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Una visione alternativa della crisi dell’Eurozona

 

Pubblichiamo un documento sottoscritto dagli economisti eterodossi riuniti a Galway (Irlanda). Il documento è preceduto da un articolo di presentazione di Sergio Cesaratto pubblicato da “il manifesto”

Per una condizionalità keynesiana

di Sergio Cesaratto
Non c’è solo Firenze. La talpa della migliore economia critica scava anche in altre direzioni. Dopo tre giorni di serrata e documentata discussione a Galway (Irlanda), un workshop internazionale di economisti critici, molti assai noti, ha messo a punto il documento qui a fianco, stringato e solido. Esso muove dall’evidente fallimento delle politiche di austerità di cui gli economisti critici sono stati facili profeti . Esso propone dunque il ribaltamento dell’ordine delle priorità della politica economica europea: la crescita dell’occupazione è l’obiettivo prioritario, da perseguirsi con un’adeguata politica fiscale e distributiva che sostenga la domanda aggregata; la politica monetaria risulta subordinata a quella fiscale nell’assicurare livelli di interesse minimi. A differenza dell’OMT di Draghi – il programma d’intervento della BCE condizionato alla sottoscrizione di un memorandum di impegni di austerità – qui la condizionalità è invertita. L’intervento della BCE è assicurato per i paesi che s’impegnino in politiche anti-austerity, precisamente quelle che coniugano crescita e stabilizzazione dei conti. Quindi nessun avventurismo, ma una “condizionalità Keynesiana”: i paesi si impegnano in una “fiscal rule” di stabilizzazione attraverso politiche fiscali espansive assecondate dalla BCE. L’inflazione non è uno spauracchio visti gli ampi spazi di capacità produttiva inutilizzati. L’avventurismo, cieco e cinico, è quello dell’austerità e dei suoi paladini, nostrali ed europei.

Che questi ragionamenti diventino conoscenza diffusa e strumento di lotta politica è naturalmente passaggio fondamentale. Una bella iniziativa al riguardo avrà luogo a Madrid organizzata da un gruppo di economisti critici (econonuestra.net) il 23 e 24 novembre con l’adesione delle associazioni studentesche spagnole, portoghesi, greche, e con LINK e l’UDS, rispettivamente le principali associazioni italiane degli studenti universitari e medi (qui documenti e programma: economy4youth.com/en/). Saranno presenti economisti dei quattro paesi coinvolti – incluso un economista parlamentare per Syriza. Avremo l’onore di aprire i lavori e vi daremo conto dell’iniziativa.

da il manifesto del 10.11.2012

DOCUMENTO: Una visione alternativa della crisi dell’Eurozona

Nella diagnosi della teoria dominante la crisi dell’Eurozona è stata ridotta a una crisi fiscale causata dall’eccessiva spesa pubblica e da un gap di competitività fra Nord e Sud. La soluzione ortodossa è dunque di chiudere tale gap attraverso le politiche di “austerità fiscale espansiva” e di riduzione dei salari. Persino il FMI ha giudicato tali politiche un vicolo cieco.

A nostro avviso la radice della crisi dell’Euro è invece nell’assenza di adeguate istituzioni nell’Eurozona, la quale manca di un genuino prestatore di ultima istanza e di politiche fiscali e salariali sufficientemente coordinate, oltre che in mercati finanziari internazionali, de-regolati e con grandi disponibilità di liquidità, più che felici di finanziare qualsiasi squilibrio – non importa quanto sostenibile.
Ciò a cui abbiamo assistito nell’Europa continentale sono due modelli di sviluppo fra loro interdipendenti. Da un lato il modello mercantilista guidato dalle esportazioni del Nord non avrebbe potuto essere sostenuto senza il modello guidato dall’indebitamento nel Sud, il quale ha accumulato disavanzi commerciali e debiti. Con l’avanzata della crisi finanziaria, i debiti privati si sono trasformati in debiti sovrani. Il caso Irlandese è un esempio estremo di questo processo. Le politiche di austerità successivamente imposte ai governi hanno accresciuto la disoccupazione a livelli socialmente inaccettabili. Se proseguite, tali politiche condurranno a una depressione prolungata e a ulteriori forme di insubordinazione sociale.
Le istituzioni europee non erano e ancora non sono in grado di affrontare tali squilibri strutturali in maniera adeguata. La disoccupazione di massa e l’immiserimento sociale che risultano dalle politiche di austerità stanno minacciando la sopravvivenza della democrazia nell’Unione Europea.

