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John Maynard Giavazzi (o quasi)

Spesa-pubblica-si-possono-tagliare-dieci-miliardi-a-favore-delle-imprese_h_partb

La sfida principale che ha di fronte l’Eurozona è una mancanza di domanda aggregata. Questo è molto più importante di squilibri interni o della mancanza di competitività in periferia. Le politiche monetarie non bastano: occorre tagliare le tasse, far ripartire la domanda, aumentare i deficit e finanziarli in disavanzo stampando moneta, perché un po’ di inflazione non fa poi così male, soprattutto quando sei in pericolo di deflazione.

Krugman? Stiglitz? Qualche MMTer? No, è la sintesi di un articolo di Francesco Giavazzi e Guido Tabellini, due prestigiosi economisti di scuola bocconiana, pubblicato dal sito VoxEU (il corrispettivo europeo de “Lavoce.info”).

Ci si può legittimamente stupire di questo keynesismo “pratico”. E’ vero che Giavazzi aveva già proposto ricette analoghe e che si oppose al pareggio di bilancio voluto dalla Merkel. Ma è altrettanto vero che, fino a poco tempo fa, ha sostenuto che il rigore ci ha salvato dalla catastrofe. E Tabellini applaudiva Monti e il suo rigore, invocando uno stretto controllo del Bilancio pubblico. 

Cosa è successo? La svolta “keynesiana” (e ci vorrebbero ben più di due virgolette, come vedremo) nella teoria economica è in realtà già da tempo in corso, capeggiata dal capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard. Come negli anni ’30, con un po’ di ritardo in più, gli economisti incominciano ad accorgersi che non siamo di fronte ad un problema sul lato dell’offerta.  A differenza degli anni ’30, però, mancano politici coraggiosi, capaci di invertire la rotta.

Bisogna comunque plaudire a Giavazzi e Tabellini, incoraggiarli e spronarli, magari invitandoli a firmare il referendum contro il Fiscal Compact. E, tuttavia, qualche critica è d’obbligo. G&T non riconoscono l’esistenza di un moltiplicatore della spesa elevato e anzi propongono di finanziare (ma solo parzialmente) i tagli alle tasse con riduzioni di questa, il che al netto avrebbe effetti recessivi, secondo la letteratura ormai consolidata che vede i moltiplicatori della spesa molto al di sopra di 1 e quelli delle tasse molto al di sotto di 1. Come sempre vi sono eccezioni: il Regno Unito sta crescendo nonostante l’austerità di Cameron (meno pronunciata di quanto comunemente si creda, in realtà), ma le politiche adottate dal governo conservatore, basate sul debito privato, stanno generando una nuova bolla immobiliare. Sappiamo come finiscono il più delle volte le espansioni basate sul debito privato senza un corrispondente aumento dei redditi degli indebitati, ma non vorremmo che Giavazzi ripetesse l’errore del 2008, quando credette che la crisi era solo passeggera.

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40 commenti su “John Maynard Giavazzi (o quasi)

  1. Questa cosa di una leggerissima sterzata per politiche keynesiane non deve stupire.
    I neoclassici già avevano pensato che in alcune situazioni di breve termine le politiche
    keynesiane potessero servire per governare meglio alcune increspature di quell’ordine perfetto e immutabile che è il libero mercato autoregolamentatore. In particolare quando gli investimenti sono poco sensibili al tasso di interesse (curva IS rigida) e\o quando la trappola della liquidità è già scattata e\o quando i salari monetari sono rigidi verso il basso. Allora secondo loro servirebbe una spintina keynesiana per continuare a navigare nel mare del libero mercato governato dalla mano invisibile che invece…..non esiste.

  2. peccato che se ne accorgano nel lungo periodo…quando siamo quasi tutti morti…..

  3. si vuole nascondere la testa sotto la sabbia, il vero problema europea è una politica che non blocchi le imprese, purtroppo con l’apertura delle frontiere abbiamo una competizione piu forte, dobbiamo reagire, solo l’impresa ha la flessibilità per reagire alla globalizzazione, se gli stati fanno una politica contro le imprese, in primis perché hanno bisogno di tasse e di piazzare sul mercato sempre piu debito pubblico, si avrà un drenaggio di risorse dalle imprese private al settore della pubblica amministrazione e si avrà minore credito per le imprese. Oggi le nostre imprese non hanno liquidità e devono chiudere, quelle che hanno liquidità pagano troppe tasse.
    Per diminuire le tasse dobbiamo diminuire la spesa, non si può creare ulteriore deficit, ben venga il fiscal compact, si deve immediatamente ridurre la spesa pubblica del 10% contestualmente eliminare l’Irap e diminuire le imposte sul lavoro dipendente.
    Dal lato monetario si deve aumentare la liquidità nel sistema, o tramite la BCE con i QE, oppure se non provvede Draghi si deve aumentare l’offerta di moneta bancaria, tramite la discesa in campo del Governo italiano tramite il fondo centrale di garanzia (almeno 100 mld per le imprese di garanzie)

    • Evidentemente sei uno di quelli che non conosce il moltiplicatore.
      E soprattutto che la spesa pubblica è un componente positivo del pil, non va ridotta, semmai riallocata.

