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Reddito minimo o minimi salariali? Il caso tedesco

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Con le riforme Hartz implementate dal governo socialdemocratico di Gerhard Schröder, il mercato del lavoro tedesco è profondamente cambiato: i lavori a tempo pieno e indeterminato hanno lasciato via via il posto a forme di impiego precarie e sottopagate, integrate dall’assistenza pubblica. Materia su cui riflettere attentamente anche in Italia quando si parla di “reddito minimo garantito” dallo stato e non di minimo salariale imposto per legge ai datori di lavoro. Da Voci dalla Germania

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Krisenvorsorge.com e jjahnke.net ci ricordano le dimensioni della politica di moderazione salariale tedesca e i suoi effetti sociali.

Secondo quanto comunicato da Eurostat il 20 dicembre 2012, la Germania con il 22.2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale. In Francia sono solo il 6.1 %, nei paesi scandinavi fra il 2.5 % e il 7.7 % mentre la media dell’Eurozona è del 14.8 %.

La precaria situazione dei lavoratori tedeschi è confermata anche dai dati sui lavoratori a basso salario con un’istruzione media. E’ evidente che non si tratta solo di un fenomeno legato alla bassa istruzione.
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Il rifiuto da parte del governo di introdurre un salario minimo [cioè un minimo sotto il quale nessun datore di lavoro può assumere un lavoratore, da non confondere con il "reddito minimo garantito"], presente in altri paesi occidentali [non in Italia], la crescita del settore del lavoro in affitto, caratterizzato da precarietà e bassi salari, lo sfruttamento del lavoro femminile, grazie alla più grande differenza in Europa occidentale fra il salario femminile e maschile, la disponibilità del governo a sovvenzionare i bassi salari con i sussidi Hartz IV, sono tutte parti di uno scandalo sociale che non ha eguali in altri paesi europei.

In questo scenario non c’è da meravigliarsi, se il costo del lavoro per unità di prodotto, decisivo per la competitività, ha avuto uno sviluppo decisamente migliore rispetto ai nostri vicini europei. La Germania non ha alcun motivo di esserne orgogliosa, come il governo vorrebbe dare ad intendere.

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La Germania si è allontanata da ciò che un tempo si definiva economia sociale di mercato. Insieme alla Cina è diventata il Pariah dell’economia mondiale: compete in maniera sleale con i suoi partner, rubando posti di lavoro fino a quando questi non saranno costretti a elemosinare gli aiuti finanziari tedeschi. Fino a 20 anni fa una simile situazione sarebbe stata impensabile. La divisione della Germania e la paura del comunismo costringevano il capitalismo tedesco ad avere un maggiore orientamento sociale.

Dati da Eurostat

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24 commenti su “Reddito minimo o minimi salariali? Il caso tedesco

  1. nessun miracolo solo sfruttamento e intervento dello stato …

  2. Durante una visita a Berlino, alcuni esponenti del sindacato tedesco ci hanno spiegato che i salari dei lavoratori impiegati nei settori legati all’esportazione erano più alti dei salari dei lavoratori legati al mercato interno. Passeggiando per la città ho visto offerte di lavoro per bambinaie, giardinieri, commessi etc. con retribuzioni da fame. Veramente la Germania ha tanti buoni motivi per vergognarsi.

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. the mainstream comparative advantage/free trade model assumes full employment,
    as it’s a relative value model with no ‘money’ and so does clear.

    Add a state currency to the model and then have the ‘money monopolist’- the state- constrain ‘supply’ by budgeting a too small deficit and the result is unemployment, regardless of wages.

    And without full employment the comparative advantage/free trade model degenerates into the race to the bottom for real wages, as evidenced by what’s happening in Germany.

    The answer is to allow ‘free trade’ but at the same time keep the local currency deficit high enough for domestic full employment.

