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Prima spendi, poi tassa

pigadi Gustavo Piga

Da due anni […] abbiamo chiesto, ai vari Ministri e Presidenti che si sono succeduti sullo scranno della politica economica, di usare i costanti incrementi di tasse a cui hanno fatto ricorso – per abbattere un debito che invece si nutriva proprio dei frutti di questi aumenti recessivi delle imposte per crescere – per finanziare nel sistema economico quella domanda di beni e servizi che non appare volersi materializzare con la mano invisibile, né via famiglie italiane via consumi né Via imprese italiane via investimenti.

Una manovra, quella della nostra proposta, espansiva e a saldo zero di bilancio: le tasse sottratte  a cittadini e imprese restii a domandare vengono ridate a cittadini ed imprese via domanda pubblica, uscendo dal tunnel buio e permettendo di creare lavoro e reddito.

Quindi aumento di tasse prima, da usare poi per un aumento di spese e di PIL e occupazione. Certo meno espansivo di un mero aumento di spesa pubblica, ma sempre utile per un Paese dal debito alto di cui i mercati temono l’esplosione (che in realtà c’è stata sì, ma a causa dell’austerità montiana o lettiana).

Una idea vecchia come il cucco. Poco capita o che poco si vuole capire (Monti non la capì, credo, quando gliela spiegò Stiglitz a Roma; dubito che Letta la abbraccerebbe).

Ma il Sig. Abe, premier giapponese, adesso spiega a Stiglitz qualcos’altro, non così tanto vecchio come il cucco. Anzi di nuovissima ideazione, per un Paese anch’esso con un altissimo debito pubblico. Un’inversione dell’ordine dei fattori: un aumento di spesa pubblica (già fatto) prima e, una volta misuratone l’impatto formidabilmente espansivo, calmierato poi da un aumento di tassazione. E quindi, di nuovo, a saldo di bilancio pubblico zero.

Uguale? Non credo proprio. Aumentare tasse prima e spesa pubblica poi rischia di generare un entusiasmo ridotto (“ma veramente l’aumenteranno poi questa spesa e domanda pubblica? e se alla fine non fanno che aumentare le tasse?”) e viene lanciata comunque con una prima parte che riduce il PIL (l’aumento di tasse). Aumentare la spesa pubblica prima permette di generare entusiasmo (se è spesa buona) e PIL da subito, rinvigorendo le aspettative. A quel punto l’aumento delle tasse sarà solo un dolcetto per quegli operatori di mercato che si preoccupano dell’aumento di debito successivo alla crescita.

Ed infatti…

In Giappone hanno aumentato la spesa pubblica, le stime per la crescita del primo trimestre sono state clamorosamente riviste dal 3,8% ad un enorme 4,1% e l’annuncio di un aumento dell’IVA dal 5 all’8% ha buone chance di non influenzare più di tanto le aspettative oramai entusiastiche degli operatori.

In Italia? Non cito nemmeno i numeri per la tristezza che fanno. Comunque si parla di giocare con tasse in più, tasse in meno, da subito, confondendo gli operatori e certamente non stimolando fiducia. Per di più senza pensare mai a stimolare la domanda interna con più spesa buona.

Può darsi che la manovra giapponese fallirà. Può darsi che il braccino italico sarà salvato da una ripresa mondiale straordinaria. Eppure non posso che ammirare il gioco rischioso ma visionario dei nipponici. Si vive una volta sola, ed è meglio rischiare di perdere la poltrona ma salvare il Paese che salvare la prima e perdere il secondo.

da gustavopiga.it

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6 commenti su “Prima spendi, poi tassa

  1. pare molto mmt..

  2. Condivido l’obiettivo di una ambiziosa politica fiscale di redistribuzione delle risorse, a saldo zero per il bilancio (considerato il momento).

    Redistribuzione delle risorse dai redditi/patrimoni, verso gli investimenti finalizzati ad rafforzare i fattori di competitività diversi dal costo.

    In particolare, proporrei di azzerare le tasse sulle imprese fino a concorrenza dell’investimento effettuato, ma solo qualora accettino di reinvestire i profitti o ripartirli con i lavoratori.

    Quanto alle risporse, il minore gettito fiscale dovrebbe provenire principalmente da:
    – contributo da pensionati e dipendenti pubblici con redditi elevati
    – maggiori tasse sul patrimonio
    – introduzione di una tassa sul prelievo/versamento di contante per dissuaderne l’uso in favore dei pagamenti elettronici tracciabili (gettito diretto e maggiore fedeltà fiscale).

    Ma la portata della crisi impone (e costituisce l’opportunità irripetibile per) un intervento statale più profondo nell’economia, finalizzato a rimettere in circolo quelle risorse umane e materiali che il mercato ed il sistema dei prezzi non riescono più a mobilitare, utilizzando leve diverse da quella monetaria (di cui attualmente non disponiamo).

    Ad esempio:

    Introdurre un numero di giorni di servizio civile obbligatorio per studenti, cassaintegrati e pensionati, di cui i Comuni possono disporre a favore della comunità.

    Dare ai Comuni la possibilità di risovere il disagio abitativo affittando a canone politico gli immobili privati sfitti da più di X anni, con assunzione dei relativi oneri e rischi.

    E così via.

    Un nuovo modello di sviluppo è possibile!
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  3. Piga è rimasto l’unico a credere in buona fede al mito dell’europa unita. forse è ora che apra gli occhi anche lui.

  4. lasciamo più soldi nelle tasche degli Italiani

  5. Caro Piga ti dimentichi di dire che:

    1) il Giappone NON ha l’euro e che ha il controllo totale della sua moneta, lo yen.

    2) dipende come si spendono i soldi. Finora il Giappone ha speso per ricomprarsi il debito che non aumenta di una virgola l’introito nel settore non-governativo e quindi l’economia reale e’ stata ferma.

    3) Finora il Giappone ha investito per l’export – cio’ (e’ provato dai fatti) non funziona ad aumentare la ricchezza, sono 20 anni e piu’ che il Giappone fa queste politiche e non si muove dallo stallo.

    Conclusione: spesa prima e tasse dopo, si’ … ma la spesa deve essere finalizzata ad aumentare il volume di moneta nell’economia reale. Staremo a vedere.

  6. Ho scritto un pezzo sulla stessa linea pochi giorni fa, dopo l’annuncio di Abe di alzare l’Iva sui consumi.
    Sono d’accordo con l’autore, tassare una economia in crisi è controproducente. Ma mi spingo più in la: prima bisognerebbe aumentare la domanda aggregata aumentando anche un po’ il debito, per poi tassare un’economia già ripartita. Nell’immediato il debito crescerebbe un minimo, ma nel lungo periodo (e nemmeno tanto lungo) l’economia riparte a ritmi sostenibili, e il debito viene ridotto.

    Ha ragione Nirvana, l’Italia non ha il controllo dell’euro e quindi del tasso di cambio per aumentare ex/imp e I. Per questo bisognerebbe rivedere il patto di stabilità, per ridare ai governi il controllo di C (attraverso le tasse) e G, e riuscire a gestire così la domanda aggregata C+I+G+ex.

    http://tagli.me/2013/09/17/abenomics-vs-europa-lesempio-del-giappone/

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