
Pubblichiamo un testo divulgativo che riassume i principi fondamentali del pensiero economico keynesiano e affronta alcune delle tematiche legate alla situazione attuale, in particolare riguardo la moneta unica europea. Il testo contiene inoltre alcune indicazioni di stampo keynesiano su come uscire dalla crisi economica.
Non riesco a scaricaren il pdf (il PC non me lo consente). Come potrei, altrimenti? Grazie.
Te l’abbiamo inviato per e-mail.
Posso chiedere anche io la cortesia di un’ invio c mail?
Grazie x la vostra attività di divulgazione.
Vi ringrazio di cuore per il vs contributo alla diffusione del pensiero keynesiano. keynes è l’antidoto contro il male di questa crisi
Francesco Tramaglino
Alfredo installati Firefox + il plug in pdf e problemi 0
A disposizione Ezio Lucenti ezio.lucenti@gmail.com
Molto interessante e ben fatto. Se fosse in inglese lo passerei ai miei studenti!
Grazie! Magari con un po’ di tempo lo facciamo anche in inglese, grazie per il suggerimento.
Volevo solo sapere se poi siete riusciti a tradurre il doc in inglese.
Grazie in anticipo caro Keynes Blog.
Il documento è firmato da Guido Iodice e Daniela Palma?
E’ firmato Keynes Blog, ma sì, è scritto da Guido Iodice e Daniela Palma.
Da quando ho frequentato il corso di economia all’università il corso era basato su di un testo di macroeconomia che riprendeva per intero la teoria macroeconomica di Keynes. Ora passati tanti anni ho cercato di capire quello che sta generando la crisi e perché noi dell’eurozona siamo quasi spacciati e senza futuro, se non si rivedono le regole ed i criteri e se non si ritorna all’etica ed al sociale come aveva indicato Keynes
Credo ci siano molti luminari di economia a cui ci siamo affidati per troppo tempo anche per fare i nostri investimenti ed ora è sotto gli occhi di tutti, quali siano i risultati!
Che sia arrivato il momento, dove ognuno di noi dovrà trovare le sue soluzioni di come uscire dalla crisi, dove investire, in quali settori o mercati?
Anche la fisica quantistica stà dimostrando che questa sia l’unica vera possibile via di uscita! Se quantomeno siete curiosi di conoscerla vi consiglio una visita a questo sito:
wwww.mykonsulting.it
Caro Antonio, almeno tu hai avuto la fortuna di frequentare un corso dove la teoria Keynesiana veniva proposta… Come afferma Paul Krugman nel suo “uscire dalla crisi, adesso!” le tracce dell’opera di Keynes sono state sistematicamente cancellate dalle facoltà di economia a partire dagli anni ’70…ahimè mi sono laureato nel 2005 e ho letto la teoria generale di Keynes non come libro di testo… bisogna cominciare a reintegrare Keynes nelle aule universitarie.
Caro Antonio,
ti ricordi il titolo del libro di testo che hai citato? Mi piacerebbe leggerlo.
Cordialità
Francesca
Uscire dalla crici?? Anzi, eliminare proprio il ciclo economico?? Standard aurifero e sistema banacario a riserva piena…lasciate perdere la magia nera….
Senti, sinceramente, se vuoi un’ economia dove per stampare moneta devi avere le riserve in oro, in questo modo tagli le gambe alla maggior parte degli stati, che non potranno MAI spendere a deficit per ottenere la piena occupazione e il pieno stato sociale. Se non vuoi queste cose allora condinua pure a dire che ci vuole il ritorno del gold standard.
Credere negli effetti taumaturgici del mercato, come facevano i sosteinitori del laissez faire, fa tanta tenerezza al pari di quanta ne possa fare quella di un ‘applicazione cieca delle teorie keynesiane, dalle quali comunque occorre partire. Innanzitutto occorre contestualizzare temporalmente il pensiero keynesiano. Gli anni trenta erano caratterizzati da una profonda crisi economica generata dal blocco della circolazione del ricchezza. Si stava in sostanza verificando la cosiddetta crisi di merci prevista il secolo prima da Marx, che avrebbe portato alla fine del capitalismo. Il contesto produttivo era comunque solido e alimentato a poco prezzo da materie prime provenienti dalle colonie. Si trattava quindi di risolvere un problema di circolazione della ricchezza affinchè potesse essere più equamente redistribuita tra le classi sociali ed in particolare a favore dei consumatori.
L’attuale contesto è fortemente diverso. La crisi attuale, contrariamente a quanto qualcuno ancora continua a sostenere, non è stata generata dalla speculazione dei mostri della finanza che si sono adoperati per trasferire i portafogli da una tasca all’altra. La speculazione finanziaria non è l’origine dei mali ma è stata lo sciacallaggio dopo il terremoto. Concentrarsi solo su essa non serve alla comprensione del problema, salvo che non si voglia accontentarsi di autodafè, per evitare di confrontarsi con i vizi propri, vere cause della crisi. .
La vera causa della crisi attuale è il progressivo smantellamento dell’apparato produttivo dai nostri sistemi a fronte di una domanda di beni di consumo crescente alimentatata dal credo consumistico. In questi anni i consumi, in assenza di una reale crescita del prodotto, sono stati alimentati dai risparmi accumulati nel passato. Per anni si è vissuto con l’illusione che i risparmi fossero ben custoditi ed invece un bel mattino abbiamo scoperto che valevano molto meno. C’è chi dice tra il 2008 e il 2009 si sia briciato almento il 30% dei risparmi.
