20 commenti

Tanto rigore per nulla e alla fine Draghi tira fuori il bazooka. Ma l’austerità non è finita

Da 537 (24 luglio) a 370 punti (ieri, 6 settembre) con la possibilità concreta di ulteriori ribassi: tanto è sceso lo spread tra Buoni del Tesoro italiani e titoli di stato tedeschi al solo annuncio di “acquisti illimitati” dei titoli dei paesi periferici da parte della banca centrale. A Mario Draghi non è servito, per ora, neppure muovere un dito per tenere a bada i “mercati” (o per essere più precisi la speculazione). E’ quello che molti hanno definito il “bazooka” della BCE, contro il quale nessuno speculatore può confrontarsi. Secondo la Bundesbank, che ha votato contro, la BCE sta violando i trattati. Ma questo davvero ora non importa a nessuno.

Qualche riflessione, quindi, è d’obbligo. La prima è che tutto ciò che è stato raccontato sull’attenzione dei mercati alle politiche fiscali (restrittive) dei paesi, sulla “credibilità”, sulla “fiducia”, era poco più che propaganda. I mercati hanno tranquillamente ignorato il fiscal compact, la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, la riforma dell’art.18, il taglio alle pensioni (e le migliaia di esodati). Tutte queste politiche non hanno e non potevano avere un’influenza positiva sullo spread. Ma l’hanno avuta e l’avranno ancora, di segno negativo, sull’economia reale.

La seconda riflessione consegue dalla prima: se tutto quanto si è fatto finora è stato pressoché inutile (a parte le manovre della BCE), allora si potevano adottare le misure annunciate ieri da Draghi già all’inizio della crisi dei debiti sovrani, risparmiando all’Europa tre anni di pena. Ovviamente non vi erano le condizioni politiche per farlo, ma ciò non toglie nulla all’obiezione. Se Draghi non sta violando i trattati oggi, non li avrebbe violati neppure ieri.

La terza riflessione riguarda il futuro. Il presidente della BCE ha ribadito più volte che gli acquisti saranno “condizionati” al rispetto di impegni da parte dei governi e al coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale. Pur senza entrare nei dettagli, è chiaro di cosa Draghi stava parlando: austerità di bilancio, riduzione dei salari (in ogni rapporto la BCE insiste su questo punto), ridimensionamento del welfare.

Ma chi sta già attuando politiche di questo genere non sta affatto migliorando le sue performance economiche. Al contrario.

L’Irlanda dal 2008 vede il suo prodotto nazionale lordo in continua caduta, mentre il PIL è tornato a contrarsi all’inizio del 2012. Non solo: nonostante la contrazione della spesa pubblica, il deficit irlandese è peggiore di quello greco.

In Portogallo, altro paese “aiutato”, l’economia si sta contraendo (-3,3%) più delle già pessime aspettative, mentre le entrate fiscali diminuiscono a causa della recessione. Una strategia quindi che non solo distrugge l’economia reale, ma anche nel breve termine compromette le stesse finanze pubbliche. Certo, lo spread di questi paesi è sceso, ma è una ben magra consolazione di fronte ad una economia in caduta libera.

In Grecia la situazione è ormai oltre il limite della civiltà. La Spagna è ad un passo dalla richiesta di aiuti per le sue disastrose finanze.

Per quel che riguarda l’Italia le previsioni peggiorano: ieri l’OCSE ha annunciato un crollo del 2,4% del PIL nel 2012, contro l’1,7% delle previsioni precedenti. E il Financial Times sembra non avere dubbi: anche l’Italia chiederà gli “aiuti” europei entro l’anno, delegando le politiche economiche alla trojka BCE-UE-FMI.

L’ultima riflessione riguarda l’efficacia delle mosse annunciate dalla BCE. Lo scenario migliore sarebbe quello in cui la banca centrale non fosse costretta ad attivare concretamente i programmi di acquisto. C’è da sperare cioè che i mercati percepiscano la minaccia del bazooka come insuperabile, così che la speculazione sui titoli dei paesi periferici si fermi senza nessun atto concreto della Banca centrale. Se invece così non fosse, l’ulteriore rigore dei bilanci pubblici al quale gli acquisti verrebbero subordinati procurerebbe danni forse peggiori che lo spread stesso, come spiegato in precedenza.

Infine è ancora da chiarire come la BCE “sterilizzerà” l’acquisto dei titoli dei paesi periferici per non incrementare l’offerta di moneta e quindi (nella sua visione) alimentare l’inflazione.

Intanto l’Europa rimane ancora per qualche giorno con il fiato sospeso: il 12 settembre la Corte costituzionale tedesca deciderà se l’ESM è conforme alla legge fondamentale.

