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Gli effetti recessivi dei tagli alla spesa pubblica

Sebbene dopo 76 anni dalla pubblicazione della Teoria Generale una parte di economisti continui, imperterrita, a negare l’esistenza del moltiplicatore keynesiano, la realtà si incarica di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il moltiplicatore non solo esiste ma è anche più grande di quanto comunemente si tende a supporre. Soprattutto quando c’è di mezzo una crisi economica: basti vedere i disastrosi risultati dell’austerità in giro per l’Europa.

L’argomentazione per la quale fare deficit spending durante una crisi crea più PIL della spesa stessa è sempre oggetto di forte critica: l’argomento principe contro il moltiplicatore è che nessuno può dimostrare che proprio la spesa pubblica aggiuntiva sia la causa di una ripresa. Ma il moltiplicatore vale anche al contrario: tagliare la spesa ha effetti depressivi maggiori dell’ammontare del taglio stesso.

E’ questo l’oggetto di un working paper del Fondo Monetario Internazionale scritto da Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina. Nel documento dei tre economisti viene calcolato l’effetto dell’austerità sul PIL nell’Eurozona, negli USA e in Giappone. Inoltre, per l’Eurozona, si analizzano separatamente Francia e Italia.

Il risultato è che un taglio della spessa pubblica equivalente all’1% del PIL provoca una caduta fino al 2,56% del PIL per l’Eurozona, del 2% per il Giappone e del 2,18% per gli Stati Uniti. Riguardo l’Italia si va dall’1,4% all’1,8%. Molto più modesti gli effetti contrattivi durante un’espansione, il che induce gli autori a suggerire una austerità “morbida”, che agisca quando l’economia torna ad espandersi (come del resto suggeriva già Keynes  ed il buon senso), in modo da non compromettere la crescita e lo stesso risultato di riduzione del debito pubblico.

Lo studio analizza anche l’effetto di un aumento delle tasse dell’1% e qui i risultati sono più contenuti e vanno, a seconda del paese, tra lo 0,03% e lo 0,65%. E, aggiungiamo noi, in modo corrispondente non c’è da attendersi un grande effetto espansivo dal taglio delle tasse, sebbene un alleggerimento fiscale sia certamente necessario in Italia.

In altre parole, l’idea che si possano risolvere i problemi del nostro paese e uscire dalla crisi con un piano “taglia spesa, taglia tasse”, come proposto da alcuni, produrrebbe un aggravamento della crisi e ammanchi nelle casse pubbliche.

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43 commenti su “Gli effetti recessivi dei tagli alla spesa pubblica

  1. Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:
    altro working paper del FMI che critica l’austerità in recessione e la consiglia quando c’è una fase espansiva dell’economia.
    Il numero di esperti che contestano le scelte di Monti e troika è enorme. E il fatto che siano già due gli studi dello stesso FMI che bocciano le misure neoliberiste intraprese per “salvare” l’eurozona la dice tutta sulla credibilità dei “tecnici” che hanno sostituito i politici.

  2. Condivido quanto detto in ordine al taglio delle tasse. . . .ma non e’ condivisibile in ordine al taglio della “spesa pubblica”!
    La spesa pubblica attuale e’ quella di uno Stato centrale. . . .ancora appesantito, nonostante il federalismo.
    dr. Felice Falagario

  3. Se il federalismo è quello della Regione Sicilia, dei comuni di Parma e Alessandria o della Regione Lombardia (scandali sanità), meglio il centralismo.

    Penso che lo Stato possa andare in deficit. Ma non gli enti locali

  4. È vero!!! Molto meglio più tasse e più spesa!
    Ed è meglio che a decidere come spendere il denaro siano i burocrati statali piuttosto che quegli stupidi cittadini che sanno solo risparmiare.
    Ma perché dovrebbero occuparsi liberamente di come allocare le risorse quando c’è tutta questa genia di illuminati che sa meglio cosa è bene per tutti!!!
    Evviva! Il socialismo reale è risorto!
    Ora lo chiamano keynesismo reale.
    Yahooooooooo!!!!!!!!!

    • meglio keynes che milton friedman, anzi molto meglio!

