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Salari minimi, cosa ne pensano gli economisti?

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Nel modello neoclassico il salario minimo sopra il punto di equilibrio tra domanda e offerta di lavoro provocherebbe disoccupazione

Il blog della Chicago Booth (sì proprio quella dove insegna Luigi Zingales) ha domandato ad un panel di economisti delle maggiori università statunitensi cosa pensassero dell’aumento a 9$/ora del salario minimo federale, proposto da Obama, che sta facendo discutere da mesi gli Americani. I risultati sono sorprendenti solo per chi crede ingenuamente che l’economia sia una scienza esatta: la professione economica non sa decidere che effetto questa misura potrebbe avere sull’occupazione.

Abbiamo analizzato la questione dei salari minimi (cioè di un compenso minimo orario sotto il quale nessuna impresa può assumere un lavoratore) diverso tempo fa su questo blog. Nacque anche un’accesa discussione con Noise from Amerika, che ci rimproverò di sostenere una tesi che nessun economista sarebbe disposto a sottoscrivere, ovvero che l’aumento del salario minimo non provochi disoccupazione. Il nostro articolo era invece basato su diversi studi condotti negli Stati Uniti che mostrano l’impossibilità di stabilire un effetto negativo sull’occupazione, neanche considerando solo i lavoratori a basso salario o i giovani.

Il blog della Chicago Booth (sì proprio quella dove insegna Luigi Zingales) ha domandato ad un panel di economisti delle maggiori università statunitensi cosa pensassero dell’aumento a 9$/ora del salario minimo federale, proposto da Obama, che sta facendo discutere da mesi gli Americani. I risultati sono sorprendenti solo per chi crede ingenuamente che l’economia sia una scienza esatta: la professione economica non sa decidere che effetto questa misura potrebbe avere sull’occupazione.

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Solo il 34% si dice convinto che avrebbe un effetto negativo. Il 32% dice che non l’avrebbe o che non sarebbe misurabile. Un rilevante 24% è incerto. Gli equilibri non cambiano pesando le risposte a seconda della sicurezza espressa degli intervistati, ma ovviamente si riduce la percentuale di incerti.

Più marcata invece è la fiducia degli intervistati circa la poca rilevanza degli effetti distorsivi.

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E’ da notare che questo sondaggio arriva mentre gli Stati Uniti ancora soffrono di una disoccupazione piuttosto elevata che si sta riassorbendo molto lentamente. Eppure, degli intervistati, solo uno ha posto esplicitamente l’argomento neoclassico più naturale: “Se c’è disoccupazione, allora vuol dire che i salari sono già troppo alti rispetto all’equilibrio di mercato”. Al contrario, un altro intervistato ha sarcasticamente sostenuto: “Sì, so la risposta di Econ 101 [corso universitario base], ma le evidenze empiriche sostengono che l’effetto negativo sarebbe tra piccolo e zero”. Come dire, quel che è scritto nei libri di testo ha poca rispondenza con la realtà.

In Italia (e in Germania) non esiste un minimo salariale per legge, ma solo i minimi stabiliti dai contratti collettivi di lavoro tra imprese e sindacati, che però non coprono milioni di lavoratori precari. L’argomento è entrato tangenzialmente in campagna elettorale, ma dopo il voto è totalmente scomparso.

Concludiamo con nota dolente: purtroppo né Luigi ZingalesAlberto Alesina hanno partecipato al sondaggio.

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26 commenti su “Salari minimi, cosa ne pensano gli economisti?

  1. In un contesto di stato sovrano a moneta fiat, un piano di lavoro garantito dallo fisserebbe il costo minimo dell’unità temporale di lavoro (sotto il quale il privato non scenderà) e fungerebbe da punto di ancoraggio, per la sua moneta a tasso variabile. Con un effetto stabilizzante, molto più efficace del “gold standard”. La piena occupazione che agisce da stabilizzante per l’economia. Osservazioni molto interessanti che arrivano dalla MMT e si possono trovare descritte nell’ultimo libro del Prof. Wray. Non mi stupisco che i “filo austriaci” non commentino… per loro che lo stato assuma è male :(