Quindi, non pensare di sollevare le sorti dell’economia con un aumento della spesa pubblica, come negli anni trenta, ma agevolare gli investimenti per ricostruire il tessuto produttivo per soddisfare la domanda interna e usarlo come merce di scambio per le importazioni. In sostanza occorre ritornare a produrre di più e fare meno trading. Per produrre occorre anche riportare il costo del lavoro a livelli più accettabili, intervenendo sul cuneo fiscale, per incentivare le imprese a delocalizzare a favore del paese di origine regalandogli un biglietto di ritorno.
La vera causa…..BCE (PRIVATA) emette, costruendo dal nulla, euro che vanno a finire nelle Banche nazionali in cambio di interesse, quest’ultime acquistano titoli pubblici o debito pubblico che però i cittadini per ripagarlo dovranno lavorare…ma a questo punto il debito può solo aumentare? maa.. chi sà.
Il vostro lavoro è molto utile. Complimenti.
Vincenzo Gallo
Io consumo tu non consumi, ovviamente, egli chissà; noi ci mancherebbe altro, voi vi arrangiate, essi vi provvederà la Charitas.
Io consumai tu fosti consumato come pure egli; noi altroché se non consumammo e che diamine si vive una sola volta, via. Voi ed essi consunti.
Io consumerò, e ci mancherebbe, tu ed egli fate vobis; noi del circolo degli eletti o menti Illuminati non ci faremo mancare nulla; voi ed essi di “diman non vè certezza e chi vuol esser lieto sia…” provi a consumar quant’altri ma memento Cicero pro domo, si capisce.
Consumare, mercificare, annientare. Poi ricominiciare, tanto con “La ricchezza delle nazioni” e tanto con “Il Capitale” che pari sono perché alla base hanno il verbo consumare.
Se nonché una volta le colonie, e le Faccette nere sensuali, e si potevano defraudare e violentare a man bassa, ora che siam “tutti” attori ci vuol un sistema “soft”. Una medicina, se mai al cianuro, un aidiesse costruito in laboratorio; una distrofia che non si nega a nessuno, delle onde a bassa frequenza che porta a “gesti folli”; una bomba che distrugge gli umani, sai che novità, ma lascia intatta la “roba”. Un bel programma per risolvere alla “radice” il problema; un modo di putridi vecchi incartapecoriti e riti satanici a corredo d’eterna giovinezza. Faust. Una gioventù che neppure le “guerre” del Novecento han saputo fare di meglio. Annientate.
Io consumo tu…
vero
“Rifletti figlio, da dove vengono questi doni? Tu non puoi aver nulla da te stesso.” – Oh, tutto ciò, io l’ho avuto da mio padre.- E lui da dove lo ha avuoto? – Dal nonno -. E sia, ma da dove lo ha avuto il nonno? – Se le preso ! -
Epigrammi ( o forse nei Baci perugina) J. W. Goethe
” La situazione è grave, ma non seria”. Ennio Flaiano
[...] Sempre tratto dal Keynes blog: Uscire dalla crisi con Keynes [...]
Ri-partiamo da Keynes e dalla sua rivoluzione concettuale, di cui resto innamorata. Ma portiamoci un po’ avanti, no? Il potere contrattuale dei lavoratori basato solo sui contratti nazionali mi sembra, per esempio ,un po’ datato e neanche particolarmente efficace, ormai.
In ogni caso, complimenti davvero per la sintesi.
solo una curiosità: l’immagine di keynes usata nell’articolo è tratta da un rap anarcocapitalista:
:-)
vero, ma è bella lo stesso :)
Complimenti! Un testo chiaro, sintetico e di facile comprensione. Assicuro massima diffusione. Buon lavoro.
Ciao a tutti, ho appena iniziato ad interessarmi di economia e trovo molto interessante il vostro blog, anche se da spirito anarchico ciò che leggo qua mi mette un po’ paura… Potete suggerirmi un forum dove poter discutere di questi temi? Avrei un sacco di domande da fare!
potresti provare qui. democraziammt-
Intendi questo sito http://www.democraziammt.info/ ? Interessante, ma io ci trovo solo slide e foto e rimandi ad altri siti. Niente forum, niente discussioni.
Ottima sintesi, e molto utile lista di misure di politica economica e sociale. Continuate cosi’. O mettiamo su una vera piattaforma “keynesiana” per una nuova politica economica, industriale ed energetica, oppure siamo fritti per i prossimi 20 anni.
[...] (i principi fondamentali del pensiero economico keynesiano sono ben riassunti su Keynes blog*) [...]
Ciao,
D’accordissimo con il fatto che le politiche keynesiane sono quelle che possono farci uscire dalla crisi e dalla spirale recessiva causata dalle politiche di austerità del governo.
Vorrei comunque proporre un’ulteriore riflessione: il mondo moderno non è solo in crisi economica, ma anche in crisi ambientale (inquinamento, desertificazione, fine dei combustibili fossili, migrazioni, ecc.). E’ chiaro che la crisi economica e quella ambientale sono collegate e bisogna risolverle insieme, altrimenti il mondo è spacciato.
Se si applicano politiche keynesiane si ottiene il benessere per tutto il mondo (wow! bellissimo!), ma se il modello di vita consumista e inquinante occidentale venisse esteso a 7 miliardi di persone, il pianeta è finito entro 10 anni al massimo, il che è peggio della crisi economica attuale.