      • Tutti conosciamo il moltiplicatore, il vero problema italiano e europeo e l’alto livello delle tasse che deve essere ridotto, considerato che l’elevata tassazione e’ stata determinata dalla forte presenza statale.
        Lo stato fa un passo indietro nell’economia, spende meno nel l’apparato pubblico ( con Cottarelli + spese standard anche nella sanità e tagli lineari), si deve tagliare almeno il 10%, si arriva in questo modo alla stessa % della Germania! si liberano in questo modo 70 mld che devono essere utilizzati per 39 mld per ridurre l’Irap e per la differenza per ridurre la tassazione sui lavoratori dipendenti. In questo modo abbiamo uno stato più leggero che in questo mondo globalizzato e’ più competitivo. Il vincolo del pareggio del bilancio deve essere mantenuto, la politica della spesa improduttiva, a prescindere del moltiplicatore non serve a nulla.
        La spinta in questo momento deve essere data dalla politica monetaria, per i prossimi 10 anni dobbiamo avere in Europa l’inflazione al 4%, (QE per almeno 4000 mld, in 8 anni proquota gli stati), vi sarà un cambio sul dollaro più competitivo, forse prossimo alla parità, allora si che si potrà avere un’Europa competitiva.
        Per gli investimenti pubblici, si potrà usare il fondo Esm, con emissione di eurobond.

  4. Ecco la risposta alla mia domanda del perché Giavazzi non scrive più gli articoli a quattro mani con Alesina e la conferma di cui avevo letto sulla sua presa di distanza dall’austefrità. .
    Meglio, però, non fidarsi troppo, né di lui né di Tabellini, del quale segnalo l’ultimo articolo pubblicato sul “Sole 24 ore” e criticato da Carlo Clericetti nel suo blog su “Repubblica”
    http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/17/tagliare-i-salari-le-imprese-non-lo-fanno/ ..

  5. QUESITO

    Nell’articolo allegato, Giavazzi e Tabellini chiedono un intervento forte alla BCE, ritenendolo indispensabile.
    La BCE, finora, ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte di Giustizia Europea?

    Draghi: “E’ ora di cedere sovranità sulla riforme. L’Italia allontana gli investimenti”.

    La frase-invito-monito di Draghi è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:
    a) l’editoriale di Scalfari di 2 domeniche fa in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi, auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.
    b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi, recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti, nessuno dei governanti fiata).
    c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,
    d) la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.

    PS:
    Faccio rilevare che, nel sito della BCE, c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.
    Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
    Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. [*]

    [*] Link (e testo) sostituito da quest’altro:

    http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html

    • Il 25% dei parlamentari europei potranno chiedere una commissione di inchiesta sull’operato della Bce, ho provveduto personalmente a mandare l’invito in tal senso a tutti gli europarlamentari.
      Oggi Draghi vi prende pre l’ennesima volta in giro, afferma che ricorre a misure non convenzionali se facciamo la riforma sul lavoro, sta prendendo in giro tutti, basta con le parole deve fare i fatti. Le riforme sul lavoro cosa c’entrano, le imprese chiudono non chiedono i lavoratori, se, quindi, si deve fare una riforma sul lavoro deve essere fatta a livello europeo, si devono eliminare le barriere sulla mobilità del lavoro europeo, la più importante e’ quella pensionistica, oggi se un cittadino europeo lavora 10 anni in Italia, 10 anni in Spagna e 10 anni in Germania, alla fine non prende la pensione, Draghi le sa queste cose? La mobilità in Italua non aiuta nessuno, Draghi dice faccio misure non convenzionali dopo la riforma del lavoro, perché sa che in Italia non si farà mai, allora non è’ in buona fede, non vuole prendere misure non convenzionali.
      Ricordo ai nostri parlamentari sia nazionali che europei che la politica monetaria di Draghi ha provocato in Italia 300 suicidi per motivi economici (150 con Monti e 150 con Letta), penso che la vita umana valga di più di una moneta senza patria denominata euro.

      • Ottima decisione. Ma l’hai fatto da solo? Perché non ti fai-ci facciamo tutti (incluso Keynes blog) promotori di una petizione pubblica? Sapendo che il problema, comunque, non è Draghi, ma è l’opposizione della Germania, che modificherà il suo atteggiamento soltanto se a) vedrà in pericolo il proprio interesse; o b) sarà costretta da un’Autorità superiore, che – temo – non possa essere il Parlamento Europeo, ma la Corte di Giustizia Europea (alla cui autorità si è dovuta inchinare persino l’arrogante Corte Cost. tedesca).

      • Avevo già previsto la rottura dell’area valutaria nel 2007, prima della crisi, sulla rivista la voce ho pubblicato un mio commento (Postacchini) all’articolo di Giavazzi titolato Sarkozy e la Bce, il mio commento e titolato “l’Italia e l’euro”, puoi trovarlo su google digitando il titolo del commento e il mio nome.
        Ho fatto l’articolo da solo, naturale ho dei collaboratori in ufficio che provvedono alle traduzioni e all’invio a tutti gli europarlamentari, sono disponibile a tutto pur di portare avanti una simile battaglia.
        Per quanto riguarda gli economisti italiani, per la maggiore parte sono legati si gruppi di potere e quindi non sono liberi di scrivere, ad esempio sul Il sole mi censurano tutti i commenti che criticano Draghi.
        Per il ricorso sono d’accordo con il ricorso alla CGE, sto preparando il ricorso, il coinvolgimento del Parlamento Europeo serviva per dare una valenza politica e molta pubblicità, alla Bce e alla Germania non piace essere attaccata, la Germania non vuole essere ricordata per la terza guerra mondiale, ora fatta, naturalmente con la valuta.
        Purtroppo abbiamo i politici che pensano solo alle loro poltrone, non possiamo contare sul loro aiuto.
        Penso che martedì mi pubblicheranno l’articolo un famoso giornale inglese economico.