Concludiamo con una nota positiva. Il quotidiano tedesco Welt ieri ha titolato nell’edizione on line: “I mercati finanziari festeggiano la morte della Bundesbank”. E questa sarebbe davvero una bella notizia.

Annunci

20 commenti su “Tanto rigore per nulla e alla fine Draghi tira fuori il bazooka. Ma l’austerità non è finita

  1. Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:
    Il presidente della BCE ha ribadito più volte che gli acquisti saranno “condizionati” al rispetto di impegni da parte dei governi e al coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale. Pur senza entrare nei dettagli, è chiaro di cosa Draghi stava parlando: austerità di bilancio, riduzione dei salari (in ogni rapporto la BCE insiste su questo punto), ridimensionamento del welfare.

    Ma chi sta già attuando politiche di questo genere non sta affatto migliorando le sue performance economiche. Al contrario.

    L’Irlanda dal 2008 vede il suo prodotto nazionale lordo in continua caduta, mentre il PIL è tornato a contrarsi all’inizio del 2012. Non solo: nonostante la contrazione della spesa pubblica, il deficit irlandese è peggiore di quello greco.

    In Portogallo, altro paese “aiutato”, l’economia si sta contraendo (-3,3%) più delle già pessime aspettative, mentre le entrate fiscali diminuiscono a causa della recessione. Una strategia quindi che non solo distrugge l’economia reale, ma anche nel breve termine compromette le stesse finanze pubbliche. Certo, lo spread di questi paesi è sceso, ma è una ben magra consolazione di fronte ad una economia in caduta libera.

    In Grecia la situazione è ormai oltre il limite della civiltà. La Spagna è ad un passo dalla richiesta di aiuti per le sue disastrose finanze.

    Per quel che riguarda l’Italia le previsioni peggiorano: ieri l’OCSE ha annunciato un crollo del 2,4% del PIL nel 2012, contro l’1,7% delle previsioni precedenti. E il Financial Times sembra non avere dubbi: anche l’Italia chiederà gli “aiuti” europei entro l’anno, delegando le politiche economiche alla trojka BCE-UE-FMI.

  2. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Permettetemi un commento caustico.
    Ieri in apertura di mercati lo spread era già sotto i 400 b.p. prima ancora che Draghi parlasse e, guarda caso, con un tempismo che ha dell’incredibile è arrivata questa notizia: “l’Ocse ha abbassato a -2,4% le stime per il Pil italiano nel 2012 dal -1,7% indicato lo scorso maggio. Il peggiore Paese del G7. E nell’Unione europea sono 116 milioni i cittadini a rischio povertà”. Alla fine, dopo l’intervento di Draghi lo spread si è attestato attorno ai 370 b.p. ma dove sarebbe potuto arrivare senza l’intervento dell’Ocse? Io penso che 320 o 330 b.p. sarebbero stati possibili. Secondo me le autorità dovrebebro prendere provvedimenti ed impedire agli organismi, sia pubblici che privati, di intervenire in questo modo. Un conto è diffondere dati definitivi, altro conto è diffondere stime, a mercati aperti!

  4. Ormai la gestione delle economie è un “Expectations Management”, bastano un po’ di chiacchiere a far muovere capitali immensi.
    Quale capolavoro dell’umano intelletto.

  5. S.P.R.E.A.D: Stupid Programs Reveal Eventually All their Dishonesty.

  6. […] Tanto rigore per nulla e alla fine Draghi tira fuori il bazooka. Ma l’austerità non è finita. Share this:javascript:void(0);return%20false;CondivisioneFacebookStumbleUponTwitterEmailStampaLinkedInLike this:Mi piaceBe the first to like this. Questo articolo è stato pubblicato in VALDENGO-CERRETO-QUAREGNA. Includi tra i preferiti il permalink. ← La storia dei buoni benzina […]

  7. […] calmò la situazione. Poi lo spread tornò a risalire e infine si è ridotto gradualmente dopo il famoso annuncio di Draghi sull’operazione di acquisto diretto di titoli di stato (OMT), nel luglio 2012, al fine […]

  8. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio 2012: […]

  9. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio 2012: […]

  10. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio 2012: […]

  11. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato daMario Draghi nel luglio 2012: […]

  12. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato daMario Draghi nel luglio 2012: […]

  13. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato daMario Draghi nel luglio 2012: […]

  14. […] A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio 2012: […]

  15. I always used to study post in news papers but now as I am a user of net therefore from now I am using net for articles or reviews, thanks to web.

  16. […] della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio […]

  17. […] della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio […]

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: