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Fitoussi: “La democrazia conta più dei mercati, Hollande può mettere nell’angolo la Merkel”

Non è la vittoria annunciata di François Hollande, il candidato socialista alle elezioni presidenziali francesi, la causa dell’impennata degli spread. Ne è convinto il notissimo economista francese Jean Paul Fitoussi che, a Repubblica, spiega:

È troppo semplicistico dire che i mercati sono crollati a causa della semi-vittoria di Hollande. La settimana scorsa erano pure crollati, per qualche altra ragione. [...] ogni volta si cerca ex post di trovare qualche ragione. Ora è la paura del socialismo: chissà, forse gli operatori sui mercati lo temono veramente, magari perché vedono la giustizia sociale come abbinata a nuove tasse, ma io non l´ho mai creduto neanche un momento. I mercati crollano oggi come ieri, e crolleranno ancora chissà quante volte, perché non è stato risolto il problema di una governance europea innanzitutto che esista, nel senso che si crei una struttura centrale in grado di dettare precise linee di azione, e poi che metta al primo posto i problemi della crescita e non dell’austerità a tutti i costi.

Altrimenti viviamo nella schiavitù dei mercati: quando crollano è come se chiedessero austerità, i governi magari ubbidiscono e poi dopo un po´ di tempo i mercati si accorgono che senza crescita le imprese non possono creare ricchezza, e allora i mercati crollano di nuovo. Tutto questo peraltro va nell´interesse degli speculatori

Il punto è chiarissimo, ma Fitoussi insiste anche sull’aspetto più generale:

la normalità è che siano i governi a tutelare i mercati. E i mercati a loro volta sanno che sono sottoposti al rischio di non poter sopravvivere senza l´aiuto dei governi. Questa è stata la grande lezione della crisi finanziaria: dire che bisogna cambiare il voto perché sennò si fa dispiacere ai mercati significa aprire una ferita nella democrazia“.

Se tutto questo vi sembra lo sfogo di un inguaribile vecchio socialista attaccato ai desueti principi della République, siete totalmente fuori strada. Per capirlo occorre leggere, accanto all’articolo di Repubblica, il resoconto del Sole 24 Ore. In primo luogo Fitoussi spiega che “la speculazione ha mano libera nei confronti dei paesi dell’Eurozona perchè la Bce non può intervenire acquistando in asta titoli e non abbiamo gli eurobond.” E poi avanza un suggerimento ad Hollande:

“Il mio consiglio ad Hollande è di non andare dalla Merkel (per discutere del fiscal compact ndr), prima vada dagli altri paesi dell’Eurozona e faccia un un gruppo di pressione. Se Hollande andrà dalla Merkel sarà spacciato come lo è stato Jospin che alla fine ha dovuto firmare. Se poi la Germania non accetta, che vada fuori dall’euro

In sostanza il messaggio di Fitoussi è questo: Hollande è l’unico che può riuscire a invertire il segno delle politiche economiche europee, tanto sul lato dell’austerità fiscale quanto su quello monetario. E’ l’unico tra i candidati all’Eliseo che può mettere la Merkel nell’angolo e avviare quelle riforme della Banca centrale europea e dei trattati fiscali senza le quali l’Europa non si salva e gli spread continuaranno a salire con la conseguente deflagrazione dell’area euro.

Forse Fitoussi esprime qualche ottimismo di troppo (e ci auguriamo di sbagliare), ma certo è che se la politica continuerà ad usare i mercati come uno spauracchio per imporre politiche sempre più restrittive, le cose non potranno che peggiorare.

Articolo su Repubblica

Articolo sul Sole 24 Ore

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5 commenti su “Fitoussi: “La democrazia conta più dei mercati, Hollande può mettere nell’angolo la Merkel”

  1. Non potrei essere più d’accordo. Si continua a spacciare per sanzioni o premi dei mercati a singole misure o eventi, una più generale insoddisfazione rispetto alla (mancanza di) governance europea

  2. [...] più dei mercati, Hollande può mettere nell’angolo la Merkel”. Posted by keynesblog on 25 aprile 2012 in [...]

  3. [...] dell’economista francese dopo che, nelle scorse settimane, aveva sostanzialmente suggerito di ignorare il parere dei mercati. In ogni caso Fitoussi insiste sulla misura ormai indifferibile e che trova ferma opposizione [...]

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