  2. E’ noto, dal punto di vista teorico gli effetti su Ld dipendono dalla elasticità della domanda di lavoro, e sulla disoccupazione anche dal comportamento dell’offerta, in ambito neoclassico con conc. perfetta sul m.d.l. e tutte le ipotesi che tengono, per cui la risposta è affidata all’evidenza empirica. Questa affferma che la conc. perf. quasi mai si riscontra, e che gli effetti su occ. e disoc. sono trascurabili.
    Se invece il mdl è di monopsonio, allora la teoria predice che i salari minimi sono un bene, correggono una distorsione esistente. L’evidenza empirica supporta la tesi.
    Ampia è la letteratura internazionale, ben nota a tutti gli economisti del lavoro.
    Poi vi sono effetti importanti che contrastano la poverta’ legata a salari troppo bassi, che è uno degli obiettivi dei salari minimi.

  3. More fundamentally, the ‘labor market’ is not a ‘fair game’ as per game theory, as people must work to eat, while business only hires if it decides it can profit from said hiring. This tells us to expect that without institutional support, real wages will be under constant downward pressure. And all the data confirms this.

    Point is, the wage structure, for better or for worse, is largely a function of institutional structure, with market forces working within that structure. So one way or another, through its institutional structure, government is determining the wage structure.

    There is no getting around it. It’s a political decision based largely on judgement of social equity and social power.

    • I agree,
      My banking professor says that, in this moment, someone is deciding whether to close the entire real production or the entire financial production (and the answer is amazing: to close the first, because it is too costly!!!….mad people perhaps)
      The question about the labor market is based on old assumptions that now, have the same importance as the assumption the accademics made when, in the middle of 1850, the entire physical production had been replaced by the machinery production.
      We are now talking about market that will close in the middle term, with the cost of replacing we now.
      It is economical-fascism I think.

    • oh yeah! minimum wage doesn’t affect economy. not at all!

      what an idiot I was believing what basic economic theory tells us.

      there is only 1 little question left that bothers me: if raising minimum wage is not bad for the economy, why limit ourselves to 9$, why not 10$, why not 100$, why not 10 billions?

      imagine how the economy would boom with a minimum wage of 10 billions. unending economic prosperity and we will solve the poverty problem all around the world. forever.

      besides it’s just a social equity problem, not an economic one……..

  4. Salve a tutti. Quesito e dibattito piuttosto interessanti. Proviamo ad abbandonare per un attimo la “teoria” e a seguire la logica. In una situazione di grave recessione come quella che stiamo attraversando, con una disoccupazione elevata, il m.d.l. dovrebbe essere formato da un’offerta rigida per salari anche al di sotto del minimo (in tempi di crisi e di incertezza sul futuro si tende quanto meno a conservare il posto di lavoro anche ad un salario ridotto, sperando che in futuro la situazione migliori). Viceversa, la domanda tenderebbe ad essere elastica (le imprese non sono incentivate ad assumere e a produrre di piu’ a fronte di una domanda stagnante). Se le premesse sono davvero queste, l’introduzione di un salario minimo accompagnata da incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese dovrebbe stimolare la domanda aggregata e quindi l’economia. Aggiungerei che il problema della maggiore disoccupazione sarebbe (vista la differente pendenza delle curve) marginale o addirittura inesistente visto che il salario minimo sarebbe inferiore a quello di equilibrio del mercato (per definizione). Ho scritto queste idee col cell e quindi mi scuso se non posso approfondire la questione come vorrei.

    • considerazioni piuttosto ragionevoli, ed in linea con quanto facevo osservare nel precedente commento.
      Una precauzione, le elasticità non sono solo il risultato della congiuntura, vi sono aspetti strutturali che contano e che rimangono anche nella congiuntura.