    Additionally, the labor market isn’t a ‘fair game’ as people must work to eat while business only hires if it likes the potential return on investment. So without some form of institutional ‘support’ real wages can be expected to at best stagnate even in a good economy. That could be in the form of the govt. funded transition job I’ve proposed, for example.

  5. Se tutto ciò fosse perfettamente vero, una Germania con lavoratori alle prese con stipendi da fame, sarebbe logico aspettarsi un Paese con gigantesche diseguaglianze economiche, con periferie fatiscenti, negozi semivuoti, forte ricorso al debito e continue proteste microsindacali. Eppure chiunque si rechi in Germania osserva qualcosa di completamente diverso e certamente migliore rispetto a molti altri Paesi. Ci sono maggiori diseguaglianze in Germania oppure negli Stati Uniti? Ci sono più tensioni sindacali e scioperi in Germania oppure in Italia? Ricordiamoci che viviamo in un mondo relativo. E il modello tedesco sembra comunque funzionare “meno peggio” di quello di tanti altri…

    • Allora tra i dati Eurostat e la realtà dei fatti (o meglio, qualità della vita tedesca) c’è profonda discrepanza. A che cosa è dovuta, secondo lei?

      • La Germania ha le normative ambientali più severe del mondo, ha investito moltissimo nelle energie alternative; il sistema di formazione professionale , con scuola e lavoro insieme, è il migliore del mondo. Il sistema di assistenza operosa per il mondo femminile è intelligente e funzionale. E in Germania se un politico viene beccato ad aver copiato una tesi di laurea non ha altra scelta che le dimissioni. In una dimensione di questo genere possono risultare accettabili normative sul lavoro anche apparentemente penalizzanti (ad un occhio strabico), ma che viceversa producono risultati tangibili e positivi. Una società è un’organizzazione complessa, come un’orchestra sinfonica. E’ evidente che se analizziamo le qualità sonore di un bassotuba potremmo ritrovarci stupiti della necessità del suo utilizzo. Ma un’orchestra formata solo da violini suonerebbe male, molto male. E la Germania è capace a usare anche il bassotuba. Noi possiamo criticarla quanto ci piace. Ma ai nostri violini mancano la corde….

    • Perchè in Italia lei vede periferie fatiscenti, negozi semivuoti, forte ricorso al debito e continue proteste microsindacali? Io no. Significa che in Italia si sta che è una meraviglia? I dati parlano chiaro. Le microanalisi basati su percezioni soggettive di una persona stanno a 0.

    • Emilio è tutto vero, con la differenza che in Germania la presenza dello stato sociale fa in modo che in base al nucleo famigliare si hanno dei diritti, tale per cui lo stato paga le bollette, sostiene il precario per la parte delle spese mancanti, per cui quello che un Italiano guadagna con straordinari e lavori a nero, in Germania gli viene passato dallo stato!

  6. Che sciocchezza. Come mai non mi ha citato Firtenze, Venezia o Milano? Secondo lei Napoli rappresenta l’italia? Ma mi faccia il piacere. Allora compariamo Detroit a Udine, e desumiamo che l’Italia è meglio degli Usa. Mah.

  7. Lasciamo continuare le cose come stanno e vediamo se Venezia, Firenze o Milano assomiglieranno di più a Napoli o a Friburgo… La povertà ed il degrado si manifestano dove non c’é lavoro.
    Io vivo all’estero da anni e ad ogni ritorno in patria vedo peggioramenti.
    Qui si accusano i pacchetti Hartz di aver favorito l’introduzione di stipendi da fame.
    Ma l’analisi andrebbe approfondita includendo la cifra degli occupati rispetto alla popolazione in età lavorativa.
    A che serve avere basse percentuali di lavoratori “poco” pagati (salario orario 2/3 o meno della mediana del paese, traduciamo le didascalie prego…) quando un paese lascia a casa, tra disoccupati e soprattutto inoccupati, una parte enorme della propria forza lavoro?
    Certo possiamo essere fieri di aver registrato una delle crescite maggiori dello stipendio medio dal 2000 (insieme a Grecia e Spagna, guarda un po’ alle volte le coincidenze…), ma quella statistica vale solo per chi un lavoro ce l’ha! Gli altri piangono e votano con i piedi andandosene, e non certo verso la Grecia, la Francia o la Spagna che stando a queste statistiche dovrebbero essere le mete predilette per chi lavora.
    Dove vanno? In Germania, guarda un po’.
    Stando a Die Welt, la percentuale di persone che studiano il tedesco in Italia é aumentata del 20% nel 2011 rispetto al 2010. Non c’erano statistiche sul 2010, sarebbe interessante vederle.

