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Keynes ed il circolo di Bloomsbury

E’ venuto a mancare, vittima del Covid-19, il prof. Fabio Ranchetti, docente di economia a Torino, Pavia, Pisa e Milano. Laureatosi in Filosofia con una tesi sulla Tableau Oeconomique di Quesnay sotto la supervisione di Dal Pra e Lunghini, si specializzò in economia al Trinity College di Cambridge (UK) con Frank Hahn e Richard Goodwin. Uomo di grande cultura e straordinaria apertura alla discussione, spesso lo incrociavamo sui social in discussioni sempre molto stimolanti.

Per ricordarlo pubblichiamo un saggio sul rapporti tra l’economista e il celebre circolo di Bloomsbury.

La terra ti sia lieve professore.

Fabio Ranchetti, Keynes e Bloomsbury, in Lea Vergine, a cura di, Un altro tempo, il Saggiatore, Milano 2012


I rapporti tra Keynes e Bloomsbury costituiscono un caso straordinario, più unico che raro, nella storia della cultura: il caso di un economista che svolge un ruolo centrale in un movimento di artisti (anche se in verità, come vedremo, non tutti gli appartenenti al circolo di Bloomsbury furono artisti). Va subito notato che, con l’eccezione di E.M.Forster e Virginia Woolf nel campo della letteratura, solo Keynes ha eccelso nel suo campo specifico, l’economia politica, divenendo il più grande e influente economista di tutto il Novecento.

Maynard Keynes (1883-1946), come peraltro quasi tutti i membri di Bloomsbury, ma forse in un grado persino maggiore, è stato una personalità estremamente ricca e complessa, dalle molte ‘vite’ e appartenenti a diversi ambienti, accademici e politici, e pertanto non è facile ricostruire i suoi rapporti con Bloomsbury. Keynes non fu infatti solo un economista, ma anche un teorico della probabilità, un funzionario dello Stato prima e poi un grande consulente dei governi inglesi, un uomo d’affari, importante esponente della City e grande speculatore (in proprio e per istituzioni e imprese pubbliche e private, nonché per conto dei suoi amici di Bloomsbury), un influente giornalista, direttore e fondatore di giornali e riviste, accademiche e politico-culturali, il fondatore di un teatro (l’Arts Theater di Cambridge) e il finanziatore di numerose imprese artistiche, un membro della Camera dei Lord, uno degli ideatori e fondatori della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale, solo per citare le sue attività principali.

Per considerare i rapporti di Keynes con Bloomsbury è opportuno muovere dapprima da un dato di fatto: Bloomsbury è stato, innanzi tutto e soprattutto agli inizi (prima della prima guerra mondiale), un gruppo di amici che, in un quartiere di Londra – Bloomsbury, appunto, e in particolare in Gordon Square – condividevano e si scambiavano idee generali sul mondo (e in particolare sulla filosofia dell’arte) e varie camere da letto, creando talvolta, con questi scambi (soprattutto quelli relativi ai letti) anche alcune notevoli tensioni e attriti tra di loro. Tutti (eccetto le sorelle Stephen, cioè Vanessa e Virginia) avevano studiato a Cambridge (e tutti nei due più celebri e prestigiosi colleges: il Trinity e il King’s College) e tutti provenivano da famiglie appartenenti all’alta borghesia, in particolare a una borghesia (o, come loro amavano dire, aristocrazia) intellettuale. Una vivace descrizione del loro modo di vita londinese ce la dà Alberto Arbasino: quando, alla morte del padre, Leslie Stephen [1904], i quattro giovani ragazzi Stephen (avevano tra i 19 e i 25 anni: Vanessa 25, Thoby 24, Virginia 22 e Adrian 19) “si trasferiscono [da Hyde Park Gate] nel decaduto quartiere di Bloomsbury (studenti, pensioni e infermiere), tutti i loro amici decidono che questi ragazzi sono diventati infrequentabili; e il vecchio Henry James dichiara sbigottito: ‘siamo all’inizio della fine’. Comincia invece un esperimento di vita in comune in piccole case di diversi piani [in verità non tanto piccole: sono case di cinque spaziosi piani, più l’attico per i servitori] prese in affitto da gruppi piuttosto numerosi di amici, cambiando continuamente indirizzo e composizione di questi collettivi che somigliano molto poco a una boheme pucciniana e molto, invece, a tante esperienze contemporanee di comunità giovanili che spesso si sfaldano (o almeno non danno la felicità) proprio perché sembrano incapaci di affrontare i tanti temi risolti senza sforzo apparente dal gruppo di Bloomsbury: gestione del proprio corpo, imparare a stare insieme, coinvolgimento reciproco; polivalenza sessuale totale di tipo libertario e senza falsi problemi; annullamento di qualsiasi frizione fra femminismo e fallocrazia, impossibile da prendere sul serio in una situazione di bisessualità generale, magari distratta e gentile, però sempre disponibile.