    • la domanda è elastica ed i salari sono viscosi e questo crea problemi. molti problemi. le leggi sul salario minimo rendono ancora più viscosi i salari e questo crea ulteriori problemi ad una situazione già molto problematica. delle due l’una. o il salario minimo è inferiore a quello di mercato ed allora non ha senso fare la legge o il salario minimo è superiore a quello di mercato ed allora crea danni. nulla di buono può venire da una legge sul salario minimo. detto questo analizziamo il tuo punto: aumentare i salari minimi non crea uno stimolo alla domanda per il semplice motivo che i soldi che dai ai lavoratori non crescono sugli alberi, ma li stai sottraendo all’azienda ed agli azionisti o ai consumatori finali. la domanda aggregata quindi non cresce, semplicemente cambia. peraltro questo fa ulteriori danni perchè alla produzione serve del tempo per riadattarsi ad un cambio della domanda e quindi vi sarà un periodo di tempo in cui l’economia, già prostrata dalla crisi, girerà ad un ritmo ancora inferiore a causa del mutamento di domanda, generando in ultima analisi.

      • giacomo scusami se ti contraddico
        le tue osservazioni non sono fondate, in quanto si reggono su implicazioni che tu derivi sulla base di ipotesi non dimostrate
        1, se siamo in monopsonio salari minini accrescono l’occupazione, risultato da textbook
        2. se siamo in concorrenza perfetta o simili allora contano le elasticità ed infatti la letteratura le stima apposta per capirne gli effetti possibili
        ci sono libri e studi notissimi su questo tema che mostrano come gli effetti negativi dei minimi salariali sono trascurabili sull’occupazione e significativi e positivi sui redditi bassi
        3. riderre i salari per i dipendenti e aumentare i profitti delle imprese hanno effetti differenti sulla domanda, in quanto i comportamenti dei primi sono diversi dai comportamenti delle seconde, ed in fase di carenza di domanda aggergata, meglio aumentare i salari che aumentare i profitti

        su tutte e tre le questioni ci sarebbe molto da discutere
        cio’ che vorrei far capire è che i risultati di cui tu parli sono tutti molto discutibili e non affatto certi sia per la teoria sia per la pratica, ed infatti gli economisti hanno idee molto diverse sugli effetti dei minimi salariali, come le risposte al questionario ben evidenziano

    • non è matematico, in questo periodo, che la domanda di lavoro sia elastica in tutti i settori!

  5. 1 non sono a conoscenza del risultato di cui parli (il monopsonio non è esattamente la condizione più frequente in natura) e mi piacerebbe vederlo (soprattutto le sue giustificazioni teoriche) ed inoltre sono estremamente curioso di apprendere cosa avrebbe in comune il mercato del lavoro con il monopsonio perchè a me sembrano diversi come il sole e la luna.

    2 ” la letteratura le stima ” bellissimo modo per cominciare una argomentazione. purtroppo le stime in economia sono estremamente difficili da fare (per non dire impossibili) a causa dei numerosi fattori che si sovrappongono creando rumore di fondo. ad ogni modo abbiamo sotto gli occhi il caso americano dove dal 2007 i salari minimi sono passati da 5.15 a 7.25. non è un mistero che la disoccupazione nelle fasce meno qualificate della popolazione e la disoccupazione giovanile siano andate alle stelle, crescendo molto di più della disoccupazione ordinaria. certo c’era la crisi, ma la differenza tra disoccupazione qualificata e disoccupazione non qualificata è troppo profonda per essere ignorata ed inoltre il livello atroce di disoccupazione permane tutt’ora così come permane il salario minimo a 7.25. direi che l’evidenza sebbene sia solo un indizio e non una prova punti direttamente contro al salario minimo.
    il fatto inoltre che ci siano libri su un determinato argomento non implica che quei libri siano corretti. ci sono anche libri e studi che puntano in direzione diametralmente opposta. bisogna capire cosa è corretto e cosa no e quindi è necessario entrare nel merito del singolo libro, non dire “ah c’è un libro quindi è così”…