  8. Errore di battitura:
    “Non c’erano statistiche sul 2012″

  9. [...] Con le riforme Hartz implementate dal governo socialdemocratico di Gerhard Schröder, il mercato del lavoro tedesco è profondamente cambiato: i lavori a tempo pieno e indeterminato hanno lasciato via via il posto a forme di impiego precarie e sottopagate, integrate dall’assistenza pubblica. Materia su cui riflettere attentamente anche in Italia quando si parla di “reddito minimo garantito” dallo stato e non di minimo salariale imposto per legge ai datori di lavoro. Da Voci dalla Germania Continua a leggere » [...]

  10. L’intervento di Emilio è curioso. Per dimostrare di avere ragione vuole che il confronto venga fatto fra Napoli e Friburgo… Senza offesa, ma mi fa venire in mente una tizia che era andata in Argentina nel 2002 ed era tornata entusiasta. Si era – parole sue – divertita come una pazza. A dimostrazione che se si frequentano certi ambienti si può restare isolati anche da eventi percepiti, e a ragione, come estremamente drammatici. Per sapere come è cambiata effettivamente la vita di molti – evidentemente non tutti – i tedeschi bisogna frequentare certi ambienti, certi gruppi di persone. Magari quegli stessi beneficiari dei minijob. E cercare di scoprire com’è la loro vita oggi e com’era prima. Sarebbe sorprendente se la loro vita non fosse cambiata o addirittura fosse migliorata. In questo caso, la Germania sarebbe l’unico paese occidentale avanzato a non aver registrato un incremento delle disuguaglianze.

  11. [...] di rotta, considerando anche il profilo del candidato dell’SPD e il fatto che gli stessi socialdemocratici sono gli inventori della linea “neomercantilista” tedesca. Convincere i contribuenti tedeschi della necessità di ingenti trasferimenti è un compito [...]

  12. Diciamo che servirebbe un reddito minimo fissato per legge, in modo da evitare impieghi sottopagati, anche se quello è solo uno dei tanti interventi per quanto riguarda il mondo del lavoro, sarebbe uno di quegli interventi di “tutela” specie in momento di crisi economica e di aumento della povertà

  13. [...] dei giovani ed in generale di chi è in cerca di lavoro. Sul reddito minimo si possono nutrire molti dubbi, ma la formula di Letta sembra più l’ennesimo strumento di welfare residuale, piuttosto che [...]

  14. [...] l’autodeterminazione dei giovani ed in generale di chi è in cerca di lavoro. Sul reddito minimo si possono nutrire molti dubbi, ma la formula di Letta sembra più l’ennesimo strumento di welfare residuale, piuttosto che una [...]

  15. [...] l’autodeterminazione dei giovani ed in generale di chi è in cerca di lavoro. Sul reddito minimo si possono nutrire molti dubbi, ma la formula di Letta sembra più l’ennesimo strumento di welfare residuale, piuttosto che una [...]

  16. […] l’autodeterminazione dei giovani ed in generale di chi è in cerca di lavoro. Sul reddito minimo si possono nutrire molti dubbi, ma la formula di Letta sembra più l’ennesimo strumento di welfare residuale, piuttosto che una […]

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