra di capire che l’unico paese ove si discute più concretamente di questi problemi sia l’Italia, ma i partiti dichiaratamente €-exit difficilmente supereranno il 10% (non considero il M5S perchè vuole tenersi le mani libere per attingere sia a destra che a sinistra e perchè la menata del referendum è una sciocchezza, prima ancora che costituzionale, economica).

    La mia fosca previsione è che arriveremo impreparati all’evento. Alla prossima crisi non più sopportabile un governo (nessuno escluso, ovvero inclusa la Germania) prenderà quella decisione. e gli altri dovranno decidere nella notte cosa fare. Ma che sia la Germania o la Grecia a mandare a quel paese gli altri, se non avremo un piano già pronto per affrontare tutti gli aspetti del change-over, saranno c… amari.

    E’ quindi fondamentale prepararsi per quell’evento e aver ben chiaro cosa sarà necessario fare (il Consiglio dei ministri e la Banca d’Italia saranno praticamente in una war-room, e non sarà un modo di dire).

    La vostra proposta potrà eventualmente tornare utile dopo …. molto dopo (in quelle circostanze).

    Giustamente voi dite che bisogna lavorarci fin da subito e non aspettare il precipitarsi degli eventi. Temo tuttavia che la situazione sia giunta ad un punto ove non si danno vie di mezzo: o ci si prepara per uscire (meglio in tal caso farlo per primi, avendo ben chiaro il piano) o la nostra classe politica imbevuta com’è dell’ideologia dell’euro si rifiuterà anche innanzi all’evidenza di riconoscere l’iceberg e di cambiare rotta, portandoci ad un tragico destino.

    La vostra proposta, per quanto possa essere giusta, lotta contro le ideologie dominanti delle classi politiche europee, le quali penseranno o al si salvi chi può (uscita euro) o testardamente negheranno che il problema sia l’euro, fino a quando non andranno a schiantare il loro paese (ma saranno pronte a dare la colpa alla Grecia o alla Germania, a seconda del caso).

    Non è il tempo per avere “ragione teoricamente”. E’ tempo di compiere una scelta e prepararsi per l’impatto, che in ogni caso sarà duro.

  2. A me sembra che il mondo di Bretton-Woods non esista più.
    Allora l’Occidente era ancora autonomo quanto a energia e materie prima, ma poi non più. I veri problemi sono la necessità di esportare che consegue dalla necessità di importare e il potere assunto da istituzioni finanziarie che intermediano l’enorme massa di denato drenata a favore dei paesi fornitori di energia e materie prima. Russia compresa.

  3. scusate mi sembra che né avete già parlato :
    http://orizzonte48.blogspot.it/2013/09/meade-e-kalecky-vs-mundell-e-hayek-il.html

    non vedo aggiornamenti al riguardo.

  4. perchè questo sia realizzabile ci vuole la volontà dell elite francese o americana al progetto.

    al momento nessuna delle due pare favorevole…ma nei prossimi anni qualcosa potrebbe anche muoversi.

  5. […] – ha contratto debiti sotto diritto estero. Di fronte a una minaccia simile, se accompagnata da una strategia credibile, forse qualcuno a Berlino incomincerebbe a pensare che le soluzioni condivise, come quella di […]

  6. […] – ha contratto debiti sotto diritto estero. Di fronte a una minaccia simile, se accompagnata da una strategia credibile, forse qualcuno a Berlino incomincerebbe a pensare che le soluzioni condivise, come quella di […]

  7. […] – ha contratto debiti sotto diritto estero. Di fronte a una minaccia simile, se accompagnata da una strategia credibile, forse qualcuno a Berlino incomincerebbe a pensare che le soluzioni condivise, come quella di […]

  8. […] riformare l’Unione monetaria nel senso prefigurato da Keynes a Bretton Woods, eventualmente anche senza la Germania. In una direzione non troppo diversa si muove anche un un recente appello per una “nuova […]

  9. […] riformare l’Unione monetaria nel senso prefigurato da Keynes a Bretton Woods, eventualmente anche senza la Germania. In una direzione non troppo diversa si muove anche un un recente appello per una “nuova Bretton […]

  10. buongiorno a tutti,
    avete per caso dei riferimenti bibliografici riguardo a quest’argomento. mi riferisco al fatto di un euro bancor senza la Germania. il link dell’articolo che avete inserito non funziona purtroppo.

    grazie mille
    federico

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