      • Meglio ancora il prossimo immenso QE keynesiano del superburocrate Ben Bernanke!
        Uno che a forza di stimoli monetari farà moltiplicare il valore del metallo politico rispetto a tutte le currencies cartacee svalutabili ed inflazionabili!!!
        Yes, I can. Ed eccoci entrati nel sesto anno consecutivo dall’inizio dell’inattesa crisi.
        Inattesa da Friedmaniaci e Keynesiani, tutti impegnati a dirigere il mondo, nonostante il mondo non ne voglia sapere di continuare con boom creati dal nulla e bust sempre peggiori, ma tutti figli dei boom precedenti.
        Ma, si sa: “questa volta è diverso”….

        Così i lavoratori all over the world si troveranno in tasca tanta carta straccia nominale.
        Invece, i disoccupati, all over the world si troveranno in tasca tanti sussidi di carta straccia nominale. E nessun lavoro reale.
        Mentre i proprietari delle banche commerciali all over the world continueranno ad arricchirsi essendo i primi, per l’effetto Cantillon, a ricevere il nuovo denaro prima che i prezzi comincino ad aumentare (nonostante tutti gli sforzi degli enti pubblici incaricati di manipolare il valore reale dell’inflazione).
        E tutto questo col placet del pianificatore politico centrale, che se proprio non ce la farà a calciare il barattolo ancora più in là, magari organizza una bella guerra.
        E non c’è niente di meglio della guerra per alzare il PIL, non è vero?
        L’ha detto anche il buon Krugman: “fate come se ci fosse una guerra contro gli alieni”.
        Che genio!
        Hanno fatto proprio bene a dargli il Nobel ad un economista come questo!

      • Quanto alla politica economica, sarebbe forse meglio una bella stretta monetaria?
        La crisi è stata creata dal vostro capitalismo finanziario liberista. E in Europa è stata fatta pagare ai ceti più deboli.
        La tua stretta monetaria avrebbe creato ancor più povertà, perchè avrebbero chiuso ancor più fabbriche e aziende.
        Che te ne fai di una moneta forte, se non hai un lavoro e un reddito?
        Ciò che serve è offrire opportunità di lavoro. E se il settore privato non se la sente di investire, ben venga l’intervento pubblico, sia a sostegno dei redditi che con lavori pubblici.
        Ma Stalin stia tranquillo. In Europa, prevalgono le sue politiche economiche. E i risultati si vedono: siamo riusciti ad importare una crisi nata negli Usa (e che loro stanno superando), mandando in rovina il Sud Europa, grazie alle folli politiche di austerità. Per i soliti noti, mentre i più ricchi continuano a non pagare.
        Le vostre politiche sono recessive è socialmente ingiuste. Voi porterete l’Europa nel baratro e nel caos. E forse a quel punto sorgeranno i Lenin che toglieranno di mezzo gli Stalin.

      • “Così i lavoratori all over the world si troveranno in tasca tanta carta straccia nominale.
        Invece, i disoccupati, all over the world si troveranno in tasca tanti sussidi di carta straccia nominale. E nessun lavoro reale.”

        Questo mentre l’inflazione scende (aka: il denaro stampato da Helicopter Ben perde meno valore di quanto accade in tempi normali) e il dollaro sale (aka: il denaro stampato da Helicopter Ben si rivaluta rispetto agli altri). Non pensa che insistere su questo argomento sia leggermente contro la realtà?

    • Salvo forse il paese in cui il buon Stalin è il punto di riferimento o in qualche dittatura fascista, il governo viene eletto dai cittadini, come i sindaci e i governatori di regione. Soltanto che abbiamo visto come spendono i soldi i “cittadini” (?) a livello locale. Mi sembra che le amministrazioni locali siano solo un modo per foraggiare gli amici. Cosa che succede ovviamente anche a Roma. Ma almeno si deve controllare solo un punto di spesa (e chi la gestisce) e non inseguire 100 buchi di bilancio sparsi per l’Italia e fatti chissà come.

      • Lo sapevo!
        Voi keynesiani volete solo il ritorno del piccolo padre! E non potevate spiegarlo subito?
        Così si capiva tutti! E ci si poteva regolare!

        Un bel pianificatore centrale! Proprio quello che ci serve!
        Per ora a livello nazionale. Poi, magari, un bel burocrate pianificatore centrale europeo.
        Unione Repubbliche Socialiste Europee.
        Bastava dirlo!