L’applicazione moderna delle politiche keynesiane, per poter garantire il benessere a tutti i popoli della terra, deve essere associata a un ripensamento degli stili di vita occidentali e a modelli di sviluppo sostenibile.
Grazie dell’attenzione e grazie per il vostro blog che ritengo molto interessante, lo aggiungerò al mio blogroll.
Perfettamente d’accordo. Ma correggerei solo il tono in cui hai scritto il messaggio, nel senso che sembra che crescita e benessere siano comunque in contrasto con l’ambiente. In realtà proprio la riconversione ecologica dell’economia sarebbe una eccezionale occasione per attuare politiche keynesiane.
Bravo, grazie ancora per l’utilissimo lavoro di divulgazione.
Complimenti davvero. Il ritorno del e al “maestro” e’ vitale
Le soluzioni dunque sembrano essere solo 2: o la BCE prende il ruolo di vera Banca Centrale che emette Euro ed Eurobond per finanziare opere pubbliche, alla stessa stregua della FR, oppure si ritorna alla Lira e alla Zecca di Stato che emette valuta e italian-bond per finanziare opere pubbliche, entrambe le soluzioni al fine di determinare piena occupazione, pieno stato sociale.
Il guaio è che la BCE non è libera di scegliere ma è sotto l’egida, il controllo e il dominio della Trilateral e dei membri della Bilderberg, veri poteri occulti, ma neanche tanto.
Se ne deduce che, anche se la Merkel sarà sbattuta fuori dal sistema che difende , la Trilateral e la Bilderberg (di cui fa parte guardacaso Monti) a loro volta comandate dalle lobbies americane a loro volta comandate dai soliti 2, Rockfeller e Rothschild, difficilmente lascerà il ruolo che non le compete ma che esercita a pieni poteri
Meglio uscire da questa idea “complottista”.
E’ tremendo, ascoltare nei vari programmi televisivi pseudo economisti far sfoggio ancora ogge della “pratica new liberista”. Questo trattato sulla teoria Keynesiana andrebbe urgentemente resa pubblica.
Scusate, dimenticavo mi piacerebbe leggere qualche considerazione sul fenomeno del “SIGNORAGGIO”. Lo so che farà male ad alcuni, ma credo sia arrivato il tempo di spiegare la cosa su larga scale. Grazie
il signoraggio inteso nel senso è una incredibile bufala.non vale la pena neanche soffermarcisi…ben altri sono i problemi posti in modo serio da questo blog e da alcuni commenti che condivido in pieno come quello di carlo bianco.keynes è un punto di partenza ma non basta +
Esiste una alternativa “paradigmatica” al liberismo?
Per paradigmatica si intende sistemica e globale, in grado di lanciare la sfida scientificamente, filosoficamente ed infine politicamente, creando un cambio di “egemonia”.
Il lavoro sul piano accademico di Krugman, Stiglitz ed innumerevoli altri (in Italia notevoli i lavori di Bellofiore-Hallevi in chiave marxista e vari interventi di stampo keynesiano, una sintesi molto interessante “uscire dalla crisi con Keynes” su http://www.keynesblog.com ) e la reazione spontanea alle bugie dell’apparato finanziario di una parte della opinione pubblica mondiale che ha preso forma con “movimento degli indignados”, “Occupy Wall Street”, il recente rifiuto degli studenti di economia americani di continuare a studiare modelli fondalmentalmente sbagliati, il voto recente in vari Paesi europei, indicano che il clima è cambiato.
Per coloro che tuttora avessero dubbi sull’entità delle bugie di un intero “establishment”, esse sono ben sintetizzate, oltre che nelle ricostruzioni accademiche e giornalistiche, nel documentario “The inside Job”, che descrive il ruolo giocato nella preparazione e scatenamento della crisi subprime da FED, Wall Street, sistema bancario, agenzie di rating, speculazione internazionale, con la complicita’ ideologica ed interessata della scienza economica ortodossa e di varie sue figure di punta. D’altronde lo stesso Alan Greenspan, ex Presidente de la FED e massimo guru del liberismo applicato, in una intervista al Guardian di Londra dopo la crisi dei “subprime” ha candidamente ammmesso: “ I got it wrong!”.
Per una disciplina come l’economia neoclassica, che si atteggia a Scienza esatta, con tanto di dispiegamento di matematiche superiori e la presunzione di avere capacita’ di previsione, e’ come se il biologo responsabile del laboratorio piu’ avanzato del mondo dicesse” Ho sbagliato!” dopo aver messo in circolazione un batterio killer.
Gli effetti del piccolo errore di Greenspan? Piu’ di 15 milioni di disoccupati, alcuni Paesi in bancarotta, numerosi suicidi e nessun vaccino per fermare il batterio killer.
Il Grande Disordine Mondiale che stiamo vivendo dimostra che Il paradigma liberista ha fallito. Non esiste più un’univoca e convincente interpretazione della realtà, tantomeno una ‘’egemonia’’ intellettuale riconosciuta e legittimata, il Pensiero unico è moribondo, ormai si naviga a vista.
Il prossimo Forum di Davos determinerà se usare la retorica liberista come un Breshnev mummificato o disfarsene finalmente per scegliere una faccia nuova a difesa degli interessi di casta.
Nel frattempo, chi puo’ giocare sull’attuale disordine (la speculazione finaziaria, of course; ma non solo, visto che i riposizionamenti nell’establishment sono molteplici) si premura di ritagliarsi la propria fetta di bottino prima che lo spettacolo davvero si concluda ed inizi la resa dei conti.