      • “si devono eliminare le barriere sulla mobilità del lavoro europeo, la più importante e’ quella pensionistica”

        Sono d’accordo. la frammentazione dei mercati del lavoro in europa è esasperante. Non si riescono a sfruttare nemmeno quelle poche opportunità di lavoro e di crescita rimanenti nonostante la grave crisi globale. La crisi occupazionale in molti stati della cd periferia sarebbe stata un’ottima opportunità per cominciare a formare “gli europei”, una sorta di melting pot all’americana. Sarebbe stata anche una possibilità per molti italiani di fare un’esperienza esistenziale diversa, sperando poi che sarebbero tornati con una “testa” diversa dai connazionali: più da cittadini e meno da sudditi (e Dio sa se ne abbiamo bisogno).

        Tuttavia dissento sul fatto che sia la barriera pensionistica la più importante (non che non sia importante, anzi …). Purtroppo (esperienza personale) un lavoro “normale” (non da CEO di multinazionale o da travet di istituzioni sovranazionali, come la BCE o la Commissione Europea) non lo trovi in Olanda, o in Germania, o in Austria o in Francia con l’inglese. Ti tocca conoscere l’olandese, il tedesco, il francese… Una piattaforma economica continentale con 18 lingue diverse non può funzionare. A me sembra una banalità. Perdi il lavoro, ti tocca spostarti di 200 miglia e imparare l’olandese, magari a 40-50 anni. Poi dopo altri due anni potresti trovare un’opportunità d’impiego ancora più a nord, ma ci vuole il finlandese. Se gli Stati Uniti funzionassero così…

        Ma cos’hanno nella testa questi grandi manovratori dell’integrazione europea? E’ più di mezzo secolo che si parla di integrazione europea ma proprio a nessuno è venuto in mente di iniziare un percorso (anche di lungo periodo) per adottare una koiné nel mondo lavoro, nei contratti, nella legge, nelle procedure amministrative … una sorta di bilinguismo perfetto (magari centrato sull’inglese) in ogni paese per consentire a tutti di trarre vantaggio dall’integrazione europea.

        Io sono un europeista. I confini italiani mi stanno stretti. Ma come convincere tanti giovani che l’europa è un’opportunità e non un nemico se delle posizioni d’impiego perfette non sono contendibili per i motivi suddetti? Quanto tempo passerà perché la frustrazione per le peggiori condizioni di vita e di lavoro non si trasformi in rigetto, odio e rinnovato nazionalismo? Alcuni partiti populisti pronti a raccogliere il germogliare di questi semi già esistono in europa (v. Le Pen, Farage, … Grillo(?)). Già in passato, nel continente, i tempi difficili sono stati occasione per divisioni ed esasperato nazionalismo.

        Questo mio commento non toglie nulla alla validità delle critiche post-keynesiane alle ricette correnti di politica economica per contrastare l’avvitamento dell’economia verso livelli occupazionali e di reddito ancora peggiori dell’attuale, anzi, proprio ne prescinde.

        Solo, mi sembra che il livello di stupidità o di disinteresse delle nostre classi dirigenti europee sia tale anche di fronte a situazioni di banale buon senso, che argomenti di una complessità appena superiore a quella accessibile ad un alunno di scuola elementare non abbiano alcuna speranza di penetrare nella loro corteccia celebrale.

  6. “due prestigiosi economisti di scuola bocconiana” … WOOOW!!! Nientemeno!!! In pratica abbiamo a che fare con dei discepoli del grandissimo Mario Monti! Prestigiosissimi!!!

    Al ridicolo non c’è veramente MAI fine …

    Per il resto. Il solito scontro di opinioni senza basi di alcun genere. Manca poco e si organizzeranno le tifoserie, con relativi slogan e striscioni.

    Rilevo solo una cosa, ennesimo lampante esempio di quanto gli “economisti” afferrino il significato di ciò che dicono. Parlare di “moltiplicatori” è lecito, ma solo A POSTERIORI. Non ha alcun senso prevedere di spendere dei soldi ed aspettarsi che valga qualsivoglia “moltiplicatore”. Un conto è dare 1 Lira al giovane fondatore di un’impresa innovativa, altro è usare la stessa somma per pagare lo stipendio di un consigliere regionale in Sicilia, altro ancora è pagarci l’appalto affidato ad un’impresa in odore di camorra che si occupa di movimento terra per farci un buco sotto le Alpi attraverso cui passeranno treni vuoti.

    • 1. Il prestigio dell’Ing. Prof. Francesco Giavazzi deriva – io credo – più che dalla sua produzione saggistica (che io, peraltro, non conosco), dalla sua influenza come editorialista del Corriere della Sera, organo della borghesia italiana e quindi maggiormente influente sull’establishment italiano (e forse europeo).
      Do solo 2 elementi a sostegno di questa mia tesi:
      a) un suo editoriale, scritto a 4 mani con Alesina, riuscì a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti. Mancato aumento che, a mio avviso, dipese proprio dallo stop espresso da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (sicuri oggetto del provvedimento) in un editoriale apparso sul Corriere della Sera del 4 dicembre 2011. [1]
      b) un editoriale più recente, scritto dal solo Giavazzi, [2] che ha avuto il potere immediato di far uscire dal letargo (mediatico) il commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, e di provocarne l’alt alla copertura per mandare in pensione 4 mila insegnanti ed il suo (quasi) preannuncio di dimissioni.

      2. Tutto è soggettivo. Sia le teorie economiche, incluse quelle “ideologiche” che se ne fregano delle evidenze empiriche o le piegano ostinatamente al proprio punto di vista e sconfinano nel fanatismo, sia le tesi “ideologiche” di chi, proclamando la sua avversione al tifo, esprime la sua contrarietà faziosa, che spesso sconfina nel fanatismo, ad un supposto inutile buco in una montagna, che addirittura servirebbe l’interesse esclusivo della camorra e non quello di milioni di cittadini per i prossimi secoli.