        Un capoccione sempre più lontano dai cittadini. Quegli stupidotti che continuano a risparmiare, come dicevano i nostri vecchi: non spendere più di quello che possiedi!
        Ma si sa: macro e micro non sono la stessa cosa!
        A noi fessacchiotti il micro. A voi geniacci keynesiani il macro!
        Ma si sa: bisogna consumare per produrre!
        Consumiamolo tutto questo nostro mondo illimitato!
        Viva il consumismo keynesiano!

        E mi raccomando: i politici (quelli migliori, si capisce) sempre a braccetto coi banchieri centrali (quelli del cartello delle banche commerciali, ma sì, proprio loro).
        Loro vi finanziano tutti i progetti per costruire il mondo perfetto e voi gli lasciate la stampante, così si arricchiscono ancora. E soprattutto non falliranno mai.
        Gli stati, invece, chissà?
        Prima o poi un default qui, poi un altro là, poi…

      • Chi parla di piccolo padre sei tu.
        Che ti ostini a negare l’evidenza: i governi sono eletti.

        Al di là delle tue filippiche inconcludenti, resta il fatto che i buchi a livello locali stanno scoppiando come i fuochi d’artificio.
        Che a braccetto con la finanza ci vanno gente come Monti e la Merkel che sono lontani mille miglia da Keynes e strettamente imparentati alle vostre ideologie liberiste.
        I cui risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti.

  5. Vabbè dai, c’è anche da capirli. Questa è gente che lotta con le unghie e con i denti per non trovarsi disoccupata. Ma ci pensate a tutti i professoroni neoliberisti italiani che “rumoreggianodallamerika”? Qui in Italia non li vogliono nemmeno nelle Univeristà private, e quindi se ne sono andati a cercar fortuna all’estero. Però non si tratta di fuga di cervelli, perché quando ti ostini a negare l’evidenza dei fatti… vuol dire che la causa è una patologia della mente. Questa gente se dovesse ammettere l’esistenza del “Moltiplicatore keynesiano”, o ancor peggio del “Paradosso di Sen”… si troverebbe in mezzo ad una strada.

  6. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. Reblogged this on Sinistra Ecologia e Libertà – Pinerolo and commented:
    Come non essere d’accordo… interssante anche leggere come funziona il moltiplicatore keynesiano per comprendere come investendo si genera nuovo reddito….

    • Si va bene, ma non è a Pinerolo che dovete capirlo, ma a Roma… glielo vada a spiegare ai suoi amici di SEL che in Parlamento hanno votato con maggioranze bulgare il pareggio di bilancio in costituzione e recentemente quello scellerato fiscal compact!! mi fa piacere che almeno a Pinerolo si inizi a comprendere il moltiplicatore… bene! allora moltiplicatevi e poi fateci sapere!

      • Almeno questo SEL non l’ha fatto, visto che non ha alcun eletto in parlamento

      • Io lo spiegeherei anche volentieri ai colleghi di SEL in parlamento, le sfugge però un particolare che SEL non fa parte di questa legislatura… in quanto nata dopo la nascita di questa legislatura…. dopodichè daccordo con lei che bisogna svegliarsi da questo punto di vista… resto perplesso come un governo di cattedratici come questo ignori queste basilari nozioni di poltica economica….cordialmente…

  8. Ma libbbbbberisti de che? E soprattutto a chi?
    Dai monetaristi friedmaniaci di Chicago mi guardi Iddio, che ai keynesiani ci penso io!

    Questo non è un mondo capitalista.

    Questo è un mondo dominato dall’interventismo politico nel libero mercato!

    Ed in questo mondo fanno i soldi a palate, a scapito di tutti gli altri (me compreso e forse pure lei), soltanto i politici e gli imprenditori finanziati dai politici coi soldi stampati dal nulla dai cartelli delle banche commerciali.

    Tutti gli abitanti del mondo sono truffati con la carta stampata dal nulla, con denaro disonesto, massacrati nelle guerre che servono solo ad alzare il PIL e parare il c… ai pianificatori delle nostre vite e delle nostre morti.

    Non vedo l’ora che questo sistema atroce di illusione e sfruttamento cessi.

