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La chimera della crescita e l’Europa della svalutazione salariale

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Negli ultimi anni la politica di svalutazione caricata sul lavoro non ha fatto altro che aggravare gli effetti negativi dell’austerità sulla domanda interna. Eppure l’Ue, anche nelle ultime Raccomandazioni, continua a prescrivere continuità nelle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrattuali e retributive

di Paolo Pini, Università di Ferrara

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Piccole imprese: una scomoda verità

E’ noto che il nostro paese si caratterizza, al confronto dei nostri principali competitor, per una composizione del tessuto produttivo largamente spostata sulle piccole imprese:

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Fonte: Istat/Eurostat

Si tratta, come si evince dal grafico su riportato, di una caratteristica comune ai paesi meridionali europei come Grecia, Cipro, Spagna e Portogallo.

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Matteo Renzi e la “riforma keynesiana”

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Non può che far piacere ascoltare dal capo del governo un aggettivo – keynesiano – che tra i suoi amici liberisti suscita l’orticaria. Il vantaggio (potenziale) della democrazia rispetto alla tecnocrazia è che la prima elegge dei politici, i quali devono tener conto dei desideri e delle aspettative degli elettori se desiderano essere rieletti, mentre la seconda è sempre preda della “moda” teorica del momento o, peggio, degli interessi del mondo da cui i tecnocrati stessi provengono: raramente coincidenti con il benessere dei lavoratori e della classe media, molto più spesso esattamente opposti, come abbiamo visto proprio nel caso dell’Unione Europea.

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Non è un paese per #noeuro

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Le elezioni europee di domenica hanno disegnato un quadro politico molto differente rispetto alle previsioni della vigilia. Negli ultimi giorni prima del voto, infatti, molti – compreso Matteo Renzi – pensavano che il Movimento Cinque Stelle avrebbe conseguito, se non il sorpasso, un sostanziale pareggio con il PD. Il voto ha invece segnato un distacco nettissimo, circa 20 punti, tra il partito di Renzi e quello della coppia Grillo-Casaleggio, che in campagna elettorale aveva ipotizzato l’uscita dalla moneta unica attraverso un referendum.

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Perché la flessibilità non riduce la disoccupazione

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Riccardo Realfonzo e Guido Tortorella Esposito da Economiaepolitica.it

L’effetto sociale più grave della crisi economica scoppiata alla fine del 2007 è l’impennata della disoccupazione. In Italia i senza lavoro sono più che raddoppiati rispetto al 2007 e oggi superano i 3,2 milioni. Anche nel 2014 la disoccupazione continuerà ad aumentare: secondo le previsioni del governo il tasso di disoccupazione a fine anno giungerà al 12,8%, contro il 6,1% del 2007. Non si tratta di uno scenario solo italiano, dal momento che nell’Eurozona si muovono oggi 19 milioni di disoccupati, ben 7 milioni in più rispetto al 2007, e alcuni paesi – come la Grecia e la Spagna – hanno visto addirittura triplicare la disoccupazione.

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Le riforme strutturali e il riformismo liberista

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Sergio Cesaratto, da il manifesto (1/5/2014)

Un mantra con cui politici ed economisti si sciacquano continuamente la bocca è quello delle riforme, quelle che “famiglie e imprese ci chiedono” e che “ci faranno crescere”, come veniamo ammoniti ogni sera da esponenti di destra come di sinistra, ora capeggiati da Renzi. A tal proposito Maurizio Zenezini dell’Università di Trieste – un valoroso economista vicino alla tradizione della gloriosa Facoltà di Economia di Modena nata sull’intreccio di Sraffa-Keynes e lotte operaie – ha curato un prezioso numero di Economia e società regionale (13/2 2013), una rivista legata all’IRES-CGIL veneta, dedicato a “Le riforme e l’illusione della crescita” (una versione più ampia e aggiornata del saggio di Zenezini è disponibile qui.)

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Appello mondiale degli studenti per il pluralismo nell’economia

Questo manifesto è stato elaborato dalla rete mondiale “Rethinking economics” formata da studenti di economia delle università di tutto il mondo. In Italia la rete ha un riferimento nel sito rethinkecon.it. Keynes blog si unisce convintamente all’appello.

A Global Student Call for Pluralism in Economics

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Dichiarazione globale degli studenti per il pluralismo in economia

Negli ultimi sette anni, con gli effetti della crisi finanziaria sotto gli occhi di tutti, un’altra crisi economica, con implicazioni profonde per tutti noi, è passata quasi inosservata: la crisi teorica dell’economia e del suo stesso insegnamento. La stagnazione dell’offerta didattica e di una pedagogia ridotta e riduttiva è durata decenni, nonostante ripetuti sforzi, da parte degli studenti, volti a cambiare questa situazione. Ora, nel pieno della crisi finanziaria globale, tali iniziative studentesche hanno trovato nuova linfa ed una rinnovata energia in diversi paesi tra cui Argentina, Austria, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, India, Inghilterra, Israele, Italia, Nuova Zelanda, Scozia e Stati Uniti. Cosa più importante, gli studenti coinvolti in queste iniziative hanno trovato una causa comune nella promozione di un vero insegnamento plurale dell’economia. All’interno delle università il pluralismo significherà una più ampia varietà teorica e metodologica nei nostri libri di testo, ed una formazione più solida e reattiva. Fuori dalle università, invece, il pluralismo comporterà una più ampia gamma di opzioni nell’“inventario” degli strumenti dei nostri governi, per migliorarne la capacità di trovare soluzioni collettive ai problemi globali dell’economia, siano essi urgenti o più a lungo termine.

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