Il capitalismo finanziario, gioca il “tutto per tutto” cercando di instaurare una ‘’dittatura dei mercati’’ nella periferia usando il Consensus di Bruxelles, approffittando della confusione generale e dell’inconsistenza della politica. La Ue appare vivere la sua Crisi piu’ seria e dalle conseguenze più devastanti. Gli scenari si fanno apocalittici, o almeno da vera tragedia greca.
Siamo alla fase esplosiva del Disordine mondiale prodotto dal liberismo.
La crisi del modello di societa’ liberista quindi e’ in se’ evidente, mentre gran parte della credibilità dell’ “establishment”, l’unico valore che conti realmente a medio termine sui mercati e’ la credibilita’, è perduta per sempre.
Come ho scritto la prima volta su questo blog, Keynes rimane per me il principio da cui ricostruire, soltanto che la sua visione economica dovrebbe essere attualizzata alla realtà del momento. Il libero mercato non trova in se nessuna autoregolamentazione, e pertanto finche c’è richiesta e la gente trova i soldi compra, parliamo dei beni primari. Ma si sta sperimentando sia da parte di chi offre beni che di chi li acquista una traslazione su qualità inferiori a parità di disponibilità. Questo fenomeno si sta accentuando anche in relazione all’ormai irrefrenabile divario tra ricchi e poveri. Il costo del lavoro e’ sempre stato visto come un problema per chi produceva, gli imperi coloniali sono stati gli antesignani della moderna globalizzazione. Ma il problema resta per comprendere il giusto valore che bisogna attribuite alla remunerazione del capitale . Infine la crisi attuale chi può continuare a spendere in deficit positivo cioè riuscendo a far ripartire i consumi interni ne uscirà prima e meglio quelli che si atterranno scrupolosamente a politiche recessive attendendo che si abbassino ancora di più gli stipendi senza alimentare la domanda interna produrranno un lup di stagnazione da cui sarà difficile uscire, anche perché fattori come la forza lavoro ormai obsoleta per età e tipologia lavorativa non permetterà una reale competizione nel mercato del lavoro che si avvarrà sempre di più di risorse giovani provenienti dai paesi emergenti che nel frattempo possono offrire una scolarizzazione finalizzata ad un costo sociale per la collettività ragionevole e qualitativamente valido.
ma nessuno di voi ha letto “Tutti gli errori di Keynes” di Hunter Lewis?
Keynes ci fa sprofondare altro che salvarci!!!!!
speriamo che rinsavite… aumentare la spesa pubblica in italia ci salverebbe????
luz, speriamo anche di imparare il congiuntivo.
Il mito è che i cosiddetti “interventi di austerità” abbiano impedito alle economie europee, e forse pure agli Stati Uniti, di riprendersi più velocemente dalla Grande Recessione.
Commentatori come Paul Krugman danno ogni giorno la colpa a quelli che interpretano come tagli draconiani alla spesa (“austerità”) nell’Unione Europea per il fatto che vi siano riprese stagnanti e anche ricadute in recessione in giro per il mondo. Per Krugman questo fatto è prova che è necessario uno stimolo keynesiano ancora più grande.
Contro quest’argomentazione, tanti economisti di ispirazione liberale classica hanno offerto prove schiaccianti che nella realtà i tagli alla spesa in Europa sono stati inesistenti o di piccola entità. In molti casi questi “tagli” sono stati poi accompagnati da aumenti di tasse che sono interventi recessivi. Questi economisti hanno anche sostenuto che le riprese stagnanti potrebbero essere il risultato delle varie politiche che questi governi hanno adottato, come programmi di stimolo allo scoppio della crisi seguiti poi da aumenti di tasse, associati a questa presunta austerità.
Se non cercano di risolvere in modo serio il problema dei costi crescenti dei programmi sociali in continua espansione, i paesi dell’Unione Europea (e gli Stati Uniti) dovranno prima o poi pagare il conto. La loro riluttanza ad affrontare la realtà non dà fiducia agli investitori che quindi non vogliono prendersi rischi di lungo termine investendo in questi paesi.
Il pericolo di oggi è che la Leggenda dell’Austerità diventi l’equivalente, per questa recessione, della favola di Hoover. I danni che questa storia di fantasia hanno provocato si sono estendono fino alla Grande Recessione stessa: in tanti nell’autunno del 2008 argomentarono che un intervento di entità inferiore a quello enorme che abbiamo avuto quell’inverno sarebbe stato “Hooverismo” e ci avrebbe condannati a una seconda Grande Depressione. Nella realtà la leggenda dell’austerità non è altro che una minestra riscaldata di quella di Hoover.
Quando persone come Krugman si trovano di fronte al fallimento delle idee che hanno propagandato per decadi, invece di affrontare la realtà si rifugiano nella stesse vecchie favole.
Così come i difensori dell’interventismo durante gli anni ’30 e ’40, quando il New Deal non fornì i risultati promessi, ebbero bisogno della leggenda di Hoover, così le loro controparti moderne hanno bisogno della leggenda dell’Austerità per spiegare il fallimento dell’interventismo contemporaneo. Per i liberali classici non esiste una missione più importante che impedire che questa leggenda dell’austerità prenda piede.
Articolo di Steven Horwitz per Freemanonline.org
“Contro quest’argomentazione, tanti economisti di ispirazione liberale classica hanno offerto prove schiaccianti che nella realtà i tagli alla spesa in Europa sono stati inesistenti o di piccola entità. In molti casi questi “tagli” sono stati poi accompagnati da aumenti di tasse che sono interventi recessivi. Questi economisti hanno anche sostenuto che le riprese stagnanti potrebbero essere il risultato delle varie politiche che questi governi hanno adottato, come programmi di stimolo allo scoppio della crisi seguiti poi da aumenti di tasse, associati a questa presunta austerità.” ma cosa dice?