    E voi, che sareste dalla parte dei più deboli, non l’avete ancora capito!

    • Immagino già quale sarà il tuo mondo ideale: il ritorno alla legge della giungla, ancora più disumano di questo. Voi vorreste ritornare all’800.
      E’ sufficientemente capitalista il modello inglese della rivoluzione industriale?
      Voi vivete nel passato, siete degli zombi, siete dei morti viventi.

      E ora puoi darmi anche del fassista.

  9. Credo che il commentatore di nome Stalin sia stato frainteso, ma era evidente fin dall’inizio (il nome è tutto un programma) che è contrario sia al liberismo che al keynesismo, ma è stato scambiato per il solito troll di Chicago che affolla questo sito. In parte certe sue considerazioni sono condivisibili, nel senso che (mi pare di comprendere egli abbia inteso dire) non si può continuare a crescere aspettando la prossima bolla speculativa (eccesso di liberismo) che sostiene i prezzi (per esempio immobiliari) oppure aspettando la prossima inflazione quando politiche espansive keynesiane riscaldano l’economia o per eccesso di produzione di moneta. Questa è una domanda che mi pongo in continuazione. Ma il dato di fatto è che questa non è una situazione normale, perchè oggi siamo in recessione/depressione e per uscirne fuori necessitano misure straordinarie. Ora io credo che per uscire dalla crisi l’espansione della spesa pubblica è l’unico modo più rapido ed efficace per rilanciare la crescita e che le attuali politiche di austerità espansiva sono qualcosa che almeno teoricamente possono funzionare, ma non in periodi di recessione. Lo stesso Keynes ne ha ammesso la possibilità teorica (strano ma vero, l’ha scritto Krugman, quindi ci credo). La riduzione del debito pubblico potrebbe generare la fiducia dei mercati un’aspettativa di diminuzione dei tassi d’interesse sul debito (i tassi attuali riflettono quelli attesi) e gli investimenti potrebbero riprendere nell’aspettativa futura di una diminuzione delle imposte. E’ un pò roba da Alesina e Giavazzi. La scarsità di capitali potrebbe portare ad un punto che è più conveniente investire, nel mentre il debito privato si riduce perchè saranno stralciati molti crediti per insolvenza. Si potrebbe arrivare ad una situazione di equilibrio e ripartire. Ma questo processo quanto può durare? 5, 7 anni? ed in tutto questo tempo quali effetti provocherà la disoccupazione di lunga durata? un poveretto disoccupato da due o tre anni potrebbe essere squalificato per sempre e non riuscire a reinserirsi nel mondo del lavoro neanche quando riparte l’economia o la prossima bolla. Ora con la crisi un laureato accetta di fare il commesso pur di lavorare. Dopo anni che accetti mansioni meno qualificate rispetto agli studi sei squalificato agli occhi di chi valuta il tuo curriculum, anche quando passa la crisi. Questi sono effetti permanenti nelle recessioni/disoccupazione di lunga durata. Ecco che la risposta Keynesiana alla crisi è quella più rapida ed efficace per riavviare il motore della crescita, scongiurando la disoccupazione di lunga durata. Solo la teoria generale risponde in maniera più solida alle depressioni, tutte le altre ricette dimostrano i fatti e i dati sono sbagliate. Altra cosa è comunque studiare per il futuro un modello di crescita diverso dalle bolle speculative o diverso dalla crescita a debito (debito sia pubblico che privato). Lo stato centrale deve regolare gli eccessi del libero mercato, tutto qui, non vuol dire essere fascisti, anzi è il contrario, garantire parità di accesso alle libertà economiche, che non devono essere appannagio dell’1% della popolazione, è molto democratico.