    3 appunto. serve solo a mutare la domanda. mi sembra che implicitamente lo stia ammettendo anche tu dandomi ragione.
    devi comunque spiegare perchè secondo te “in fase di carenza di domanda aggregata, meglio aumentare i salari che aumentare i profitti”
    l’ultima volta che ho controllato quando distorci il mercato e redistribuisci la ricchezza crei inefficienze e quindi l’economia peggiora. e più lo fai più fai danni, quindi un salario minimo basso fa poca redistribuzione e pochi danni e man mano lo alzi fai più redistribuzione e più danni. se le leggi fondamentali dell’economia sono mutate mi piacerebbe sapere come ed in che modo.
    peraltro la tua affermazione mi trova parecchio in disaccordo.
    non esistono “carenze di domanda”, io acquisterei volentieri una bella villa con piscina, una ferrari testarossa, un elicottero privato ed un 16 metri per le vacanze estive ed una miriade di altre cose. se non acquisto non lo faccio perchè mi manca la domanda che (almeno la mia) è sempre presente ed infinita, quanto perchè mi manca un’offerta ad un prezzo sufficientemente basso e tale per cui io mi possa permettere gli acquisti che desidero, e son due cose enormemente differenti.

    la tua logica mi lascia abbastanza stupito: dici che i risultati del sondaggio a cui sembri attribuire così tanta importanza sono contraddittori e poi prendi posizione per una delle due parti? chiaramente o i risultati del sondaggio non sono significativi e quindi non ha senso citarli o sono significativi e tu erri a prendere posizione per una delle due parti.

    io a differenza tua me ne frego bellamente di quali sono i risultati di un sondaggio svolto tra persone in conflitto di interessi e quindi prendo posizione senza problemi di sorta.

    l’evidenza empirica ci racconta che il salario minimo è o inutile o dannoso
    la logica ci racconta che il salario minimo è o inutile o dannoso
    la teoria economica ci racconta che il salario minimo è o inutile o dannoso

    di che altro c’è bisogno? non certo di un sondaggio.

    • devo dire getto la spugna
      nel senso che non concordo come procedi nel dialogo
      abbiamo punti di vista differenti ok
      ma non puoi attribuire a me cosa cose che non dico o scrivo
      ad esempio mai detto che i risultati sono contraddittori, semmai dico che vi sono opinioni diverse e questo rispecchia la eterogeneità dei risultati empirici, non che gli uni contraddicono gli altri

      vorrei risponderti per punti, ma credo che parliamo linguaggi diversi
      tu arrivi a conclusioni partendo già da convinzioni assodate
      io procedo in modo diverso

      vedo di chiarire la mia posizione poi ti lascio riflettere

      1 sul piano teorico i salari minimi non possono essere demonizzati

      se il mercato del lavoro è in concorrenza imperfetta, con monopsonio, oppure concorrenza monopolistica od altro ancora, la presenza di salari minimi puo’ essere utile per vari aspetti
      – occupazione che cresce
      – formazione che aumenta l’incentivo a finanziarla
      – distribuzione del reddito e disuguaglianza che si riduce
      suggerisco un testo di economia del lavoro o di gestione risorse umane per averne conferma
      ad esempio garibaldi edito dal mulino, economia delle risorse umane
      oppure un testo base di economia del lavoro

      se il mercato del lavoro è di concorrenza perfeta o vicino ad essa, allora le elasticità sono decisive, di offerta e di domanda
      e per questo gli economisti le studiano
      gli effetti dei salari minimi dipendono da queste

      2, detto che la teoria non nega l’opportunità di salari minimi, occorre andare all’analisi empirica, in ogni caso i fatti empirici sono sempre importanti in tutte le questioni di policy
      dall’analisi empirica è noto che le forme non concorrenziali sono la norma
      e la concorrenza perfetta è l’eccezione
      ecco perche’ i sal min sono stati molto studiati, in usa ed in europa, ed altrove
      i risultati confermano le implicazioni della teoria
      gli effetti dipendono molto dai fattori non concorrenziali, dalle elasticità, dalle condizioni di domanda di beni sul mercato
      gran parte degli studi verificano che gli effetti negativi sull’occupazione sono trascurabili quando esistono
      mentre vi sono effetti di benessere significativi
      inoltre per alcuni mercati si hanno anche effetti occupazionali positivi, tipo nel monopsonio
      è rilevante il monopsonio ? si lo è, molti mercati sono di monopsonio, ad esempio i mercati professionali
      in tali casi possono esservi effetti positivi su occupazione e su formazione, ad esempio

      il dibattito è molto ampio e pochi sono pronti a fare affermazioni forti su tale materia

