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Il ritorno della stagflazione?

Piano piano eccola ricomparire. E’ l’inflazione, che di giorno in giorno si annuncia in nuove stime al rialzo e in previsioni di ulteriori incrementi collegati ai prezzi dell’energia e delle accise. Si tratta di rialzi dei prezzi che contribuiranno ad erodere significativamente il potere di acquisto dei lavoratori e ad aumentare la sperequazione tra i redditi, che come è noto è già in forte sofferenza e peggiore di quella dei maggiori paesi europei e in generale di tutte le piccole economie nord-europee.
Questa lettura del quadro che si va determinando non sembra tuttavia scontata, almeno per il governo Monti.

“Sembra che nel governo Monti si sia insinuata l’idea della cosiddetta “inflazione controllata”. Quella idea cioè che per abbattere il debito pubblico si potrebbe “pilotare” un tasso di inflazione abilmente contenuto e controllato. Trattasi della nota teoria di Kenneth Rogoff, già capo analista del FMI e di Carmen Reinhart, i due economisti americani secondo i quali, per abbreviare il periodo di “doloroso deleveraging (riduzione del debito) e di crescita lenta” ci vorrebbe la spinta di una moderata e controllata inflazione del 4-6 % annuo per diversi anni.”

ci avvertono Mario Lettieri e Paolo Raimondi in un articolo su Paneacqua. L’obiezione è immediata: l’inflazione che “morde” è ben più elevata, ed analizzandone le cause a monte, specie per ciò che concerne i rialzi dei prezzi energetici, emergono aspetti inquietanti.

“E’ un’impennata dei prezzi che non ha paragoni e non è nemmeno spiegabile con gli andamenti dei prezzi del barile di petrolio sui mercati internazionali. Infatti, oggi che sono intorno a 120 dollari al barile si paga più di 1,85 al litro mentre nel 2008, quando il prezzo era di 150 dollari, il consumatore pagava un litro di benzina a 1,50 euro.”

sottolineano Lettieri e Raimondi, aggiungendo che

“Come allora anche oggi, e noi lo denunciammo, c’è un’operazione speculativa in atto fatta di futures e di altri derivati finanziari che manovrano oltre 100 “barili di carta” per ogni vero barile di petrolio. E’ parte della speculazione sulle commodity che attira sempre la finanza selvaggia. Certamente l’aumento delle accise e di altre tasse che lo Stato intende raccogliere per far quadrare i conti ha inciso parecchio. Ma ciò non spiega le forti variazioni di prezzo. Comunque è sconcertante la mancanza di adeguata attenzione e di interventi per bloccare tale spirale che sembra essere soltanto all’inizio di un percorso.”

Per altri versi, tornando all’analisi di Rogoff gli elementi di ragionevolezza non sembrano mancare

“Non siamo, dice, in una grande recessione ma in una Grande Contrazione, la seconda dopo quella degli Anni Trenta. La distinzione non è puramente semantica. Per recessione, Rogoff intende una perdita di produzione e di posti di lavoro, che lui immagina potrebbe essere più velocemente risolta con politiche di stimoli e di interventi pubblici e privati di stile keynesiano. Nella Grande Contrazione invece, oltre agli elementi recessivi menzionati, occorre aggiungere gli effetti di una tipica profonda crisi finanziaria che ha un effetto negativo sul debito e sul credito e un deleveraging che richiede molti anni di tempo per risolversi. Almeno 4 anni per raggiungere lo stesso reddito pro capite del periodo pre crisi, così sostiene l’economista americano. Essendo l’economia globale finanziariamente sovra esposta, Rogoff ritiene inevitabile un trasferimento di ricchezza dai creditori ai debitori, attraverso i default, la “repressione finanziaria” o l’inflazione.” In particolare “ .. la strada dell’”inflazione controllata”, più facile da far passare in quanto colpisce tutti e che può essere presentata come qualcosa di inevitabile, come un incontrollabile effetto della grande crisi.”

Se non fosse che, concludono i due autori

“giocare con il tasso di inflazione non è da persone responsabili. La storia ci dimostra che l’inflazione è un “animale imprevedibile” che all’improvviso può trasformarsi in una belva famelica. Chi gioca con essa lo fa con simulazioni al computer in cui si immettono moltissime variabili tranne l’eventuale fallimento del sistema stesso. Lo abbiamo visto con le simulazioni prima del crollo del fondo speculativo LTCM nel 1998 e poi, in misura ancora più devastante, con i sistemi computeristici usati per i mutui subprime.
Se nel governo Monti ci fosse qualche “ragazzo prodigio” del computer che crede che l’economia sia un processo virtuale e astratto, sarebbe opportuno che il Professore lo distolga da simili giochi per fare un salutare bagno di realtà nella difficile vita quotidiana dei cittadini italiani, delle famiglie  e delle nostre imprese.”

La stagflazione è dietro l’angolo.
Leggi l’articolo di Lettieri e Raimondi su Paneacqua
Leggi l’articolo di Rogoff (in italiano) su Project-Syndacate

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4 commenti su “Il ritorno della stagflazione?

  1. se ho capito bene sarebbe la stessa politica degli anni 90 dove ad un inflazione indotta i governi con una certa complicita e fingendo di non capire bene rispondevano con minori interventi pubblici e aumento delle tasse cioe con una circolazione minore di liquidita e con una inflazione nascosta di almeno di tre o quattro punti…se e cosi recessione ed inflazione dureranno anni e naturalmente pericolosa perche potrebbe sfuggire ulteriormente di mano…ma dico la verita non so se ho capito bene

  2. avevo capito bene si tratta (come l,autore lo propone)di un piano che per la verita contiene anche proposte molto valide cioe a una specie di giubileo finanziario cioe ridurre il debito dove si puo,trasportandolo i debiti in avanti in modo concordati,ed altre politiche …come la solidarieta che paesi con bilanci migliori possano aiutare quelli in grosse difficolta (attraverso vari meccanismi) e in ultima analisi si propone agli stati in difficolta di creare con l,inflazione indotta una specie di “fondo nero”per pagare i “nostri debiti pregressi”cosi ci fanno capire bene anche che cosa significa per la finanza essere vissuti al di sopra dei propi mezzi.in ultima analisi noi abbiamo sbagliato e noi dobbiamo pagare…….MA!!!!!

  3. Idelogia quella della Scuola Austriaca e Conoscenza quella della Scuola Keynesiana, che deriva dall’analisi dei fatti reali e dai comportamenti individuali e collettivi. Importante, il riferimento all’andamento dei prezzi,in fase di stagnazione, che possono non diminuire, per l’assenza dell’effetto Pigou, in situazioni di mercati non concorrenziali, oligopolistici o monopolistici e anzi aumentare per la maggiore incidenza dei costi fissi sul costo unitario di prodotto al diminuire della quantità prodotta e venduta!!! Alessandro Mantione

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