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Il tafazzismo bancario di Bini Smaghi

bankruptcy bancarotta sistema aereo flight companiesL’ex membro del board della BCE Lorenzo Bini Smaghi, attuale presidente di Snam, ha avanzato ieri una proposta shock. L’Italia – secondo Bini Smaghi – dovrebbe chiedere il sostegno del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per ricapitalizzare le banche e quindi renderle capaci di concedere maggiori prestiti. Sempre secondo Bini Smaghi, infatti, l’abbassamento dei tassi da parte della BCE non si sta trasmettendo alle banche italiane a causa della sua cattiva salute: “tendiamo a dimenticare questo elemento: il finanziamento dell’economia dipende dalla salute del sistema bancario e, quindi, dobbiamo risolvere i problemi delle banche e ricapitalizzarle”. Ciò, bene inteso, al prezzo di mettersi sotto la “tutela” dell’ESM, firmando il famigerato “memorandum”. Il che, in sostanza, significa rinunciare a priori a quel poco di flessibilità sui criteri di rientro del deficit dei quali si parla nelle ultime settimane, non foss’altro per lo scorporo degli investimenti e degli interventi a favore dell’occupazione.

Seguendo il ragionamento di Bini Smaghi si avrebbe, al netto, un effetto espansivo. Lo stato sarebbe costretto ad altra austerità ma almeno i privati potrebbero avere credito a basso costo e quindi l’attività economica sarebbe nelle condizioni di riprendersi. Ma le cose sono così semplici? Davvero le banche sarebbero più propense al rischio dopo la “cura” ESM?

I dati della Banca d’Italia ci permettono di avanzare qualche dubbio fondato. Quattro volte l’anno via Nazionale sonda le banche per sapere se hanno, nei tre mesi precedenti, stretto o allargato la borsa, cioè se i criteri di concessioni di prestiti e linee di credito si sono fatti più o meno stringenti. Ma non solo. Bankitalia chiede anche se la domanda di prestiti aumenta o cala. E qui le cose si fanno interessanti. Difatti, guardando i dati, si scopre che se da un lato è vero che le banche stringono i cordoni, dall’altra anche la domanda di prestiti cala, sia dalle famiglie che dalle imprese:

Fonte: Bollettino BdI Aprile 2013

Fonte: Bollettino BdI Aprile 2013

I problemi quindi non sembrano esistere solo sul lato dell’offerta creditizia, ma consistentemente anche su quello della domanda che, dalla seconda metà del 2012, ha nuovamente accentuato la sua tendenza alla contrazione, sebbene i tassi di interesse bancari stiano lentamente  scendendo da un anno a questa parte, anche se il differenziale con il resto dell’area euro resta ancora significativo (nel grafico sono rappresentati i tassi di interesse per le imprese, per i dati sugli interessi praticati alle famiglie, anch’essi in lieve discesa, si vedano i link in fondo all’articolo).

screenshot6

Imprese e famiglie quindi continuano a chiedere sempre meno prestiti, anche se i tassi di interesse  sono lievemente migliorati. Il tasso di interesse, infatti, non è il solo parametro che influenza la domanda di credito: molto più rilevanti sono le aspettative di reddittività degli investimenti per le aziende, oggi sempre più depresse per mancanza di domanda, e le aspettative riguardo i propri redditi da parte delle famiglie, anche esse influenzate negativamente dalla crisi.

Sarebbe opportuno inoltre interrogarsi sulle ragioni che portano le banche ad inasprire le condizioni di prestito. Il dato delle sofferenze ci può dare un’indicazione preziosa:

Nel quarto trimestre del 2012 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è aumentato di tre decimi di punto, al 2,5 per cento (al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno). Il tasso di ingresso in sofferenza dei finanziamenti alle imprese è salito al 4,0 per cento, avvicinandosi ai valori massimi registrati  durante la recessione del 1993; quello dei prestiti alle famiglie si è invece mantenuto su valori più moderati (1,4 per cento). Informazioni preliminari indicano che il deterioramento della qualità del credito alle imprese sarebbe rimasto elevato anche nel primo trimestre dell’anno in corso.