Prospettive alternative

Sulla scorta della nostra diagnosi siamo convinti che l’Europa dovrebbe ribaltare il regime corrente di politiche di austerità.
In termini di politica monetaria, riteniamo che la BCE dovrebbe agire come un credibile prestatore di ultima istanza per alleviare la crisi dei debiti sovrani. Un passo successivo è quello di regolamentare i mercati finanziari, ed è inoltre necessario separare le attività bancarie di investimento a lungo termine da quelle commerciali a breve.
Nei riguardi della politica fiscale, il legame fra BCE e regole (condizionalità) fiscali dovrebbe essere fondamentalmente cambiato. La politica monetaria dovrebbe sostenere e assecondare regole fiscali espansive che mirino alla creazione di occupazione e crescita. I disavanzi di bilancio possono essere consolidati solo in una economia in crescita.
Queste politiche di stimolo alla crescita sono compatibili con la desiderata stabilizzazione dei rapporti fra debito pubblico e PIL. Nella situazione corrente di disoccupazione di massa, inoltre, tali politiche non presentano alcun rischio di inflazione.
Riteniamo anche che l’aggiustamento dovrebbe essere sostenuto da uno stimolo ai consumi attraverso più alti salari a cominciare dai paesi del Nord che hanno avanzi commerciali (come la Germania) e nei quali le politiche di moderazione salariale hanno contribuito in maniera considerevole allo sviluppo delle diseguaglianze nei redditi e degli squilibri delle partite correnti nel’Eurozona.
Se il Ministro delle finanze tedesco crede in ciò che ha affermato, che nessun paese può vivere per sempre al di sopra dei propri mezzi, allora deve anche esser chiaro che nessun paese può vivere indefinitamente sotto i propri mezzi. Questo implica che il mutamento della politica salariale in Germania dovrà rappresentare una componente importante della soluzione.
La comune prosperità dei paesi e cittadini del’Eurozona attraverso l’espansione della domanda aggregata, piuttosto che la sua contrazione attraverso il consolidamento fiscale a beneficio dell’alta finanza, deve essere riconosciuto come un imperativo per rendere praticabile il progetto europeo. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio di agire conseguentemente.

Sottoscritto da
Amit Bhaduri
Jawaharlal Nehru University, New Delhi, India

Thomas Boylan
National University of Ireland, Galway, Ireland

Sergio Cesaratto
Università degli studi, Siena, Italy

Nadia Garbellini
Università degli Studi di Pavia, Italy

Torsten Niechoj
Rhine-Waal University of Applied Sciences, Germany

Gabriel Palma
University of Cambridge, UK

Srinivas Raghavendra*
National University of Ireland, Galway, Ireland

Rune Skarstein
Norwegian University of Science and Technology, Norway

Herbert Walther
Vienna University of Economics and Business, Austria

Ariel L. Wirkierman
Università Cattolica di Milano, Italy
da il manifesto del 10.11.2012

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5 commenti su “Una visione alternativa della crisi dell’Eurozona

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Con questo tipo di interventi si potrebbe addirittura salvare l’ euro !
    Ma … se non lo si adotterá si avrà la prova che il salvataggio dell’euro é un pretesto per ben altri obiettivi : la colonizzazione degli Stati membri attualmente in difficoltá creditizia da parte di quelli che hanno acquisito maggiore ‘efficienza con l’esportazione selvaggia a colpi di dumping. Lo sviluppo dei PIIGS in funzione degli interessi di altri Paesi economicamente meglio posizionati, politica economia e fiscale funzionale al mantenimento perenne della suddetta supremazia.

  3. Temo che sia, questa analisi, un pò truffaldina…sotto sotto vede ancora la Comunità Europea come un qualcosa di sostenibile ancorchè revisionabile. Non mi convince. La UE oltre che un progetto ideato dalle elite, rimane anche un progetto impraticabile anche per coloro che in buona fede vedono nella comunità una sorta di panacea contro le insidie della globalizzazione e l’espressione di una sincera collaborazione. Io non vedo tutta questa profusione di buoni intenti e sincerità da parte dei governi membri della UE. Tutt’altro. Questo è un progetto UTOPICO ancor prima che CRIMINALE.

  4. Il progetto sarà utopico ma non certo criminale. Gli europei si sono ammazzati per un millennio, purtroppo questo lungo periodo di pace ha indotto nella popolazione l’illusione che tale condizione sia perpetua, definitivamente acquisita, ma non è cosi. Ognuno per il proprio destino i paesi europei ripiomberanno in quella spirale di tensione che ha generato centinaia di guerre regionali e due confitti mondiali.

  5. E’ UTOPICO E CRIMINALE. Gli europei si stanno combattendo oggi sul piano finanziario. Il tipo di guerra e’ cambiato, non la sostanza. Tutti contro tutti. Perche’ dobbiamo sempre svegliarci quando ci hanno annientato! ABOLIAMO L’EUROZONA ORA.

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