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  11. Quello che a mio avviso non capite (Keynesiani e Liberisti) è la realtà, venite da ampi studi e vi confontate con altri che hanno studiato nelle vostre stesse scuole, ma non siete mai andati davanti a un piazzale di una fabbrica, alla Fiat di Torino per esempio, e al suo paesaggio lunare.
    Come fate a riproporre “teorie generali” o meno basate tutte sulle soluzioni monetarie e niente, ZERO sulle soluzioni produttive.
    Nel vostro solipsismo letterario, nella vostra autorefenzialità, nel vostro strampalato “modello teorico” non vi rendete conto che problema grande come una casa è COSA PRODURRE. E che questo viene prima degli “incentivi a produrre”.
    E’ finito il ciclo dell’auto e degli elettrodomestici, quale è la nuova ossatura del sistema produttivo che proponete? COSA DOVREMMO CONSUMARE ancora?
    Oltretutto, i prodotti di largo consumo ormai si fanno in Cina e comunque sempre altrove, quindi gli “incentivi alla spesa” a cosa servono? Non certo a ravvivare la produzione e l’occupazione locale!! (non vi rendete conto che per fabbricare con dei margini decenti nei settori di largo consumo occorrono i grandi numeri e manodopera a basso prezzo che sono la cinindia ha, e che questo “sistema” si sta trasferendo anche sui mezzi di produzione)
    (Analogo discorso si potrebbe fare sul fotovoltaico, -“prodotto innovativo”- dove la gran parte ddegli “incentivi” finisco -ache qui- con l’impoverire il nostro PIL perchè si importa quasi tutto).
    Allora se scendete dai blog, e vi “sporcate un pò le mani”, se la smettete di giocare ai guelfi e ghibellini forse così potrete cominciare a riparlare della realtà. Dei nostri deserti industriali e di COSA E COME produrre.
    Con molta probabilità raggiungereste le mie stesse conclusioni: basta con L’ECONOMIA DELLO SVILUPPO, dello sviluppo eterno, che è una contraddizione nei termini, che si sta avvitando come le famose discussioni telogiche da fine impero bizzantine. Queste non ci portano da nessuna parte, almeno in occidente, occorre una ECONOMIA DELLA SUFFICIENZA, delle qualità che non cè, e andrebbe scritta!!

    • Concordo con buona parte dell’intervento, salvo il finale.
      L’Italia, più che l’Europa (o la Germania), è inserita in un canale che porta ad un declino industriale, temo irreversibile.
      Il cosa produrre è lasciato alle forze imprenditoriali che si presume sappiano dove investire, se vogliono ottenere dei profitti. Purtroppo abbiamo una classe imprenditoriale miope, antiquata ed incapace di cogliere le opportunità, che non investe in ricerche e sviluppo.
      Deve allora intervenire lo stato?
      E’ lo stato che deve intraprendere iniziative imprenditoriali? Io non ho nulla in contrario.
      Devono essere i privati ad avviare quelle produzioni “intelligenti” di cui parli? Nulla in contrario. Peccato che quello che tu auspichi non si realizzi, dato che la nostra classe imprenditoriale è solo capace di andare alla ricerca di rendite di posizione e aiuti pubblici. Da qui il mio timore per il declino irreversibile.

      Quanto ai discorsi sulla “decrescita felice” o sull’economia della sufficienza sono belle parole, ma non risolvono i problemi che questo sistema genera: la disoccupazione. Non sarà contenendo i consumi (che indubbiamente debbono essere responsabili ed eco-compatibili), che darai lavoro ai disoccupati.
      Le politiche economiche, se sono giuste, possono dare una mano, ma non risolvono i problemi strutturali. Per quelli ci vuole un salto di paradigma. Voi ne proponete uno affascinante, ma non date soluzioni al poblema di fondo: come raggiungere il pieno impiego.
      Keynes ha previsto una possibile linea di evoluzione dalle sue politiche economiche, ma le posizioni ideologiche dominanti ne bloccano la possibilità. Quelli che si dichiarano contrari alle pianificazioni, nemmeno si rendono conto che già oggi vengono fatte dalle multinazionali (mica si crederà che producano a casaccio, se va bene, bene; se no, pazienza!). Solo che le loro produzioni (cosa produrre e quanto produrre) sono indirizzate al massimo profitto, che non è detto coincida con il massimo benessere ambientale e della popolazione. E se queste pianificazioni fossero decise o indirizzate dallo Stato, avresti qualcosa da dire? O le vivresti come un’imposizione illiberale?
      Ovviamente è molto più liberale permettere alle imprese di inquinare una città e far pagare le conseguenze alla popolazione e poi ricattarle: volete il lavoro o la salute?