I dati del 2013 sembrano indicare ulteriori peggioramenti:

Accelera, a marzo, il tasso di crescita sui 12 mesi delle sofferenze bancarie. Secondo quanto comunica la Banca d’Italia è aumentato al 21,7% rispetto al 18,6% del mese precedente.

E la salute delle banche su cui Bini Smaghi punta l’attenzione? Banca d’Italia, citando il FMI, getta molta (forse troppa) acqua sul fuoco:

Il rafforzamento della posizione patrimoniale è proseguito nel quarto trimestre dello scorso anno. In marzo il Fondo monetario internazionale ha attestato la solidità patrimoniale delle banche italiane (2), che appaiono in grado di fronteggiare l’attuale fase congiunturale. A dicembre scorso il core tier 1 ratio dei gruppi bancari italiani aveva raggiunto il 10,2 per cento (8,8 a dicembre del 2011); il coefficiente risulta mediamente più elevato per i cinque maggiori gruppi (10,9 per cento, a fronte dell’8,9 a dicembre del 2011)

Sarebbe infatti eccessivamente ottimistico sostenere che le banche italiane siano al riparo da crisi, anzi. Proprio l’aumento delle sofferenze è uno degli elementi che deve far temere il peggio. A ciò si aggiunge la situazione di MPS, che potrebbe essere la punta di un iceberg ben più consistente.

Ma mettersi sotto il cappello dell’ESM, accettando ulteriori restrizioni alla politica fiscale e di spesa pubblica, non risolverebbe questi problemi, semmai rischierebbe seriamente di accentuarli: insistere sull’austerità non potrà che deprimere i redditi e quindi la capacità di ripagare i debiti. Una strategia del genere, lungi dal ripristinare il “meccanismo di trasmissione” inceppato, come afferma Bini Smaghi, significherebbe accelerare il già veloce declino dell’economia reale, a cui non potrebbero che rapidamente seguire nuove difficoltà nel settore bancario per l’accresciuta insolvenza dei debitori, già prepotentemente in atto.

Sullo stesso argomento richiamiamo un recente articolo di Guglielmo Forges Davanzati [link].

P.S. Segnaliamo che domani, 15 maggio, presso la Facoltà di Economia di Ancona, Bini Smaghi presenterà il suo libro “Morire di austerità” con tra gli altri, Emiliano Brancaccio e  Andrea Presbitero. Il seminario sarà trasmesso mercoledì anche in diretta streaming. Maggiori informazioni, qui

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Fonti

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10 commenti su “Il tafazzismo bancario di Bini Smaghi

  1. ma è mai possibile che non si è ancora resi conto di una cosa semplicissima (e si continua a girarci attorno )che solo se lo stato e per esso la politica non devono piu sostenere l,attivita finanziari accollando alle persone il costo della ristrutturazione finanziaria (che sta creando migliaia di vittime è milioni di dispertati per stare bassi,e che non si sa dove portera ,e se questo progetto riuscira’)ma ha riprendersi quel compito che gli spetta di diritto (magari facendolo anche in modo creativo)e cioe di governare per conto e nell,interesse del popolo creando lavoro e benessere oltre che giustizia e legalita vera.compito che gli spetta di diritto e che io vedo come unico strumento sia per salvare le banche che la buona finanza..quanto è che ammetteranno il loro fallimento. ormai ogni giorno scoppia uno scandalo a dimostrazione del fatto che gli assunti su cui si poggia ideologicamente il liberismo sono falsi como anche recentemente dimostrato

  2. … dunque, secondo quel signore, dovremmo ancor più inginocchiarci all’Europa e accettare anche di perdere la faccia. Come se già non avessimo perso abbastanza della nostra dignità nazionale. L’unica manovra con un senso, per non bruciare tutte le future generazioni, ma solo quelle che inevitabilmente già sono state distrutte dalla Finanza mondiale, è necessario riottenere la sovranità monetaria. I sacrifici da affrontare, perché la casta li farà pagare ai cittadini, ci porterebbero in una diecina d’anni, buttando fuori d’Italia la gerarchia ecclesiale, ad un risanamento del Paese. Altre vie per il risanamento economico è il rifiuto del debito pubblico, che è nella sostanza un volgare raggiro, oppure farlo pagare a chi l’ha creato senza socializzare le perdite!
    kiriosomega

