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Davvero i tedeschi sono i più poveri d’Europa?

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Una lettura approssimativa dei dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie dell’Eurozona ha portato a conclusioni clamorose: le famiglie tedesche sono più povere di quelle dei paesi mediterranei. È proprio così? Struttura del nucleo familiare, casa di proprietà e disuguaglianza della ricchezza.

di Giovanni D’Alessio, Romina Gambacorta, Giuseppe Ilardi* da lavoce.info

FAMIGLIE E RICCHEZZA IN EUROPA

La recente pubblicazione dei risultati della prima edizione dell’indagine sui bilanci delle famiglie dell’area dell’euro (Household Finance and Consumption Survey) ha attirato una notevole attenzione dei mass-media. In particolare, diverse testate giornalistiche, interpretando solo alcuni risultati dell’indagine, hanno sostenuto che dai dati emergesse una “povertà” delle famiglie tedesche contro una generale “ricchezza” delle famiglie mediterranee. (1) Cerchiamo qui di chiarire alcuni equivoci, analizzando le principali differenze della ricchezza e del reddito tra i principali paesi dell’area dell’euro: Francia, Germania, Italia e Spagna.
L’Household Finance and Consumption Survey è un progetto congiunto della Bce e di tutte le banche centrali dell’area dell’euro che fornisce informazioni armonizzate sui bilanci di 62mila famiglie in quindici paesi della zona euro (tutti tranne l’Irlanda e Estonia). (2)
Il clamore mediatico è stato generato in particolare dalla graduatoria della ricchezza dei paesi dell’area dell’euro rispetto alla mediana familiare, che vede la Germania (51.400 euro; figura 1) in ultima posizione, mentre le stime per l’Italia e la Spagna (rispettivamente 173.500 e 182.700 euro) e più limitatamente della Francia (115.800) sono significativamente al di sopra.
Le medie della ricchezza familiare disegnano un quadro diverso, in cui la dispersione relativa nelle stime appare molto più piccola: la media familiare tedesca è pari a 195.200 euro, mentre per l’Italia, la Spagna e la Francia si osservano rispettivamente 275.200, 291.400 e 233.400 euro. Secondo questa statistica, la Germania recupera sei posizioni nella classifica. Il basso valore della mediana tedesca è semplicemente causato della elevata disuguaglianza della ricchezza: l’indice di concentrazione di Gini misurato sulla ricchezza è molto più alto in Germania (0,76), rispetto alla Francia, all’Italia e alla Spagna (rispettivamente 0,68, 0,61 e 0,58).
Quanto detto finora non tiene conto della diversa struttura del nucleo familiare nei vari paesi. La distribuzione della ricchezza delle famiglie è infatti influenzata dalle differenze nelle caratteristiche demografiche delle famiglie (età, istruzione, dimensione del nucleo familiare, eccetera). Nei paesi nordici le famiglie sono generalmente più piccole, spesso composte da un unico componente, mentre in quelli dell’Europa meridionale non è raro trovare molte persone, anche di diverse generazioni (nonni, genitori e figli) che vivono insieme. La separazione dei componenti della famiglia in più nuclei produce una sorta di ripartizione della ricchezza tra i nuclei familiari che genera, come succede, ad esempio, quando i giovani membri escono dalla famiglia di origine per formarne una nuova. Un modo semplice per sterilizzare la dimensione della famiglia è quello di considerare le medie pro-capite: queste statistiche per l’Italia e la Spagna sono pari a 108.700 euro, leggermente superiori a quella della Francia (104.100) e della Germania (95.500). Quindi, le differenze tra le medie pro-capite sono molto più piccole di quelle osservate tra le mediane familiari. Inoltre, se si tiene in considerazione l’incertezza nelle stime, si osserva che la maggior parte delle differenze non sono statisticamente significative.
Le fonti macroeconomiche delineano un quadro di insieme simile: le stime della contabilità nazionale mostrano che la ricchezza pro-capite in Germania è leggermente più bassa che in Italia, in Spagna o in Francia (del 3, 4 e 11 per cento rispettivamente). Si può concludere pertanto che non vi siano grandi differenze nei valori medi di ricchezza pro-capite e che il clamore mediatico sia il risultato di una lettura distorta di una parte dei risultati.