    • In effetti è proprio questo il tema. Io credo che l’impianto teorico keynesiano sia quello più attrezzato per uscire dalla crisi. Secondo me, la teoria generale è praticamente fatta per essere applicata nelle grandi depressioni e recessioni. Ma dopo la recessione, quando si avvia la ripresa, il governo deve rimanere spettatore imparziale del libero mercato, previa adeguata regolamentazione dello stesso. Ancora gli insegnamenti Keynesiani ci portano ad accettare di regolamentare i mercati, onde evitare gli squilibri che inevitabilmente ha prodotto la libera circolazione dei capitali. Sarebbe auspicabile una nuova Glass-Steagall act aggiornata ai nostri tempi. Anche la redistribuzione dei redditi è fondamentale e non è un insegnamento solo Keynesiano, ma anche di altre dottrine. Ma quando l’economia riparte, dopo una cura keynesiana, che si fa? esistono crescite infinite? e come giustamente fa presente savinoas, come la mettiamo con i mercati emergenti di Cina, India, Brasile, ecc, che competono fortemente sui salari? e l’esaurimento delle risorse, in particolare quelle energetiche?
      Quanto a sporcarci le mani, non siamo qui a fare bonne literie e a blaterare aspetti teorici senza conoscere le realtà locali o globali… ognuno ha a cuore il destino economico della terra e delle risorse scarse che consumiamo e ognuno avrà le proprie esperienze dirette delle conseguenze del dramma della disoccupazione e della crisi. Aver frequentato le stesse scuole non significa che delle informazioni ricevute se ne faccia una identica sintesi o la medesima analisi ermeneutica. Sono in tanti che studiano senza mettere insieme le varie discipline, non solo economiche, e tirare fuori una sintesi quanto più vicina alla realtà.

    • cosa produrre? è molto semplice, basta che ti guardi attorno.

      comincerei con un grande piano di ammodernamento ed espansione del trasporto pubblico locale e nazionale.
      andrei avanti con massicci investimenti nei centri di ricerca universitari e nella scuola pubblica.
      andrei poi a creare strutture in cui valorizzare la cultura, l’arte. finanziare spettacoli e compagnie teatrali, incentivare case di produzione cinematografiche, promuovere la formazione in quei settori che rischiano di essere dimenticati dalla storia, come la coltura delle specie autoctone o l’artigianato.
      infine, per potenziare la risorsa più grande da cui attingere (il turismo), un grande piano di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico, artistico e culturale.

      • Diego, rinforzare l’economia del tempo libero è possibile, ma ha già dei bei problemi a mantenere gli attuali occupati, figuriamoci ad espanderli in modo massiccio. Poi anche non ci fosse la crisi, è comunque un lavoro prevalentemente stagionale.
        A parte questo, tutto il resto degli investimenti che poni, trasporti, ricerca, cultura ecc. presuppongono che qualcuno, da qualche altra parte, produca ricchezza e che gli rimanga qualcosa in tasca per godersi la cultura e/o le ferie.
        Se tutti lavorano e producono per il tempo libero, i clienti paganti dove li prendono?
        Quindi l’economia del tempo libero è una economia complementare a qualcosaltro,ma questa qual’è visto che chiudiamo, vendiamo o esportiamo le fabbriche?

        Giorgio, non travisare, ho detto che in questo sistema decotto la piena occupazione non è possibile è un ossimoro. Perchè presuppone una crescita che non può più darsi (per i motivi che ho detto), e un ulteriore sviluppo della produttività anche questa ha raggiunto i limiti di “sistema” (già detto), di questo sistema.
        Va da sè che in un altro sistema si aprono nuovi scenari e nuove opportunità.

        Ora, o si confuta i presupposti o fare inutile sarcasmo può solleticare il tuo ego, ma non sposta di una virgola il problema.
        Le teorie economiche non sono tavole teocratiche,e i sistemi economici non sono eterni, creazioni divine, ma nascono, crescono e muoiono.
        Ora accorgersi di questo limite, del relativismo che tutte le cose hanno, è il principio fondamentale di ogni studioso serio, diversamente si paticano atti di fede.
        La citata teoria delle catastrofi ci dice che: “Una corda trattiene un peso di 150 kg, finché una mosca si appoggia sul peso e la corda inizia a rompersi”.
        Perchè il nostro sistema economico dovrebbe esulare da questo schema?
        Se questa crisi è la più lunga del capitalismo e non si trova bandolo, a questo punto siamo ad un bivio, o seriamente si dice; “Huston abbiamo un problema”, oppure continuiamo -come un malato di alzheimer- a dare la colpa agli untori, regoralmente tutti: “perfidi, stupidi e criminali” (i famosi “liberisti”, che tanto liberisti non mi paiono), che stanno infettando il mondo.. e viceversa i liberisti con i keynesiani.