      [1] TROPPE TASSE E POCHI TAGLI
      Caro presidente no, così non va
      Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
      4 dicembre 2011

      http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_04/alesina_giavazzi-presidente-cosi-non-va_0205d1da-1e50-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml

      • Come dicevo, non c’è MAI limite al ridicolo … e le citazioni riguardo il modo in cui sono/sarebbero state prese o cancellate certe importanti decisioni non fa che confermarlo. Ma rendiamoci conto.

        Milioni di cittadini per i prossimi secoli … sì, tutti in visita a Lione passando per Torino, non avranno di meglio da fare evidentemente … su forza, il destro glie l’ho dato, ora mi citi le merci che viaggeranno su quei binari portando con sè il progresso nello sviluppo (o lo sviluppo nel progresso, se preferisce), mentre ora i binari “paralleli” sono deserti o quasi, mah! Misteri! Che sono felice di non poter capire.

        Comunque “ideologia” (quella di chi osserva i dati di fatto vs. quella di chi ama sognare in grande) a parte. Il punto è che le “evidenze empiriche” in economia sono un pò difficili da cogliere: al massimo si può parlare di contemporaneità. Sul genere di quella che vede contemporaneamente calare il numero dei nuovi nati e la nidificazione delle cicogne in Italia. E comunque si parlava dell’assurdo di pensare che esista realmente un “moltiplicatore a prescindere” che magicamente farebbe lievitare i soldi spesi. Cosa di cui gli “economisti” sembrano certi, mentre è semplicemente un assurdo.

      • @g.e.o. (23 agosto 2014 alle 15:28)

        1) Da che mondo è mondo, le decisioni (quasi sempre) le ha prese l’élite, discutendone al proprio interno e influenzandosi a vicenda; talvolta in pochissimi, come è successo, per fare un esempio pertinente al tema in discussione e che ci riguarda da vicino, per le mastodontiche e inique manovre correttive lacrime e sangue varate, dopo la crisi della Grecia (2010), dal governo Berlusconi-Tremonti, decise in sostanza da 5 persone: Berlusconi, Tremonti, Marcegaglia, Bonanni e Angeletti, alle quali si sono poi aggiunti (e in parte sostituiti), nel secondo semestre 2011, Trichet e Draghi (col corredo di Barroso e Rehn; leggi: Germania), la cui lettera del 5/8/2011 ha poi costituito la traccia quasi pedissequa per i provvedimenti (invero più equi, a parte gli esodati) del governo Monti-Fornero.

        2) Dossier TAV (con articoli pro e contro; cercare con Google)
        Analisi quali-quantitative/13/TAV

        3) Sono d’accordo: l’economia non è una scienza esatta, tanti fanno l’errore grave di voler spiegare tutto con una formula o una teoria economica, potenzialmente fallaci e (perché) in contraddizione tra loro. In economia, i nessi causali possono essere molteplici e complessi e difficilmente scomponibili, perciò è consigliabile una sana visione “laica” e non un’adesione ideologica e fideistica, che talvolta sconfina nel fanatismo, come – ho notato – capita più sovente ai neoliberisti, che, a giudicare dalle evidenze empiriche, hanno fallito e nonostante ciò continuano ad impancarsi a maestrini fanatici e spietati (vedi Alesina, mentre Giavazzi pare essersi ravveduto).

      • Dimenticavo. Il fatto che membri dell’esecutivo o un commissario alla “spending review” (che odio questo modo tutto meneghino di dire in Inglese cose che possono dirsi in Italiano) decidano in base ad articoli di giornale, se vero, proverebbe unicamente la pochezza dei suddetti; e relativamente ai redattori degli articoli si potrebbe semmai parlare di “potere di influenza”; il prestigio è una cosa diversa.

      • Dimenticavo ancora. I due propagandisti dell’ovvio non hanno detto cose sbagliate. Ciò che critico è parlare di “prestigiosi economisti di scuola bocconiana” perché ormai, dopo Mario Monti, è un ossimoro conclamato.

      • @g.e.o. (23 agosto 2014 alle 15:32 e 15:36)

        1) Io apposta ho usato “revisione della spesa”.

        2) Ho apposta giocato sui termini prestigio e influenza. In ogni caso, pare che l’Ing. Giavazzi non sia proprio l’ultimo arrivato:

        http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Giavazzi

        3) A proposito di errori e di moltiplicatori, faccio rilevare che, nel 1° articolo del Corriere che ho linkato, Giavazzi e Alesina scrivono:

        “Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

        Com’è noto, a) l’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa; b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardt e Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo): c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto; e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale.

      • Giavazzi fece il consulente al Governo Monti, penso che sia l’ultimo oggi che possa parlare, l’occasione di fare qualcosa di buono gli è’ stata data.