      tanto per avere una idea, vedi qui
      http://en.wikipedia.org/wiki/Minimum_wage
      è wikipedia ma utile a livello informativo

      ed anche
      http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_minimum_wages_by_country
      http://en.wikipedia.org/wiki/Minimum_wage_law

      suggerisco questo saggio
      http://www.jstor.org/discover/10.2307/2235571?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21101838034723
      richard freeman è un economista molto serio e bravo
      gode di grande reputazione

      ed anche questo recente lavoro di rassegna della commissione europea
      https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=17&ved=0CFEQFjAGOAo&url=https%3A%2F%2Fresearch.mbs.ac.uk%2Feuropean-employment%2FPortals%2F0%2Fdocs%2FComparative%2520Report%2520for%2520Minimum%2520Wage%2520Projectx.pdf&ei=gwhbUbzbLYXl4QT7tICwDg&usg=AFQjCNHvlf66P3Ls5VEtZ1fa-WxQD6vmZw&bvm=bv.44697112,d.ZWU&cad=rja

      saluti

      • Professore la ringrazio per il contributo. Tengo però a sottolineare che noi non abbiamo alcun bisogno di fare ipotesi sulle caratteristiche del mercato del lavoro per spiegare come mai i salari minimi non provocano disoccupazione, né sul perché la diminuzione del salario (reale o nominale che sia) non influisce sull’occupazione. Semplicemente N è determinata sul mercato dei beni dall’incontro della domanda (attesa) e dell’offerta. Il mercato dei beni guida, il mercato del lavoro segue, pur con tutti i casi particolari (ad esempio in una economia aperta, se tutti gli altri non fanno anch’essi deflazione salariale, soprattutto se c’è un cambio fisso).
        Peraltro non capisco perché il mercato del lavoro USA dovrebbe essere monopsonico: chi è l’unico acquirente del lavoro?

      • qui la discussione si farebbe molto interessante…
        anche io condivido che sul mercato dei beni la domanda determina l’equilibrio, e l’offerta si aggiusta, anche se nel terzo capitolo della teoria generale di K molto si discute di questo incontro tra domanda ed offerta ed il dibattito è stato ampio, c’è anche un bell’articolo di carlo d’adda sul tema (e ci avevo fatto un pezzo della mia tesi di laurea)
        ma poi la relazone tra offerta e volume di occupazione è da costruire e non dipende da un puro parametro tecnico
        e qui entra in gioco il mercato dei beni
        keynes infatti non contestava la costruzione della domanda di lavoro, semmai la curva di offerta di lavoro ……
        forse questo un limite di keynes, quello di non avere demolito, si fa per dire, la domanda di lavoro sulla base del comportamento delle imprese ..
        ma non voglio stare qui a fare esegesi di keynes, non mi ha mai appassionato la esegesi
        pero’ il problema rimane .. della domanda di lavoro, .. che non è solo e semplicemenete funzione dalla domanda di beni in quanto c’è anche la tecnologia nel mezzo, ed i profitti
        se cosi’ non fosse, allora non vi sarebbe alcun limite verso l’alto da porre ai minimi salariali …
        il dibattito è aperto …. ancora
        ma non credo che studiare il funzionamento del mercato del lavoro sia irrilevante, e comunque la cosa non puo’ essere risolta dicendo che N dipende da Y sul mercato dei beni ..
        fosse cosi’ tante cose non si spiegherebbero, dell’economia reale

        saluti

      • keynes infatti non contestava la costruzione della domanda di lavoro, semmai la curva di offerta di lavoro ……

        Attenzione: Keynes mantiene nella TG la produttività marginale del lavoro decrescente ma non attribuisce da essa il ruolo di domanda di lavoro, visto che domanda e offerta di lavoro per Keynes sono in termini monetari e non reali.
        Come nota storica: nel 1939 Keynes ci ripensa e dice che la produttività del lavoro non è decrescente, quindi può benissimo darsi il caso che ad occupazione più alta corrispondano salari reali più alti, il che sarebbe anche meglio per la sua stessa teoria.

        che non è solo e semplicemente funzione dalla domanda di beni in quanto c’è anche la tecnologia nel mezzo, ed i profitti
        se cosi’ non fosse, allora non vi sarebbe alcun limite verso l’alto da porre ai minimi salariali …