Paesi come l’Italia negli ultimi anni non hanno fatto altro che privatizzare, liberalizzare , precarizzare e tagliare il deficit ( aumentando le tasse e tagliando la spesa pubblica ) ed ora ha un ATTIVO DI BILANCIO PRIMARIO. Negli USA negli anni precedenti alla crisi c’è stato addirittura il PAREGGIO DI BILANCIO ( per l’appunto i tagli e gli aumenti di tasse mirano a quello ), più DEREGULATION del sistema bancario e massiccia finanziarizzazione dell’economia. Tutte misure che di KEYNESIANO non hanno NULLA. L’AUSTERITA’ non sono solo TAGLI ALLA SPESA ma anche AUMENTI DELLE IMPOSTE, in particolare sul LAVORO e le PICCOLE E MEDIE IMPRESE.
“anni ’30 e ’40, quando il New Deal non fornì i risultati promessi” ma lei se le inventa al momento le CAZZATE che dice o se le studia di notte? All’inizio del New Deal ( 1933 ) i disoccupati in America erano 13 MILIONI e nel 1937 si erano già ridotti a 8 MILIONI. Quindi 5 MILIONI di nuovi posti di lavoro creati in 4 anni. Se non sono buoni risultati questi! Il New Deal si conclude nel 1938 perchè da quel momento in poi iniziano le spese per l’imminente entrata degli USA nel secondo conflitto mondiale.
Vi ringrazio per il pdf,molto interessante.
ho trovato il link a questo sito in un altro sito ( scusate la ripetizione ), precisamente in quello della MMT…voi cosa ne pensate del Cartalismo ( se e’ vero che la MMT e il cartalismo moderno , boh)…..grazie
… basta che non mi continuiate a ripetere la falsa filastrocca secondo cui veniamo da decenni di liberismo … uno dei tanti miti propagandistici di certi keynesiani d’accatto.
“non mi continuiate a ripetere la falsa filastrocca secondo cui veniamo da decenni di liberismo” e invece sì. Per la precisione dalla fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando gli ANTI-KEYNESIANI hanno fatto POKER mandando i loro ALFIERI nelle nazioni più industrializzate del mondo:
-RONALD REAGAN – USA
-MARGARET THATCHER -UK
-HELMUTH KOHL -DEUTSCHLAND
-FRANCOIS MITTERAND – FRANCE
Su Mitterand non ti illudere: anche se si dichiarava SOCIALISTA in realtà fece intraprese politiche economiche assolutamente draconiane e fu l’architetto principale dell’Eurozona per come oggi la conosciamo.
… il testo è interessante nella sua parte descrittiva della teoria keynesiana, una accozzaglia di suggestioni genericamente affastellate nella parte dell’analisi economica attuale e delle soluzioni. In realtà, il principio fondamentale in economia non è spendere il più possibile, ma spendere bene. Fondamentale poi, la vendita di patrimonio pubblico per ricavare risorse … da dare in pasto ad affamanti e (auspicabilmente) competenti keynesiani …
La crisi morde. La storia ci ha insegnato che non c’è altro modo di uscirne se non attraverso politiche economiche espansive, KEYNESIANE. Qualcuno può non essere d’accordo con questa affermazione?
Non riesco a scaricare ilPDF,potete inviarmelo?Grazie
[...] Il sig Carlo Bianco nel febbraio 2012 diceva… [...]
vorrei portare alla attenzione dei curatori di questo ineressante blog un punto che non viene affatto considerato in questo manoscritto:
la teoria esposta non tiene in conto il progressivo esaurimento delle risorse naturali (in particolare petrolio), la deforestazione, l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera (con conseguenti mutazioni climatiche e aumento dell’incidenza di tumori), la ingiusta distribuzione della ricchezza tra i paesi e all’interno dei paesi, etc….
Pertanto mi chiedo se sia possibile inglobare questi aspetti all’interno di una teoria economica che possa dare una soluzione all’attuale crisi del pianeta.
Se una tale teoria economica non potesse essere sviluppata, penso che il futuro di qui a 50 anni prospettera’ una crisi di portata ancora maggiore che si concludera’ molto probabilmente in una Ultima Guerra Mondiale.
Così come Keynes fu ‘alternativo’ ai suoi tempi, forse c’è bisogno di una teoria alternativa e di rottura ai nostri tempi ? (http://decrescitafelice.it/)
Ciao Mario,
alla base di ogni analisi economica bisogna sempre considerare che “in un tempo medio-lungo saremo tutti morti…(Keynes)”. Ogni analista che serva (serve se propone delle cose attuabili presto nello scenario politico internazionale) non può che considerare la condizione della domanda aggregata attuale, e sostanzialmente proporre delle soluzioni che possano portare nel breve termine ad una ripresa dei consumi.La dicotomia tra Keynesiani e Liberisti puri (alla Von Hayek) è se per riattivare la crescita economica (che ripeto significa solo crescita dei consumi) non bisogni passare per un intervento pubblico di spesa: il cosiddetto stimolo alla domanda aggregata: costruire strade, ponti, spendere in ricerca, formazione, aumentare i salari pubblici. I discorsi che fai tu su: inquinamento, iniqua distribuzione del reddito, eventuali guerre, e la decrescita sebbene degne di menzione non rientrano nel dibattito macroeconomico, e se pensi che nelle democrazie ci sono elezioni ed esigenze di brevissimo termine io penso che mai ci rientreranno.In un certo senso potresti essere sul blog sbagliato…Lo stesso Keynes vedeva la guerra anche come una misura di stimolo alla domanda aggregata.Per non parlare delle ricostruzioni post-belliche.
