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Per la Grecia (e l’Europa) la soluzione potrebbe venire da Keynes (con l’aiuto di Hollande?)

La possibile (probabile) uscita della Grecia dall’Euro è in questi giorni al centro della discussione. Nessuno sembra avere le idee chiarissime. Chi, come Nouriel Roubini, ritiene l’abbandono della moneta unica inevitabile, sottolinea che la Grecia potrebbe risollevarsi proprio grazie al ritorno alla dracma. L’esempio più ricorrente è quello dell’Argentina che aveva una situazione non dissimile: alto indebitamento con l’estero e la moneta locale, il peso, agganciato al dollaro con un rapporto 1:1. Il default e lo sganciamento del peso nel 2002 – sia pure pagando un’inflazione che schizzò al 40% – aiutò il paese nelle esportazioni, permettendo di uscire dalla crisi, ma richiese un lungo e penoso travaglio.

I contrari all’uscita della Grecia tuttavia sottolineano che essa non è un’economia votata alle esportazioni e quindi le sarebbe difficile recuperare come ha fatto l’Argentina. La risposta a questa obiezione è che il settore turistico potrebbe essere per i greci l’equivalente delle esportazioni argentine. Inoltre i contrari sottolineano come l’uscita della Grecia potrebbe essere solo l’inizio di un processo che porterebbe l’intero Sud Europa ad abbandonare la moneta unica e – per evitare la colonizzazione economica, anche il mercato unico -, con conseguenze per l’intera credibilità del progetto europeo. Sparirebbe in pochi mesi o qualche anno l’intero lavoro di mezzo secolo di integrazione.

Ma tra rimanere nell’Euro ed uscire c’è forse una terza via, ispirata a Keynes.

L’ha proposta ripetutamente Luca Fantacci, economista della Bocconi. L’idea prende le mosse dal Bancor proposto da Keynes come moneta internazionale alla conferenza di Bretton Woods dopo la seconda guerra mondiale:

Ecco, allora, la proposta: istituire una camera di compensazione europea, sul modello della Clearing Union proposta da Keynes a Bretton Woods … [la] camera di compensazione non richiederebbe un accantonamento preventivo di fondi né la concessione di ingenti garanzie da parte dei paesi membri. Possiamo immaginarla come una banca, ma senza capitale, né depositi, né riserve. Semplicemente, ogni paese ha un conto presso la camera di compensazione e ogni conto ha un saldo iniziale pari a zero. Ad ogni paese è accordata la possibilità di “andare in rosso”, entro determinati limiti, finanziando in tal modo un deficit temporaneo dei conti con l’estero.

I paesi in surplus registrano, viceversa, un saldo positivo. I saldi complessivi della camera sono sempre pari a zero; per questo non ha bisogno di riserve. La seconda peculiarità di questa banca è che debitori e creditori sono trattati in maniera simmetrica: se i primi pagano un interesse sui propri saldi negativi, anche i secondi non li guadagnano, ma anzi pagano una commissione sui propri saldi positivi. Questa disposizione, apparentemente vessatoria, è in realtà perfettamente giustificata dal fatto che i creditori non hanno depositato niente nella banca, ma anzi beneficiano dei suoi servizi, alla stessa stregua dei debitori: infatti, se la camera di compensazione consente a questi di acquistare ciò che altrimenti non avrebbero potuto permettersi, allo stesso modo, in maniera del tutto speculare, consente a quelli di vendere ciò che altrimenti non avrebbe trovato mercato.

Inoltre, gli oneri simmetrici costituiscono un incentivo per creditori e debitori a ristabilire l’equilibrio dei propri conti con l’estero. Una camera di compensazione così congegnata consentirebbe di finanziare gli squilibri interni all’Europa, senza dover ricorrere ai mercati finanziari internazionali, e, al tempo stesso, di assicurare che quegli squilibri siano limitati e temporanei.