REDDITO E ATTIVITÀ FINANZIARIE

I divari in termini di ricchezza familiare risentono anche di altri fattori e, in particolare, della quota di famiglie in possesso dell’abitazione di residenza, dell’andamento dei prezzi delle varie componenti e della diversa propensione all’under-reporting. Sul primo aspetto, la più bassa ricchezza delle famiglie tedesche è legata alla minore diffusione della proprietà dell’abitazione di residenza rispetto agli altri paesi considerati (il 44 per cento in Germania contro il 69 in Italia, l’83 in Spagna e il 55 in Francia), elemento che probabilmente riflette il più ampio ruolo delle abitazioni pubbliche date in affitto in Germania. Nel confronto va inoltre tenuto conto che nell’ultimo decennio il prezzo delle abitazioni è cresciuto notevolmente meno in Germania rispetto agli altri paesi. (3) Infine, va considerato che la ricchezza delle famiglie tedesche è caratterizzata da una maggiore diffusione delle attività finanziarie, che sono più suscettibili di under-reporting nelle indagini campionarie.
Va inoltre tenuto presente che la ricchezza complessiva delle nazioni non è composta esclusivamente da quella delle famiglie, ma include anche la ricchezza di altri settori istituzionali, come ad esempio il patrimonio netto del settore pubblico. Come hanno opportunamente ricordato Paul De Grauwe e Yuemei Ji in un articolo recentemente pubblicato su VoxEU.org, stime della ricchezza nazionale vedono la Germania tra i paesi più ricchi dell’area dell’euro. (4)
È interessante notare come altri indicatori economici disegnino scenari sensibilmente diversi. In particolare, la media del reddito lordo familiare tedesco è pari a circa 43.500 euro, mentre negli altri tre paesi queste medie sono comprese tra i 31mila e i 37mila euro (figura 2). Se si considera il reddito familiare equivalente, una misura delle risorse disponibili a livello individuale che tiene in considerazione la dimensione e la composizione delle famiglie, i divari nelle statistiche sul reddito appaiono relativamente più ampi: la media del reddito equivalente lordo tedesco è di circa 28mila euro (la mediana 22mila), rispetto a valori che vanno dai 19mila a 21mila euro (le mediane dai 15mila ai 17mila) negli altri paesi considerati.(5) Anche tenendo conto del diverso potere d’acquisto del reddito nei quattro paesi, i risultati sono simili, sia per le medie sia per le mediane: i tedeschi hanno un reddito significativamente più alto rispetto ai cittadini degli altri principali paesi dell’area dell’euro, che presentano invece statistiche piuttosto simili tra di loro.
Per quanto riguarda la distribuzione della povertà, la proporzione di individui relativamente poveri può essere calcolata mediante l’adozione di una soglia di povertà unica (qui individuata con la metà della mediana del reddito equivalente, corretto per i diversi livelli di prezzo dell’area dell’euro) o di una linea di povertà specifica di ogni paese. (6) La seconda possibilità definisce chiaramente la povertà solo in termini della posizione relativa del nucleo familiare nella distribuzione del reddito del proprio paese, mentre la prima tratta tutte le famiglie come se fossero appartenenti a una singola entità politica e sociale, anche se si tiene in considerazione il diverso livello dei prezzi tra i paesi. La figura 3 mostra che le due definizioni producono risultati molto diversi. Adottando una soglia di povertà unica, l’incidenza del fenomeno appare più diffusa in Italia e in Spagna e meno diffusa in Francia e Germania; l’adozione di soglie nazionali riporta una maggiore diffusione della povertà in Italia e in Germania rispetto a Spagna e in Francia.
I risultati qui presentati sono solo un esempio di ciò che può essere ottenuto analizzando il ricco contenuto informativo dell’indagine Hfcs. (7) È auspicabile che l’opportunità di accesso ai dati sia pienamente sfruttata dai ricercatori e contribuisca a una più profonda conoscenza del comportamento economico delle famiglie nell’area dell’euro, anche in relazione alle diverse dimensioni socio-demografiche e istituzionali che caratterizzano i paesi dell’area.

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(*)

Giovanni D’Alessio: Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.
Romina Gambacorta: Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.
Giuseppe Ilardi: Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.

Le opinioni espresse sono personali e non impegnano la Banca d’Italia.

(1) Si veda, ad esempio, Der Spiegel, “Die armutslüge”, n. 16, 11 aprile 2013; Financial Times, “Poor Germans tire of bailing out Eurozone”, 22 marzo 2013Frankfurter Allgemeine Zeitung, “Reiche Zyprer”, arme Deutsche, 10 aprile 2013; The Wall Street Journal, “Europe’s Poorest”, Look North, 10 aprile 2013.
(2) Ulteriori dettagli sul sondaggio sono contenuti nella relazione sui principali risultati dell’Hfcs e nel documento sugli aspetti metodologici: The Eurosystem Household Finance and Consumption Survey “Results from the first wave” ECB Statistics Paper Series, n. 2, 2013;The Eurosystem Household Finance and Consumption Survey  “Methodological report for the first wave”, ECB Statistics Paper Series, n. 1, 2013. I due documenti, insieme con una serie di statistiche descrittive supplementari e le istruzioni per l’accesso ai dati sono disponibili ahttp://www.ecb.int/home/html/researcher_hfcn.en.html.
(3) Si veda al riguardo “Results from the first wave”, pp. 83-84.
(4) De Grauwe, P. e Y. Ji, “Are Germans really poorer than Spaniards, Italians and Greeks?”, VoxEU.org, 16 aprile 2013.
(5) Il reddito equivalente è stato costruito utilizzando la scala di equivalenza modificata dell’Ocse che prevede un coefficiente pari a 1 per il capofamiglia, 0,5 per i componenti con 14 anni e più e 0,3 per i minori di 14 anni.
(6) Per l’adeguamento dei prezzi è stato usato l’indice armonizzato dell’area dell’euro dei prezzi al consumo (Hicp).
(7) Per ulteriori approfondimenti si veda anche Gambacorta R., G. Ilardi, A. Locatelli, R. Pico e C. Rampazzi, “Principali risultati dell’Household Finance and Consumption Survey: l’Italia nel confronto internazionale”, Questioni di Economia e Finanza, n. 161, aprile 2013.

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6 commenti su “Davvero i tedeschi sono i più poveri d’Europa?

  1. scusate quei valori dell’indice di gini sono troppo alti, per i paesi europei l’indice dovrebbe essere tra il 27 e il 35%, forse non è la misurazione tradizionale dell’indice…mi potreste spiegare a cosa si riferiscono quei dati….Grazie

  2. https://www.facebook.com/groups/308354629295079/

    ciao a tutti iscrivetevi a questo gruppo su facebook
    ITALIA VS DEUTSCHLAND

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