      • Tu dai per scontate troppe cose, che scontate non sono.
        Non è che se l’Italia è in declino, allora è in declino il sistema capitalistico. Gli Usa, la Germania ed altri paesi dimostrano che è possibile convivere con la più grande fabbrica del mondo, la Cina. La quale non solo ha abbracciato il sistema capitalistico, ma sembra di saperlo manovrare molto bene, almeno finora. E, per nostra sfortuna, non sembra interessarsi troppo dei problemi ecologici.
        L’Italia è un vaso di coccio e sarà messa in un angolo, perchè non è più centrale nel confronto Est-Ovest.
        Può avere ancora un ruolo nell’euro. Ma le politiche economiche che le vengono imposte non risolveranno i problemi che abbiamo davanti e che riguardano un’estesa disoccupazione e forti disuguaglianze dei redditi.
        La tua proposta, per come è formulata, lascia invariati questi problemi e invita ad abbracciare una visione avulsa della realtà, che darà un’altra spinta al declino di questo paese. E’ la risposta sbagliata ai problemi italiani (il capitalismo è vivo e vegeto e lotta contro di noi). Non abbiamo bisogno di minor crescita, ma di una crescita migliore. Di una crescita diversa. Se voi non farete questo salto, le vostre teorie della decrescita saranno giustamente inascoltate e qualora fossero adottate, aggraverebbero i problemi.
        Le vostre teorie sono vecchie come quelle di Malthus. Da allora, sono cambiati gli argomenti che invocavano una limitazionde della crescita, ma sono stati tutti regolarmente smentiti dai fatti.
        Con ciò non voglio dire che non vi sia un limite fisico alle risorse naturali ed energetiche del pianeta. Ma non si può risolvere il tutto dicendo:
        chi ha avuto, ha avuto e gli altri si arrangino.
        Perchè potrà anche non interessarti o addirittura potresti preferire una certa disoccupazione in Italia (così si limitano i consumi), ma queste logiche non vedono le dinamiche globali che sono in corso. Non potrai dire ai 5/7 della popolazione mondiale che devono rimanere poveri perchè altrimenti inquinano. La Cina è lì a dimostrarti che se ne fotte dei tuoi accorati appelli. E gli altri seguiranno (prima o poi si potrebbe scoprire che anche l’Africa potrebbe fare concorrenza ai cinesi per un tozzo di pane).
        Quindi o si riesce ad impremere una svolta alle logiche che governano gli attuali sistemi industriali o sarete ricordati come dei curiosi personaggi che viveano in comunità isoltate con proprie fedi ecologiste e completamente ignorati dal resto del mondo. Un po’ come gli Amish.

  12. C’è la teoria delle catastrofi (e non solo), che ci dice (semplificando) che delle somme di variazioni quantitative generano delle modifiche qualitative.
    A mio avviso siamo arrivati a questo snodo, le teorie Keynesiane o quelle liberiste parlano di un mondo che non c’è più.
    (La rendita sta soppiantando il capitalismo, i manager hanno sostituito i borghesi nei processi di finanziarizzazione delle industrie del mondo, questi “nuovi padroni del mondo” sono diventati una casta sociale potentissima, che non solo hanno occupato le industri ma che hanno occupato i posti dell’alta finanza. I manager non devono vendere merci, non hanno il problema che ci sia un’operaio con un reddito dall’altra parte che possa comprare le sue merci, questo vale sia per “i grandi sacerdoti” della sancta sanctorum della finanza, sia se un managaer è a capo di un’impresa manifatturiera, questi si preoccupano del valore dei titoli in borsa, e spesso il reddito d’impresa viene dalle manovre borsistiche più che dalla produzione di cose. Qui spesso se licenziano operai o chiude una fabbrica il tittolo in borsa sale (es.Fiat) e il manager incassa benefit. )
    La piena occupazione non pò più darsi, perchè abbiamo raggiunto un limite “naturale”.
    (Per creare un posto di lavoro nell’alta tecnologia (in quella bassa siamo fuori mercato) occorrono molti capitali, bisogna investire molto in capitale fisso; ma questo ha una obsolescenza rapida, e l’ammortamento non è assicurato (se un concorrente sei mesi dopo (legge di Moore) compra un capitale fisso più moderno, sbaraglia il primo.))
    In queste condizioni non cè nè il privato che può creare occupazione e neppure lo Stato.
    E’ così difficile per un Keynesiano dire che siamo al limite di un sistema?

