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Il Giappone keynesiano di Shinzo Abe

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Mentre l’Europa continua a insistere su rigore fiscale e pareggi di bilancio senza crescita, il Giappone – senza preoccuparsi troppo del debito pubblico alle stelle – promuove una aggressiva strategia di incremento della spesa pubblica e politiche monetarie espansive per rilanciare la propria economia. È ora che anche nel Vecchio Continente le Merkenomics siano messe da parte.

di Alberto Quadrio Curzio da Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2013

Abenomics: così è stata battezzata la strategia del nuovo primo ministro giapponese, Shinzo Abe, che punta ad una politica economica della crescita con l’innovazione e gli investimenti, la domanda interna e le esportazioni.
La Abenomics, che si compone di due politiche connesse (quella di economia reale; quella di economia monetaria), ha già generato un ampio dibattito sia per le probabilità di successo sia per i rischi che ne possono derivare al Giappone ma anche ai rapporti valutari ed economici internazionali. Compresi quelli con l’eurozona che ci interessano maggiormente anche se l’analisi dovrebbe riguardare Uem [Unione economica e monetaria europea, ndr], Usa, Giappone e Cina. Cioè le quattro maggiori economie del mondo.

Il programma giapponese si basa su una forte espansione di spesa pubblica con un primo intervento di circa 10 trilioni di yen ovvero di circa 85 miliardi di euro ad opera del governo centrale che dovrebbe essere affiancato da un altro analogo dei governi locali e dei capitali privati. Si arriverebbe a un intervento pari a 170 miliardi di euro finalizzati a incentivi per investimenti in tecnologie avanzate, specie in energia e ambiente, in ricerca e sviluppo, in sostegni vari alle imprese, nella ricostruzione infrastrutturale e abitativa post tsunami, nella sicurezza anti-sismica, nel sostegno ai redditi dei meno abbienti, in spese varie nelle aree più deboli del Paese. Il Governo ritiene che il programma dovrebbe portare già nell’anno fiscale 2013 (che inizia ad aprile) ad una crescita del Pil del 2% con conseguente aumento di 600 mila posti di lavoro.

Questa politica aggressiva di spesa pubblica va valutata in relazione a due aspetti dell’economia giapponese. Il primo è la deflazione di cui il Giappone soffre da 15 anni e dalla quale vuole uscire. La situazione non è tuttavia peggiorata, comparativamente all’Eurozona, nel corso della crisi iniziata nel 2008. Anzi. Infatti nel 2012 il Pil cresce intorno al 2,2% (la Uem cala dello 0,4), la disoccupazione è al 4,5% (la Uem è sopra l’11%), la bilancia dei pagamenti di parte corrente (e cioè il saldo tra esportazioni ed importazioni del Giappone per beni, servizi e redditi) è all’1,6% del Pil (nella Uem è all’1,1%). Il secondo aspetto riguarda le finanze pubbliche dalle quali verrà lo stimolo alla crescita. Nel 2012 il debito pubblico lordo sul Pil è pari al 236% e il deficit sul pil pari al 10% e qui la Uem è ben più solida. In queste condizioni avviare una politica di spesa pubblica appare un azzardo che il Governo nipponico affronta però con due ammortizzatori. Uno riguarda il finanziamento del debito pubblico che per la quasi totalità è detenuto all’interno del Giappone e sul quale si pagano tassi di interesse sui decennali allo 0,82% e quindi minori di quelli tedeschi e americani.
L’altro riguarda l’enorme entità di crediti sull’estero accumulati con i surplus commerciali.

Nella sfida giapponese vi è anche un profilo di geo-economia dove il Giappone sta arretrando rispetto alla Cina. La quota del suo Pil su quello mondiale (in termini di parità di potere d’acquisto) nel 2000 era al 7,6% e quella della Cina al 7,1%,nel 2012 è al 5,5% e quella della Cina al 14,9%, nel 2017 è prevista al 4,8% e quella della Cina al 18,2%. Anche in termini di dollari correnti la Cina ha già superato il Giappone.
Per spingere sulla crescita la Abenomics punta anche ad una forte espansione monetaria della Banca Centrale Giapponese per contribuire al sostegno dell’occupazione e della crescita alzando subito il limite di inflazione accettabile dall’attuale 1% (mentre quella effettiva è allo zero) al 2% ed in prospettiva al 3%. A ciò viene aggiunto l’obiettivo di deprezzare lo Yen per rilanciare le esportazioni che hanno subito un forte rallentamento nel 2012 anche a causa della recessione in Usa e Ue.