      • Per la verità, Giavazzi ebbe l’incarico di tagliare/rimodulare i sussidi alle imprese, presentò le sue proposte al governo, che però non ne fece niente.
        Linko il Rapporto, evidenziando che anche nell’incipit della sintesi, è ripetuto lo stesso errore relativo al moltiplicatore, che perciò ne costituisce l’erronea premessa teorica:

        Analisi e Raccomandazioni sui Contributi Pubblici alle Imprese
        “1. Seppure tagli alla spesa pubblica possano ridurre il reddito di particolari settori della società, una riduzione della spesa nel suo complesso, se destinata a diminuire la pressione fiscale, ha effetti espansivi sull’economia. Non si deve quindi cedere alla tentazione di riallocare la spesa, tagliando spese meno efficienti per finanziarne altre, apparentemente più efficienti. A parte il rischio che le riallocazioni rispondano a interessi particolari, anziché a criteri di efficienza, è solo utilizzando una riduzione della spesa per finanziare una corrispondente diminuzione della pressione fiscale che si favorisce davvero la crescita”.

        http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2012/09/Rapporto_Giavazzi.1346769494.pdf

  7. Nel mondo della politica ci sono sempre due aspetti di cui tenere conto: ciò che è di pubblico dominio e ciò che viene deciso nei salotti privati. Nella prima categoria stanno le dichiarazioni pubbliche, nella seconda le intenzioni reali. Ben vengano i cambiamenti di rotta (lo stesso Draghi si è espresso in questo senso nel simposio alla FED, se non sbaglio) nell’aperture alle politiche Keynesiane, solo mi chiedo perché ora e non prima. Hanno lasciato che il tessuto produttivo Italiano si sfaldasse, hanno fatto in modo che un intero paese, la Grecia, a fronte di un “misero” prestito di 50 mld (in confronto al PIL Europeo) che sarebbe bastato a risollevarla fosse completamente annientato e messo in vendita. La politica è fatta di propaganda e creazione del consenso. Non dico le dichiarazioni dei due economisti, ma, almeno quelle di Draghi, secondo me assomigliano tanto ad una carota.

    • Meno tasse e meno spesa pubblica, vuole dire meno consumi.
      Certo che ciò serve, ma non dobbiamo fare calare i consumi, naturalmente non quelli quelli buoni, sono i consumi per investimento che oggi devono crescere. Piano di investimenti pubblici per le infrastrutture e piano investimenti privati, per fare ciò occorre liquidità, credito alle imprese pubbliche e private, nell’ultimo anno la Bce ha drenato liquidità dal mercato per oltre 1000 mld ( basta vedere il bilancio Bce), ha fatto l’esatto opposto di cosa doveva fare.

      • Mi trovi perfettamente d’accordo.

      • Sarebbe (forse) vero se le tasse fossero accettabili e la spesa pubblica oculata ed efficace.
        Sono decenni che politicanti presuntuosi sostenuti da più o meno sedicenti “economisti” (e se l’economia NON è una “scienza esatta” vorrei che qualcuno mi spiegasse che senso ha dare ascolto a chiunque di costoro) pretendono di far espandere l’economia per mezzo di investimenti pubblici. Tutto ciò che abbiamo ottenuto è stata la selezione di una casta di “imprenditori” con i soldi degli altri (i nostri) il cui asset principale non è la capacità di investire bene ma la vicinanza con ambienti della politica. Oltretutto siamo usciti non da molto da una fase che ha visto investimenti addirittura folli, dalle opere del “sistema Bertolaso” inclusi i due G-8 (La Maddalena e L’Aquila, in entrambi i casi ettari di costruzioni inutili), a TAV, Expo2015 (guarda caso deciso in base ad uno studio di provenienza bocconiana, anche questo evidentemente “prestigioso”, poi rivelatosi dichiaratamente falso), eccetera. I risultati sono quelli che vediamo.

  8. Mi piacerebbe intervistare Giavazzi e chiedergli per quale motivo ha cambiato idea e per quale motivo gli altri suoi ex compagni di curva non lo fanno ancora, soprattutto Alesina.
    Gli chiederei come si sente al pensiero di aver contribuito a dare legittimità alla teoria dell’austerità espansiva, su cui l’UE ha basato la sua politica economica.
    Poi gli chiederei se si sente di chiedere scusa a tutte quelle persone che ne stanno ancora subendo le conseguenze.
    Ed infine se si sta adoperando per convertire chi ancora insiste con teorie che si sono rivelate e stanno continuando a dare risultati opposti a quelli per cui sarebbero (condizionale) state attuate, magari offrendosi per seminari con suoi colleghi oppure partecipando a trasmissioni televisive mainstream per spiegare la visione della madonna che lo ha, evidentemente, illuminato.

    Credo che sapere cosa lo ha spinto a saltare dall’altra parte della barricata, potrebbe facilitare ulteriori e sempre più copiosi illuminati.

  9. 1. A me (ma ho scoperto che non succede solo a me) Draghi evoca il Dottor Jekyll e il Signor Hyde).

    2. Domanda giusta ma vagamente ingenua: la Germania ha voluto così. Gli altri Paesi si sono piegati. A me risulta che il 90% degli aiuti ricevuti dalla Grecia sia servito per ripagare le banche tedesche e francesi.

    3. Non proprio come in Grecia, ma è successo anche in Portogallo, Irlanda e Spagna e in Italia (non posso linkare qui il mio post, ma sull’Italia puoi leggere la mia risposta dettagliata ad un mio interlocutore, digitando in Google: “Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento”). Di esso, riporto la parte conclusiva:

    “Il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi dispiegano i loro effetti tuttora) delle manovre correttive della scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit. La depressione economica prolungata italiana è conseguenza di quelle manovre correttive inique e recessive. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, abbiamo fatto (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi. /4-Fine”.