Questa immagine giovanile di Bloomsbury è stata a lungo obliterata dalle fasi quasi sempre tragiche e solenni della carriera successiva dei suoi protagonisti. Virginia Woolf che scrive alcuni alti capolavori sperimentali e si annega disperata in un inverno di guerra, oppure Keynes che siede alla Conferenza di Versailles e analizza ‘le conseguenze economiche della pace’ [titolo del suo primo libro di grandissimo successo di pubblico, uscito nel 1919] e congegna teorie economiche ritenute decisive finiscono per allontanare le immagini di Virginia e Vanessa che vanno al Ballo postimpressionista del 1910 vestite da ‘ragazze Gauguin’, cioè nude (e belle) sotto un ciaffo polinesiano, e suscitano un immenso scandalo. Le signore ‘in lungo’ abbandonano la festa ingruppo, e poi si sparge la chiacchiera che di ritorno a casa Keynes abbia posseduto Vanessa sul pavimento, in un salotto pieno di cinici e capricciosi che ridono: mentre tutti loro ridono sapendo Keynes impegnato al piano di sotto nelle più spensierate sodomie.”

Per limitarci a Keynes, è stato l’amante di Duncan Grant (prima amante di Lytton Strachey poi di Vanessa, che sposò invece Clive Bell, avendo figli sia da Clive sia da Duncan) e finì per sposare Lydia Lopokova, una ballerina del corpo di ballo di Diaghilev – creando scandalo e problemi (di coabitazione e non solo) coi suoi più vecchi amici di Bloomsbury. Si può comunque affermare che, fino forse al matrimonio con Lydia (1925), i tre più grandi amici personali di Keynes siano stati Duncan Grant, Vanessa Stephen (poi Bell) e Lytton Strachey.

Keynes teneva particolarmente distinta la sua vita personale, che coincideva con Bloomsbury (e poi con Lydia) dalla sua vita pubblica (la City e il Governo): in Bloomsbury trovava un ambiente familiare e protettivo nei confronti del ‘mondo di fuori’, nel quale passava metà della sua vita. (Mentre, e questa è una differenza decisiva, gli altri membri di Bloomsbury non avevano una ‘vita di fuori’, una vita politica; non erano, come Keynes, impegnati a gestire le sorti del Regno Unito prima e del mondo intero poi con Bretton Woods.)

La complessità e ambivalenza dei rapporti personali di Keynes con Bloomsbury è rivelata, per esempio, da una bellissima lettera di Vanessa a Keynes, suo ospite a una festa in campagna nella primavera del 1914: “Come ospite assomigli a un Buddha cinese. Stai seduto, silenzioso, ma non così silenzioso come Saxon [Sydney-Turner, un altro membro del gruppo, poi alto funzionario dello Stato, da loro soprannominato ‘the silent man of Bloomsbury’], e riesci a creare un’atmosfera in cui tutto è possibile. Tuttavia, forse tu parli di più di quanto parlerebbe un Buddha. Il risultato è comunque quello che si avrebbe con un Buddha: uno può parlare di scopate e di sodomie e di rapporti orali e tutto sempre senza che si muova un capello”.

Ma, in Bloomsbury, non contava solo il sesso, discusso e praticato. In quanto economista e uomo pratico, Keynes diede un contributo fondamentale alla stabilità finanziaria del circolo di Bloomsbury, soprattutto nei primi anni, quando i suoi membri non erano ancora famosi e non avevano pertanto redditi sufficienti dal loro lavoro artistico – e questo, se vogliamo, è un (altro) fatto naturale e di facile comprensione: l’amico divenuto ricco e di mondo aiuta gli amici artisti in difficoltà. (Si tenga presente che il primo libro di successo di Virginia Woolf , Voyage Out, fu pubblicato solo nel 1915.)

Molto più difficile è invece riuscire a sintetizzare le idee, la ‘filosofia’ del gruppo, o almeno a individuare un nucleo di idee condivise – anche perché le personalità erano comunque differenti e le fasi in cui l’attività di ‘Bloomsbury’ si è sviluppata furono pure differenti, comprendendo un ampio lasso di tempo, almeno un trentennio, dal 1908 al 1938. Inoltre, qui intervengono anche diverse e discordanti interpretazioni, sia da parte dei membri stessi, sia da parte dei successivi interpreti e studiosi.