        Certo, c’è anche tutto il discorso che anche Keynes fa nei capitoli 19 (cambiamento nei salari monetari) e 20 (funzione dell’occupazione che dipende dalla domanda ma occorre tenere conto dei vari settori produttivi e del periodo necessario alla produzione) della teoria generale. Ovviamente tutti i modelli sono semplificati. A me sembra però molto realistico sostenere questo: entro un ampio margine di salari monetari non vi è effetto negativo o positivo sull’occupazione ma se i salari nominali vanno oltre questo range l’occupazione si riduce perché la curva dell’offerta sul mercato dei beni sale più velocemente di quella della domanda.

      • alcune delle tue osservazioni sono di natura empirica e non teorica, soprattutto quelle finali che riguardano anche i cap 19 e 20

        altre sono teroiche, sempre possibile che si cambi idea, lo ha fatto anche ricardo sulle macchine
        ma io non ho mai trovato in keynes una contestazione alla domanda di lavoro che dipende dai salari reali, una idea di produtività marginale nella domanda di lavoro non è stata oggetto di grande contestazione
        avro’ letto male ?
        puo’ essere, allora non meritavo la lode forse sulla mia tesi che dedica un capitolo a questa questione
        ma ripeto non amo la esegesi di keynes, troppi economisti si sono spesi su questo, con poco costrutto
        semmai mi interessa un nesso empirico, esisto o no la domanda di lavoro delle imprese ?
        e qui mi viene in mente un lavoro di zenezini su politica economica, contestato da altri, tipo golinelli credo sulla stessa rivista, quella diretta all’epoca da bosi

        ciao
        paolo

      • ma io non ho mai trovato in keynes una contestazione alla domanda di lavoro che dipende dai salari reali, una idea di produtività marginale nella domanda di lavoro non è stata oggetto di grande contestazione

        Keynes scrive: “the volume of employment is uniquely related to a given level of real wages — not the other way round.

        Il caso vuole che abbiamo un articolo sul tema: https://keynesblog.com/2013/04/03/occupazione-keynes-contro-i-neoclassici-for-dummies/

      • “mai detto che i risultati sono contraddittori, semmai dico che vi sono opinioni diverse”

        io proprio alle opinioni diverse mi riferivo. evidentemente non mi sono spiegato bene

        “ma credo che parliamo linguaggi diversi tu arrivi a conclusioni partendo già da convinzioni assodate io procedo in modo diverso”

        lo credo anch’io. tu parti da risultati empirici ed io da considerazioni logiche.

        “sul piano teorico i salari minimi non possono essere demonizzati”

        io non li demonizzo. sono uno strumento di redistribuzione che come tutti gli strumenti di redistribuzione crea danni a livello economico quando vengono applicati. se l’obbiettivo è redistribuire la ricchezza sono un valido strumento. io però tra gli obbiettivi miei tengo solo l’aumento del benessere sia dei ricchi che dei poveri quindi dipendesse da me non li applicherei mai.

        come ti ho detto prima non ero a conoscenza dell’argomento sui monopsoni. ho dato una breve occhiata ai link che mi hai consigliato, purtroppo il mio tempo è tiranno e soprattutto limitato e posso approfondire l’argomenti meno di quello che vorrei. mi pare comunque di aver compreso l’argomentazione di fondo (anche se naturalmente posso aver sorvolato su qualche punto importante)

        proverò a fare un abbozzo di critica, ma siccome non hai esposto con completezza il tuo pensiero posso solo supporre che sia coerente con le poche cose che ho rapidamente letto.