    E come sempre (ccome in tutte la storia della scienza) in questi casi dove i vecchi schemi “copernicani” non funzionano più, bisogna avere il coraggio di dire che occorrono NUOVI PARADIGMI (come a suo tempo lo fu la teoria Keynesiana con quella classica).
    Oggi le soluzioni monetarie-keynesiane a questi problemi sono più che mai discussioni sulla falsariga dei Paleologi di Bisanzio (per come essi sono nell’immaginario collettivo).

    La crescita forzosa, il reddito, l’occupazione, il denaro, il lavoro, le politiche economiche ecc. vanno rivisti nell’ottica dell’abbastanza, e non so se questo corrisponde a quella della decrescita felice, ma certamente le mie preoccupazioni sono simili.

    • Basta assumere che la piena occupazione non è possibile, perchè si sarebbe raggiunto un limite “naturale”, e allora tutti i discorsi diventano buoni.
      Quindi al diavolo i disoccupati.
      Tra quei pochi che ci credono, faremo gli scambi eco-compatibili, mentre i manager continueranno ad arricchirsi con i bonus in borsa.
      Se la piena occupazione non è più possibile, non lo è nemmeno per gli stati. Perchè? Boh. Così è … se vi pare.

      Questo non è un salto di paradigma. Questo è la riproposizione dell’attuale schema, ritinteggiato di verde rancido, ossia di ciò che negli anni ’70 veniva proposto dal club di Roma, con altri temi, quale l’aumento della popolazione della popolazione e i limiti delle risorse di malthusiana memoria.

      Attendo con fiducia l’approccio verde nella teroria economica, salvo quella che sostienene se vuoi l’ecologia, devi essere disoccupato.
      Ricorda tanto: la salute o il lavoro?

  13. Caro Giorgio.
    Dicendo” Basta assumere che la piena occupazione non è possibile..” Dimentichi di dire che: “Non è possibile in questo paradigma economico”!
    Di “rancido” c’è solo l’insistere con il proporre oggi il vetero keynesismo dell’epoca degli Stati-nazione.
    Riguardo al “verde”, ti ricordo che c’è “l’impronta ecologica”, che è un metodo scientifico dell’impatto antropico.
    E’ più scientifico del produrre “ricchezza dal nulla” keynesiano o della “piena occupazione” da cercare oggi (per molti corrisponde alla “piena emigrazione”), in questo SISTEMA.

  14. [...] Fonte Tagged with fiscal compact, pareggio di bilancio, recessione, spending review This post was written by su la testa /* [...]

  15. Adesso capisco perchè siamo finiti nel baratro e l’i-taglia è fallita!

  16. [...] solo: le evidenze empiriche mostrano anche che una variazione nell’imposizione fiscale ha un moltiplicatore minore che una variazione nella spesa pubblica: vale a dire tagliare le tasse non basta a far riprendere l’economia perché buona parte del [...]

  17. [...] Gli economisti Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina hanno confermato empiricamente la differenza tra il moltiplicatore della spesa e quello delle tasse in un working paper del Fondo Monetario Internazionale di alcuni mesi addietro, del quale abbiamo già parlato. [...]

  18. [...] Gli economisti Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina hanno confermato empiricamente la differenza tra il moltiplicatore della spesa e quello delle tasse in un working paper del Fondo Monetario Internazionale di alcuni mesi addietro,del quale abbiamo già parlato. [...]

  19. […] trojka che non pare mai sazia di imporre le sue ricette depressive.16 miliardi di tagli di spesa, moltiplicati per 1,7 circa, moltiplicatore fiscale misurato (ormai ottimisticamente) dal FMI, danno un effetto recessivo […]

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