Con particolare riferimento a Keynes, possiamo tuttavia definire alcuni punti fermi, alcune posizioni ideali che, almeno a nostro giudizio, caratterizzano sia Bloomsbury sia Keynes, e con tali coincidenze che sarebbe impossibile distinguere una direzione di influenza che vada da Bloomsbury a Keynes o nel senso opposto – confermando, con ciò, quanto Bloomsbury fosse ‘keynesiano’ e quanto Keynes ‘bloomsburriano’ fino alla fine, e pertanto quanto stretti i loro rapporti intellettuali, nonostante le inevitabili e più che comprensibili differenze di toni e accenti, se non opinioni, su singoli, anche importanti, fatti culturali e politici.Il primo punto fondamentale è la condivisione della filosofia di G.E.Moore, i cui Principia Etica (1903) divennero subito la ‘Bibbia’ di un’intera generazione di cambridgeani e pertanto dei membri fondatori di Bloomsbury.

In Moore i ‘Bloomsberries’ – come si audefinirono – trovarono una filosofia e dei principi di vita a cui sempre si attennero: il fine della vita, di una vita civile, consistenel ricercare il bene, e il bene non coincide con la massimizzazione dell’utile, qualsiasi cosa si intenda con quest’ultimo termine. (La massimizzazione dell’utile o del profitto, è invece il fine assegnato al comportamento umano secondo la teoria economica tradizionale.) L’amicizia e l’arte fanno parte dei beni supremi, le uniche due ‘cose’ che fanno star bene, e pertanto conducono alla felicità, nel senso proprio di eudaimonia. I rapporti personali sono di suprema importanza poiché,come scrive E.M.Forster, “rappresentano la vera tradizione umana, l’unica permanente vittoria della nostra strana razza sulla crudeltà e sul caos”. I valori morali non sono più quelli vittoriani del risparmio e dell’astinenza, ma vengono a coincidere con le arti del godimento e della produzione (artistica ed economica). Del padre di Vanessa e Virginia, Leslie Stephen, si diceva che, avendo fumato un sigaro e avendo trovato la cosa assai piacevole, decise di non fumarne mai più uno: ripensando a come sentivano e a che cosa facevano le sue figlie, qui si vede il vero e proprio ‘salto generazionale’ avvenuto.

Il secondo fondamentale punto, del tutto coerente e intrecciato col primo, è la specialissima attenzione dedicata alla psicologia. (Ricordiamo tra parentesi che ben quattro dei membri di Bloomsbury divennero psicoanalisti, due psicoanalizzati a Vienna da Freud stesso, del quale Virginia e Leonard divennero poi gli editori inglesi.)

In particolare, la teoria economica di Keynes è costruita sulla base di un’analisi molto precisa e fine dei sentimenti e sensazioni di dubbio, precarietà, timori e speranze che muovono gli uomini anche nel mercato. Il tasso dell’interesse non è, per Keynes, semplicemente un numero da calcolare, un numero fissato dalla Banca Centrale sulla base di un rigoroso calcolo econometrico, ma un “fenomeno altamente psicologico, se non altamente convenzionale”. I cicli economici, gli alti e i bassi dell’economia, dipendono allora dalle aspettative dei soggetti, e queste sono (quasi) sempre incerte, incoerenti e mutevoli. Dunque, la fragilità del capitalismo e dell’economia moderna di mercato dipende proprio da queste sue, fragili, basi psicologiche.

Non è difficile riscontrare qui il legame profondo con le visioni del mondo che emergono dai romanzi di E.M.Forster e di Virginia Woolf. Questi romanzi illustrano con estrema chiarezza i problemi che nascono proprio quando vi sono aspettative divergenti e incompatibili tra classi, culture e nazioni. Si pensi, per fare un esempio, al A Passage to India (1927) di Forster: ogni qualvolta gli inglesi e gli indiani cercano di combinare di fare qualcosa insieme il piano fallisce sempre, per l’incapacità, o l’impossibilità, di risolvere e riconciliare i problemi che nascono da tradizioni ed educazioni troppo diverse.

Di qui la passione e i tentativi riformistici di Keynes, ma anche di altri membri di Bloomsbury: cercare, attraverso l’arte e la cultura, aumentando il finanziamento dell’istruzione pubblica e privata, di avvicinare persone, classi e nazioni. Comprendere, attraverso la psicologia individuale, l’arte e la cultura, il comportamento umano è la chiave per comprendere le pratiche e le istituzioni umane. Questo è il messaggio comune che ci lasciano Bloomsbury e Keynes – un messaggio di speranza e una proposta economico-politica contro gli atroci dubbi che la follia dei mercati e del mondo non possono non suscitare anche in noi, come suscitarono nei Bloomsberries.

3 commenti su “Keynes ed il circolo di Bloomsbury

  1. Interessante. Qualche piccolo sketch di Keynes si trova nei diari della Woolf. Uno mi sembra vertesse sul forte bisogno di conferma esterna alla validità del su lavoro dell’intellettuale/artista.

  2. Ranchetti non è mancato a causa del Covid-19.

  3. Che deformazione e disinformazione inquietante quella di attribuire i decessi sempre al fantomatico virus

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