        “- occupazione che cresce”

        essenzialmente l’idea (se l’ho compresa bene) è che col monopsonio vi sia un equilibrio di mercato che è inefficiente (dunque un fallimento del mercato) e l’intervento del pubblico possa rendere maggiormente efficiente l’economia (e dunque aumentare occupazione e benessere collettivo)

        l’idea che il libero mercato sia inefficiente è corretta. è un risultato noto grazie ad una derivazione del teorema di arrow che l’equilibrio di libero mercato non è un equilibrio di ottimo paretiano. senza peraltro la necessità di scomodare eventuali fallimenti del mercato. ne consegue che un qualunque pianificatore centrale in possesso di perfetta informazione può regolare il mercato raggiungendo un equilibrio superiore.

        il problema è che nessun pianificatore è in possesso di informazione perfetta, dunque non può pianificare meglio del libero mercato se non per puro caso. (anche in presenza di fallimenti veri o supposti che siano).

        ammesso e non concesso dunque che il mercato del lavoro sia un monopsonio in fallimento non è assolutamente detto che l’intervento pubblico migliori l’efficienza nell’allocazione delle risorse.

        inoltre anche nel caso in cui il mercato sia in fallimento (ed io nel monopsonio non lo ritengo tale, ma qui sarebbe molto lungo da spiegare) il modo per correggerlo di sicuro non è il salario minimo che essendo uguale per tutti non può riportare i salari
        al loro livello efficiente.

        “- formazione che aumenta l’incentivo a finanziarla”

        qui l’argomento proprio non sta i piedi, se convenisse ai datori di lavoro fare più formazione e qualificare i loro dipendenti non esiterebbero a farlo e ad alzare i salari. se non lo fanno spontaneamente è perchè ritengono che il gioco non valga la candela. henry ford ai suoi tempi lo fece, altri imprenditori lo fecero, altri imprenditori ancora non lo fanno. non abbiamo nessun motivo plausibile per ritenere che fare formazione sia utile in tutti i settori, men che meno per ritenere che il burocrate possa decidere meglio dell’imprenditore. dunque la decisione sul come agire va lasciata al mercato.

        “- distribuzione del reddito e disuguaglianza che si riduce”

        ok qui concordo. il problema è però che l’obiettivo è dare più potere d’acquisto ai poveri, non ridurre le disuguaglianze. a me non frega nulla di quanto è ricco un ricco, a me interessa poter consumare di più. adesso E nel lungo periodo.
        quello che tu evidenzi correttamente come risultato non è quindi una cosa che ci dobbiamo augurare ed è una argomentazione contraria al salario minimo.

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        “in ogni caso i fatti empirici sono sempre importanti in tutte le questioni di policy”

        certo, ma il problema è riuscire a distinguere tra correlazioni, causalità e casualità immerse come sono in tutto l’immenso rumore di fondo che contraddistingue un’economia. se fosse così semplice basarsi sui fatti empirici per far predizioni non avremmo modelli macroeconomici che anche ad elevati gradi di raffinazione non riescono a predire con esattezza ciò che avverrà nell’anno venturo. basta seguire i telegiornali e tenere traccia delle previsioni dei vari centri studi per accorgersene.
        sarebbe bello avere fatti empirici univoci, purtroppo non li abbiamo e dobbiamo far buon viso a cattiva sorte.

        “dall’analisi empirica è noto che le forme non concorrenziali sono la norma
        e la concorrenza perfetta è l’eccezione”

        la concorrenza perfetta non è l’eccezione, la concorrenza perfetta è impossibile.

        “gran parte degli studi verificano che gli effetti negativi sull’occupazione sono trascurabili quando esistono”

        nel breve periodo (e limitatamente ai contratti di lavoro già in essere) è come dici tu. a condizione naturalmente che il salario minimo introdotto sia molto basso. dove però il salario minimo fa dei danni è nei nuovi posti di lavoro che non vengono creati. qui sta il problema principale e questi nuovi posti di lavoro non vengono creati fintanto che la loro produttività marginale non supera quella del salario minimo. purtroppo questo effetto è praticamente impossibile da misurare.

        “il dibattito è molto ampio e pochi sono pronti a fare affermazioni forti su tale materia”

        evidentemente io e te apparteniamo a quei pochi :)

        saluti

  6. […] prima che prendano piede risposte populistiche quali il reddito di cittadinanza o il salario minimo garantito, populiste perché declinate all’italiana e non alla scandinava, quando già oggi sappiamo […]

  7. […] dalla Chicago Booth (proprio quella Chicago Booth) a un panel di economisti che periodicamente risponde a domande sull’attualità economica. I risultati sono a dir poco […]

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