Sin qui la Abenomics che ha già avuto alcuni effetti come quello di indebolire lo yen e di rilanciare le quotazioni delle azioni nipponiche.
È chiaro che la Abenomics ha molti rischi sia interni che esterni al Giappone e che sarebbe molto meglio un concerto tra Uem, Usa, Giappone e Cina per evitare bolle e guerre valutarie.
In attesa del “concerto” la Uem dovrebbe però convincersi che la Merkenomics del rigore fiscale e dei pareggi di bilancio senza crescita peggiorerà con la Abenomics. Infatti l’euro da fine luglio (quando Draghi lo salvò) ad oggi ha guadagnato circa il 25% sullo Yen (e il 10% sul dollaro). Ne seguirà un calo delle esportazioni della Uem che rallenterà la nostra ripresa o prolungherà la recessione. Dalla quale non si uscirà sperando in un aumento della domanda aggregata solo in virtù delle liberalizzazioni e della politica monetaria della Bce che non arriva alle imprese.

Bisogna allora finanziare i programmi di investimenti infrastrutturali e in ricerca e sviluppo (di Europa 2020 e di Horizon 2020). A tal fine potremmo avere un sostegno dalla Abenomics che con le riserve valutarie punta anche all’acquisto di obbligazioni del Fondo Europeo Esm che andrebbe subito trasformato in Fondo Finanziario Europeo per mettere in sicurezza una parte dei debiti pubblici nazionali e per finanziare i nostri investimenti. È la nota ricetta degli EuroUnionBond che, senza correre i rischi eccessivi della Abenomics, ci consentirebbero di passare dalla Merkenomics recessiva alla Euronomics espansiva.

Leggi anche: Giappone: La Banca centrale si piega al governo

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14 commenti su “Il Giappone keynesiano di Shinzo Abe

  1. ops… ci siamo, i venti della rivoluzione spirano dal Giappone. Questo accordo è destinato a cambiare il quadro di questa crisi e a mettere in discussione il dogma che ha rovinato l’Euro_Pa e l’Italia “l’indipendenza della BCE rispetto ai governi” e a smontare il dogma che troppa inflazione fa male (fa male a chi presta i soldi e poi con una domanda così bassa difficilmente arrivano spinte inflattive). Una bella botta investimenti per 170Mld… buon per loro, ma penso che sarà tanto peggio per noi europei

    • La mia personale impressione è che i conservatori giapponesi stiano imitando il nostro amato leader Berlusconi…. Con un deficit di 220% su PIL , in presenza di una crisi economico-finanziaria che anche in Asia si fa sentire a me sembra che questa manovra rappresenti più che altro una scommessa sul destino del Giappone. Forse i lettori non hanno compreso che ci sono due tranches d’intervento :una prima di 85 miliardi che scade in Luglio 2013 , guarda caso alle prossime elezioni. Ed una seconda la cui certezza è molto fluida. Sarà interessante vedere come in una crisi globale il deprezzamento dello yen pilotato dalle autorità monetarie giapponesi dispiegherà i suoi effetti. L’incremento di vendite e/o quote di mercato sarà limitato dalla seria mancanza di domanda. L’inflazione che tale intervento provocherà per i giapponesi non sarà certo a somma zero , ma andrà a colpire i ceti meno abbienti. L’FMI si pronuncerà presto su questa decisione che personalmente ,modestamente ritengo molto azzardata. Un paese come il Giappone che vive praticamente di Export , molto più di Italia e Germania si pone ad un rischio immane. Se è vero che oltre il 90% del debito giapponese grava sui cittadini , questi ultimi in questa profonda crisi non solo si ritroveranno con una perdita netta per le loro obbligazioni, ma avranno sempre minore interesse a foraggiare con i loro risparmi decrescenti il debito nazionale. Infine la potenziale guerra di svalutazioni competitive che la svalutazione dello yen potrà generare non può che ritorcersi nel medio termine contro il Giappone stesso. Buona vita a tutti.

  2. Per favore rispondete ai deliri di Alesina e Giavazzi di oggi sul Corriere http://www.corriere.it/economia/13_gennaio_22/le-falsita-che-circolano-sulla-cura-monti-alberto-alesina-e-francesco-giavazzi_b23d2e56-647f-11e2-8ba8-1b7b190862db.shtml…questi continuano nonostante tutto a perseverare nelle loro teorie, sono fuori di testa ormai..nemmeno gli ultimi studi di Blanchard sono serviti a fargli cambiare idea…

  3. datemi un esempio concreto di uno stato dove l’assioma stampare moneta=inflazione si è verificato