Salve, non riesco a scaricare il pdf….vorrei leggere l’articolo! vi ringrazio
Monica
Ciao a tutti.
Ho scoperto oggi questo blog.
Complimenti è eccezionale, come è meraviglioso l’articolo in pdf.
Ritengo sia necessario aggiungere però che l’Euro e l’Europa presentano così tante rigidità e asimmetrie (oltre a interessi contrapposti) che, purtroppo, con la nostra attuale classe dirigente, abbiamo ben poca speranza di usare veti nel nostro interesse nazionale. Spesso assistiamo a passarelle politiche di cui non percepiamo i contenuti decisionali… e non a caso.
Se a ciò aggiungiamo che Monti ritiene che la crisi e l’insicurezza siano fattori positivi e determinanti per “forzare” i popoli all’integrazione europea (come dichiarato alla LUISS a febbraio, ove parlò di “costo psicologico del non procedere in tale direzione”) in un’ottica alla Milton Friedman… non c’è da essere ottimisti sull’adozione di politiche keynesiane nel prossimo futuro… ecco perchè spero che le prossime elezioni non portino ad un Monti bis ed al suop carico di politiche dello shock economico e dell’insicurezza del ceto medio.
In ogni caso sarei personalmente assai favorevole ad un ritorno alla sovranità monetaria dell’Italia, scendendo dal Titanic del “fiscal compact”…
Massimiliano
Ciao a tutti e buon anno. Vi ho scoperto solo oggi e non riesco a visualizzare o scaricare il pdf; e’ possible inviarlo via mail?
Grazie, Gianluca
Non riesco a scaricaren il pdf (il PC non me lo consente). Come potrei, altrimenti? Grazie
http://www.edizionisi.com/libri/LAssurdita_dei_sacrifici.asp La famosa intervista a Keynes rivista secondo gli insegnamenti della MMT. Introduce il Proff. Warren Mosler, fondatore della Modern Money Theory. ALtro testo in italiano: In Alto il Deficit! di Warren Mosler, introduce Paolo Barnard
Potreste rilasciarlo anche in formato ebook (epub e/o mobi)? Sarebbe molto comodo…
Grazie!
Si , concordo pienamente nel ripartire con il “pubblico” , ma l’impresa mi sembra assai ardua in quanto di pubblico in Italia non c’è rimasto proprio niente (l’energia è privata, l’autostrada è privata ,gli aeroporti …. la moneta è privata e persino il suolo pubblico è PRIVATO!?!),e se non usciamo dall’Euro, mi spiegate come possiamo svalutare una moneta comunitaria?
SOno d’accordo con Malcom e rilancio, con grande dispiacere. CHi crede di poter riformare questa UE e questa euro zona, ci fa perdere mesi preziosi.
mi sono letto questo saggio e penso che sia tutto molto corretto nel ragionamento generale ma mi piacerebbe discutere con qualcuno di aspetti particolari italiani e non:
1) l’economia tende a non pensare al lungo periodo con la penosa battuta “alla fine saremo tutti morti” ma comunque meglio non anticipare e in oltre alcune persone fanno ancora figli. Quindi ritengo che uno degli errori è proprio il tasso di interesse imposto dalle banche che obbligava a rientrare i capitali in 5 anni portando a bruciare nel giro di breve tempo tutti gli investimenti con questi rientri e rinviare ad oggi, proprio in periodo di crisi, quelli con rientri a lungo termine (consumo esagerato di alcune risorse non rinnovabili ormai consolidate e non cercare nuovi sistemi). Quindi penso anche che forse abbiamo vissuto uno dei periodi meno dinamici della storia.
2) la distribuzione del reddito legata alla propensione alla spesa in Italia non è mai stata un gran che. Storicamente siamo sempre stati e continuiamo a rimanere in un sistema molto legato alla concentrazione del potere economico, dal latifondo alle famiglie nobili/industriali radicato proprio in atteggiamenti omertosi e ossequiosi solo verso chi può ostentare questo tipo di potere. Insomma era/è tutto bloccato da una forzata difficoltà a creare nuove attività (per esempio nel mio lavoro me ne sono accorto dal tempo necessario per far approvare una pratica edilizia – anche 2-3 anni).
Chi è riuscito a cambiare le proprie sorti ci è riuscito perché come minimo evadeva le tasse. E così chi si comportava correttamente non ha raggiunto niente e ora siamo comandati a bacchetta da una associazione di furfanti.
Insomma tutti hanno messo da parte qualche soldo per il senso di incertezza sull’investimento perché in Italia non c’è mai stato un sistema kynesiano
3) riporto questa frase importantissima tratta dal saggio a pag. 8 “i trattati (maastricht e fiscal contract) comprendono diverse scappatoie e in passato la stessa Germania è riuscita a piegarli ai propri interessi. E’ quindi importante non cadere nel tranello che viene spesso ripetuto: “ce lo chiede l’Europa”. L’Europa è l’insieme degli Stati autonomi, pertanto un singolo paese ha un potere di veto che può far pesare per ottenere modifiche e bloccare eventuali sanzioni.” Quindi smettiamola di mandare in europa politici che non ci rappresentano e che ci fanno solo fare brutta figura con atteggiamenti e battute da vergogna facciamo andare persone che pensano ai problemi dell’italia e che sono capaci si fanno valere.