    • PS.
      La mia ultima risposta (23 agosto 17:59) è a leonardo (23 agosto 2014 alle 15:02)

      • Grazie. Condivido l’analisi per molti aspetti, solo ritengo, e per questo ho scritto quel commento, che il problema dell’Europa vada oltre la “cattiva” Germania. Infatti ho citato il caso della Grecia per dire che è si vero che la grossa parte del debito pubblico era in mano alle banche tedesche e francesi, ma, come ho detto, in quel tumultuoso periodo bastavano 50 mld di Euro a evitare il default e salvare i loro interessi. Si è scelto invece la strada opposta, quella delle famose riforme, dando tutta la colpa ai greci pigri e assistenzialisti. Si può pensarla così, che i Greci avessero bisogno di una severa strigliata, ma non va dimenticato che a venire meno, principalemente, è stato lo Stato Democratico. In Italia si sta percorrendo, anche se per vie diverse, lo stesso itinerario (vedi dichiarazioni di Scalfari e Draghi). Abbiamo avuto, nell’ordine, un governo tecnico di salvezza nazionale (Monti), due governi di larghe intese che, malgrado la maggioranza assoluta, non riescono a fare queste benedette riforme tanto necessarie ed urgenti e ora arriva Deus Ex-Machina l’Italiano con il più alto prestigio Internazionale (che si vocifera potrebbe diventare il prossimo presidente del consiglio) che vuole cedere parte della sovranità non è ben chiaro a chi. O meglio, si sa, all’Unione Europea, ma, facendo un semplice gioco di scatole cinesi ci si può chiedere chi comanda l’Unione Europea? La Germania? E’ possibile pensare che gli Stati più progrediti del mondo, in primis la Francia, si siano lasciati “infinocchiare” tanto semplicemente dai crucchi? Sappiamo tutti, invece, che a comandare nell’Europa Unita sono le banche, non solo tedesche ma internazionali, e le lobby industriali mondiali. E queste appartengono alla plutocrazia che non ha una nazionalità precisa (ad esempio ci si può chiedere, gli Agnelli sono italiani? La FIAT è un’azienda Italiana?).
        Quello che voglio dire è che a mio avviso, quella alla quale stiamo assistendo nella nostra epoca è una riconquista del potere da parte di una classe sociale, la plutocrazia, appunto, che quel potere lo ha storicamente sempre avuto e che solo i regimi democratici degli ultimi 200 anni gli hanno tolto. Quindi, ovviamente è sempre il mio punto di vista, il vero scopo non è il “fare soldi” alle spese dei popoli (di soldi ne hanno a bizzeffe), ma abbattere la democrazia tout-court, unico vero ostacolo al loro ritorno ad un potere “libero”, e per fare questo era necessario cominciare dall’Europa dove questa era più forte.
        Se questo mio ragionamento fosse giusto, allora, la Germania sarebbe il capro espiatorio volontario dei mali d’Europa, così come la nostra classe politica è il caprio espiatorio volontario dei mali del nostro paese.
        Concludo, e mi scuso di essermi dilungato, rientrando nel tema dell’articolo per spiegare che quello che volevo dire con il mio intervento era questo: anche se, come ha scritto Andrea, le “uscite” keynesiane rientrino perfettamente nella logica della teoria liberista, e anche se molti tra i più illustri teorici di tale dottrina siano perfettamente in buona fede, chi detiene il vero potere economico e politico ha il solo interesse di manterlo e aumentarlo, percuì qualsiasi scelta di politica economica prenderanno sarà solo in funzione di questo e non credo che una politica keynesiana rientri nei loro piani. Almeno non nel lungo termine quando saranno tutti morti.

      • Analisi perfetta, confermata dalla partecipazione alle lobby, trilaterale, bildeberg ecc da parte dei premier e di Draghi.
        Penso che questi Signori perderanno, mai potrà essere Draghi premier in Italia, non penso che Napolitano sia immortale.

      • @leonardo (24 agosto 2014 alle 01:44)

        Parole, le tue, che mettono il dito sulla piaga ed ottima analisi, del tutto condivisibile, che merita alcune chiose (non sarò breve):

        1. La prima. Due anni fa, nel mio post “La globalizzazione non è un gioco equo”, scrivevo:

        Misure regolatrici anticrisi. Ha ragione chi dice che questo non è proprio il momento per ridurre il debito e continuare, alimentando una spirale perversa, con le misure correttive recessive, ma purtroppo il gioco di tutti gli organismi (UE, BCE, FMI, Società di rating, Governo), si salda con i desiderata e gli interessi dei ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati per fregare il popolo bue (e pure quello intelligente). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia. Oppure farlo metaforicamente, mettendo mano finalmente, assieme agli altri Paesi UE e agli Usa, alla riforma delle leggi che regolano la finanza, in particolare quella malata. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione, poiché è qui il nodo da sciogliere, la criticità che ha messo in crisi il sistema. Le misure da prendere ormai sono note e si basano sulla semplice ma terribile costatazione che il potere di poche grandi banche (in totale nove) è sovraordinato al potere politico. Due anni fa, Eugenio Scalfari, in un suo editoriale domenicale, ne ha parlato con toni preoccupati, desumendone la notizia dal New York Times. [**]
        Nella “Lettera di PDnetwork”, (nei “principali parametri di macroscenario”; vedi anche la nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Noam Chomsky ha evidenziato che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.
        [**] Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l’euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:
        “(…). È vero, gli “hedge funds” sono un’ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d’affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa Cupola ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
        In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull’occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli “spread” tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L’esame dura un’ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

        http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/.