  4. Interessante soprattutto considerando gli effetti globali delle politiche giapponesi: noi europei, a mio avviso, dobbiamo guardare con attenzione agli effetti su valuta, competitività globale e politica economica dell’abenomics. Effetti che riguarderanno direttamente le nostre economie. E’ l’occasione per interrogarsi sulle politiche di austerity imperanti.
    Ho cercato di dare un quadro sintetico del nuovo volto del Giappone: http://wp.me/p2AEUO-28

  5. […] L’Abenomics, la dottrina economica del premier giapponese Shinzo Abe, fa discutere il mondo. L’ultimo trimestre del 2012 ha segnato una crescita del +3,5% del Pil. Due dati positivi sono evidenti: il primo è il calo della disoccupazione (4,1%) e il secondo è la svalutazione dello Yen (-30%) che aiuta a trainare le esportazioni. Eppure l’indice delle attività composito, un indicatore dello stato di salute dell’economia reale, continua a mostrare segni di debolezza significativi.  Il rischio, paventano molti, è che l’espansione monetaria in atto stia sì ridando fiducia, ma che essa si stia riversando principalmente sui mercati finanziari (la Borsa di Tokyo macina rialzi record ogni giorno) e non sull’economia reale, con il rischio di creare nuove bolle. A tale proposito tuttavia occorre rilevare che i capitali, invece che fluire, stanno fuggendo dal Giappone, attratti dai rialzi dei titoli di stato dei paesi deboli dell’Europa. Mentre negli ultimi giorni si è assistito ad un improvviso rialzo degli interessi sui titoli di stato giapponesi, quelli dei PIIGS sono in calo. Se questo è un vantaggio per noi per i minori interessi, dall’altro è il sintomo di un incipiente massiccio indebitamento con l’estero che, un giorno non troppo lontano, potrebbe chiedere il conto, riproducendo la crisi dei debiti sovrani dalla quale apparentemente sembriamo in lenta guarigione. […]

  6. […] di tempo e di luogo, e che altre vie sono percorribili, peraltro con maggiore efficacia. La c.d. “Abenomics” giapponese – ovvero l’attuazione di un’aggressiva politica fiscale (e monetaria) espansiva, […]

  7. […] di tempo e di luogo, e che altre vie sono percorribili, peraltro con maggiore efficacia. La c.d. “Abenomics” giapponese – ovvero l’attuazione di un’aggressiva politica fiscale (e monetaria) espansiva, […]

  8. […] di tempo e di luogo, e che altre vie sono percorribili, peraltro con maggiore efficacia. La c.d. “Abenomics” giapponese – ovvero l’attuazione di un’aggressiva politica fiscale (e monetaria) espansiva, […]

  9. […] di tempo e di luogo, e che altre vie sono percorribili, peraltro con maggiore efficacia. La c.d. “Abenomics” giapponese – ovvero l’attuazione di un’aggressiva politica fiscale (e monetaria) espansiva, […]

  10. […] L’Abenomics, la dottrina economica del premier giapponese Shinzo Abe, fa discutere il mondo. Il primo trimestre del 2013 ha segnato una crescita (annualizzata) del +3,5% del Pil. Due dati positivi sono evidenti: il primo è il calo della disoccupazione (4,1%) e il secondo è la svalutazione dello Yen (-30% rispetto al dollaro) che aiuta a trainare le esportazioni. Eppure l’indice delle attività composito, un indicatore dello stato di salute dell’economia reale, continua a mostrare segni di debolezza significativi.  Il rischio, paventano molti, è che l’espansione monetaria in atto stia sì ridando fiducia, ma che essa si stia riversando principalmente sui mercati finanziari (la Borsa di Tokyo macina rialzi record ogni giorno) e non sull’economia reale, con il rischio di creare nuove bolle. A tale proposito tuttavia occorre rilevare che i capitali, invece che fluire, stanno fuggendo dal Giappone, attratti dai rialzi dei titoli di stato dei paesi deboli dell’Europa. Mentre negli ultimi giorni si è assistito ad un improvviso rialzo degli interessi sui titoli di stato giapponesi, quelli dei PIIGS sono in calo. Se questo è un vantaggio per noi per i minori interessi, dall’altro è il sintomo di un incipiente massiccio indebitamento con l’estero che, un giorno non troppo lontano, potrebbe chiederci il conto, riproducendo la crisi dei debiti sovrani dalla quale apparentemente sembriamo in lenta guarigione. […]

  11. […] di tempo e di luogo, e che altre vie sono percorribili, peraltro con maggiore efficacia. La c.d. “Abenomics” giapponese – ovvero l’attuazione di un’aggressiva politica fiscale (e monetaria) espansiva, […]

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