Lo studio di Keynes è senza dubbio quanto di meglio mi hanno lasciato gli studi universitari di economia; e sentire dire che nei recenti programmi universitari c’è sempre meno spazio per il suo pensiero mi lascia notevolmente perplesso.
Da pochi giorni sono venuto a conoscenza di questo blog e mi sento di dire che lo seguiro molto spesso: credo che mai come in questi ultimi anni ci sia di bisogno di ridare visibilità alle sue teorie.
Per conferenze locali contattare ME-MMT o EPIC. SOno due associazioni che tengono conferenze di livello. E? urgente presidiare i territori con un’informazione corretta.
mmt.perilpattosociale.cesena@gmail.com
Intervista a Keynes rivista secondo gli insegnamenti della MMT sul sito della casa editrice Edizioni Sì.
Pensate si possa riscrivere l’equazione della domanda aggregata in questi termini?:
Domanda aggregata = MSF + Esportazioni – Importazioni
dove MSF sta per Moneta Sovrana Fiat.
Neanche io riesco a scaricare il pdf… ho letto che potete inviarlo via mail, sareste così gentili? Grazie e complimenti per il vostro impegno
@ Giuseppe Pilato: la formula non mi sembra corretta ma sono ancora terribilmente ignorante e posso sbagliare! Forse può esserti utile questo link, ciao
ci mandi una mail a keynesblog(chiocciola)gmail(punto)com
FATTORE MSF
Cara Donda, la formuletta da me descritta non ha la presunzione di essere l’equazione della domanda aggregata di Keynes. Semplicemente, voleva essere uno stimolo al confronto sul fattore MSF;
Per fare questo mi sono permesso di utilizzare, umilmente, l’equazione della domanda aggregata di Keynes, secondo la quale:
Y = Da = C + I + G + E – I
e sostituire, nell’espressione sopra descritta, alle varabili “C” , ” I” e “G” il fattore “MSF” , così da ottenere:
Y = Da = MSF + E – I
Dove MSF sta per Moneta Sovrana Fiat , vale a dire la quantità di moneta fiat che lo Stato, attraverso la spesa a deficit positiva, immette nel settore IF.
Da questa semplice formuletta si evince chiaramente che la ricchezza di un Paese e dei suoi cittadini dipende essenzialmente dal fattore MSF.
Analizziamo i Vantaggi di questo fattore:
1) Il fattore MSF, a differenza di altri fattori, è un fattore a quantità quasi illimitata, il limite coincide con la piena occupazione e il pieno utilizzo della capacità produttiva di un Paese;
2) Il fattore MSF è un fattore a costo zero. Lo stato non deve sostenere alcun costo per ottenerlo e di conseguenza non ha bisogno di tassare i propri cittadini;
3) Il fattore MSF libera le Nazioni dalla schiavitù dei capitali internazionali;
4) Il fattore MSF attua la vera democrazia perché libera i cittadini dalle preoccupazioni di una vita misera.
5) Il fattore MSF contiene tutta l’energia di questo mondo.
Adesso, analizziamo gli svantaggi:
1) Elimina la rendita finanziaria parassitaria;
2) Rende più ricchi i cittadini;
3) Attua la piena occupazione;
4) Attua la vera democrazia,
Tutto qui!!!!!!!!!
Ho letto il saggio e l’ho trovato molto interessante. Ho però alcune obiezioni alla teoria di fondo, ossia all’assunto che definisce la domanda aggregata
Da = C + I + G + E – I
A differenza dei tempi di Keynes, la domanda aggregata oggi non è più nazionale, ma globale.Per cui aumentare gli investimenti pubblici, svalutare, o tutte le operazioni descritte come possibili motori di crescita, possono aumentare la domanda aggregata globale, ma lasciarci con la stessa disoccupazione in Italia.
Nell’esempio dell’installazione di una rete telematica, mi domando se il beneficio in termini di crescita di occupazione, si verificherebbe davvero in Italia, o altrove. Gli unici investimenti con sicuro impatto territoriale (e che non trasferiscano i benefici molto lontano da qui) sono quelli legati alle costruzioni edili, ma sappiamo anche come il territorio italiano esce da questo ultimo cinquantennio.
Sarà impopolare ma in Italia servono misure forti per ridurre il debito pubblico. Serve una patrimoniale pesante che rimetta in sesto lo Stato. Dopo di che si deve promuovere una politica di sviluppo attraverso investimenti pubblici sui quali i cittadini devono vegliare in modo ossessivo per evitare che prevalga lo spreco e l’atteggiamento criminale che ha affondato l’Italia in questi ultimi 30 anni.
Carlo
non riesco a scaricare l’allegato in pdf :(
PER EVITARE IL DISASTRO STUDIARE ED ANALIZZARE LAICAMENTE LA CRUDA REALTA’ E CAPIRE COSA STANNO FACENDO CONTRO DI NOI.
20 gennaio 2013
ESISTONO ITALIANI, ANCHE COLTI, CHE ABBRACCIANO E RIPETONO ACRITICAMENTE DISCORSI DEMAGOGICI E SLOGAN DEI LORO PARTITI SENZA ANALIZZARE LA REALTA’. GRAZIE A QUESTI “ABBARBICATI” NON POSSIAMO DIFENDERCI COME GLI ISLANDESI.