Fantasie di un economista monetario? Per nulla:

Bello, si dirà, ma si può fare? Ebbene, sì. Anzi, lo si è già fatto. E proprio in Europa. Poco più di cinquant’anni fa. In una situazione simile. Con esiti straordinari. L’Europa usciva stremata dalla seconda guerra mondiale, aveva già divorato decine di miliardi di dollari di aiuti dagli Usa sotto il Piano Marshall, e ciononostante la ripresa stentava. Servivano ancora soldi? No, serviva soltanto uno strumento per consentire ai paesi europei di farsi credito a vicenda, in modo da consentire loro di ricominciare a investire, produrre, scambiare e consumare. Lo strumento fu trovato, nel 1950, nella forma di una camera di compensazione: l’Unione Europea dei Pagamenti. In otto anni, fece letteralmente miracoli: il miracolo economico italiano e quello tedesco, il raddoppio del commercio in Europa, la triplicazione di quello con gli Stati Uniti, la liberalizzazione degli scambi, l’inizio di uno spazio economico comune, integrato e bilanciato.

Ma c’è di più. A Nantes, in Francia, si sta sperimentando il “Bonùs”, una moneta municipale, studiata proprio da Luca Fantacci, con il suo collega Massimo Amato. La doppia moneta permette di avere uno strumento credibile di pagamento con l’esterno, ma di mantenere il controllo sull’economia locale. Spiega sempre Fantacci:

Una finanza locale, denominata in una moneta locale complementare all’euro, consentirebbe di togliere anche le comunità territoriali dalla morsa dei mercati globali, in modo che possano riacquistare una reale autonomia politica, senza rinunciare all’apertura verso l’esterno. Altrimenti continueremo a sacrificare ogni comunità in nome della Comunità Europea, salvo poi sacrificare la Comunità Europea in nome del mercato globale.

E ora la buona notizia. Il sindaco di Nantes, a cui Fantacci e Amato hanno fatto da consulenti per il Bonùs, è  Jean-Marc Ayrault: il nuovo primo ministro francese designato da François Hollande.

Articolo di Luca Fantacci sull’unione europea dei pagamenti

Intervista a Luca Fantacci sulla crisi del debito

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8 commenti su “Per la Grecia (e l’Europa) la soluzione potrebbe venire da Keynes (con l’aiuto di Hollande?)

  1. [...] tra rimanere nell’Euro ed uscire c’è forse una terza via, ispirata a Keynes. Continua a leggere » Like this:Mi piaceBe the first to like this [...]

  2. non parlo da esperto ma l’idea mi sembra ottima, anche se, a mio avviso, leggermente utopica. il richiamo all’Unione Europea dei Pagamenti, di cui tra l’altro non sapevo l’esistenza, mi sembra però un pò azzardato, si tratta di altri tempi, era appena finita la guerra, oggigiorno invece l’interesse delle lobbies finanziarie è troppo grande per idee innovative come questa che va a bypassare i mercati finanziari, per non parlare della volontaria miopia di certi politici dell’Eurozona riguardo alla sbagliata politica economica che si sta attuando….speriamo in una ventata keynesiana

  3. Ma il sistema di target 2 non è proprio questa camera di compensazione di cui si parla nel post?

  4. [...] sarebbe quindi difficile applicare alla zona euro, dove una moneta unica c’è già, e di cui abbiamo già parlato. In ogni caso lo scopo è il medesimo: regolare i commerci per evitare [...]

  5. [...] Vale a dire modificare l’euro in una unità di conto per gli scambi intra-UE, rifacendosi al Bancor ideato da Keynes. O, in alternativa, dovrebbero essere implementati efficaci sistemi di ribilanciamento delle [...]

  6. […] non sarebbe quindi difficile applicare alla zona euro, dove una moneta unica c’è già, e di cui abbiamo già parlato. In ogni caso lo scopo è il medesimo: regolare i commerci per evitare […]

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