    • kiriosomega mi allaccio al suo discorso anche tenendo conto quello che l,ottimo prof brancaccio a detto recentemente della crescita americana.è cioè “che il piu 2,5 dell,indice nasdaq gia di fatto potrebbe contenere un inizio bi bolla..e sappiamo benissimo che riprese costruite da bolle creano poca economia reale ,ma molta speculazione ,oltre che distruzioni e guerre inutili che non portano nessun vantaggio alle persone ma solo a monopolisti guerrafondai ed ai politicanti di alto rango……vedi amministrazione busch…….è le sue guerre di rapina

  3. Non ho capito perché usate un termine televisivo, tafazzismo che pochi conoscono, e non usate il bellissimo ed espressivo originale termine della lingua italiana che è “masochismo”!
    kiriosomega

    • perché è più divertente :)

      • che sia più divertente è da dimostrare, ma questo concetto è discutibile. Ciò di cui Lei certo non si rende conto è che anche con l’uso di parole inventate, come in questo caso, o gallicismi, inglesismi… si favorisce l’affievolimento e nel tempo la perdita dell’identità nazionale.NON DIMENTICHI MAI CHE LA FORMA PIU’ EVIDENTE DELE PROPRIA CULTURA E’ PROPRIO IL LINGUAGGIO. Lei certo è seguace dello pseudo linguaggio televisivo, ma non comprende quanto esso è deleterio sulla cultura, e con il suo dire esegue proprio il “gioco” di chinque, in nome della globalizzazione, vuole distruggere le identità nazionali mirando ai suoi scopi.
        kiriosomega

    • “Tafazzismo” non è un anglicismo, e i neologismi fanno parte della normale evoluzione della lingua. Ad ogni modo condivido la preoccupazione sulle sorti dell’italiano.
      Es. vedi: “Appello per salvare la lingua italiana”
      http://www.progettocomenio.it/itaappello.htm

  4. In realtà la posizione di Bini Smaghi non è per più austerità (il contrario, come si evince dal titolo del suo libro), nè la UE in questo momento la chiederebbe. Quello che viene chiesto — e che dovremmmo fare anche se non ci venisse chiesto — sono le riforme strutturali necessarie per rendere più business friendly il nostro sistema-paese (che è finito mi pare sotto il 70° posto mondiale nella relativa classifica mondiale) e più competitivo il nostro sistema produttivo. Perchè senza un sistema produttivo competitivo, un aumento della domanda interna va solo a peggiorare le partite con l’estero, dato che gli italiani correrebbero a comprare auto tedesche e smartphone finalandesi, asiatici o americani.

    • Lasci perdere le graduatorie di Doing Business, che sono basate su opinioni raccolte presso imprese, banche, operatori finanziari ecc.: non valgono neppure la carta su cui sono scritte. L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di imprese per abitante: se non è questo un indicatore (obiettivo, non soggettivo) di quanto sia facile fare impresa in Italia non so quale potrebbe esserlo!
      Quanto al fatto che un aumento della domanda interna produrrebbe un aumento delle importazioni è vero che potrebbe accadere, ma nessuno sano di mente sta proponendo soltanto e semplicemente di alzare salari e pensioni ma, prima di tutto, di ridurre la disoccupazione attraverso piani (veda quello della CGIL che, pur con tutti i suoi limiti, è abbastanza ben fatto), che producano aumenti dei consumi interni perchè fondato su piccoli lavori (recupero energetico, pulizia territori, assistenza sociale ecc.). Vorrei anche che si evitasse di enfatizzare una nostra presunta eccessiva dipendenza dall’estero, poichè, da un punto di vista di merci e servizi scambiato, al netto dell’energia, l’Italia è sempre stato un paese esportatore.

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