        Sono esattamente le stesse banche che fanno parte del ristretto numero di istituti finanziari (in totale 20 specialisti in titoli di Stato) che hanno la licenza per acquistare, alle aste del mercato primario, i nostri titoli di Stato, che poi vendono sul mercato secondario, determinando assieme agli acquirenti lo spread (cfr, I facitori dello spread”).
        In questo post “Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro”, ho riepilogato la situazione ed elencato i provvedimenti da prendere [v. anche “Promemoria delle misure anti-crisi”]:
        “L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).
        I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.
        Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
        La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio (a) ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] (b) controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); (c) disciplinando i derivati e (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari; (e) regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); ed infine (f) introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? – se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
        Ma lo stesso ovviamente vale per l’Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull’introduzione della TTF. [5]”.

        2) La seconda: BCE. E’ lì il ganglio fondamentale, il punto nevralgico del sistema. La maggiore pecca ascrivibile alla BCE è nel suo statuto costitutivo, ma non soltanto nella lettera dello stesso, bensì anche nella sua interpretazione, che è stata, ed ancora è, dettata precipuamente dalla Germania (non bastava il Governo, ora ci si mette anche la Corte Cost.), secondo un’interpretazione restrittiva in parte contraddetta (nei compiti di crescita economica e dell’occupazione) – ed è una dicotomia grave – dai trattati UE. Ho già segnalato che recentemente il sito della BCE, non credo per caso, ha modificato sia il link sia in parte il contenuto delle funzioni, introducendo un periodo che enfatizza il controllo dei prezzi anche asseritamente nei trattati.

        3) La terza: Germania. Per quanto riguarda la Germania, io la penso come Prodi: è inutile distinguerla tra falchi e colombe (o tra politici e imprenditori e banchieri), quando si tratta di tutelare il proprio interesse nazionale, fa gioco di squadra.

        4) La quarta: Francia. Ho letto – se non erro – su Sbilanciamoci che anche il socialista Hollande fa quello che interessa soprattutto alle banche.

        5) La quinta: che, in ogni caso, occorre una maggiore enfasi nel ruolo esercitato in negativo dai protagonisti politici (Merkel, Sarkozy e Barroso, in ambito esterno; Berlusconi e Tremonti, in ambito nazionale) nella gestione di una crisi che per gli effetti è equivalsa ad una guerra con migliaia di morti e feriti.
        Il problema principale è la qualità dei leader. In un tornante della storia come quello che stiamo vivendo in particolare dal 2010 (crisi della Grecia, il cui PIL incideva per il 3% sul totale UE), avremmo avuto bisogno di statisti lungimiranti e non di “bottegai”. Il popolo tedesco sembra diventato un Paese di bottegai preoccupati soltanto o soprattutto del proprio interesse, governato da una “bottegaia”, figlia di pastore protestante, presa, come dice il prof. Bordignon, da “furori teutonici” [moralistici].
        Beninteso, io sono fermamente convinto che occorre completare i compiti a casa nostra (in particolare, eliminando gli sprechi legati all’inefficienza ed alla corruzione e varando una corposa imposta patrimoniale sulla metà del decile più ricco delle famiglie – la ricchezza delle famiglie italiane è maggiore di quella tedesca, dato ben noto ai Tedeschi ed alla Bundesbank -, a bassa propensione al consumo) e, come dice un po’ perfidamente ma realisticamente il prof. Monti, che le crisi sono (possono essere) positive poiché consentono (ci costringono) di fare le riforme, ma occorreva – ed occorre – farlo, da una parte, utilizzando al meglio le funzioni della BCE come una vera banca centrale e, dall’altra, avendo come stella polare l’equità e non, come ha fatto il governo Berlusconi-Tremonti, che, a partire dalla crisi greca, ha varato 3 manovre correttive lacrime e sangue (il DL 78/2010, di cui io sono stato una delle vittime e quindi parlo con cognizione di causa, il DL 98/2011 e il DL 138/2011) per un totale cumulato, incluse le leggi di stabilità, di ben 267 mld, scaricandone il peso in grandissima parte sulle spalle del ceto medio-basso e perfino sui poveri, col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (-90%). [Il valore cumulato della manovre di Monti, invero più eque (a parte gli esodati), è pari a 63 mld].
        Quante vittime della crisi, che si sarebbero potute evitare, hanno sulla coscienza Merkel, Sarkozy, Barroso, Berlusconi e Tremonti?
        Sì, anche Manuel Barroso (ma bisognerebbe aggiungere pure il Vice Presidente e Commissario all’Economia Olli Rehn), che, al di là dei vincoli dei trattati, è stato forse il peggiore presidente della storia della Commissione Europea, sia per l’asservimento sostanziale al Consiglio Europeo (lèggi: Germania), venendo meno al suo compito istituzionale di equilibrare lo strapotere del Consiglio, sia per i risultati.

        6) La sesta. Com’è noto, Obama ha fatto varare in USA una legge di riforma del sistema bancario, ma non è molto efficace. Anche il Parlamento Europeo ha fatto qualcosa di simile. Ma occorre fare molto di più. Intanto, gli USA (ispirati dalla Goldman Sachs, che ha teorizzato in un documento il depotenziamento delle leggi e delle garanzie democratiche) e l’UE, per favorire le multinazionali, stanno conducendo in segreto le trattative del TTIP (cfr. dossier “Il trattato commerciale transatlantico. Un uragano minaccia gli europei”).

        7) La settima e ultima. Che fare? Dato l’evidente, enorme squilibrio delle forze e degli interessi contrapposti, io sommessamente penso che occorra seguire l’esempio dei vecchi socialisti e sindacalisti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (fino ad allora le leggi e l’apparato poliziesco venivano usati esclusivamente dai padroni contro i lavoratori): UTILIZZARE AL MEGLIO LE LEGGI E GLI ORGANI DEPUTATI A FARLE RISPETTARE.
        Quindi, da una parte, occorre contare ed appoggiarsi il più possibile sull’unico organo europeo, pur con i suoi limiti decisionali, davvero democratico: il Parlamento Europeo. Dall’altra, attaccare e stanare il ganglio vitale: la BCE. Perciò sto proponendo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto e dei trattati UE.