GLI ISLANDESI NON HANNO ACCETTATO DI ESSERE RIDOTTI IN MISERIA PER DECENNI DALLO SPAURACCHIO DEL DEBITO PUBBLICO. SI SONO UNITI, HANNO STUDIATO, HANNO COMPRESO LE RAGIONI ED IDENTIFICATO I RESPONSABILI CHE VOLEVANO RIDURLI IN MISERIA.
AI POLITICI CORROTTI CHE AVEVANO VOTATO LEGGI PER COSTRINGERLI A PAGARE IL DEBITO CONTRATTO DALLE BANCHE HANNO RISERVATO LA GALERA.
Constatare che i nostri governanti, benché vi sia liquidità giacente nella Cassa Depositi e Prestiti, non hanno pagato e non pagano per servizi resi ad Enti pubblici migliaia di aziende, determinandone il fallimento e la chiusura, dovrebbe mettere in crisi i consueti schemi analitici, allarmarci e spingerci a chiederci il cui prodest ed il perché di questo irresponsabile comportamento dei partiti che hanno appoggiato il governo.
Neanche per sogno! Gli “abbarbicati” ai soliti luoghi comuni, senza avere l’ umiltà di studiare e utilizzare nuovi strumenti di analisi per capire ed avversare il progetto che ci porta alla rovina, continuano a parlarsi addosso dando colpe a destra ed a manca: criminalizzano categorie sociali che sono solo vittime della crisi ed escludono di parlare proprio delle banche e delle assicurazioni che invece la determinano, per ulteriormente arricchirsi. Come i somari fra i suoni, gli “abbarbicati” vedono e non capiscono il perché si determina artatamente il fallimento e la chiusura di migliaia di aziende valide, il perché non si eliminano gli sbarramenti dannosi della burocrazia permettendo a nuove iniziative di frenare la disoccupazione, il perché subdolamente si stanno squassando le minime sicurezze sociali, il perché l’ aumento delle tasse è incalzante al punto che molti italiani hanno subito il sequestro dei loro averi per mancanza di liquidità.
E’ come parlare con gli alieni voler far riflettere gli “abbarbicati” sulla perdita della nostra sovranità monetaria, su come siamo entrati nel capestro della moneta a debito, sulla BCE che è banca non di ultima istanza ma ad azionariato privato ed estero, sui disegni perversi della finanza predatoria che ha devastato l’ America latina con illeciti giochi monetari e ridotto in miseria l’ Argentina e la Grecia. Purtroppo sono proprio gli “abbarbicati” la base su cui conta la schiera di esecutori dei piani espropriativi previsti per l’ Italia dalla finanza predatoria. E ancora chiedono il voto gli esecutori materiali della nostra rovina, quelli che hanno votato tutte le leggi contro la gente e che dovrebbero invece essere cacciati a furor di popolo. E, delizia delle delizie, fra i vittimizzati trovano entusiasti attivisti che sgomitano per farli rivotare.
francesco miglino
E’ possibile caricare una copia in formato epub??? Grazie in anticipo!
[…] relativismo della salita che può diventare discesa. Teoria che, nel secolo scorso, attraverso le politiche economiche di tipo keynesiano, ha risolto tutte le crisi periodiche permettendo ai paesi che le avevano adottate di progredire e […]
Leggendo il programma ho notato che puntate su un cambiamento radicale delle politiche economiche attuate negli ultimi anni dall’UE. Se ciò non dovesse cambiare(molto probabilmente) sareste disposti ad un fuoriuscita dall’euro(e una conseguente uscita dall’unione europea) ritornando ad una moneta sovrana, attuando una spesa a deficit positiva, ed infine nazionalizzando Bankitalia?
beh non e’ principalmente negativo … non sono d’accordo con la rinascita di una moneta nazionale , ma se i Tedeschi e gli altri monetaristi + finanziari che hanno perso il CONCETTO DI VALORE non vogliono capire e sentire (per loro interesse idiota e lesionista) … allora usciamo e arrangiamoci .
Piu’ poveri e progressivamente piu’ “munti” ed impoverenti di cosi’ come adesso e’ praticamente impossibile.
Se i Tedeschi sono ossessionati da Weimar o “impiegati” da qualche istituto finanziario privato e gli Inglesi (che la leggenda vuole abbiano fatto crepare di crepacuore J.M. Keynes dopo Breton Woods) non “mollano” andiamocene … anche piangendo , ma cosi’ non si puo’ piu’ continuare … non e’ solo Krugman che lo afferma , ma qualche dubbio sta venendo anche ad altri … magari ex-finanziari …
“La Tricoteuse” alias Ezio Lucenti – Ca’ Foscarino degli anni ’70
[…] Uscire dalla crisi con Keynes. […]
Scusate, mi chiamo Roberto, Operaio, sposato con tre figlie.
Ha mio avviso l’unica soluzione per uscire dalla crisi e globalizzare i diritti civili, sindacali e ambientali. Di conseguenza bloccare tutte le merci provenienti da paesi che non rispettano tale globalizzazione. Spingerebbe a far migliorare le condizioni di alcuni stati e scomparirebbe l’impossibile concorrenza sleale che attualmente sta distruggendo i paesi più sviluppati.
Penso che si possano attuare politiche economiche di stampo keynesiano anche uscendo dall’euro. Politica di piena occupazione, spesa a deficit, nazionalizzazione di banckitalia, ente di controllo per la fuga di capitali, indicizzazione dei salari ecc….