      • Grazie per l’apprezzamento e per la usa analisi puntuale e completa. La condivido in toto, soprattutto in alcuni passaggi e nella conclusione.

  10. Trovo francamente allucinante che economisti come Giavazzi abbiano ancora il coraggio di pontificare dopo tutte le sciagure seminate dalle loro teorie per lunghi anni. Anche queste ultime pseudo-svolte non porterebbero da nessuna parte,
    Anzi preludono ad ulteriori danni

    • Purtroppo questo è il loro mestiere.

      Parlare, parlare, parlare; perché parlando molto si dà l’impressione di sapere di cosa si parla, esattamente alla stessa maniera di ragazzini che parlano di donne.

      E darsi a vicenda grandi pacche sulle spalle, così da far sembrare che chi esprime apprezzamento sia in grado di capire il nulla (nulla quando va bene, poi ci sono anche le boiate) che è stato espresso dall’altro.

      Mentre basterebbe un pò di realismo e di buon senso. Ma l’uso della logica esproprierebbe gli economisti del loro prestigio ed i politici del loro potere discrezionale. Dimostrando l’inutilità di entrambe le categorie nella loro dimensione (e costo) attuale.

  11. A Robert Lucas è attribuita la seguente frase:
    “in trincea siamo tutti keynesiani”

    di che stupirsi, dunque?

    • Molto probabile. Il problema in realtà è complesso: per solito i neo-liberisti stanno nello Stato Maggiore, a fare piani per la truppa che combatte nella trincea; ma può capitare che, quando un keynesiano vi entri, inclini a diventare neo-liberista (spietato esecutore-complice delle teorie appoggiate dai ricchi strapotenti). La spiegazione anche qui è complessa ed ha a che fare un po’ con la sindrome di Stoccolma, un po’ con l’inclinazione inconscia a favorire i ricchi, un po’ con il sadismo, un po’ con la superbia, un po’ con la… pagnotta.
      D’altra parte, l’adesione – gratuita – di milioni di persone a politiche che vanno contro il loro interesse è un fenomeno forse ancor più complesso che intrigò persino Einstein, che chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”).

      L’ho già scritto più sopra, gli Stati Maggiori sono bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea. Si veda, a mo’ di esempio, l’intervista di Carlo Clericetti a Marco Buti, (“L’uomo di marmo che ci dà la pagella” http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/06/01/luomo-di-marmo-che-ci-da-la-pagella/ ). Oppure la newsletter n. 347 del 15/7/2014 di Sbilanciamoci, in cui c’è un interessante articolo intitolato “Abbassare i salari? La retromarcia dell’Fmi” che analizza un recente report del FMI, che nelle conclusioni contraddice tutto ciò che aveva affermato in precedenza sull’inefficacia della riduzione dei salari per guadagnare competitività. Che si fa per guadagnarsi la pagnotta.

      Secondo me, sia la scelta politica, sia l’adesione ad una teoria macroeconomica sono la conseguenza della nostra struttura psicologica (intesa anche come complesso delle diadi-antinomie, nelle varie gradazioni: “odio-amore”, “egoismo-altruismo”, “empatia-alessitimia”, “civismo-familismo amorale”, “cireneo-tormentatore”, “spietato-compassionevole”, “sadico-masochista”, “cinico-sensibile”, ecc.), frutto in parte dei geni, in parte dell’educazione (interazione con l’ambiente).

      • Sia la scelta politica sia l’ adesione ad una teoria macroeconomica sono conseguenza, innanzi tutto, di una appartenenza ad una certa classe sociale.

        Io questa frase di Lucas la interpreto così:

        (lui e i suoi compari stanno in trincea, cioè in crisi, quindi:)
        Alla fine delle mie pippe ideologiche c’è il fallimento sistemico, per cui, quando sta per crollare la “baracca” (poniamo per ipotesi il sistema bancario PRIVATO, ad esempio) , siccome NOI, di questo sistema siamo i piu’ privilegiati, occorre rimangiarsi (magari “selettivamente”) tutti i nostri “principi” “”””””””scientifici””””””””” e aderire (per lo stretto necessario al fine di mantenere la nostra posizione e i nostri privilegi) alle teorie (CHE EVIDENTEMENTE SONO PIU’ FONDATE DELLE NOSTRE) dei nostri avversari ideologici (keynesiani).

      • Noi siamo soprattutto il frutto dell’educazione. Anche l’appartenenza ad una classe sociale si concreta in un’educazione (formazione tecnica, intellettuale e morale) peculiare di quella determinata classe sociale.

  12. Purtroppo, segnalo che anche il (quasi) keynesiano Giavazzi, come Tabellini, ha un “doppio”, quando scrive sull’organo della borghesia italiana, e al solito lo fa a 4 mani col vessillifero del neo-liberismo Alesina.
    O è un caso preoccupante (per lui) di dissociazione della personalità o è un caso preoccupante (per i povericristi) di faccia tosta per guadagnarsi la pagnotta.

    http://www.corriere.it/editoriali/14_agosto_29/italia-ue-incrocio-favorevole-78b0efec-2f3a-11e4-ba33-320a35bea038.shtml

  13. […] compiutamente liberista (c’è stato, va detto, una qualche lieve correzione di rotta qui), ma del recente libro «Corruzione a norma di legge» scritto a quattro mani con il giornalista […]

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